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ALTERAZIONI DEL RECETTORE OCULARE E COMPENSI DELLA COLONNA CERVICO-DORSALE

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ALTERAZIONI DEL RECETTORE OCULARE E COMPENSI DELLA COLONNA CERVICO-DORSALE

Quanto spesso siamo a contatto con persone che dichiarano dolori o problematiche relative al tratto della colonna cervicale e dorsale. E quante di queste volte non vengono diagnosticate particolari affezioni, se non “disturbi posturali”. E in questi casi, quali potrebbero essere le cause di queste situazioni, apparentemente, senza certa origine?

Proviamo a “vederci” più chiaro.

La postura, nella sua essenza neurofisiologica, è una modulazione del tono dei muscoli, risultante da una serie di processi psico-neurofisiologici all’interno di un sistema di tipo cibernetico, il sistema tonico posturale.

Come abbiamo già illustrato in diversi altri articoli, questo particolare sistema si serve di informazioni in ingresso, provenienti da specifici recettori (o recettori posturali), e di risposte in uscita dal sistema costituite dalle regolazioni del tono muscolare.

Questo modello cibernetico può spiegare come informazioni recettoriali alterate o cattive integrazioni centrali determinano una risposta adattiva del tono muscolare che, se prolungata nel tempo, può causare modifiche delle strutture muscolo schelettriche.

Siamo alle solite, il classico cane che si morde la coda. Avere una visione “non lineare” ( cit. Fabio Moro, ndr) può essere di grande aiuto, ma è allo stesso tempo piuttosto complicato.
Se esiste un sistema “disonesto“, perché auto-condizionato, oppure a sua volta condizionato da altri elementi, questo potrebbe consegnare “false infomazioni” al sistema tonico posturale. E ad ogni stimolo, corrisponde una certa risposta.

Può quindi, un sistema disturbato, come in questo caso difetti di convergenza oculare, causare degli adattamenti negativi al tratto della colonna cervico-dorsale?
Scopriamolo.

Lo studio presentato dai Dottori Giuseppe Russo, Angelo Cataldo e Marcello Traina dell’Università degli Studi di Palermo, mira ad analizzare la possibile interazione che intercorre tra atteggiamento scoliotico dorsale e difetti di convergenza oculare. La loro ipotesi vuole dimostrare come difetti della convergenza oculare, alterandola visione binoculare, possano venire compensate da un’inclinazione laterale de tronco cervico-dorsale, che nel tempo potrebbe favorire lo sviluppo di un atteggiamento scoliotico. Per validare questa ipotesi è stata utilizzata la tecnica stabilometrica.

La maggiore velocità di oscillazione e la maggiore superficie e lunghezza dello statokinesigramma ad occhi aperti riscontrati nei soggetti con atteggiamento scoliotico dorsale dimostrano una maggiore instabilità posturale e quindi un maggior lavoro del sistema tonico-posturale per il probabile ruolo perturbante del recettore oculare.
[…] La colonna vertebrale, nel suo tratto cervico-dorsale, potrebbe quindi modificare la propria conformazione nel tentativo di tamponare o squilibrio generato dalle alterazioni di convergenza del recettore oculare, al fine di assicurare in ogni caso una visione binoculare.

Quindi la risposta alla nostra precedente domanda è: sì!
Risulta evidente dallo studio effettuato che le componenti biom,eccaniche e neurofisiologiche, sono strettamente connesse: il primo aspetto (la deviazione rachidea) risulta essere nella maggior parte dei casi valutati, il “sintomo”. Mentre il secondo aspetto (il difetto di convergenza oculare) ne è la causa.

Qui lo studio completo: alterazione-del-recettore-oculare-e-compensi-della-colonna-cervico-dorsale

POSTURA E OCCLUSIONE – COME INTERVENGONO IN ETÀ EVOLUTIVA

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POSTURA E OCCLUSIONE – COME INTERVENGONO IN ETÀ EVOLUTIVA

OCCLUSIONE, POSTURA E DISMETRIE IN ETÀ EVOLUTIVA

In diverse occasioni e articoli abbiamo sottolineato quanto l’occlusione dentale sia un fattore di estrema importanza nel condizionamento della postura. In MALOCCLUSIONE E POSTURA si sottolinea quanto questi due elementi siano tra loro interconnessi, ma quali effetti si potrebbero ottenere in un corpo in via di sviluppo?

A questa domanda rispondiamo proponendo un articolo molto importante del Professore di Gnatologia, Dott. Ugo Capurso (che troverete disponibile alla fine dell’articolo, nrd):

L’occlusione dentale, posizione ripetibile e relativamente stabile ma nello stesso tempo in evoluzione dinamica nel corso della vita e facilmente modificabile iatrogenicamente, i mascellari nel loro insieme e l’atteggiamento posturale di capo e collo soprattutto, ma di conseguenza di tutto il complesso somatico, comportano dimostrabili interrelazioni.

Rimane piuttosto intuibile come, durante la fase di sviluppo, le anomali dell’apparato cranio-cervico-mandibolare vadano a interferire e a condizionare il resto del corpo. La principale differenza, e attenzione, in questo caso è legata all’età nella quale accadono. Un corpo in via di sviluppo è senz’altro più “sensibile” a condizionamenti che possono, nel tempo, cronicizzarsi.
Il Dott. Capurso specifica che, per quanto concerne l’equilibrio cranio-cervico-mandibolare, bisogni considerare specificatamente due fattori:

  • lo stato di pervietà delle prime vie aeree;
  • le relazioni posturali del capo e della colonna vertebrale.

Questi due elementi combinati possono creare condizionamenti profondi che, se non trattati accuratamente, potrebbero causare nel bambino disimetrie importanti. Un esempio è la classica ostruzione respiratoria di natura allergica o infiammatoria cronica. Questa condizione crea, inevitabilmente, una modifica della posizione di capo e collo per permettere  un maggior passaggio d’aria. Questa posizione, non naturale, atta a mantenere i più liberi possibili i condotti e orifizi per la respirazione, provoca nel medio-lungo periodo dei condizionamenti e cambiamenti morfologici.

[…] L’iperattività ed il susseguente accorciamento di questi muscoli possono mantenere nel tempo questa relazione anormale, con evidenti ripercussioni sull’apparato masticatorio dovute alle dislocazione mandibilare, sul cingolo scapolo-omerale e, via-via, su tutto l’apparato locomotore.

Non esistono però solo ed esclusivamente fattori discendenti che dall’Apparato Stomatognatico condizionino il resto del corpo e della postura, ma anche fattori ascendenti. Questi sono spesso individuati a livello della colonna che, per mezzo della sua disfunzione strutturale (ad esempio la scoliosi) vada a ripercuotersi sui segmenti soprastanti con meccanismi di adattamento, con l’unica finalità di mantenere la posizione ortostatica:

La disfunzione è ascendente come momento eziologico, ma il risultato si traduce comunque in un movimento in avanti e di lato del capo da compenso cervicale, aumento di tensione nei muscoli sopra e sotto ioidei, con modificazione della posizione dell’osso ioide, lingua e mandibola.

Il punto chiave, e conclusivo, di questo importante approccio e visione completa del corpo ce la suggerisce il nostro autore, con questo importantissimo pensiero e obiettivo:

Si ripropone pertanto l’esigenza, soprattutto nell’età evolutiva, della prevenzione e di approcci terapeutici multidisciplinari per un problema che è comunque ortopedico globale.

Amen.

Qui puoi scaricare l’articolo del Dott. Ugo Capurso: OCCLUSIONE, POSTURA E DISMETRIE IN ETA’ EVOLUTIVA

(Parte II) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

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(Parte II) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI  – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

Dopo il successo della precedente pubblicazione, vi proponiamo la seconda parte dell’intervista al Dott. Giuseppe Stefanelli.

Buona lettura

 

1. Nel suo ultimo libro introduce la craniodonzia, ce la illustri.

Il significato del termine Craniodonzia è molto semplice: essendo l’occlusione dentale il risultato adattativo dello schema cranico individuale, prima di allineare i denti è imperativo “allineare “ il cranio. Qualsiasi procedura di riabilitazione occlusale, sia essa ortodontica o protesica, non può non influenzare le 28 ossa che compongono il cranio umano. Non tener conto di questo e sostituire uno schema di adattamento con un altro, mediante trattamenti meccanicistici spesso motivati da indicazioni “estetiche” e soprattutto basati su fondamenti dogmatici obsoleti non può che avere come risultato un ulteriore adattamento a scapito di altri sistemi oppure, nell’ipotesi più favorevole per il paziente, una sacrosanta recidiva. Enlow sosteneva che “ la recidiva è la risposta ad una violazione anatomica e funzionale di uno stato di equilibrio anatomico e funzionale” Trattamenti standardizzati che violino tale equilibrio, obbligano l’organismo a reagire attivando sistemi di compenso auto difensivi che in buona parte dipendono dai limiti di adattabilità del tessuto connettivo. Il complesso osso alveolare-parodonto-dente rappresenta la ” sub-unità di adattamento” attraverso il quale il sistema stomatognatico cerca di realizzare il rapporto di massima intercuspidazione qualunque sia il rapporto delle basi ossee, attraverso la funzione neuro-muscolare. Le ossa di derivazione embrionale membranosa funzionano da membrane per tutta la vita. La porzione squamosa delle ossa occipitali e temporali, i parietali e il frontale hanno origine membranosa. La dura madre che circonda il cervello fornisce estensioni di tessuto connettivo che passano attraverso le suture per formare lo strato periostale esterno, che circonda le ossa craniche. Nello schema totale della struttura corporea le suture fungono come punto di congiunzione tra le ossa craniche, ma servono fondamentalmente come giunture di espansione-congiunzione per facilitare cambiamenti di tensioni meningee, fasciali e muscolari, nei ritmi respiratori e cardiaci e nelle variazioni sia nella pressione sanguigna, sia in quella del liquido cerebro-spinale. La mobilità delle suture è solo uno delle componenti del Meccanismo Respiratorio Primario definito dall’osteopatia.Il concetto che deve essere subito chiaro è che è impensabile applicare una qualsiasi trazione di spostamento dentale o comunque modificare uno schema occlusale senza modificare tale meccanismo in senso negativo o positivo . Emerge dunque la necessità di un cambiamento radicale dell’approccio diagnostico e terapeutico alle problematiche occlusali rivedendo criticamente i dogmi passati e presenti dell’ortodonzia e della gnatologia ortodossa.

 

2. Forte stress, utilizzo scorretto di farmaci o addirittura abuso, alimentazione poco consapevole, che influenze hanno sull’apparato stomatognatico e la funzionalità delle ossa craniche?

Il cranio e il sistema stomatognatico sono tra le principali vittime dello stress di qualunque origine esso sia (fisico, chimico, psichico). E’ ormai appurato ad esempio, il ruolo di sistema di gestione dello stress di fenomeni parafunzionali come il bruxismo e il serramento. Ho descritto ampiamente questo argomento in un articolo pubblicato, e che potete vedere al seguente link http://osstefanelli.com/facciamo-il-punto-sul-bruxismo/. Sintetizzando il paziente serratore e/o bruxista è in una condizione di stress energetico neurovegetativo e utilizza il sistema stomatognatico come un vero e proprio sistema di sopravvivenza. Sotto stress i muscoli masticatori, in funzione delle loro inserzioni craniche, letteralmente “armano e tengono insieme” testa e faccia. Il Massetere è il muscolo “trigger” che inizia il circuito muscolare reattivo preposto a tal fine. La sua inserzione zigomatica porta il temporale in rotazione esterna. Il Temporale con la sua inserzione sfenoidale assiste la flessione della SSB e la rotazione esterna dell’osso omonimo; con l’inserzione parietale agisce sulla Sutura Sagittale. In associazione con il Buccinatore, gli elevatori bloccano la mandibola al cranio dall’esterno. I muscoli Pterigoidei collegano sfenoide e mandibola, mettendo in relazione diretta la SSB e l’ATM. Agiscono dall’interno trazionando in flessione l’ala dello sfenoide sulla quale si inseriscono. Ciò determina tensione delle membrane durali e l’attivazione dello schema di flessione-espansione del Sistema cranio-sacrale. Recentemente è stato individuato un quinto muscolo della masticazione, il M. Sfenomandibolare ( Hack et al., University of Maryland Dental School ) quale fascio muscolare autonomo lungo circa 3-4 cm e largo 2 cm., con un’inserzione sfenoidale a livello posteriore dell’orbita, ed una mandibolare internamente all’apofisi coronoide. Il muscolo Trapezio, essendo inserito sulla linea nucale dell’occipite, assiste il movimento di flessione sfeno-basilare, mentre lo Sterno-cleido-mastoideo per il suo vettore di trazione sulla mastoide, porta il temporale in rotazione interna. Inoltre,“Stress centers” localizzati tra le unità motorie del rachide cervicale, attivati da ogni iperattività improvvisa, aumentano tensione nel sistema muscolo-fasciale con la funzione primaria di stabilizzare la testa sul collo, e in sequenza, tutto il rachide fino al coccige. Nei soggetti che hanno memorizzato esperienze traumatiche, si mette in atto una strategia posturale di difesa, molto più costosa e disarmonica di quella che il movimento richiederebbe. Le modificazioni angolari che si rendono necessarie per compiere un movimento avvengono in regime di co-contrazione e non in regime di innervazione reciproca. Meccanismi nervosi anticipatori predispongono l’atteggiamento posturale adeguato che può essere temporaneo o persistere per peridi molto lunghi del giorno e della notte. L’adattamento prima e il mantenimento delle strategie di difesa necessitano di un adeguato supporto del Sistema Nervoso Neurovegetativo. Si tratta di attività riflesse che sono attive con diversa intensità 24 ore su 24. In questo modo i Sistemi Anticipatori impegnano TUTTO l’organismo in una sorta di allenamento alla sopravvivenza senza soluzione di continuità. In definitiva, l’atteggiamento posturale è la prigione nella quale i sistemi anticipatori ci chiudono per proteggerci.

3. La sua assidua attività di formazione è ben conosciuta; come sta cambiando il mondo della posturologia?

Quando ho iniziato io, circa 30 anni fa, eravamo molto pochi ad occuparsi di postura in Italia. Oggi sicuramente l’argomento è molto diffuso anche se non ancora come dovrebbe, ma anche parecchio confuso. Le scuole sono diverse, propongono tests valutativi clinici specifici, spesso troppo empirici, per non dire “sciamanici”. Chi al contrario, si affida quasi esclusivamente alla diagnosi strumentale attraverso l’utilizzo di pedane stabilometriche, elettrognatografia ed elettromiografia, spesso non avendo un background clinico sufficiente per interpretarne i dati. L’obbiettivo è quello di dare un significato “scientifico” alla postura. Purtroppo il metodo scientifico cosiddetto Evidence Based cerca risposte lineari ad un sistema che non è affatto lineare ma “ circolare” basato su un meccanismo a feedback difficilmente prevedibile. La postura è come la nostra impronta digitale, assolutamente individuale e soggetta a molte variabili. Come tale necessita di un approccio multidisciplinare, bisogna assolutamente evitare di fare i “tuttologi” perché perdiamo di credibilità. L’ideale sarebbe che se ne occupasse l’università e per fortuna oggi esistono diversi corsi di perfezionamento in svariate sedi italiane, io stesso insegno all’Università di Genova gnatologia e postura, ma credo che dovremmo sforzarci tutti di uniformare l’insegnamento a parametri riproducibili, stante comunque le difficoltà prima esposte. In altre parole, se vogliamo fare qualcosa di utile con la Postura dovremmo andare oltre i problemi irrisolvibili ed affidarci a principi comprensibili e processi attuabili. Tutti concordiamo sulla necessità di tener presente la complessità dei problemi ma noi ci occupiamo di Salute e non è nostro compito fare oroscopi!

4. Un saluto e un consiglio ai nostri lettori

Nel salutare e ringraziare i lettori che hanno impiegato parte del loro tempo a leggere questa intervista concludo dicendo che un’approccio “sistemico” necessita sicuramente di uno sforzo interpretativo non indifferente in quanto per qualunque medico e per l’odontoiatra in particolare, pensare in maniera sistemica significa uscire dal proprio orticello, rispolverare concetti dimenticati e scoprirne di nuovi. Ci vuole coraggio perché il farlo può portare a mettere in discussione o addirittura a modificare radicalmente il nostro lavoro. E’ un percorso duro, impegnativo e probabilmente frustrante ma allo stesso tempo, ne sono certo, vi affascinerà come è successo a me e ai molti colleghi che in questi anni lo hanno affrontato.

 

 

(Parte I) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

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(Parte I) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI  – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

Non è un segreto che l’integrazione tra le varie discipline mediche e la visione integrata del sistema posturale siano il concetto attorno al quale ruota il progetto di questo blog.

Il nostro ospite ha reso concreto questo concetto con pubblicazioni, convegni e una costante opera di formazione.

Come avete potuto leggere dal titolo abbiamo raggiunto il Dottor Giuseppe Stefanelli  ( http://osstefanelli.com/ ).

Le risposte che ci ha fornito racchiudono la vera essenza della concezione integrata del  “sistema uomo”.      

 

 

 1-Quale concetto sta alla base dell’odontoiatria sistemica?

Il concetto che il sistema stomatognatico sia meccanicamente e funzionalmente connesso a distretti corporei lontani fra di loro è affascinante e inquietante allo stesso tempo per il neofita che vi si accosta. Molti colleghi, pur nella convinzione di operare nel giusto senso, preferiscono affidarsi alle “ certezze” di predecessori illustri che affrontare “l’imponderabilità del nuovo”. Pur rispettando le scelte personali di ognuno, non possiamo fare a meno di riconoscere che l’odontoiatria e la medicina in generale, di cui siamo figli, non sono scienze esatte; di conseguenza tali “ certezze “ sono spesso contestate, revisionate o dimenticate. Ce ne si rende conto  ripercorrendo, ad esempio, la storia della gnatologia il cui costrutto teorico, a partire da Baunel (padre della Teoria dell’occlusione bilanciata), passando da Mc Collum e dai suoi allievi Stallard e Stuart, da Gysi ed Hanau per arrivare al Guichet, ha spesso subito violenti scossoni. Si ricorderà certamente come il periodo del  “culto dell’ATM”, caratterizzato dal fiorire di articolatori, assiografi e pantografi alla ricerca della posizione e del tragitto condilare, venne poi sconfessato dalla “ Teoria muscolare” ( Guichet) secondo la quale la situazione occlusale non agisce mai direttamente sulle ATM ma lo fa attraverso la muscolatura. Appurato che sono i muscoli stomatognatici che portano la mandibola in relazione centrica, restava comunque, e resta ancora oggi, da stabilire come riprodurre e trasferire tale posizione, visto la notevole variabilità individuale della stessa. Ma a chi dobbiamo credere se della  famigerata “ relazione centrica “esistono almeno dieci diverse interpretazioni ( Farrar, Gelb, Dawson, Martignoni, etc. etc,): recentemente si sostiene che l’asse cerniera non s’identifichi più con l’asse bicondilare ma con un piano passante a livello delle spine di Spix, vero centro rotazionale della mandibola ( il povero Campion si rigirerà nella tomba scoprendo di averci fatto sbagliare tutto per più di cento anni! ). Le teorie vanno contestualizzate all’evoluzione. Il fenotipo umano di oggi è strutturalmente e funzionalmente diverso da quello di appena un secolo fa. Lo stesso sviluppo del cervello, sempre più orientato verso l’intellettualizzazione ,  privilegia la funzione del pool neuronale delle aree pre-frontali della neo-corteccia nei riguardi di quelle istintuali occipitali, modificando di conseguenza anche la morfologia cranica. L’affinamento e la preponderanza del linguaggio quale mezzo comunicativo ha poi introdotto un parametro di asimmetria (legato alla predominanza morfo-funzionale dell’emisfero cerebrale sinistro ) delle strutture corporee che non è mai stato preso in considerazione. La “ normalità “ può anche essere condizionata da rappresentazioni e pregiudizi estetici o addirittura razziali. Non dimentichiamoci che in campo ortodontico, Tweed abiurò la filosofia del suo maestro Angle e propose la terapia estrattiva per ridurre la tendenza prognatica della razza bianca americana, in un periodo in cui il colore nero non era molto di moda. Nacque così la scuola ortodontica ” meccanicista”, le cui tecniche terapeutiche erano, e sono, sostanzialmente finalizzate al raggiungimento di un obiettivo “estetico”, che ebbe facile sopravvento nei riguardi di una “scuola funzionalista” considerata troppo empirica e quindi povera di risultati attendibili. Nel nome del concetto estetico, che come quello di norma ideale mantiene comunque un carattere di relatività, si distalizzano molari, si estraggono denti, si sezionano e/o si innestano mascellari e mandibole e poi, ovviamente, si blocca tutto attraverso splintaggi e contenzioni a vita per evitare l’immancabile “recidiva”. Senza voler scadere nella retorica, la verità palese è che l’eccesso di tecnicismo e la frammentazione settoriale della medicina ci ha fatto perdere di vista “ l’individuo” nel suo insieme, oltre ad atrofizzare le nostre capacità di giudizio e di diagnosi semeiotica clinica. L’approccio al sistema stomatognatico in visione sistemica ci offre la possibilità di riscoprire le nostre conoscenze cliniche, non di stravolgerle ma di affinarle attraverso nuove interpretazioni ed acquisizioni . Risulterà così evidente che l’occlusione e la sua patologia entrano a far parte di un quadro sindromico generale, di cui spesso la malocclusione rappresenta la manifestazione più evidente ma non necessariamente la più importante.

2.     Cosa l’ha spinta verso questa visione?

Fu l’incontro con il grande Harold Gelb che venne in Italia nel 1984 a tenere un corso al quale partecipai a stravolgermi per primo la professione e la vita. L’anno successivo mi iscrivevo ai corsi dell’Accademia di Kinesiologia Applicata (AIKA) e dopo 3 anni, una volta conseguito il Master divenni insegnante prima e vice-presidente poi in seno alla stessa fino al 1998, anno in cui l’accademia purtroppo chiuse i battenti perché ritenuta “scomoda” ai poteri della medicina e dell’odontoiatria dell’epoca. Una menzione particolare merita poi Jean Pierre Meersseman mio grande amico e maestro con il quale collaboro ancora oggi. Da allora lo studio della chiropratica, osteopatia, agopuntura, omeopatia e medicina funzionale e altre discipline “olistiche” mi ha spalancato un mondo nuovo, ha cambiato radicalmente il mio modo di lavorare e soprattutto mi ha permesso di centrare diagnosi e terapia sul paziente anziché sulla patologia. Secondo la visione sistemica le proprietà essenziali di un sistema vivente sono proprietà del tutto, che nessuna delle parti possiede. Esse nascono dalle interazioni e dalle relazioni fra le parti. In altre parole, anche se possiamo distinguere parti singole in ogni sistema, queste non sono isolate e la natura del tutto è sempre differente dalla mera somma delle sue parti. Inoltre, come ha dimostrato in maniera lampante la fisica quantistica, non esistono affatto delle parti ma solo reti di relazioni inserite all’interno di reti più grandi. A livello subatomico gli oggetti materiali della fisica classica si dissolvono in schemi ondulatori di probabilità che si possono comprendere solo come correlazioni fra processi distinti di osservazione e di misurazione.

3.     Oltre alla normale diffusione tramite l’editoria e i media, quali sono le ragioni della diffusione della visione sistemica e multidisciplinare della medicina?

A mio parere le ragioni della diffusione della visione sistemica e di medicine cosidette “complementari” risiedono proprio nel fallimento della medicina ortodossa eccessivamente tecnicizzata, disumanizzata e, lasciatemi dire, asservita alle case farmaceutiche. Oggi si prescrivono esami strumentali, radiologici (TAC, RMN, etc.) di laboratorio anche per i più banali quesiti diagnostici. La cosiddetta “prevenzione secondaria” basata per l’appunto su queste indagini diagnostiche, fa più vittime della malattia stessa. La medicina ha aumentato la durata della vita ma non la sua qualità. Alcune malattie sono scomparse, salvo ripresentarsi sporadicamente ( vedi TBC e Ebola) ma ne sono comparse di nuove. AIDS a parte mi riferisco in particolare alle malattie neurodegenerative come Parkinson, Alzhaimer, SLA, etc. Consiglio caldamente la lettura del libro “Nemesi medica” di Ivan Illich, è illuminante.

 

Fine prima parte.

L’INFLUENZA OCULOMOTORE NEL CONTROLLO POSTURALE

L’INFLUENZA OCULOMOTORE NEL CONTROLLO POSTURALE

“Il controllo posturale è un tipo di controllo che stabilizza il corpo nello spazio, integrando input sensoriali (visivi, vestibolari e propriocettivi) circa la posizione del corpo, con lo scopo di coordinare l’azione dei muscoli e mantenere il centro del corpo in corretto allineamento in piedi o in movimento”

Con questo incipit gli autori dello studio definiscono il controllo posturale, ovvero: un insieme di informazioni (di origine interna ed esterna) rielaborate al fine di mantenere  il corpo in costante equilibrio.  Questo è anche il principio per il quale, un sistema “disequilibrato”, può interferire su tutto il Sistema Tonico Posturale.
Abbiamo già visto come diversi di questi sistemi possano influenzarsi a vicenda, creando adattamenti e compensi che portano il corpo a situazioni patologiche.

Ma come possono gli occhi interferire con il controllo posturale?

Prendendo in riferimento lo studio effettuato dagli autori, l’obiettivo è stato di verificare l’interferenza oculomotore con il controllo posturale in bambini affetti da dislessia. Quindi, il primo punto è quello di verificare la corrispondenza tra il problema della dislessia con il deficit oculomotore:

“Dyslexia is a neurobiological disorder characterized by : “a specific and significant impairment in the development of reading skills that is not solely accounted for by mental age, visual acuity problems, or inadequate schooling.” […] Our driven hypothesis, was that, children with dyslexia would show poor postural control during the dual-task condition when the hard cognitive task was being accomplished in particular in the fixation, pursuits and the anti-saccades tasks.”

In sostanza, le ipotesi su cui basano il loro studio, sono legate al fatto che i bambini con dislessia, hanno un peggiore controllo posturale causato dalla loro particolare difficoltà durante la combinazione del lavoro cognitivo insieme allo stimolo oculomotore.
Continuano:

“Indeed these oculomotor tasks need to focus attention more than the simple pro-saccade task, given the larger cortical and sub cortical circuits that are activated.”

Durante l’esecuzione dello studio è stato verificato che, la qualità della fissazione e della performance anti-saccade, nei bambini dislessici è particolarmente peggiore rispetto ai due gruppi di controllo di bambini non dislessici.
Lo stesso risultato si ottiene nel confronto del controllo posturale: i bambini con dislessia hanno evidenziato una maggiore instabilità rispetto ai gruppi di controllo.

Gli autori hanno inoltre evidenziato che, eseguendo su tutti i gruppi di studio (bambini con dislessia e bambini normali, ndr), l’esecuzione di saccadi, si sono ridotti significativamente tutti i valori posturali rispetto alle fissazioni e movimenti oculari.

Il deficit oculomotore registrato nei bambini con dislessia suggerisce quindi un deficit nell’attenzione visiva, e la loro instabilità posturale registrata è in linea con la compromissione  cerebellare riportata nei bambini dislessici.

“Finally, pro- or anti-saccades reduce postural values compared to fixation and pursuit tasks in all groups of children tested, suggesting a different influence of visual tasks on postural control according to their attentional demand.”

Il sistema visivo si conferma uno dei più importanti elementi, in grado di influenzare il delicato equilibrio del controllo posturale. Purtroppo, è anche il sistema a cui viene meno prestata attenzione. Occhio!

Qui l’articolo di Maria Pia Bucci, Damien Mélithe, Layla Ajrezo, Emmanuel Bui-Quoc e Christophe-Loic Gérard: The influence of oculomotor tasks on postural control in dyslexic children

INTERVISTA AL DOTT. LUCA GIANNELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

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INTERVISTA AL DOTT. LUCA GIANNELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

Gli occhi sono lo specchio dell’anima; sono un raffinatissimo mezzo di comunicazione non verbale e, come sappiamo bene, sono un “timone” del nostro assetto posturale.

Purtroppo la valutazione del recettore oculare come informatore posturale non è ancora divenuta routine durante le normali valutazioni visive affrontate in modo tradizionale dagli Ottici-Optometristi, Ortottisti, Oculisti.

Per illuminarci su questo argomento centrale della posturologia abbiamo quindi raggiunto il dottor Luca Giannelli.

Parleremo di integrazione multidisciplinare, sport di alto livello e delle influenze delle nuove abitudini sul sistema visivo e quello posturale.

Un’intervista che racchiude l’essenza dell’essere consapevoli.

1 – Nonostante l’enorme importanza, la figura dello specialista visivo posturo – consapevole e le influenze del sistema visivo sul sistema posturale, sono ancora poco conosciute.
A suo avviso perché l’esame visuo-posturale non è stato ancora inserito nel protocollo delle visite specialistiche ordinarie?

Negli ultimi decenni si è arrivati nella specializzazione delle specializzazioni, questo, se da un lato ha consentito approfondire le conoscenze settoriali, dall’altro ha fatto perdere di vista l’individuo nella sua globalità. Non sono ancora conosciute su larga scala le interferenze fra i diversi apparati e gli specialisti consapevoli dell’importanza del lavoro in equipe, trovano ancora difficoltà a coordinarsi e a diffondere queste nuove conoscenze.

Il lavoro d’equipe interdisciplinare ha invece messo in evidenza la stretta relazione tra i principali sistemi di afferenza recettoriale e regolamentazione posturale dove la disfunzione di un sistema è in grado di alterare gli altri distretti i quali, in modo assolutamente automatico, cercheranno di adattarsi al nuovo pattern neuro-posturale. Necessaria è ora una formazione su base multidisciplinare e un network che possa far incontrare i diversi specialisti posturo-consapevoli per aprire nuove collaborazioni tra persone che parlano il medesimo linguaggio.

2 – Il ruolo del recettore visivo all’interno del sistema posturale viene erroneamente limitato alla funzionalità dei muscoli che governano il movimento oculare. Quanto invece è estesa la sua influenza?

Il sistema visivo svolge una funzione di stabilizzazione del sistema posturale e permette il normale sviluppo e posizionamento del corpo rispetto all’ambiente che ci circonda. In altre parole gli occhi sono la nostra guida posturale.

Il sistema visivo ha una doppia afferenza per il sistema nervoso centrale: una componente esocettiva, la retina, e una componente propriocettiva, i muscoli extraoculari. Dalla retina riceviamo informazioni sul dove siamo posizionati rispetto all’ambiente che ci circonda e a che distanza siamo dall’oggetto di interesse.

I muscoli estrinseci dell’occhio sono tra gli organi che hanno la più alta densità di fusi neuromuscolari per fibra e informano il Sistema Tonico Posturale sulla posizione degli occhi rispetto ai vari distretti corporei, in primis la testa. Sono in grado di stabilire la loro posizione rispetto alle informazioni che arrivano dai recettori siti per esempio nel collo, nel vestibolo, nell’apparato stomatognatico, nel tronco e nei piedi.

Oggi abbiamo dei test di semplice applicazione in grado di valutare in pochi minuti, ma in modo significativo, entrambe le componenti afferenziali dell’occhio. L’influenza del sistema visivo sull’assetto posturale dovrebbe quindi essere valutata almeno nelle sue due componenti principali. Allo scopo di avere un linguaggio e un metodo condivisi con l’equipe multidisciplinare con cui collaboro da 15 anni, abbiamo standardizzato i test in modo da avere una uniformità di valutazione indipendentemente dallo specialista che li esegue. Altro aspetto importante della standardizzazione, sono la ripetibilità e la possibilità di confronto dei risultati tra specialisti nel tempo o dopo trattamento. Dato che i tempi di visita sono sempre stretti, i test del protocollo visuo-posturale devono durare meno di 5 minuti in modo da essere fattibili e garantire una qualità valutativa utile ad una corretta diagnosi differenziale per determinare se e in che modalità il sistema visuo-posturale è disturbatore del sistema tonico posturale. I test e loro spiegazione sono consultabili alla pagina www.visionepostura.it

3 – L’utilizzo compulsivo degli smartphone e di altri dispositivi mobili, soprattutto da parte dei più giovani, che influenze può avere sul sistema posturale?

Prima dell’avvento dei mezzi tecnologici si era soliti dire: “Mi immergo nella lettura”, ora si può dire che i ragazzi si immergono nello smartphone. I dati epidemiologici del 2014 sono eclatanti: gli adolescenti hanno un uso medio di cellulari e tablet di circa 3-4 ore quotidiane.

Mentre nella lettura di un libro sono io che determino il livello di attenzione e i tempi ossia posso concedermi pause di riflessione, nel videogioco o il principio con cui sono realizzate le pagine web e i social network, sono incalzanti e non consentono la minima interruzione o calo attentivo. Ciò porta ad assumere posizioni sempre più rigide perché tesi nella competizione del gioco o nell’esplorare attivamente il mondo web. Se questo stimola la capacità di attenzione e di velocità di riflessi, inibisce la creatività.

Tutto questo provoca da un punto di vista visuo-posturale, l’assunzione di posizioni statiche, ravvicinate, contratte, quindi non ergonomiche, e tende a mantenere fissi i sistemi di puntamento e di qualità visiva come la convergenza e la messa a fuoco che sono fisiologicamente dinamiche. Se non si ha un sistema visivo e posturale efficiente, intervengono adattamenti sempre meno ergonomici con ripercussioni su tutto il corpo che già oggi quotidianamente possiamo vedere nei nostri ambulatori. Stiamo diventando sempre più statici a scapito di una più sana attività di movimento.

4 – Quali sono le cause più comuni dalle quali può nascere un deficit delle mobilità oculare?

Data la molteplicità delle cause da cui può nascere un deficit, è pressoché impossibile stabilire una scala o graduatoria.
Durante i corsi di formazione specifici sull’esame visuo-posturale si approfondiscono quelle legate all’apparato stomatognatico, al rachide cervicale, a quello podalico e viscerale, ma ve ne sono molte altre che passano anche per le intolleranze alimentari e disbiosi intestinali, nonché gli stressori emozionali.

Riprendendo la domanda di prima, il fatto che l’individuo si dedichi sempre più ad attività statiche, riduce lo stimolo alle funzioni dinamiche come la velocità di passaggio di messa a fuoco e di vergenza a diverse distanze, la coordinazione occhio-mano, ecc.
Il sistema visivo è una funzione primariamente anticipatoria quindi preparatoria del movimento ossia quello che viene chiamato in fisiologia sistema feed-forward, per cui ogni disfunzione a suo carico, si ripercuote inevitabilmente sulla bontà e prassia del gesto motorio con reclutamento di più catene muscolari e con aumento del tono del sistema.
Ecco perché in presenza di un deficit della mobilità oculare, la valutazione posturale deve prevedere una valutazione della funzione visiva nelle sue componenti: esocettoriale e propriocettiva.

5 – L’utilizzo del magnete è spesso discusso, lei cosa ne pensa di questo supporto per la correzione?

Chi propone il magnete o altri sistemi da posizionare a lato dell’occhio in corrispondenza alla proiezione esterna del percorso del muscolo retto laterale, argomenta l’utilizzo per la presenza di una ipoconvergenza oculare indotta da ipertono del muscolo retto laterale. Non vi sono però ancora ricerche che ne dimostrino elettromiograficamente la vera presenza di un ipertono del muscolo retto laterale.

Per semplicità assumiamo che l’ipotesi sia vera ossia ci sia ipertono del muscolo retto laterale. In questo caso tutti i soggetti che presentano ipoconvergenza oculare debbono avere una exoforia sia da lontano sia da vicino e maggiore nell’occhio ipoconvergente. Ciò deve avvenire perché interrompendo la fusione binoculare con mezzi dissociatori in grado di mostrare l’eteroforia, l’occhio con ipertono del retto laterale deve deviare verso l’esterno (in posizione exoforica); quindi: ipertono retto laterale = exoforia per lontano e per vicino.

La letteratura internazionale oftalmologica mostra invece che l’ipoconvergenza oculare coesiste sia con l’exoforia, sia con l’ortoforia e con l’esoforia. Personalmente, per scrivere il libro: “L’esame visivo Efficace”, ho valutato più di 12000 casi e posso confermare che l’ipoconvergenza oculare si presenza in associazione con le tre direzioni eteroforiche, dove l’exoforia rimane la più rappresentata.
La coesistenza delle tre direzioni eteroforiche fa clinicamente decadere la presenza di ipertono del retto laterale come unica causa del deficit di convergenza oculare. A rinforzo, da un punto di vista neuro-fisiologico non esiste il nucleo della convergenza, bensì un complesso sistema di connessioni neuronali che unisce la corteccia, il talamo, i nuclei della base e varie stazioni del tronco encefalico.
Piuttosto che definire un ipertono del retto laterale appare più corretto definire l’ipoconvergenza oculare come espressione di disorganizzazione del sistema delle vergenze. L’ipoconvergenza è quindi non la causa ma l’effetto motorio di tale disorganizzazione per cui la riabilitazione va mirata alla causa agendo, sia sui distretti che ne provocano l’alterazione, sia agendo sulla componente centrale e questo mi orienta sulle metodologie di rieducazione visiva piuttosto che di mezzi che agiscono su un singolo muscolo.

Il loro uso mostra invece maggiore utilità durante la valutazione diagnostica, non tanto per valutare le variazioni in meglio, peggio, uguale al re-test della convergenza oculare che è un test locale, bensì associate ai test di riflessi neuro-visivi che sono sistemici, in grado quindi di valutare come la funzione visiva si integra con tutto il sistema tonico-posturale (STP).

In conclusione, quando utilizzo i sistemi come il magnete, infrarossi ecc, li uso per diagnosi e non per trattamento. Personalmente noto in certi casi delle variazioni migliorative, a volte neutre e peggiorative sull’effetto dell’ipoconvergenza oculare per cui è indubbio che portino delle nuove informazioni al STP, ma non mi sento, né sono ancora in grado di dare una connotazione valutativa valida all’uso di questi mezzi.

6 – Gli esercizi di rieducazione visiva compreso l’oculomotricità possono essere coadiuvati da esercizi di propriocezione generale?

Sì, assolutamente. Rientra nel quadro dell’approccio multidisciplinare ai deficit visuo-posturali la rieducazione della propriocezione generale, ovvero mirata ai sistemi che più perturbano o sono perturbati dalla funzione visiva. Lo stesso sistema visivo ha una componente propriocettiva afferenziale per il sistema nervoso centrale di fondamentale importanza: i muscoli extraoculari. Questi muscoli sono associati con la catena neuro-muscolare Postero Anteriore di cui principe è il muscolo diaframma e che dal quale passano tutte le catene. Ecco ancora una volta la neurofisiologia ci sostiene nel lavoro multidisciplinare che, a mio avviso, è il miglior approccio integrato per il benessere dell’Utente.

7 – Lo sport agonistico ha forse sdoganato l’esercizio oculomotorio. Che contributo può ancora dare lo specialista della visione posturo-consapevole allo sport di alto livello ?

Lo sport agonistico sta dando enfasi sull’importanza del recettore visivo come guida del movimento, sia perché è legato ai media che divulgano informazione, sia perché si è visto che l’allenamento motorio senza un’analisi e un corretto allenamento visuo-percettivo-motorio rimane incompleto nel portare un atleta ai vertici della propria carriera.
Interagiamo con l’ambiente e tocchiamo per esempio il pallone o la palla da tennis al momento giusto perché è la funzione visiva che ci dice dove e quando farlo.

Il contributo dello specialista della visione posturo – consapevole è quello di analizzare la funzione visiva all’interno del sistema posturale e di organizzare uno specifico allenamento mirato a cosa si vuole migliorare. Per esempio ridurre i tempi di risposta motoria ad una stimolazione visiva ossia prima capisco dove sta la palla e più ho tempo di coordinarmi al meglio per colpirla nel momento esatto e con il miglior schema neuro-motorio. Le altre discipline agiranno in sinergia precisando l’armonia e la prassia del movimento in funzione di un input visivo che rimane elettivo rispetto agli altri sensi recettoriali soprattutto quando si tratta di colpire un oggetto come una palla.

Personalmente collaboro con un equipe con un programma estremamente efficace nel potenziare le abilità percettivo motorie e la resistenza dell’atleta alla fatica visiva che altera la precisione del movimento. Anche in questo caso il lavoro è sempre in coordinazione d’equipe multidisciplinare dove i diversi specialisti si confrontano mettendo la propria esperienza al servizio della collettività.

8 – Nella sua pratica ha mai riscontrato un collegamento tra problematiche oculomotorie e DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) o A.D.H.D. (Sindrome da deficit di attenzione e iperattività)?

La domanda è interessante e si deve evitare di semplificare la risposta riducendo il contributo della visione ad una insufficienza di convergenza, la cui presenza è comunque da indagare.

Considerando i soli soggetti negativi sul piano patologico che sono la larga maggioranza di quelli affetti, si tratta di due sindromi differenti. In entrambe il soggetto non riesce a stare nei tempi di un apprendimento normale ma è solo nella seconda che l’iperattività gioca un ruolo fondamentale e condizionante il disturbo. L’iperattività di per sé è un fenomeno di eziologia complessa con ampie componenti psicomotorie ed in particolare relazionali, ed è lì che andrebbe ricercata l’origine del problema che solo poche volte è di origine francamente visiva. Pur non essendovi alcuna patologia oculare, l’interferenza visiva può però essere importante e addirittura critica in quanto la visione è la fondamentale organizzatrice del comportamento e delle funzioni mentali.

In alcuni casi la funzione visiva si presenta grossolanamente disfunzionante e tale da pregiudicare la concentrazione. Nella stragrande maggioranza dei soggetti DSA e A.D.H.D., invece, la funzione visiva appare relativamente normale e solo con particolari test si evidenzia il problema che accomuna queste disabilità, ovvero che le competenze posturo motorie e quelle linguistico mentali non sono integrate con le abilità visive. Dopo i tre anni di età e sempre più in età successive, la visione diviene la principale funzione che modula le competenze viso motorie e psicomentali implicate nei processi di apprendimento. Un deficit di integrazione rende questi processi assai difficili e con una riabilitazione d’equipe si possono ottenere buoni risultati.

Un saluto e un consiglio per i nostri lettori

Quando ti lasci aprire al mondo multidisciplinare o lo ami o fai di tutto per ignorarlo. Amare è portare passione dentro di sé e verso chi ci sta vicini, prova ne è che tra specialisti con consapevolezza posturale ci cerchiamo, continuamente!
Per quanto riguarda ciò di cui mi occupo, approfondire la componente visuo-posturale e di come fare un esame visuo-posturale è una passione che ti travolge e che integra le proprie conoscenze, qualunque sia il campo di appartenenza professionale.

Infine, ma non meno importante, un grazie allo staff di posturoconsapevoli per abbracciare e sostenere con energie e qualità scientifica la formazione multidisciplinare.

ADRIANO MONTORSI, IL NOSTRO TRIBUTO

by pconsapevoli
ADRIANO MONTORSI, IL NOSTRO TRIBUTO

L’innovazione é la linfa vitale della ricerca; il tramite che porterà tutti ad una conoscenza più alta e completa, che modificherà la coscienza comune e che eleverà gli standard ad un altro livello.

Quasi due anni fa ci ha lasciati il Dott. Adriano Montorsi, medico chirurgo.

La sua visione integrata e globale e la sua ricerca sul metodo “Soulet-Besombes” hanno fornito elementi nuovi e le fondamenta per la divulgazione di un metodo più consapevole.

Quella che segue é la testimonianza, esclusiva per posturoconsapevoli.org, della moglie del Dott. Montorsi, Lucia Rombi Montorsi.

Nel suo racconto troverete le radici del metodo ACOM e il ritratto di un compianto uomo di scienza.

Un grazie personale a Lucia per la sua enorme disponibilità e, soprattutto, testimonianza di Amore per l’uomo che è stato suo compagno di vita e per il lavoro da lui svolto come professionista.

Buona lettura.

 

Ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere il dottor Montorsi una ventina di anni fa, possedeva due studi medici in Liguria dove svolgeva la libera professione odontoiatrica. Mi parlava spesso dei suoi pazienti i quali si rivolgevano a lui per problemi dentali… ma lui voleva sapere quali fossero i sintomi, voleva vedere il bacino, l’appoggio del piede, il cranio e solo come ultimo l’arcata dentale… Immaginate in Liguria, l’espressione delle persone, doversi spogliare dal “ dentista”, non era facile parlare dei problemi posturali che derivavano da un cranio non in equilibrio.

Abbiamo pensato che a questo punto la Liguria fosse un po’ stretta per noi. Decidemmo, i nostri figli non erano molto entusiasti, di chiudere i due studi e trasferirci a Ferrara. Perché Ferrara? Ferrara ci sembrava una città tranquilla per far crescere i nostri ragazzi, ma nello stesso tempo un punto abbastanza strategico per raggiungere Roma, Milano, Mantova, Foggia, Lecce, tutte città in giro per l’Italia dove, grazie alla conoscenza di professionisti come il professor Fabio Moro, il d.o. Philippe Caiazzo che hanno creduto nelle intuizioni del Dottor Montorsi, abbiamo cominciato a lavorare.

Un giorno a Foggia venne un ragazzo che visti i risultati ottenuti con il metodo Montorsi chiese brutalmente al dottore “ Dottore lei non è più molto giovane, i miei figli chi li seguirà?”

Mio marito era molto geloso di quello che negli ultimi anni stava scoprendo, il metodo francese “souletbesombes” con il quale aveva cominciato molti anni prima dava risultati importanti, ma non era completo, mancava qualcosa.

Ai congressi di Roma, dove partecipava raccontando del metodo, creava molta curiosità da parte soprattutto dei dentisti che volevano saperne di più. Loro vedevano le slaiders prima e dopo la cura e pensavano che fosse impossibile in così poco tempo ottenere quei risultati!!!

Nel frattempo Adriano creò un apparecchio funzionale, naturalmente sulla base di quello francese, ma con le caratteristiche Montorsi. Nacque così l’ACOM (armonizzatore cranio occlusale Montorsi) e decise di portare a conoscenza dei professionisti la sua invenzione. Quel ragazzo di Foggia aveva ragione, non potevamo tenere per noi tutta l’esperienza ottenuta!

Intanto la richiesta dei pazienti ad essere seguiti dal Dottor Montorsi era diventata veramente importante, decidemmo quindi di ritornare a vivere nella nostra amata Liguria, anche perché ormai gli spostamenti dovevano avvenire in aereo, avevamo viaggiato troppo sulle autostrade italiane e spostandoci insieme avevamo la responsabilità di tornare a casa dai nostri figli rischiando il meno possibile.

Adriano decise di organizzare dei corsi ai medici che volessero usare il metodo Montorsi Acom, voleva, attraverso il corso, spiegare come Lui utilizzava il metodo e dar loro tutte le informazioni necessarie per ottenere i risultati in poco tempo.

Era il periodo più interessante della sua vita, FINALMENTE MI SENTO UN MEDICO (mi diceva con orgoglio).

Dal giorno in cui ho conosciuto quello che poi è diventato mio marito, ho passato ogni singolo momento accanto a Lui seguendo ed ascoltando ogni sua idea ogni suo pensiero. I nostri percorsi in auto da Lecce a Ferrara da Roma a Foggia etc. etc. nel pieno della notte erano un continuo parlare di pazienti, pensare ai risultati ottenuti ma soprattutto vedere e cercare di capire perché altri pazienti non avessero raggiunto l’obiettivo. Parlavamo. Parlavamo ore per capire, scoprire cosa cambiare, come agire per quel determinato problema…

Quando ho conosciuto Adriano e mi parlava di connessione tra cranio chiusura della bocca ed equilibrio del bacino, del fatto che siamo un insieme ed ogni singolo elemento è unito agli altri non mi sembrarono argomenti stravaganti e questo anche per merito della mia insegnante delle magistrali, la Proff Cotta Pinuccia, che già allora mi spiegò che le ossa del cranio si muovevano e che eravamo fatti di un insieme.

Ho seguito con interesse ogni visita di Adriano, ho ascoltato e fatto tesoro di tutti i suoi insegnamenti.

Inaspettatamente la Sua malattia!!!

Ora che il Dottor Montorsi non c’è più, ho dovuto e voluto riflettere. Con l’aiuto dei suoi più validi collaboratori sento che non posso permettere che il metodo Acom Montorsi venga abbandonato o portato avanti in modo non corretto.

Molti genitori di bambini che utilizzano il metodo mi spingono a continuare, mio figlio Carlo che ha solo 12 anni, vuole assolutamente che il metodo di sua papà continui ad aiutare e ad evitare quei fastidiosissimi apparecchi meccanici che possono provocare interferenze negative.

Non posso dimenticare ogni qualvolta che si presentava un paziente e non parlo solo di bambini ma anche di adulti con sintomi e problematiche importanti, con quale semplicità lui vedeva e capiva il problema.

Il lavoro e la dedizione del dottor Montorsi non possono essere dimenticati. Lui ha lasciato a tutti i noi una grande eredità, Lui era “oltre”, la sua più grande ambizione era quella di portare a conoscenza il metodo oltre l’Italia.

Con l’aiuto dei medici che hanno seguito il corso Acom portiamo avanti i corsi, insegnando e spiegando come utilizzare il Metodo Acom.

Continuo a seguire, sempre con l’aiuto dei suoi più validi collaboratori, i vari studi in tante città d’Italia.

 

 

 

E’ passato un anno dalla sua scomparsa ed io penso che mi abbia lasciato UNA MISSIONE da portare avanti.

Far conoscere il metodo Acom…anche OLTRE OCEANO….

Lucia Rombi Montorsi

GLI EFFETTI OCCLUSALI E MASTICATORI SULLA CERVICALE

GLI EFFETTI OCCLUSALI E MASTICATORI SULLA CERVICALE

In più occasioni, e diversi articoli, è stato affrontato il tema della correlazione tra apparato stomatognatico e postura. In ognuna di queste si è cercato di dare una corrispondenza specifica tra elementi che, apparentemente, sembrassero tra loro sconnessi.
Nello specifico abbiamo visto come la LINGUA sia tra gli elementi più importanti nell’interazione con la postura, attraverso la sua interferenza con l’apparato stomatognatico stesso, vedi infatti ad esempio:

Oppure erano altri i fattori, legati per esempio all’utilizzo della bocca in età neonatale:

O, come più facilmente intuibile, a situazioni di specifiche malocclusioni:

 

La questione che oggi cercheremo di approfondire riguarda invece una tra le più classiche domande: COME PUO’ UNA SQUILIBRATA MASTICAZIONE INTERFERIRE SULLA POSTURA?

Soprattutto negli ultimi anni, la relazione tra occlusione e postura ha attirato notevole interesse e attenzione da parte degli odontoiatri. Nello specifico sono stati sviluppati diversi studi riguardo la relazione tra la curva cervicale e  la morfologia facciale (Solow and Tallgren, 1976, 1977; Houston, 1988; Huggare et al., 1991; Özbek and Köklü, 1993; Salonenet al., 1994). Molti di questi studi hanno evidenziato la relazione tra la morfologia dello scheletro facciale antero-posteriore e la curva della colonna cervicale.

“The characteristics of mandibular lateral displacement include lateral inclination of the occlusal plane and the differences between the right and left masticatory muscles.”

Gli autori specificano fin dall’inizio l’elemento portante del loro studio, specificando i casi poi da loro analizzati:

  • MODELLO A: soggetto standard, con piano occlusale e forza dei muscoli masticatori correttamente distribuito;
  • MODELLO B: soggetto con piano occlusale standard, ma con una forza maggiore dei muscoli masticatori sul lato sinistro;
  • MODELLO C: soggetto con piano occlusale inclinato in alto a destra e con forza dei muscoli masticatori pari;
  • MODELLO D: soggetto con piano occlusale inclinato in alto a destra e con forza dei muscoli masticatori maggiore a sinistra.

Immagine 5

 

I risultati dello studio hanno dimostrato che nel MODELLO A non sono stati registrati alcune alterazioni a livello cervicale.
Nel MODELLO B invece, avendo uno stress maggiore sul lato sinistro dei muscoli masticatori, è stato verificato un’alterazione delle tensioni a livello cervicale, con un maggior interessamento della parte destra (opposta al corrispettivo stress anteriore).
Nel MODELLO C lo studio ha dimostrato una caratteristica molto interessante. A livello di C3-C7 sono state registrate delle sollecitazioni elevate sul lato destro, con uno spostamento verso sinistra. Ma lo stress maggiore a livello cervicale è stato evidenziato a livello del processo trasverso di C1 sul lato sinistro (corrispondente allo stesso lato anteriore).

Il MODELO D, apparentemente il più stressato dal punto di vista stomatognatico, ha portato risultati molto particolari. Al contrario delle aspettative, ha riportato un quadro cervicale simile al MODELLO A. Non sono state registrate particolari tensioni asimmetriche sulla colonna cervicale, anche se una differenza si è verificata sempre a livello del processo trasverso di C1 sul lato destro (opposto allo squilibrio anteriore).

Immagine 6

 ” These results suggest that lateral inclination of the occlusal plane and imbalance between the right and left masticatory muscles antagonistically act on displacement of the cervical spine, i.e. the morphological and functional characteristics in patients with mandibular lateral displacement may play a compensatory role in posture control.”

Lo studio dimostra come effettivamente sia gli squilibri sul piano occlusale, sia l’utilizzo differente tra i muscoli masticatori, provochi delle interferenze DIRETTE sulla colonna cervicale, e di come, a sua volta, lo spostamento laterale mandibolare, possa svolgere un ruolo compensatorio nel controllo della postura.

Qui l’articolo completo degli autori Takahisa Shimazaki, Mitsuru Motoyoshi, Kohei Hosoi e Shinkichi Namura: The effect of occlusal alteration and masticatory imbalance

CICATRICI E POSTURA

by pconsapevoli
CICATRICI E POSTURA

Come oramai assodato nei precedenti articoli, non esiste un elemento del corpo che possa essere indipendente e scollegata dalle interferenze di altri elementi. Abbiamo visto come occhio, orecchio, bocca, piede possano essere condizionati e, sopratutto, condizionare la postura creando problematiche relative.

Nel nostro corpo ogni cellula produce sostanze che vanno a comunicare con altre cellule di altri sistemi, dando vita a una relazione biunivoca di interferenze e condizionamenti anche con organi distanti fra loro.
Questo aspetto è particolarmente importante anche per la pelle.
Infatti non solo è il nostro organo con la maggiore estensione, ma è una “cerniera” che collega tutto il nostro corpo.
Quindi in ottica posturale, cosa accade quando è presente una cicatrice?

Quando l’integrità della pelle viene alterata da un trauma, o quando il processo di guarigione è disturbato, questa potrebbe diventare fonte di sintomi a problemi non più legati alla sola pelle.

Essendo la pelle un organo con sofisticati collegamenti sia con il Sistema Nervoso Centrale che con il Sistema Nervoso Periferico, ha diverse funzioni oltre a quella di ricoprire per intero il corpo. E’ molto importante considerare anche le connessioni che le fasce sottocutanee hanno con la pelle.

Un problema cutaneo come un’importante cicatrice creano forti interferenze sia ai collegamenti che la pelle ha con il SNC e SNP (dando feedback errati) che, in particolare, con il tessuto connettivo sottostante. Questo è il principio cardine del rapporto tra le cicatrici e la postura, come ben illustrato nell’articolo DALLA MATRICE EXTRACELLULARE ALLA POSTURA un’interferenza con questo sistema può provocare condizionamenti anche lontani dalla cicatrice stessa.

Le cicatrici sono un elemento molto importante da tenere in considerazione, e in particolare da risolvere quando queste non si risolvono come dovrebbero. In questo articolo di Bruno Bordoni ed Emiliano Zanier viene illustrata l’importanza di questo elemento: Pelle, fasce e cicatrici_sintomi e connessioni sistemiche

L’APPROCCIO INTEGRATO AL PIEDE PIATTO IN POSTUROLOGIA

by pconsapevoli
L’APPROCCIO INTEGRATO AL PIEDE PIATTO IN POSTUROLOGIA

“Il piede piatto può essere inteso come il risultato di una sindrome pronatoria del piede, che a nostro avviso non può mai essere considerata una fatalità. Essendo il piede uno dei più importanti elementi del sistema tonico-posturale, esso deve essere visto in un’ottica cibernetica e giammai come un distretto corporeo avulso dalle restanti componenti del sistema.
La postura stessa deve essere concepita come un fenomeno complesso che va ben oltre la mera funzione antigravitaria: 

“Per postura possiamo intendere la posizione del corpo nello spazio e la relazione spaziale tra i segmenti scheletrici, il cui fine è il mantenimento dell’equilibrio (funzione antigravitaria), sia in condizioni statiche che dinamiche, cui concorrono fattori neurofisiologici, biomeccanici, psicoemotivi e relazionali, legati anche all’evoluzione della specie” (Scoppa, 2002). 
Come per le altre alterazioni morfo-posturali, in posturologia la sindrome pronatoria del piede può essere studiata attraverso tre modelli interpretativi: neurofisiologico, biomeccanico, psicosomatico (Scoppa, 2002).

Piede e postura sono due elementi imprescindibili. L’appoggio podalico può essere sia la causa di un problema posturale che una conseguenza, per questo viene spesso definito in piede adattivo e piede causativo.

Il primo tampona (o meglio, si adatta) uno squilibrio che viene dall’alto, mentre il secondo, piede causativo, è il responsabile dello squilibrio posturale.

Il piede causativo ha diverse origini:

  1. – congenito;
  2. – acquisito;
  3. – iatrogeno.

Il piede adattivo invece è definito anche tampone terminale ed è il collegamento tra gli squilibri e il suolo.
Il problema quindi proviene dall’alto  e si manifesta a questo livello (problema discendente). Questo è uno degli aspetti più importanti per chi si occupa di postura, ovvero il non correggere il difetto del piede (che è principalmente una adattamento), ma risalire all’origine della causa primaria. Questo è di solito sufficiente per la correzione del piede, almeno fino a quando il piede adattivo è definito reversibile. Studi hanno dimostrato che dopo un periodo di circa dieci – dodici mesi  le deformazioni adattive terminano col fissarsi e anche la correzione del piede diventa quindi inevitabile per la riprogrammazione del sistema tonico posturale.

Ma come è possibile lavorare con una mentalità posturale su una problematica intrinseca del piede?

Questo articolo del Professor Fabio Moro e del Professor Fabio Scoppa danno una visione non lineare della podologia applicata alla posturologia:

L’approccio integrato al piede piatto in posturologia