Il metodo Klapp prende il nome dal suo creatore, il chirurgo ortopedico tedesco Rudolf Klapp. Questa metodologia nasce all’inizio del 1900, ed è particolarmente importante per i principi sui quali si base. Seppur datato, e sicuramente superato sotto molti punti di vista, ha segnato comunque un importante cambiamento nell’approccio alle scoliosi e deformità vertebrali. Ad oggi, seppur non conosciuto dalla maggior parte dei terapisti, è un metodo che lascia traccia di sé in molti altri oggi più famosi (come ad esempio il Metodo IOP o globale segmentario che impareremo a conoscere più avanti, ndr).

Ma entriamo ora nel dettaglio, e scopriamo su quali principi si basa.

Il dott. Klapp è tra i primi a prendere in considerazione gli svantaggi ontogenetici, ossia gli aspetti negativi legati all’assunzione della stazione eretta. Da questi studi deriva:

“[…] la convinzione che gran parte delle patologie funzionali e organiche dell’uomo, in particolare quelle legate all’apparato locomotore, siano la conseguenza della stazione eretta”

Ora analizziamo i principi fondamentali del metodo Klapp. In totale sono otto, ma gli ultimi due hanno riscontrato negli anni alcune critiche, che affronteremo anche noi:

  1. la posizione quadrupedica elimina l’effetto della gravità sulla colonna;
  2. in posizione quadrupedica la colonna vertebrale si mobilizza lateralmente con maggiore facilità;
  3. le curve fisiologiche in lordosi (cervicale e lombare) consentono movimenti di maggiore ampiezza rispetto alla cifosi dorsale;
  4. in quadrupedia la colonna è particolarmente mobile, poiché i muscoli sono decontratti;
  5. la posizione quadrupedica consente una miglior mobilizzazione ed espansione della gabbia toracica, favorendo così le correzioni ai gibbi e la ridistribuzione degli organi endocavitari;
  6. vi è un rapporto costante tra flessione laterale e comparsa della rotazione dei corpi vertebrali all’apice della curva.

Quindi, in sostanza, la forza peso agendo con una direzione perpendicolare al suolo, comporta una compressione dei vari metameri tra loro. Questa costante pressione, quando accompagnata da atteggiamenti scorretti (rapporti delle curve fisiologiche o ipotonie muscolari della muscolatura profonda) potrebbe portare a scompensi e alterazioni sui piani sagittale e frontale.
Mentre, assumendo la posizione in quadrupedia, la forza peso interagisce in maniera completamente diversa sui singoli metameri. Ad ognuno di essi (metameri, ndr) è corrisposta la stessa intensità di forza peso, permettendo quindi una distribuzione del carico omogenea.

Quello che è possibile dedurre dai primi sei principi, è che la gravità gioca un ruolo fondamentale, e negativo, sulla colonna. Nasce quindi il concetto di lavorare in azione decompensata, sfruttando la gravità a vantaggio di questo elemento.

Quanti metodi di oggi sfruttano questo aspetto? Molti.

Ora vediamo i due principi “contenstati”:

  • in posizione quadrupedica lordotizzata, esiste un rapporto costante tra la sede dell’apice della curva scoliotica nella flessione laterale e l’inclinazione del tronco rispetto al suolo;
  • in posizione quadrupedica cifotizzata, esiste un rapporto costante tra la sede dell’apice della curva scoliotica nella flessione laterale e l’inclinazione del tronco rispetto al suolo.

In sostanza questi due principi esprimono il seguente concetto: assumendo specifiche posizioni in lordosi e cifosi, associate a inclinazioni del busto sul piano sagittale, dovrebbero indicare una localizzazione perfetta dell’apice della curva.
Questo è il sunto dei punti precedenti, ma non esistendo sufficienti prove scientifiche, non è possibile assumerli come veri.

Per concludere questa rapida, ma importante, visione sulla metodologia Klapp, lasciamo la parola al suo ideatore:

“Se, come concetto fondamentale di questa analisi, riscontriamo che la colonna vertebrale si piega lateralmente di preferenza laddove vi è della lordosi, allora per noi è più facile di prima fissare i punti di curvatura laterali e localizzarli in modo da creare una lordosi artificiale in quel punto”

 

(Parte del testo è stato tratto dal libro Rieducazione delle scoliosi e delle lombalgie, Vincenzo Pirola, edi-ermes)