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ATTEGGIAMENTO SCOLIOTICO E OCCHI

ATTEGGIAMENTO SCOLIOTICO E OCCHI

 

Nel recente articolo (I movimenti saccadici come mezzo per il miglioramento del controllo posturale) abbiamo introdotto e illustrato come gli occhi siano elementi di fondamentale importanza nel controllo posturale.

In quella occasione si è approfondita la conoscenza sulle saccadi e sulle loro interferenze nel corpo, e di come, sopratutto, poterle sfruttare per migliorare problematiche posturali.

Ma la domanda che ci porremo oggi è diversa: possono gli occhi essere la causa di un atteggiamento scoliotico dorsale?

Prima di addentrarci nella risposta bisogna fare un veloce ripasso sulle differenze tra atteggiamento scoliotico e scoliosi.
La prima (fondamentale) differenza è che il primo rimane una situazione “fisiologica”, ovvero incline alla normalità.
Questo è infatti molto frequente nei bambini, in quanto trovandosi in uno stadio evolutivo piccoli scompensi dettati dalla crescita vengono compensati dalla colonna con leggere lateralizzazioni della colonna.
Situazioni durature di questa condizione potrebbero comunque portare a una situazione irreversibile quale la scoliosi.

Mentre la seconda è invece una “patologia”. La scoliosi presenta due elementi caratteristici: una lateralizzazione della colonna e una rotazione delle vertebre sul loro asse.

Detto questo, la domanda rimane: possono gli occhi governare la schiena?

“Il sistema tonico-posturale si serve di informazioni (input), provenienti da recettori specifici (esterocettori, propriocettori, recettore oculare, recettore vestibolare, etc.), mentre la risposta in uscita del sistema (output) è costituita dalla regolazione del tono muscolare dei muscoli posturali.”

Il trio di studiosi che ha affrontato questo studio introduce così la loro visione sul sistema tonico posturale, continuando nel dire che:

“Questo modello cibernetico può spiegare come informazioni recettoriali alterate o cattive integrazioni centrali determinano una risposta adattativa del tono muscolare che, se prolungata nel tempo, può causare modifiche delle strutture muscolo scheletriche.”

Il concetto chiaramente espresso è quindi esemplificabile in: il sistema tonico-posturale gestisce il tono muscolare in base alle informazioni che riceve dai suoi recettori.
Siano queste “buone” o “cattive” un’azione prolungata nel tempo di queste modifiche causano un’adattamento stabile della struttura del corpo.

Lo studio effettuato va quindi a verificare se coesiste un’interferenza tra l’atteggiamento scoliotico dorsale e difetti di convergenza oculare.

Utilizzando una pedana baropodometrica elettronica è stato verificato che in tutti i soggetti aventi sia atteggiamento scoliotico dorsale che un’alterazione della convergenza ocoluare:

“La maggiore velocità di oscillazione e la maggiore superficie e lunghezza dello statokinesigramma ad occhi aperti riscontrati nei soggetti con atteggiamento scoliotico dorsale dimostrano una maggiore instabilità posturale e quindi un maggior lavoro del sistema tonico-posturale per il probabile ruolo perturbante del recettore oculare.”

E’ importante ricordare il concetto di equilibrio adattivo, ovvero quella situazione del corpo in cui la disfunzione di uno o più recettori può comportare, attraverso la modificazione di altre strutture (sistemi
tampone), la consolidazione di un equilibrio adattato a questi disturbi.

Ed è qui che si concentra l’aspetto importante dello studio:

“La colonna vertebrale, nel suo tratto cervico-dorsale, potrebbe quindi modificare la propria conformazione (atteggiamento scoliotico) nel tentativo di tamponare lo squilibrio generato dalle alterazioni di convergenza del recettore oculare, al fine di assicurare in ogni caso una visione binoculare; tale atteggiamento scoliotico nel tempo potrebbe diventare irreversibile, determinando una scoliosi strutturata.”

Purtroppo non esiste un’origine certa alle scoliosi idiopatiche (le più diffuse), ed è per questo che rimane fondamentale la prevenzione nell’età dello sviluppo corporeo.
Da oggi, non dimenticatevi più degli occhi.

Qui l’articolo completo di Giuseppe Russo, Angelo Cataldo e Marcello Traina: Alterazione del recettore oculare e compensi della colonna cervico-dorsale

 

LA STIMOLAZIONE PROPRIOCETTIVA NEI DISTURBI POSTURALI ADOLESCENZIALI

LA STIMOLAZIONE PROPRIOCETTIVA NEI DISTURBI POSTURALI ADOLESCENZIALI

Individuare la giusta terapia e protocollo lavorativo alle diverse problematiche posturali non è semplice e immediato. Bisogna armarsi di onestà intellettuale e intelligenza professionale per avere la giusta visione olistica che sia da principio per la soluzione della problematica, in particolare per gli adolescenti.

In questa fase di vita il corpo conosce il suo massimo grado di sviluppo, comportando conseguentemente delle modifiche strutturali (e conseguentemente anche emotive) di notevole importanza.
Il trattamento delle problematiche posturali negli adolescenti deve essere un argomento trasversale nell’universo delle terapie fisiche:

  • – ortopedici / fisiatri
  • – osteopati
  • – fisioterapisti
  • – posturologi
  • – scienziati motori
  • – etc. etc.

Trovare però il percorso più adatto rimane l’aspetto più importante e difficile da realizzare.
Gli approcci sono i più disparati e l’evoluzione  delle metodiche è costante.

“La postura ( sia essa statica che dinamica ) è il risultato dell’interazione fra sistema osteoarticolare, sistema miofasciale e sistema neurosensoriale”

Questa è la visione posturale di chi ha creato il protocollo SPIV (Stimolazione Propriocettiva Immediata Vertebrale).

Continuano:

“Abbiamo constatato che attivando il sistema propriocettivo tramite stimolazioni dirette sulle strutture del rachide si creano riposte senso-motorie immediate e le condizioni migliori per affinare di più i riflessi posturali e propriocettivi, mobilizzare e sensibilizzare la colonna vertebrale non mettendo in stress da compressione le strutture vertebrali ma mentendole in scarico”

Questo particolare metodo propone quindi l’utilizzo della propriocezione nei casi di defezioni rachidee nell’età adolescenziale.
Il concetto base viene riassunto in questo modo:

“Questa sollecitazione dei recettori sensitivi del distretto rachideo ha per scopo di informare il sistema tonico posturale sulla posizione d’ogni vertebra e quindi sulla tensione di ogni muscolo, legamento, od organo in rapporto con l’equilibrio.
Il flusso continuo d’informazioni cinestetiche comporta un interessamento:
– della corporeità rachidea
– della sensibilità cinestetica
– del miglioramento dell’equilibrio”

Riteniamo fondamentale avere un’ampia conoscenza di svariate metodiche, in modo da poter proporre il miglior percorso terapeutico, in base alle caratteristiche uniche delle persone che si hanno davanti.

In questo articolo dei professori G. Ferracane, JC. de Mauroy, A. Cosentino, M. Vecchio pubblicato su “Résonances Européennes du Rachis” (articolo tradotto in italiano!) viene illustrata la metodica di rieducazione rachidea attraverso lo sviluppo della propriocezione: stimolazione propriocettiva e ipercifosi posturale

 

Buona lettura!

MALOCCLUSIONE E POSTURA

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MALOCCLUSIONE E POSTURA

 

“Si può concludere che il motivo dello scatenarsi di molte sintomatologie dolorose posturali va ricercato nel fatto che non si realizzano i presupposti per un occlusione stabile, in quanto determinate situazioni cliniche (precontatti, estrusioni, migrazioni, mancanza di denti, etc.) portano la mandibola a chiudere in modo eccentrico.”

Partire dalla fine è sempre un buon inizio.

Insistere su un elemento importante come l’apparato stomatognatico (AS)e sulle sue interferenze con il sistema tonico posturale è sempre importante.
E’ appurato come, e quanto, l’AS sia potente nel condizionare il resto del corpo, ma la domande è: come?

“La stretta correlazione esistente fra la posizione delle diverse parti scheletriche del corpo nello spazio ed il continuo rapporto di regolazione esercitato dal Sistema Nervoso Centrale sulla muscolatura, tramite l’elaborazione delle informazioni ricevute dai propriocettori parodontali, articolari e muscolari, in aggiunta agli stimoli sensoriali, determina continue variazioni della postura del capo e della posizione della mandibola e dell’osso ioide.”

In altre parole, il nostro Sistema Nervoso Centrale (SNC) comanda il corpo  in base alle informazioni che le diverse parti del corpo passano al SNC stesso.
E’ un sottilissimo equilibrio: prendendo in riferimento l’apparato stomatognatico nella sua normalità, il SNC avrà un feedback da parte di questo positivo, e di conseguenza il SNC manderà un comando di posizionamento alla mandibola, all’osso ioide e alla testa di adattamento. Ma se ci fossero una o più problematiche all’apparato stomatognatico (malocclusione, precontatti, mancanza di denti, masticazione monolaterale, problematiche all’Articolazione Temporo Mandibolare, etc.) il SNC riceverà di conseguenza delle comunicazioni da parte dei vari recettori di scompensi. Considerando che il nostro corpo ricerca in tutti i modi l’equilibrio, le parti del corpo vicine a quella scompensata verranno utilizzate per cercare di riequilibrare il sistema creando il “compenso allo scompenso”.

Ma questa situazione è tra le più pericolose, in quanto è un effetto domino che può facilmente prolungarsi sino allo stato patologico.

“Quando un dente è in contatto prematuro, i muscoli elevatori dello stesso lato subito si rilasceranno consentendo la contrazione ai muscoli abbassatori (flessori) omolaterali. Se lo stimolo nocicettivo diviene duraturo, i muscoli devieranno la mandibola in un’intercuspidazione più confortevole, alterando così la loro postura e quindi il tracciato elettromiografico.”

Le catene muscolari fanno il resto, proiettando la disfunzione a livello dell’apparato stomatognatico anche fino all’appoggio podalico. Per questo è molto importante considerare il corpo in maniera completa e non segmentata, qualunque problematica potrebbe essere risolta riequilibrando un altra parte del corpo:

“La consapevolezza di ciò porta anche alla variazione delle nostre terapie, molte volte solamente sintomatiche.”

 

Qui l’articolo di Ambrosio R., Bisogno M., Carano M., Carano M., Esposito A.: Malocclusione e postura

 

LE INFLUENZE DEL MUSCOLO DIAFRAMMA NELLA POSTURA

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LE INFLUENZE DEL MUSCOLO DIAFRAMMA NELLA POSTURA

Il muscolo diaframma è unico nel suo genere. Non ne esiste un altro nel nostro corpo che abbia caratteristiche simili alle sue.

Con la particolare forma a cupola è al contempo sia il “tetto” che il “pavimento” interno dei nostri visceri, ed è il muscolo più importante per la nostra respirazione.
Durante la sua contrazione la cupola si abbassa determinando, assieme all’elevazione del torace operata dai muscoli inspiratori, l’espansione della cavità toracica e dei polmoni.

Essendo questo un muscolo profondo è, purtroppo, molto spesso ingiustificatamente dimenticato, sopratutto in chiave di relazione con il sistema tonico-posturale.

“Il diaframma è infatti connesso con lo sterno, l’intero bordo costale, la dodicesima costola, la faccia anteriore delle vertebre lombari, il muscolo psoas e il muscolo quadrato dei lombi.
Non è necessario alcuno sforzo per capire come un deficit del movimento diaframmatico possa mandare in disfunzione queste strutture.”

Riccardo Breda, chinesiologo che da tempo si occupa anche di posturologia, mette in luce il rapporto particolare che il muscolo diaframma ha con le strutture a cui è collegato.
Continua:

“Non è necessario alcuno sforzo per capire come un deficit del movimento diaframmatico possa mandare in disfunzione queste strutture.
Non dimentichiamo che essendo un muscolo, può essere soggetto a contratture, retrazioni e lesioni.”

Inoltre, non è assolutamente da dimenticare che il muscolo diaframma è attraversato da strutture fondamentali per il mantenimento delle funzioni vitali, tra cui:

  • Vena cava inferiore, vena azygos e venaemiazygos
  • Aorta toracica
  • Esofago
  • Condotto Toracio
  • Nervo vago
  • Nervi splancnici

 “[…] la sua capacità di movimento (del muscolo diaframma, ndr) è fortemente legata al mantenimento dell’ omeostasi.”

E’ da questo principio che, una defezione a livello del muscolo diaframma può essere origine di altri problemi “lontani” dallo stesso.

“L’esempio più immediato riguarda le funzioni digestive e l’apparato viscerale. In questa situazione non è raro che si verifichino episodi di ernia iatale o difficoltà digestive dovute alla mancanza di stimolazione da parte del movimento diaframmatico.”

Inoltre, data la sua struttura e la sua posizione, ricopre un ruolo fondamentale nell’equilibrio delle catene cinetiche e posturali. La sua influenza sulla colonna vertebrale è diretta e importante.
Un utilizzo scorretto, o una defezione di questo muscolo, può facilmente provocare nel tempo un condizionamento sulla colonna vertebrale a livello della sua inserzione. E cosa ancor più importante, le inserzioni del muscolo diaframma sulla colonna sono relazionati a quelle del muscolo Ileo-Psoas, il quale può portare lo scompenso al bacino e arti inferiori.

“La corretta respirazione si pone alla base di un’alta qualità della vita, del mantenimento dell’omeostasi e del sistema tonico-posturale.”

 

Qui l’articolo di Riccardo Breda: Le influenze del movimento diaframmatico

POSTUROLOGIA HOLLIWOODIANA

POSTUROLOGIA HOLLIWOODIANA

 

Una particolare tendenza che si sta verificando sempre di più negli ultimi anni è l’accanita ricerca della così chiamata “estetica holliwoodiana”, ovvero quella bellezza che rincorre spasmodicamente la perfezione.
In particolare uno dei campi più soggetti a questo trend è quello relativo alla bocca, quindi, l’odontoiatria e ortodonzia.

Come già visto in diversi precedenti articoli, come ad esempio CAMBIAMENTI POSTURALI DOPO LA CORREZIONE DELLA LINGUA e ANALISI OSTEOPATICA E POSTUROLOGICA TRA DEGLUTIZIONE DISFUNZIONALE E ALTERAZIONE DELL’EQUILIBRIO si è dimostrato e visto quanto sia importante l’interferenza della lingua con la bocca, e di come questa possa anche interferire con il lavoro ortodontico in atto.
Si è inoltre visto come lavorare sull’apparato stomatognatico abbia degli effetti importanti sul resto del corpo negli articoli BITE POSTURALI – LA POSIZIONE POSTURALE MANDIBOLARE  e DENTOSOFIA E POSTUROLGIA.

Molto spesso, purtroppo, l’aspetto estetico è prioritario a quello funzionale: ma quanto paga questa volontà nella ricerca del perfettamente bello?

“L’apparato stomatognatico non è un’unità a se stante, ma è parte integrante di viso e corpo. Il corpo è collegato dalla testa ai piedi da cinque catene muscolo – fasciali che lavorano insieme. Di una di queste catene, la catena antero mediana, fa parte l’osso ioide che, attraverso i muscoli sovraioidei, è collegato a testa e bocca ed attraverso i muscoli sottoioidei è collegato anche alle spalle.”

Con queste frasi Giovanni Maver sottolinea come tutto l’apparato stomatognatico sia collegato con il resto del corpo, piedi compresi.
Continua:

“Possiamo perciò avere delle tensioni muscolari che dalla bocca, attraverso lo ioide, disturbano l’equilibrio del resto del corpo (e viceversa).”

Questo aspetto è molto importante da comprende in quanto, un apparato stomatognatico problematico e non funzionale, può facilmente essere la causa di dolori e disfunzioni anche “lontane” dalla bocca stessa. In questo caso si interverrà con un processo di cambiamento dell’apparato stomatognatico con lo scopo di un benessere del corpo.

Ma quando, né il corpo e né la bocca presentino disfunzioni, intervenire sul cambiamento strutturale dell’apparato stomatognatico a puri fini estetici potrebbe comportare la nascita di problemi posturali che prima non esistevano?

Il nostro corpo vive nei suoi compensi, in un continuo assetto i vari sistemi si adattano vicendevolmente creando l’ equilibrio posturale.

La risposta è sì, la possibilità è concreta, a meno che non sia fatta in ottica posturo consapevole.

Qui l’articolo di Giovanni Maver in merito: LA PROTESI POSTURALE

CICATRICI E POSTURA

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CICATRICI E POSTURA

Come oramai assodato nei precedenti articoli, non esiste un elemento del corpo che possa essere indipendente e scollegata dalle interferenze di altri elementi. Abbiamo visto come occhio, orecchio, bocca, piede possano essere condizionati e, sopratutto, condizionare la postura creando problematiche relative.

Nel nostro corpo ogni cellula produce sostanze che vanno a comunicare con altre cellule di altri sistemi, dando vita a una relazione biunivoca di interferenze e condizionamenti anche con organi distanti fra loro.
Questo aspetto è particolarmente importante anche per la pelle.
Infatti non solo è il nostro organo con la maggiore estensione, ma è una “cerniera” che collega tutto il nostro corpo.
Quindi in ottica posturale, cosa accade quando è presente una cicatrice?

Quando l’integrità della pelle viene alterata da un trauma, o quando il processo di guarigione è disturbato, questa potrebbe diventare fonte di sintomi a problemi non più legati alla sola pelle.

Essendo la pelle un organo con sofisticati collegamenti sia con il Sistema Nervoso Centrale che con il Sistema Nervoso Periferico, ha diverse funzioni oltre a quella di ricoprire per intero il corpo. E’ molto importante considerare anche le connessioni che le fasce sottocutanee hanno con la pelle.

Un problema cutaneo come un’importante cicatrice creano forti interferenze sia ai collegamenti che la pelle ha con il SNC e SNP (dando feedback errati) che, in particolare, con il tessuto connettivo sottostante. Questo è il principio cardine del rapporto tra le cicatrici e la postura, come ben illustrato nell’articolo DALLA MATRICE EXTRACELLULARE ALLA POSTURA un’interferenza con questo sistema può provocare condizionamenti anche lontani dalla cicatrice stessa.

Le cicatrici sono un elemento molto importante da tenere in considerazione, e in particolare da risolvere quando queste non si risolvono come dovrebbero. In questo articolo di Bruno Bordoni ed Emiliano Zanier viene illustrata l’importanza di questo elemento: Pelle, fasce e cicatrici_sintomi e connessioni sistemiche

I MOVIMENTI SACCADICI COME MEZZO PER IL MIGLIORAMENTO DEL CONTROLLO POSTURALE

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I MOVIMENTI SACCADICI COME MEZZO PER IL MIGLIORAMENTO DEL CONTROLLO POSTURALE

L’esecuzione ripetitiva di movimenti saccadici migliora il controllo posturale dei pazienti affetti da disfunzione vestibolare?

Prima di addentrarci nella discussione aperta dal Dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale Universitario di Modena, è bene definire cosa siano rispettivamente i movimenti saccadici e le disfunzioni vestibolari.

I movimenti saccadici, o saccade, sono movimenti rapidi degli occhi atti a portare la zona di interesse a coincidere con la fovea (zona centrale della retina). Mentre le disfunzioni vestibolari sono tutte quelle situazioni in cui si verifica una particolare problematica al nostro sistema che gestisce l’equilibrio.

Lo studio su cui si appoggia questa ricerca è la “sostituzione sensoriale”, ovvero:

“In una sorta di scambio funzionale tra i sistemi visuo e vestibolo-oculomotore, alcuni movimenti saccadici di direzione opposta allo spostamento angolare della testa verso il lato del labirinto leso mantengono la fissazione del bersaglio visivo sulla fovea retinica”.

In sostanza questa ricerca avendo come perno il concetto precedentemente illustrato ha:

“[…] esplorato la possibilità di come i movimenti saccadici possano compensare o correggere l’asimmetria dei riflessi vestibolo spinali e indurre il sistema posturale a un più efficiente controllo dell’equilibrio statico nei pazienti affetti da disfunzione vestibolare e, in tal caso, se tale effetto di stabilizzazione potesse essere impiegato come tecnica di riabilitazione vestibolare”.

Quindi: se è vero che gli occhi possono essere l’origine di una vertigine, e relativamente di un problema vestibolare (vertigine visiva), possono essere al contempo mezzo di stimolo per migliorare un problema vestibolare e posturale non legato a loro?

Nell’articolo in allegato, i ricercatori D. Monzani, G. Setti, D. Marchioni, E. Genovese, C. Gherpelli e L. Presutti, illustrano come su diversi campioni di studio aventi specifiche disfunzioni vestibolari, l’applicazione del procedimento riabilitativo sull’esecuzione di ripetuti movimenti saccadici abbia comportato un netto miglioramento delle problematiche stesse e di conseguenza un miglior controllo posturale: L’esecuzione ripetitiva di movimenti saccadici migliora il controllo posturale

DALLA MATRICE EXTRACELLULARE ALLA POSTURA

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DALLA MATRICE EXTRACELLULARE ALLA POSTURA

Fino ad oggi abbiamo sempre affrontato caratteristiche e problematiche relative alla postura con una visione “macro” del sistema, ma non esiste solo questa.

Il concetto su cui si basa la Natura è la creazione di un “sistema” attraverso il sostentamento e lo sviluppo di un altro sistema, ovvero non può esistere un sistema chiamato uomo se al suo interno non esistono altri sistemi che lo costituiscono.
Inevitabilmente questi sono tra loro connessi in maniera biunivoca, avranno quindi il potere di condizionarsi vicendevolmente.

Conoscere e comprendere, attraverso la visione “micro” del nostro sistema, quale sia l’entità e il relativo condizionamento della Matrice Extra Cellulare (MEC, ndr) che ha sulla postura, diventa dunque un elemento di non trascurabile importanza.

Senza entrare troppo nello specifico sulla Matrice Extra Cellulare (ma che potrete trovare informazioni relative cliccandoci sopra) c’è da sapere che svariati recettori presenti sulla membrana delle cellule sono adibiti a captare e interagire con gli stimoli intra ed extra cellulari e sono soggetti a profonde variazioni durante tutto l’arco della vita cellulare.
La cellula pertanto combina, coordina, trasforma, attiva e cessa numerose operazioni provenienti sia dal suo interno che dalla MEC processandole al momento opportuno attivando la specifica reazione (vivere, morire, dividersi, muoversi, modificarsi, secernere qualcosa nella MEC o immagazzinarlo al suo interno ecc.).

“La MEC è costituita da specifici elementi, che sono:

  • proteine strutturali;
  • proteine specializzate;
  • proteoglicani e glusamminoglicani.

Può essere quindi considerata come un complessissimo network in cui i suoi elementi forniscono innumerevoli funzioni fra cui quelle di supporto strutturale e regolazione di ogni attività strutturale e organica. Occorre considerare l’omeostasi globale cellulare come un complesso di meccanismi che possono trovare origine e sviluppo all’interno della cellula o all’esterno nella MEC. Siamo di fronte a un infinito network biochimico in grado di generare, modulare, variare e propagare, anche a distanza, milioni e milioni di informazioni.”

Con questo concetto il Professor Chetta (da cui l’articolo in allegato) esprime il concetto di unità e condizionamento che ha origine dal micro del nostro sistema, andando poi a condizionare conseguentemente il macro:

“Tutti i tessuti sono collegati e funzionalmente integrati fra loro non in sistemi chiusi ma aperti; fra essi avvengono continui scambi, che possono attuarsi sia a livello locale che sistemico, sfruttando messaggi biochimici, biofisici ed elettromagnetici, ossia utilizzando le varie forme di energia.”

Aggiunge inoltre:

“Il tessuto connettivo è parte integrante della MEC.
Esso non presenta soluzioni di continuità: ogni tessuto e organo contiene tessuto connettivo e le loro funzioni dipendono in maniera straordinaria dalle interconnessioni anatomo-funzionali. Embriologicamente la maggior parte dei tessuti connettivi derivano dal mesoderma, alcuni tessuti connettivi del cranio derivano direttamente dal neuroectoderma.
Quello che fino a poco fa era considerato un “banale” tessuto di connessione e riempimento, è in realtà un sistema o organo con innumerevoli fondamentali funzioni.”

Ed è qui che si realizza il collegamento tra il micro e il macro, ovvero tra la matrice extracellulare e la postura:

“Fra i vari tipi di tessuto connettivo la fascia connettivale è il “ponte” che ci conduce dalla MEC alla postura.”

Per approfondire questa importante correlazione è a vostra disposizione l’intero articolo del Professor Chetta: Matrice Extra Cellulare e Postura

ANALISI POSTURALE IN PAZIENTI CON DISTURBI DELLA VOCE

ANALISI POSTURALE IN PAZIENTI CON DISTURBI DELLA VOCE

In questi ultimi anni è aumentato considerevolmente l’attenzione e lo studio correlativo tra i disturbi della voce e la postura. Sempre più ricercatori e professionisti si avvalgono di questi studi sperimentali nel dimostrare e confermare come i problemi relativi alla voce abbiano anche un importante condizionamento a livello posturale.

Ma come può la voce influire sulla postura?

Non bisogna assolutamente dimenticare che la voce è il “prodotto” di una serie di complesse contrazioni muscolari che permettono alla corde vocali di vibrare e, quindi, produrre un suono.

Uno dei disturbi più frequenti della voce, o disfonia disfunzionale ipocinetica, è un’alterazione muscolare extra-laringea anche se, a oggi, non ci sono certezze se questa disfunzione muscolare sia la causa oppure la conseguenza dell’inadeguata attività laringea.
La situazione disfunzionale crea molto probabilmente un circolo vizioso in cui un’alterata tensione extra-laringea e una inadeguata attività laringea convivono sostenendosi a vicenda.

Queste tensioni muscolari alterate dalle patologie laringee e dal cattivo utilizzo della voce stessa sono disturbi che accrescono la correlazione tra la disfonia disfunzionale e l’allineamento posturale.

Poiché la laringe è collegata direttamente con l’osso ioide questa viene costantemente influenzata dai movimenti stessi dell’osso, infatti a un suo innalzamento corrisponde un consequenziale innalzamento della laringe.
Ma l’osso ioide è a sua volta fortemente condizionabile dalla lingua, dall’articolazione temporo-mandibolare e dalla colonna cervicale. Se si considerano quindi le connessioni muscolo-tendinee e legamentose che queste strutture hanno con l’osso ioide, e l’osso ioide con la laringe, il rapporto anatomo-funzionale tra la laringe e la postura diviene chiaro.

Nello studio che vi presentiamo (file in allegato, ndr) un gruppo di soggetti aventi disfonie disfunzionali si è sottoposto ad analisi posturografica prima del trattamento logopedico e successivamente allo stesso.

I risultati dello studio hanno confermato come l’utilizzo corretto della voce condizioni l’assetto posturale del corpo e la maggiore consapevolezza propriocettiva acquisita durante la terapia logopedica ha permesso un netto miglioramento della performance posturale.

Qui l’articolo relativo allo studio di A. Nacci, B. Fattori, V. Mancini, E. Panicucci1, J. Matteucci, F. Ursino, S. Berrettini: Analisi posturografica in pazienti con disfonia disfunzionale prima e dopo trattamento logopedico riabilitativo

DEFICIT DEL CONTROLLO POSTURALE NELLE PERSONE CON FIBROMIALGIA

DEFICIT DEL CONTROLLO POSTURALE NELLE PERSONE CON FIBROMIALGIA

Il termine “Fibromialgia” fu coniato nel 1976 alla fine di un lungo percorso in cui conobbe diverse trasformazioni, fino a quando non vennero definiti specificatamente i sintomi. La costruzione della parola fibromialgia è stata quindi pensata in base alle specifiche caratteristiche della patologia stessa, essa deriva infatti dal latino fibra e dal greco myo (muscolo) unito alla parola algos (dolore).

La Fibromialgia è quindi una patologia che colpisce i muscoli causando un aumento di tensione muscolare con relativo dolore muscolare cronico associato a rigidità. Esistono delle zone del corpo interessate dal dolore che possono essere prioritarie rispetto ad altre: la colonna vertebrale; le spalle; le braccia; i polsi; il cingolo pelvico; le cosce.

Le costanti tensioni muscolari si riflettono ai relativi tendini diventando conseguentemente dolenti in particolare nei loro punti di inserzione: questi punti dolorosi tendinei, insieme a particolari punti muscolari sono una caratteristica peculiare della Fibromialgia e vengono definiti tender points (da non confondere con i trigger points).

Quindi, come è possibile intuire, la Fibromialgia è particolarmente disfunzionale per i sottili equilibri del corpo. Andando a creare delle sostenute rigidità sulle muscolature e sui tendini, il corpo tenderà quasi certamente a creare dei compensi agli scompensi provocati da questa patologia cronica.

Partendo da questo ragionamento empiro gli autori dell’articolo (in fondo in allegato, ndr) hanno voluto effettuare uno studio pilota sui deficit posturali che la Fibromialgia provoca sulle persone. Il presupposto dello studio è quindi quello di determinare come i pazienti fibromialgici, comparati con soggetti aventi caratteristiche simili ma sani, differenze significative nella posturografia dinamica includendo aspetti sensoriali, motori, limiti di stabilità ed esami psicologici.

Le instabilità posturali derivanti dalla Fibromialgia sono quindi dovute alla rigidità miofasciali causate dalla patologia stessa e relativi tender points?

Lo studio dimostra come persone affette da Fibriomialgia hanno deficit sensoriali significativi misurati tramite l’esame della posturografia dinamica e di come i fibromialgici abbiano una sensazione peggiore del proprio equilibrio, un forte limite nella loro forza e il numero di aree dolorose rispetto ai soggetti sani nonostante un esito normale all’esame neurologico clinico.

Qui lo studio completo degli autori Kim D. Jones, Laurie A. King, Scott D. Mist, Robert M. Bennett e Fay B. Horak: Postural control deficits in people with fibromyalgia