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METODO MÈZIÉRES

by pconsapevoli
METODO MÈZIÉRES

La forma perfetta è il tramite della funzione perfetta
Françoise Mèziéres

 

Il metodo Mèziéres nasce dall’omonima, e celeberrima, Françoise Mèziéres a metà del ‘900 da un famoso episodio che la illuminò:

“Un’osservazione ha sconvolto tutto quello che avevo imparato fino ad allora. Nel 1947 venne da me una signora che presentava un’enorme cifosi con una media iperlordosi. Un paio d’anni prima era stata messa da De Saze in un corsetto rigido (cuoio e ferro). Il corsetto aveva lavorato bene all’inizio, ma aveva poi creato diverse piaghe. Si era talmente aggravata da presentare periartrite scapolomerale che impediva la funzionalità di un arto superiore. Pensai, quindi, di avvicinare le mani al petto e spingere le spalle all’indietro (metodo classico), ma era troppo rigida”

Come la maggior parte di voi saprà, il metodo Mèziéres ha rivoluzionato il modo di osservare una persona e la sua patologia. Forse per la prima volta, è stata presa in considerazione una visione globale e non settoriale della problematica.
Ma su cosa si basa il concetto di questo metodo? E perché è importante nell’aspetto posturale?

Secondo Mèziéres l’eccesso di forza, o meglio, di rigidità, è caratteristica dei muscoli della colonna e, soprattutto, dei muscoli paravertebrali. L’equilibrio in piedi è assicurato dalla forza dei muscoli posteriore e dai loro ausiliari addominali, forza che si oppone all’azione della gravità, la quale agisce anteriormente all’asse vertebrale. Il carico eserciterebbe un’azione di tipo compressivo e la gravità favorirebbe una caduta in avanti del corpo.
Attraverso la visione di Mèziéres, la muscolatura spinale è la più forte e produce compensi, soprattutto nel senso della lordosi, a vari livelli. Inoltre non sarebbe la gravità, come affermato dai classici, bensì i muscoli del dorso con le loro rigidità e contratture a produrre compressione sulle vertebre (pezzo tratto dal libro Rieducazione delle scoliosi e delle lombalgie – Vincenzo Pirola, edi-ermes).

“La misi distesa, supina, e spinsi sulle spalle. Le spalle non si mossero, ma si creò un’iperlordosi lombare. Cercai di annullare l’iperlordosi appoggiando gli arti inferiori al bacino e si ebbe un’iperlordosi cervicale. Mentre ci viene insegnato che la muscolatura posteriore è più debole, in realtà è più rigida! Il lavoro, quindi era di allungare questi muscoli operando non sulla gibbosità, ma sulla lordosi e sull’insieme delle catene muscolari.”

Per catena muscolare s’intende un sistema di più muscoli mono -e poliarticolari embricati tra loro, per cui il movimento di uno, o più muscoli, influenza anche gli altri. Dalla nuca al sacro, dal sacro agli arti inferiori, sotto la pianta del piede e risalendo anteriormente fino al ginocchio, esiste un embricarsi di muscoli che costituiscono come un enorme e lungo complesso muscolare dotato di notevole tensione e scarsamente elastico a cui Mèziéres ha dato il nome di catena posteriore.
Questa catena lavora in modo globale cosicché, se a un determinato livello, per esempio cervicale, si ha un accorciamento per un’alterazione prodottasi nel tempo (ad esempio iperlordosi cervicale) oppure traumatica (ad esempio colpo di frusta), tale accorciamento trascina tutto il resto della catena.

Risulta impossibile potersi addentrare nello specifico in questa metodologia in così poche righe, ma è possibile poter riassumere le basi della stessa in tre punti essenziali (punti tratti dal libro Il manuale del mézièrista Vol I – Godelieve Denys-Struyf, ed. Marrapese – Roma):

  1. La tensione dei muscoli posteriori determina, al livello della colonna vertebrale, l’esagerazione delle curve sagittarie e delle scoliosi;
  2. La lordosi è sempre primaria, la cifosi e la scoliosi sono deformazioni secondarie;
  3. La lordosi, le rotazioni interne e il blocco diaframmatico in inspirazione sono riconducibili ad una sola realtà.

In conclusione, il metodo Mèziéres, studiato con il necessario approfondimento e applicato con la necessaria professionalità (e, soprattutto, dai professionisti adeguati), potrebbe dimostrarsi un importante passo qualitativo nel complesso panorama della ginnastica medica, e della posturologia.

COME INTERFERISCE L’APPARATO VESTIBOLARE SULLA POSTURA?

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COME INTERFERISCE L’APPARATO VESTIBOLARE SULLA POSTURA?

Il Sistema Tonico Posturale, come tutti gli altri Sistemi del nostro corpo, è complesso. Sarebbe forse meglio definirlo in un altro modo: non lineare. Il miglior esempio è stato dato dal Prof. Fabio Moro: “Provate a trovare l’origine di un cerchio!”

Quante possono essere le interferenze in questo Sistema? Forse è il caso di dire che l’aspetto più importante è di trovare il recettore posturale che crea la maggior interferenza. E per farlo servono due cose:

  • una conoscenza del principio della non linearità del Sistema Tonico Posturale;
  • un’ottima umiltà professionale, e nel miglior networking possibile per creare collaborazioni professionali intorno al paziente.

Entrando nello specifico dell’articolo di oggi, tratteremo dell’interferenza dell’Apparato Vestibolare e di come, attraverso una visione molto specifica, sia possibile lavorarci. Ma prima di addentrarci, facciamo un piccolo remind sul nostro attore principale, l’Apparato Vestibolare (grazie ad un’ottima descrizione del Dott. Giovanni Chetta, che potete trovare qui).

L’Apparato Vestibolare (vestibolo, labirinto) è situato in profondità nell’osso temporale (rocca petrosa), dietro l’orecchio interno. Il canale cocleare della chiocciola (coclea), infatti, è in collegamento con un rigonfiamento (2-3 mm) colmo di endolinfa, il sacculo. Al suo interno sono inoltre presenti dei microcristalli (otoliti, statoconi) che consentono ai recettori sensoriali (meccanocettori), posti nella parete del sacculo, di percepire l’accellerazione verticale (quella, ad esempio, che si prova salendo in ascensore). Esso è inoltre sensibile a suoni a bassa frequenza (sotto i 500 Hertz) e alto volume (superiori ai 100 decibel) che quindi stimolano il movimento.
Il sacculo è, a sua volta, in comunicazione con un’altra vescicola, l’utricolo (otricolo), che, tramite lo stesso meccanismo, fornisce informazioni sull’accellerazione orizzontale (quella subita su un auto o moto, ad esempio).
L’utricolo, inoltre, rappresenta lo sbocco comune dei tre canali semicircolari (ca. 1 cm di diametro e perpendicolari tra di loro, con all’interno endolinfa) del labirinto. I recettori sensoriali dei canali semicircolari percepiscono i movimenti rotatori di testa e corpo (accellerazioni angolari).

Questi sistemi, tutti insieme, forniscono al cervello informazioni sulla posizione della testa e del corpo nello spazio. In particolare, sembra che solo il sistema otolitico (sacculo e utricolo) partecipi alla regolazione posturale fine (influenzando il tono muscolare), mentre il sistema semicircolare intervenga esclusivamente nell’equilibrio dinamico.

 Quindi, in cosa consiste la terapia riabilitativa vestibolare ?

“La terapia riabilitativa vestibolare è una terapia funzionale e non è dunque in grado di interferire con gli agenti etiologici e coi meccanismi patogenetici. Il suo obiettivo è esclusivamente il ripristino delle funzioni alterate, ottenuto favorendo l’attività adattivo-compensatoria o inducendo l’abitudine allo stato patologico.”

Queste le parole del Dott. Leonardo Manzari, specialista otorinolaringoiatra. Il quale ha sempre spinto verso l’unica direzione possibile, la collaborazione tra le diverse figure professionali:

“Di fronte ad una difficoltà di adattamento è fondamentale che il vestibologo si dedichi alla ricerca delle cause (patologiche centrali, età, muscolo tensione da disfunzione rachidea e/o da disordine cranio mandibolare, psicologiche, etc.) Si dovrà dunque dedicare alla rimozione delle cause (così detta fase multidisciplinare) in accordo con altri specialisti (fisiatra, odontoiatria e/o gnatologo, psichiatra, oculista).”

Come per ogni altra situazione, la miglior cura è la prevenzione e tempestività di intervento. Per poterlo fare, però, bisogna avere gli strumenti giusti. E quali sono i test migliori per poter definire la priorità di interferenza dell’Apparato Vestibolare in caso di disturbi posturali?

Scoprilo leggendo l’articolo del Dott. Leonardo Manzari: PRINCIPI E PRASSI DELLA RIABILITAZIONE VESTIBOLARE

INTERAZIONI TRA APPARATO STOMATOGNATICO E STRUTTURA CRANICA

INTERAZIONI TRA APPARATO STOMATOGNATICO E STRUTTURA CRANICA

In questi anni abbiamo imparato a conoscere l’Apparato Stomatognatico sotto diversi punti di vista e, soprattutto, le diverse interazioni che ha con altri sistemi del nostro corpo. Osservando bene le diverse tematiche trattate nei precedenti articoli, si nota come l’Apparato Stomatognatico sia sempre stato l’elemento posto “più in alto” delle interazioni posturali. Ma se iniziassimo a considerare anche quello che c’è anche sopra?

Possono esistere interazioni tra cranio e Apparato Stomatognatico?

Per poter affrontare questo delicato tema, senza incorrere in errori, o perderci nel mare delle possibilità, ci siamo appoggiati alla sapiente visione, ed esperienza, del Dott. Giuseppe Stefanelli. Durante gli anni della sua lunga carriera ha sviluppato una metodologia a riguardo, chiamata OrtoCranioDonzia, la quale tratta specificatamente di possibili influenze tra questi due elementi:

“Non esistono malocclusioni senza un disequilibrio strutturale delle basi ossee in cui i denti sono inseriti, ergo risulta indispensabile procedere prima alla loro mobilizzazione e riequilibrio. Questo, associato ad un ripristino funzionale adeguato (respirazione, deglutizione, masticazione) è l’obiettivo primario”

Abbiamo visto come, nel recente articolo MAL DI TESTA E APPARATO STOMATOGNATICO, uno studio scientifico dimostri un riscontro più frequente di cefalee abituali e persistenti in pazienti portatori di problematiche anatomiche, e/o funzionali, a carico dell’Apparato Stomatognatico. Oppure in POSTURA E OCCLUSIONE come, quest’ultima, influenzi significativamente lo sviluppo nell’età evolutiva. È anche per queste ragioni che il Dott. Stefanelli commenta in questo modo:

“L’ortognatodonzia dovrebbe cambiare radicalmente, in primo luogo, i suoi riferimenti diagnostici e poi quelli terapeutici. La vecchia classificazione di Angle, i valori teleradiografici, dovrebbero lasciare il posto al concetto di schema cranico, di asimmetria fisiologica, di ripristino funzionale e di riorganizzazione neurologica.
Gli studi sulla neuroplasticità oggi dimostrano che, modificando l’occlusione arbitrariamente, si modifica strutturalmente e funzionalmente il cervello e la neurofisiologia.”

Entrando nello specifico, come si può intervenire per poter interessare le osse craniche attraverso l’ortognatodonzia? Come per ogni sistema, c’è una porta d’ingresso principale, e in questo caso è la mobilizzazione della premaxilla:

“[…] espandere la sutura inter-canina rilascia i molari, la premaxilla, quattordici ossa facciali e i patterns di Strain della Sinfisi sfeno-basilare. In medicina cinese la premaxilla e gli incisivi sono in connessione energetica con il meridiano del rene”

Ma perché ora il collegamento con la medicina cinese? Considerando il minor scetticismo che attornia questa cultura, sempre più professionisti sanitari fondono le due culture mediche (occidentale e orientale, ndr) al fine di aumentare la propria visione olistica sul corpo umano.

“Nella medicina cinese, il rene viene considerato come l’organo depositario dell’energia ancestrale. Se questa “energia renale” e il tessuto connettivo sono deboli, i limiti fisiologici vengono superati e il paziente potrebbe sviluppare una “nefroptosi”, vale a dire una discesa del rene che potrebbe oltrepassare l’altezza di due vertebre. Da qui un disequilibrio posturale globale. Inoltre, secondo le teorie dell’Agopuntura e della Medicina Funzionale, il circuito energetico Rene-Vescica è responsabile dello sviluppo del sistema scheletrico.”

Non sempre è semplice il confronto per chi studia il problema da un punto di vista differente, ma non per questo dev’essere messo in minor luce. Con questo articolo, scritto in collaborazione con il Dott. Stefanelli, si è voluto dare voce a un professionista che da anni si impegna quotidianamente, sia nella ricerca accademica che nello sviluppo professionale con un’unica visione:

“Per me la Ortognatodonzia è molto di più, è una vera “Scienza della salute” e come tale continuerò a professarla”

Qui per la lettura integrale delle risposte al Dott. Stefanelli: INTERAZIONI TRA APPARATO STOMATOGNATICO E STRUTTURA CRANICA

MAL DI TESTA E APPARATO STOMATOGNATICO

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MAL DI TESTA E APPARATO STOMATOGNATICO

I mal di testa sono sempre causati da problematiche diverse tra loro. Anche sulla stessa persona, a meno che non siano in atto patologie specifiche, le cefalee hanno quasi sempre un’origine differente. Quando, ad esempio, sono dovute a fattori di stress psico-fisici, oppure a problematiche legate alla cervicale, o a situazioni di disturbo visivo. Si potrebbe creare un elenco piuttosto imponente sulle possibili cause dei mal di testa.

Ma tra queste vogliamo oggi analizzarne una nello specifico, quella causata dai Disordini Cranio-Mandibolari (DCM, ndr.):

“Il riscontro sempre più frequente di cefalee abituali e persistenti in pazienti portatori di problematiche anatomiche e/o funzionali a carico dell’apparato Stomatognatico, spiega la necessità di includere le cefalee tensive scondarie tra le patologie odontoiatriche”

Leggere l’incipit dell’articolo del Dott. Andrea Gizdulich rende molto chiara la direzione che si vuole prendere: dare la giusta importanza a questo apparato, troppo spesso sottovalutato al di fuori di se stesso.
È doveroso approfondire (o ricordare) alcuni degli aspetti più caratteristici: la mandibola è un osso talmente particolare dall’essere unico che, per mezzo delle sue articolazioni, si lega alle ossa temporali, creando l’Articolazione Temporo-Mandibolare (ATM,ndr). Questa articolazione è piuttosto complessa, in quanto permette movimenti sui diversi piani dello spazio, assicurando movimenti sia di rotazione che di traslazione.
Troviamo inoltre una ricca muscolatura masticatoria, tra cui il muscolo che esprime la maggior potenza di tutto il nostro corpo, il Massetere. Questa muscolatura partecipa, in maniera obbligata, a tutte le posizioni o movimenti mandibolari. Ma la cosa più importante, è che esiste una forte cooperazione da parte di alcuni muscoli cervicali (come i muscoli Trapezi e Sternocleidomastoidei), che tra i loro compiti hanno quello di gestire il movimento della testa sul collo. Questo influisce sulla conseguente posizione del mascellare superiore, e non sarebbe del tutto errato considerarli quindi sinergici nei movimenti dell’apparato stomatognatico.

“Fra tutti i movimenti che la mandibola può compiere, merita un’attenta considerazione quello che provoca il massimo contatto possibile fra le due arcate dentali. La posizione di massima “intercuspidazione” dentale, definita “occlusione” è essenziale per la funzione masticatoria”

Come da definizione, ogni ciclo masticatorio inizia generalmente all’inizio di ogni atto di deglutizione. Una “piccola” curiosità risiede nel numero di volte che lo effettua nelle 24 ore, circa 2000. Ad ogni contatto fra le arcate dentali in massima intercuspidazione viene provocato un input propriocettivo che influisce sul tono muscolare.

“L’occlusione dentale è quindi implicata nella postura della testa per il coinvolgimento muscolare cervicale.
[…] Ogni qualvolta questo equilibrio non può realizzarsi per cause diverse, ma per lo più connesse alla situazione delle arcate dentali, si avrà un’occlusione “adattata” che deve essere considerata patologica”

Stiamo quindi mettendo in luce quello che è il “ponte” tra l’apparato stomatognatico e la cervicale. Per quale processo di compensi avviene un mal di testa per disfunzioni cranio-mandibolari?

“L’alterazione occlusale genera una condizione definita “Disordine Cranio-Mandibolare” che può essere caratterizzata da quadri clinici diversi. Il quadro clinico, nella maggioranza dei casi, è privo di sintomatologia ma ricco di invece di soli segni obiettivi che esprimono una condizione di precario equilibrio.
Quando, e se, questo equilibrio dovesse rompersi insorgono cefalee e cervicalgie tensive, espressione nel territorio della testa e del collo della Sindrome Dolorosa miofasciale”

Ricordiamo che non tutte le cefalee sono uguali, e ogni “categoria” di queste appartiene a origini differenti fra loro. Ma tra queste ne abbiamo una di causa occlusale e posturale. Attenti quindi, non solo a come utilizzate la lingua per la deglutizione, ma anche a come le arcate dentali interagiscono tra loro!

Qui l’articolo completo del Dott. Andrea Gizdulich: cefalee_tensive_disordini_cranio_mandibolari

PIEDI E BOCCA: PUO’ UN BITE INTERFERIRE CON LA PRESTAZIONE AGONISTICA?

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PIEDI E BOCCA: PUO’ UN BITE INTERFERIRE CON LA PRESTAZIONE AGONISTICA?

Non è la prima volta che affrontiamo la questione dell’interferenza dell’apparato stomatognatico con il sistema tonico posturale, ma può esserci interferenza con l’appoggio podalico? E l’utilizzo di bite specifici per atleti, potrebbe portare a dei cambiamenti sensibili sulla prestazione?

“Una corretta postura consente una migliore economia energetica e l’assenza di dolore anche in presenza di soggetti particolarmente “strutturati” (atleti) e, qualitativamente attivi, (motoriamente) in quanto atleti di alto livello agonistico”

Queste parole sono state scritte da ricercatori e presentate durante un Congresso Internazionale di Isokinetic, organizzazione che di prestazioni e recuperi sportivi se ne intende.
La loro domanda di partenza è molto semplice: può un bite per il controllo dei carichi e degli squilibri posturali interferire sull’appoggio podalico? E in che modo?

Hanno effettuato uno studio su atleti agonisti di sci alpino di alto livello, i quali presentavano problematiche relative ad alterazioni podo-posturali e conseguentemente alcuni, delle problematiche legate alla malocclusione. Questi ultimi hanno inoltre dichiarato affezioni quali: cervicalgie da tensioni retronucali, algie masticatorie, brachialgie dolori scapolo-omerali; in particolar modo nel periodo precedente alla prestazioni agonistiche.

“Lo scopo di questo lavoro è di individuare la reale funzionalità dei “bite” come modulazione del morso in comparazione con l’indagine baropodometrica che evidenzi eventuali modifiche di “atteggiamento” in carico del piede”

Quello che a noi interessa di più è cercare di capire come “biomeccanicamente” l’apparato stomatognatico possa interferire nel  relativo appoggio podalico. In diversi altre ricerche abbiamo letto come la bocca abbia un’importanza nel condizionamento del rachide cervicale, o del cingolo scapolo-omerale, ma la domanda rimane semplice: come la bocca arriva a influenzare i piedi?

“Il sistema stomatognatico partecipa attivamente al meccanismo della deambulazione, durante la quale i muscoli sternocleidomastoidei e trapezio producono alternativamente una trazione ritmica sulle ossa craniche.
I gruppi muscolari impegnati durante il movimento sono i flessori e gli estensori controlaterali della spalla e dell’anca, gli adduttori e gli abduttori controlaterali della spalla e dell’anca, lo psoas ed il grande pettorale controlaterali, il medio gluteo e gli addominali controlaterali.
Vi è quindi una stretta correlazione tra ATM e piede: quest’ultimo riveste in questo caso un compito molto delicato, cioè di modulatore delle attività discendenti.”

I risultati dello studio sono stati significativi in questi termini. Il 90% degli atleti presi in oggetto di esame, con l’uso di bite hanno modificato per intero il loro appoggio podalico, mantenendo una regolarità degli equilibri e delle oscillazioni, andando,  inoltre, a normalizzare le tensioni retronucali prima dichiarate, con il conseguente annullamento della sintomatologia dolorosa.
Ma il gesto atletico quali conseguenze ha subito?

“Si è anche avuto un riscontro nelle performance dell’atleta e nell’esecuzione nel gesto sportivo, con una armonizzazione del movimento ed una maggior precisione nell’attività tecnico-motoria”

Quindi sì, l’utilizzo del bite condiziona l’appoggio podalico. La vera differenza è se lo stimolo dato al corpo dell’atleta abbia poi una risultante positiva o negativa, bisogna essere consapevoli delle modifiche che si stanno apportando.

A presto!

Qui lo studio del Dott. Bracco P., Armandi M., Cerrato M., in collaborazione con l’Università degli Sudi di Torino, Scuola di Specializzazione in Ortognatodonzia; Reparto di Ortognatodonzia e Gnatologia-funzione masticatoria; SCDU di Odontostomatologiala-pedana-baropodomentrica-come-valutazione-strumentale-su-atleti-che-utilzzano-bite-per-il-controllo-dei-carichi-e-degli-squilibri-posturali

POSTURA E OCCLUSIONE – COME INTERVENGONO IN ETÀ EVOLUTIVA

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POSTURA E OCCLUSIONE – COME INTERVENGONO IN ETÀ EVOLUTIVA

OCCLUSIONE, POSTURA E DISMETRIE IN ETÀ EVOLUTIVA

In diverse occasioni e articoli abbiamo sottolineato quanto l’occlusione dentale sia un fattore di estrema importanza nel condizionamento della postura. In MALOCCLUSIONE E POSTURA si sottolinea quanto questi due elementi siano tra loro interconnessi, ma quali effetti si potrebbero ottenere in un corpo in via di sviluppo?

A questa domanda rispondiamo proponendo un articolo molto importante del Professore di Gnatologia, Dott. Ugo Capurso (che troverete disponibile alla fine dell’articolo, nrd):

L’occlusione dentale, posizione ripetibile e relativamente stabile ma nello stesso tempo in evoluzione dinamica nel corso della vita e facilmente modificabile iatrogenicamente, i mascellari nel loro insieme e l’atteggiamento posturale di capo e collo soprattutto, ma di conseguenza di tutto il complesso somatico, comportano dimostrabili interrelazioni.

Rimane piuttosto intuibile come, durante la fase di sviluppo, le anomali dell’apparato cranio-cervico-mandibolare vadano a interferire e a condizionare il resto del corpo. La principale differenza, e attenzione, in questo caso è legata all’età nella quale accadono. Un corpo in via di sviluppo è senz’altro più “sensibile” a condizionamenti che possono, nel tempo, cronicizzarsi.
Il Dott. Capurso specifica che, per quanto concerne l’equilibrio cranio-cervico-mandibolare, bisogni considerare specificatamente due fattori:

  • lo stato di pervietà delle prime vie aeree;
  • le relazioni posturali del capo e della colonna vertebrale.

Questi due elementi combinati possono creare condizionamenti profondi che, se non trattati accuratamente, potrebbero causare nel bambino disimetrie importanti. Un esempio è la classica ostruzione respiratoria di natura allergica o infiammatoria cronica. Questa condizione crea, inevitabilmente, una modifica della posizione di capo e collo per permettere  un maggior passaggio d’aria. Questa posizione, non naturale, atta a mantenere i più liberi possibili i condotti e orifizi per la respirazione, provoca nel medio-lungo periodo dei condizionamenti e cambiamenti morfologici.

[…] L’iperattività ed il susseguente accorciamento di questi muscoli possono mantenere nel tempo questa relazione anormale, con evidenti ripercussioni sull’apparato masticatorio dovute alle dislocazione mandibilare, sul cingolo scapolo-omerale e, via-via, su tutto l’apparato locomotore.

Non esistono però solo ed esclusivamente fattori discendenti che dall’Apparato Stomatognatico condizionino il resto del corpo e della postura, ma anche fattori ascendenti. Questi sono spesso individuati a livello della colonna che, per mezzo della sua disfunzione strutturale (ad esempio la scoliosi) vada a ripercuotersi sui segmenti soprastanti con meccanismi di adattamento, con l’unica finalità di mantenere la posizione ortostatica:

La disfunzione è ascendente come momento eziologico, ma il risultato si traduce comunque in un movimento in avanti e di lato del capo da compenso cervicale, aumento di tensione nei muscoli sopra e sotto ioidei, con modificazione della posizione dell’osso ioide, lingua e mandibola.

Il punto chiave, e conclusivo, di questo importante approccio e visione completa del corpo ce la suggerisce il nostro autore, con questo importantissimo pensiero e obiettivo:

Si ripropone pertanto l’esigenza, soprattutto nell’età evolutiva, della prevenzione e di approcci terapeutici multidisciplinari per un problema che è comunque ortopedico globale.

Amen.

Qui puoi scaricare l’articolo del Dott. Ugo Capurso: OCCLUSIONE, POSTURA E DISMETRIE IN ETA’ EVOLUTIVA

(Parte II) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

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(Parte II) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI  – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

Dopo il successo della precedente pubblicazione, vi proponiamo la seconda parte dell’intervista al Dott. Giuseppe Stefanelli.

Buona lettura

 

1. Nel suo ultimo libro introduce la craniodonzia, ce la illustri.

Il significato del termine Craniodonzia è molto semplice: essendo l’occlusione dentale il risultato adattativo dello schema cranico individuale, prima di allineare i denti è imperativo “allineare “ il cranio. Qualsiasi procedura di riabilitazione occlusale, sia essa ortodontica o protesica, non può non influenzare le 28 ossa che compongono il cranio umano. Non tener conto di questo e sostituire uno schema di adattamento con un altro, mediante trattamenti meccanicistici spesso motivati da indicazioni “estetiche” e soprattutto basati su fondamenti dogmatici obsoleti non può che avere come risultato un ulteriore adattamento a scapito di altri sistemi oppure, nell’ipotesi più favorevole per il paziente, una sacrosanta recidiva. Enlow sosteneva che “ la recidiva è la risposta ad una violazione anatomica e funzionale di uno stato di equilibrio anatomico e funzionale” Trattamenti standardizzati che violino tale equilibrio, obbligano l’organismo a reagire attivando sistemi di compenso auto difensivi che in buona parte dipendono dai limiti di adattabilità del tessuto connettivo. Il complesso osso alveolare-parodonto-dente rappresenta la ” sub-unità di adattamento” attraverso il quale il sistema stomatognatico cerca di realizzare il rapporto di massima intercuspidazione qualunque sia il rapporto delle basi ossee, attraverso la funzione neuro-muscolare. Le ossa di derivazione embrionale membranosa funzionano da membrane per tutta la vita. La porzione squamosa delle ossa occipitali e temporali, i parietali e il frontale hanno origine membranosa. La dura madre che circonda il cervello fornisce estensioni di tessuto connettivo che passano attraverso le suture per formare lo strato periostale esterno, che circonda le ossa craniche. Nello schema totale della struttura corporea le suture fungono come punto di congiunzione tra le ossa craniche, ma servono fondamentalmente come giunture di espansione-congiunzione per facilitare cambiamenti di tensioni meningee, fasciali e muscolari, nei ritmi respiratori e cardiaci e nelle variazioni sia nella pressione sanguigna, sia in quella del liquido cerebro-spinale. La mobilità delle suture è solo uno delle componenti del Meccanismo Respiratorio Primario definito dall’osteopatia.Il concetto che deve essere subito chiaro è che è impensabile applicare una qualsiasi trazione di spostamento dentale o comunque modificare uno schema occlusale senza modificare tale meccanismo in senso negativo o positivo . Emerge dunque la necessità di un cambiamento radicale dell’approccio diagnostico e terapeutico alle problematiche occlusali rivedendo criticamente i dogmi passati e presenti dell’ortodonzia e della gnatologia ortodossa.

 

2. Forte stress, utilizzo scorretto di farmaci o addirittura abuso, alimentazione poco consapevole, che influenze hanno sull’apparato stomatognatico e la funzionalità delle ossa craniche?

Il cranio e il sistema stomatognatico sono tra le principali vittime dello stress di qualunque origine esso sia (fisico, chimico, psichico). E’ ormai appurato ad esempio, il ruolo di sistema di gestione dello stress di fenomeni parafunzionali come il bruxismo e il serramento. Ho descritto ampiamente questo argomento in un articolo pubblicato, e che potete vedere al seguente link http://osstefanelli.com/facciamo-il-punto-sul-bruxismo/. Sintetizzando il paziente serratore e/o bruxista è in una condizione di stress energetico neurovegetativo e utilizza il sistema stomatognatico come un vero e proprio sistema di sopravvivenza. Sotto stress i muscoli masticatori, in funzione delle loro inserzioni craniche, letteralmente “armano e tengono insieme” testa e faccia. Il Massetere è il muscolo “trigger” che inizia il circuito muscolare reattivo preposto a tal fine. La sua inserzione zigomatica porta il temporale in rotazione esterna. Il Temporale con la sua inserzione sfenoidale assiste la flessione della SSB e la rotazione esterna dell’osso omonimo; con l’inserzione parietale agisce sulla Sutura Sagittale. In associazione con il Buccinatore, gli elevatori bloccano la mandibola al cranio dall’esterno. I muscoli Pterigoidei collegano sfenoide e mandibola, mettendo in relazione diretta la SSB e l’ATM. Agiscono dall’interno trazionando in flessione l’ala dello sfenoide sulla quale si inseriscono. Ciò determina tensione delle membrane durali e l’attivazione dello schema di flessione-espansione del Sistema cranio-sacrale. Recentemente è stato individuato un quinto muscolo della masticazione, il M. Sfenomandibolare ( Hack et al., University of Maryland Dental School ) quale fascio muscolare autonomo lungo circa 3-4 cm e largo 2 cm., con un’inserzione sfenoidale a livello posteriore dell’orbita, ed una mandibolare internamente all’apofisi coronoide. Il muscolo Trapezio, essendo inserito sulla linea nucale dell’occipite, assiste il movimento di flessione sfeno-basilare, mentre lo Sterno-cleido-mastoideo per il suo vettore di trazione sulla mastoide, porta il temporale in rotazione interna. Inoltre,“Stress centers” localizzati tra le unità motorie del rachide cervicale, attivati da ogni iperattività improvvisa, aumentano tensione nel sistema muscolo-fasciale con la funzione primaria di stabilizzare la testa sul collo, e in sequenza, tutto il rachide fino al coccige. Nei soggetti che hanno memorizzato esperienze traumatiche, si mette in atto una strategia posturale di difesa, molto più costosa e disarmonica di quella che il movimento richiederebbe. Le modificazioni angolari che si rendono necessarie per compiere un movimento avvengono in regime di co-contrazione e non in regime di innervazione reciproca. Meccanismi nervosi anticipatori predispongono l’atteggiamento posturale adeguato che può essere temporaneo o persistere per peridi molto lunghi del giorno e della notte. L’adattamento prima e il mantenimento delle strategie di difesa necessitano di un adeguato supporto del Sistema Nervoso Neurovegetativo. Si tratta di attività riflesse che sono attive con diversa intensità 24 ore su 24. In questo modo i Sistemi Anticipatori impegnano TUTTO l’organismo in una sorta di allenamento alla sopravvivenza senza soluzione di continuità. In definitiva, l’atteggiamento posturale è la prigione nella quale i sistemi anticipatori ci chiudono per proteggerci.

3. La sua assidua attività di formazione è ben conosciuta; come sta cambiando il mondo della posturologia?

Quando ho iniziato io, circa 30 anni fa, eravamo molto pochi ad occuparsi di postura in Italia. Oggi sicuramente l’argomento è molto diffuso anche se non ancora come dovrebbe, ma anche parecchio confuso. Le scuole sono diverse, propongono tests valutativi clinici specifici, spesso troppo empirici, per non dire “sciamanici”. Chi al contrario, si affida quasi esclusivamente alla diagnosi strumentale attraverso l’utilizzo di pedane stabilometriche, elettrognatografia ed elettromiografia, spesso non avendo un background clinico sufficiente per interpretarne i dati. L’obbiettivo è quello di dare un significato “scientifico” alla postura. Purtroppo il metodo scientifico cosiddetto Evidence Based cerca risposte lineari ad un sistema che non è affatto lineare ma “ circolare” basato su un meccanismo a feedback difficilmente prevedibile. La postura è come la nostra impronta digitale, assolutamente individuale e soggetta a molte variabili. Come tale necessita di un approccio multidisciplinare, bisogna assolutamente evitare di fare i “tuttologi” perché perdiamo di credibilità. L’ideale sarebbe che se ne occupasse l’università e per fortuna oggi esistono diversi corsi di perfezionamento in svariate sedi italiane, io stesso insegno all’Università di Genova gnatologia e postura, ma credo che dovremmo sforzarci tutti di uniformare l’insegnamento a parametri riproducibili, stante comunque le difficoltà prima esposte. In altre parole, se vogliamo fare qualcosa di utile con la Postura dovremmo andare oltre i problemi irrisolvibili ed affidarci a principi comprensibili e processi attuabili. Tutti concordiamo sulla necessità di tener presente la complessità dei problemi ma noi ci occupiamo di Salute e non è nostro compito fare oroscopi!

4. Un saluto e un consiglio ai nostri lettori

Nel salutare e ringraziare i lettori che hanno impiegato parte del loro tempo a leggere questa intervista concludo dicendo che un’approccio “sistemico” necessita sicuramente di uno sforzo interpretativo non indifferente in quanto per qualunque medico e per l’odontoiatra in particolare, pensare in maniera sistemica significa uscire dal proprio orticello, rispolverare concetti dimenticati e scoprirne di nuovi. Ci vuole coraggio perché il farlo può portare a mettere in discussione o addirittura a modificare radicalmente il nostro lavoro. E’ un percorso duro, impegnativo e probabilmente frustrante ma allo stesso tempo, ne sono certo, vi affascinerà come è successo a me e ai molti colleghi che in questi anni lo hanno affrontato.

 

 

(Parte I) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

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(Parte I) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI  – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

Non è un segreto che l’integrazione tra le varie discipline mediche e la visione integrata del sistema posturale siano il concetto attorno al quale ruota il progetto di questo blog.

Il nostro ospite ha reso concreto questo concetto con pubblicazioni, convegni e una costante opera di formazione.

Come avete potuto leggere dal titolo abbiamo raggiunto il Dottor Giuseppe Stefanelli  ( http://osstefanelli.com/ ).

Le risposte che ci ha fornito racchiudono la vera essenza della concezione integrata del  “sistema uomo”.      

 

 

 1-Quale concetto sta alla base dell’odontoiatria sistemica?

Il concetto che il sistema stomatognatico sia meccanicamente e funzionalmente connesso a distretti corporei lontani fra di loro è affascinante e inquietante allo stesso tempo per il neofita che vi si accosta. Molti colleghi, pur nella convinzione di operare nel giusto senso, preferiscono affidarsi alle “ certezze” di predecessori illustri che affrontare “l’imponderabilità del nuovo”. Pur rispettando le scelte personali di ognuno, non possiamo fare a meno di riconoscere che l’odontoiatria e la medicina in generale, di cui siamo figli, non sono scienze esatte; di conseguenza tali “ certezze “ sono spesso contestate, revisionate o dimenticate. Ce ne si rende conto  ripercorrendo, ad esempio, la storia della gnatologia il cui costrutto teorico, a partire da Baunel (padre della Teoria dell’occlusione bilanciata), passando da Mc Collum e dai suoi allievi Stallard e Stuart, da Gysi ed Hanau per arrivare al Guichet, ha spesso subito violenti scossoni. Si ricorderà certamente come il periodo del  “culto dell’ATM”, caratterizzato dal fiorire di articolatori, assiografi e pantografi alla ricerca della posizione e del tragitto condilare, venne poi sconfessato dalla “ Teoria muscolare” ( Guichet) secondo la quale la situazione occlusale non agisce mai direttamente sulle ATM ma lo fa attraverso la muscolatura. Appurato che sono i muscoli stomatognatici che portano la mandibola in relazione centrica, restava comunque, e resta ancora oggi, da stabilire come riprodurre e trasferire tale posizione, visto la notevole variabilità individuale della stessa. Ma a chi dobbiamo credere se della  famigerata “ relazione centrica “esistono almeno dieci diverse interpretazioni ( Farrar, Gelb, Dawson, Martignoni, etc. etc,): recentemente si sostiene che l’asse cerniera non s’identifichi più con l’asse bicondilare ma con un piano passante a livello delle spine di Spix, vero centro rotazionale della mandibola ( il povero Campion si rigirerà nella tomba scoprendo di averci fatto sbagliare tutto per più di cento anni! ). Le teorie vanno contestualizzate all’evoluzione. Il fenotipo umano di oggi è strutturalmente e funzionalmente diverso da quello di appena un secolo fa. Lo stesso sviluppo del cervello, sempre più orientato verso l’intellettualizzazione ,  privilegia la funzione del pool neuronale delle aree pre-frontali della neo-corteccia nei riguardi di quelle istintuali occipitali, modificando di conseguenza anche la morfologia cranica. L’affinamento e la preponderanza del linguaggio quale mezzo comunicativo ha poi introdotto un parametro di asimmetria (legato alla predominanza morfo-funzionale dell’emisfero cerebrale sinistro ) delle strutture corporee che non è mai stato preso in considerazione. La “ normalità “ può anche essere condizionata da rappresentazioni e pregiudizi estetici o addirittura razziali. Non dimentichiamoci che in campo ortodontico, Tweed abiurò la filosofia del suo maestro Angle e propose la terapia estrattiva per ridurre la tendenza prognatica della razza bianca americana, in un periodo in cui il colore nero non era molto di moda. Nacque così la scuola ortodontica ” meccanicista”, le cui tecniche terapeutiche erano, e sono, sostanzialmente finalizzate al raggiungimento di un obiettivo “estetico”, che ebbe facile sopravvento nei riguardi di una “scuola funzionalista” considerata troppo empirica e quindi povera di risultati attendibili. Nel nome del concetto estetico, che come quello di norma ideale mantiene comunque un carattere di relatività, si distalizzano molari, si estraggono denti, si sezionano e/o si innestano mascellari e mandibole e poi, ovviamente, si blocca tutto attraverso splintaggi e contenzioni a vita per evitare l’immancabile “recidiva”. Senza voler scadere nella retorica, la verità palese è che l’eccesso di tecnicismo e la frammentazione settoriale della medicina ci ha fatto perdere di vista “ l’individuo” nel suo insieme, oltre ad atrofizzare le nostre capacità di giudizio e di diagnosi semeiotica clinica. L’approccio al sistema stomatognatico in visione sistemica ci offre la possibilità di riscoprire le nostre conoscenze cliniche, non di stravolgerle ma di affinarle attraverso nuove interpretazioni ed acquisizioni . Risulterà così evidente che l’occlusione e la sua patologia entrano a far parte di un quadro sindromico generale, di cui spesso la malocclusione rappresenta la manifestazione più evidente ma non necessariamente la più importante.

2.     Cosa l’ha spinta verso questa visione?

Fu l’incontro con il grande Harold Gelb che venne in Italia nel 1984 a tenere un corso al quale partecipai a stravolgermi per primo la professione e la vita. L’anno successivo mi iscrivevo ai corsi dell’Accademia di Kinesiologia Applicata (AIKA) e dopo 3 anni, una volta conseguito il Master divenni insegnante prima e vice-presidente poi in seno alla stessa fino al 1998, anno in cui l’accademia purtroppo chiuse i battenti perché ritenuta “scomoda” ai poteri della medicina e dell’odontoiatria dell’epoca. Una menzione particolare merita poi Jean Pierre Meersseman mio grande amico e maestro con il quale collaboro ancora oggi. Da allora lo studio della chiropratica, osteopatia, agopuntura, omeopatia e medicina funzionale e altre discipline “olistiche” mi ha spalancato un mondo nuovo, ha cambiato radicalmente il mio modo di lavorare e soprattutto mi ha permesso di centrare diagnosi e terapia sul paziente anziché sulla patologia. Secondo la visione sistemica le proprietà essenziali di un sistema vivente sono proprietà del tutto, che nessuna delle parti possiede. Esse nascono dalle interazioni e dalle relazioni fra le parti. In altre parole, anche se possiamo distinguere parti singole in ogni sistema, queste non sono isolate e la natura del tutto è sempre differente dalla mera somma delle sue parti. Inoltre, come ha dimostrato in maniera lampante la fisica quantistica, non esistono affatto delle parti ma solo reti di relazioni inserite all’interno di reti più grandi. A livello subatomico gli oggetti materiali della fisica classica si dissolvono in schemi ondulatori di probabilità che si possono comprendere solo come correlazioni fra processi distinti di osservazione e di misurazione.

3.     Oltre alla normale diffusione tramite l’editoria e i media, quali sono le ragioni della diffusione della visione sistemica e multidisciplinare della medicina?

A mio parere le ragioni della diffusione della visione sistemica e di medicine cosidette “complementari” risiedono proprio nel fallimento della medicina ortodossa eccessivamente tecnicizzata, disumanizzata e, lasciatemi dire, asservita alle case farmaceutiche. Oggi si prescrivono esami strumentali, radiologici (TAC, RMN, etc.) di laboratorio anche per i più banali quesiti diagnostici. La cosiddetta “prevenzione secondaria” basata per l’appunto su queste indagini diagnostiche, fa più vittime della malattia stessa. La medicina ha aumentato la durata della vita ma non la sua qualità. Alcune malattie sono scomparse, salvo ripresentarsi sporadicamente ( vedi TBC e Ebola) ma ne sono comparse di nuove. AIDS a parte mi riferisco in particolare alle malattie neurodegenerative come Parkinson, Alzhaimer, SLA, etc. Consiglio caldamente la lettura del libro “Nemesi medica” di Ivan Illich, è illuminante.

 

Fine prima parte.

L’INFLUENZA OCULOMOTORE NEL CONTROLLO POSTURALE

L’INFLUENZA OCULOMOTORE NEL CONTROLLO POSTURALE

“Il controllo posturale è un tipo di controllo che stabilizza il corpo nello spazio, integrando input sensoriali (visivi, vestibolari e propriocettivi) circa la posizione del corpo, con lo scopo di coordinare l’azione dei muscoli e mantenere il centro del corpo in corretto allineamento in piedi o in movimento”

Con questo incipit gli autori dello studio definiscono il controllo posturale, ovvero: un insieme di informazioni (di origine interna ed esterna) rielaborate al fine di mantenere  il corpo in costante equilibrio.  Questo è anche il principio per il quale, un sistema “disequilibrato”, può interferire su tutto il Sistema Tonico Posturale.
Abbiamo già visto come diversi di questi sistemi possano influenzarsi a vicenda, creando adattamenti e compensi che portano il corpo a situazioni patologiche.

Ma come possono gli occhi interferire con il controllo posturale?

Prendendo in riferimento lo studio effettuato dagli autori, l’obiettivo è stato di verificare l’interferenza oculomotore con il controllo posturale in bambini affetti da dislessia. Quindi, il primo punto è quello di verificare la corrispondenza tra il problema della dislessia con il deficit oculomotore:

“Dyslexia is a neurobiological disorder characterized by : “a specific and significant impairment in the development of reading skills that is not solely accounted for by mental age, visual acuity problems, or inadequate schooling.” […] Our driven hypothesis, was that, children with dyslexia would show poor postural control during the dual-task condition when the hard cognitive task was being accomplished in particular in the fixation, pursuits and the anti-saccades tasks.”

In sostanza, le ipotesi su cui basano il loro studio, sono legate al fatto che i bambini con dislessia, hanno un peggiore controllo posturale causato dalla loro particolare difficoltà durante la combinazione del lavoro cognitivo insieme allo stimolo oculomotore.
Continuano:

“Indeed these oculomotor tasks need to focus attention more than the simple pro-saccade task, given the larger cortical and sub cortical circuits that are activated.”

Durante l’esecuzione dello studio è stato verificato che, la qualità della fissazione e della performance anti-saccade, nei bambini dislessici è particolarmente peggiore rispetto ai due gruppi di controllo di bambini non dislessici.
Lo stesso risultato si ottiene nel confronto del controllo posturale: i bambini con dislessia hanno evidenziato una maggiore instabilità rispetto ai gruppi di controllo.

Gli autori hanno inoltre evidenziato che, eseguendo su tutti i gruppi di studio (bambini con dislessia e bambini normali, ndr), l’esecuzione di saccadi, si sono ridotti significativamente tutti i valori posturali rispetto alle fissazioni e movimenti oculari.

Il deficit oculomotore registrato nei bambini con dislessia suggerisce quindi un deficit nell’attenzione visiva, e la loro instabilità posturale registrata è in linea con la compromissione  cerebellare riportata nei bambini dislessici.

“Finally, pro- or anti-saccades reduce postural values compared to fixation and pursuit tasks in all groups of children tested, suggesting a different influence of visual tasks on postural control according to their attentional demand.”

Il sistema visivo si conferma uno dei più importanti elementi, in grado di influenzare il delicato equilibrio del controllo posturale. Purtroppo, è anche il sistema a cui viene meno prestata attenzione. Occhio!

Qui l’articolo di Maria Pia Bucci, Damien Mélithe, Layla Ajrezo, Emmanuel Bui-Quoc e Christophe-Loic Gérard: The influence of oculomotor tasks on postural control in dyslexic children

INTERVISTA AL DOTT. LUCA GIANNELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

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INTERVISTA AL DOTT. LUCA GIANNELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

Gli occhi sono lo specchio dell’anima; sono un raffinatissimo mezzo di comunicazione non verbale e, come sappiamo bene, sono un “timone” del nostro assetto posturale.

Purtroppo la valutazione del recettore oculare come informatore posturale non è ancora divenuta routine durante le normali valutazioni visive affrontate in modo tradizionale dagli Ottici-Optometristi, Ortottisti, Oculisti.

Per illuminarci su questo argomento centrale della posturologia abbiamo quindi raggiunto il dottor Luca Giannelli.

Parleremo di integrazione multidisciplinare, sport di alto livello e delle influenze delle nuove abitudini sul sistema visivo e quello posturale.

Un’intervista che racchiude l’essenza dell’essere consapevoli.

1 – Nonostante l’enorme importanza, la figura dello specialista visivo posturo – consapevole e le influenze del sistema visivo sul sistema posturale, sono ancora poco conosciute.
A suo avviso perché l’esame visuo-posturale non è stato ancora inserito nel protocollo delle visite specialistiche ordinarie?

Negli ultimi decenni si è arrivati nella specializzazione delle specializzazioni, questo, se da un lato ha consentito approfondire le conoscenze settoriali, dall’altro ha fatto perdere di vista l’individuo nella sua globalità. Non sono ancora conosciute su larga scala le interferenze fra i diversi apparati e gli specialisti consapevoli dell’importanza del lavoro in equipe, trovano ancora difficoltà a coordinarsi e a diffondere queste nuove conoscenze.

Il lavoro d’equipe interdisciplinare ha invece messo in evidenza la stretta relazione tra i principali sistemi di afferenza recettoriale e regolamentazione posturale dove la disfunzione di un sistema è in grado di alterare gli altri distretti i quali, in modo assolutamente automatico, cercheranno di adattarsi al nuovo pattern neuro-posturale. Necessaria è ora una formazione su base multidisciplinare e un network che possa far incontrare i diversi specialisti posturo-consapevoli per aprire nuove collaborazioni tra persone che parlano il medesimo linguaggio.

2 – Il ruolo del recettore visivo all’interno del sistema posturale viene erroneamente limitato alla funzionalità dei muscoli che governano il movimento oculare. Quanto invece è estesa la sua influenza?

Il sistema visivo svolge una funzione di stabilizzazione del sistema posturale e permette il normale sviluppo e posizionamento del corpo rispetto all’ambiente che ci circonda. In altre parole gli occhi sono la nostra guida posturale.

Il sistema visivo ha una doppia afferenza per il sistema nervoso centrale: una componente esocettiva, la retina, e una componente propriocettiva, i muscoli extraoculari. Dalla retina riceviamo informazioni sul dove siamo posizionati rispetto all’ambiente che ci circonda e a che distanza siamo dall’oggetto di interesse.

I muscoli estrinseci dell’occhio sono tra gli organi che hanno la più alta densità di fusi neuromuscolari per fibra e informano il Sistema Tonico Posturale sulla posizione degli occhi rispetto ai vari distretti corporei, in primis la testa. Sono in grado di stabilire la loro posizione rispetto alle informazioni che arrivano dai recettori siti per esempio nel collo, nel vestibolo, nell’apparato stomatognatico, nel tronco e nei piedi.

Oggi abbiamo dei test di semplice applicazione in grado di valutare in pochi minuti, ma in modo significativo, entrambe le componenti afferenziali dell’occhio. L’influenza del sistema visivo sull’assetto posturale dovrebbe quindi essere valutata almeno nelle sue due componenti principali. Allo scopo di avere un linguaggio e un metodo condivisi con l’equipe multidisciplinare con cui collaboro da 15 anni, abbiamo standardizzato i test in modo da avere una uniformità di valutazione indipendentemente dallo specialista che li esegue. Altro aspetto importante della standardizzazione, sono la ripetibilità e la possibilità di confronto dei risultati tra specialisti nel tempo o dopo trattamento. Dato che i tempi di visita sono sempre stretti, i test del protocollo visuo-posturale devono durare meno di 5 minuti in modo da essere fattibili e garantire una qualità valutativa utile ad una corretta diagnosi differenziale per determinare se e in che modalità il sistema visuo-posturale è disturbatore del sistema tonico posturale. I test e loro spiegazione sono consultabili alla pagina www.visionepostura.it

3 – L’utilizzo compulsivo degli smartphone e di altri dispositivi mobili, soprattutto da parte dei più giovani, che influenze può avere sul sistema posturale?

Prima dell’avvento dei mezzi tecnologici si era soliti dire: “Mi immergo nella lettura”, ora si può dire che i ragazzi si immergono nello smartphone. I dati epidemiologici del 2014 sono eclatanti: gli adolescenti hanno un uso medio di cellulari e tablet di circa 3-4 ore quotidiane.

Mentre nella lettura di un libro sono io che determino il livello di attenzione e i tempi ossia posso concedermi pause di riflessione, nel videogioco o il principio con cui sono realizzate le pagine web e i social network, sono incalzanti e non consentono la minima interruzione o calo attentivo. Ciò porta ad assumere posizioni sempre più rigide perché tesi nella competizione del gioco o nell’esplorare attivamente il mondo web. Se questo stimola la capacità di attenzione e di velocità di riflessi, inibisce la creatività.

Tutto questo provoca da un punto di vista visuo-posturale, l’assunzione di posizioni statiche, ravvicinate, contratte, quindi non ergonomiche, e tende a mantenere fissi i sistemi di puntamento e di qualità visiva come la convergenza e la messa a fuoco che sono fisiologicamente dinamiche. Se non si ha un sistema visivo e posturale efficiente, intervengono adattamenti sempre meno ergonomici con ripercussioni su tutto il corpo che già oggi quotidianamente possiamo vedere nei nostri ambulatori. Stiamo diventando sempre più statici a scapito di una più sana attività di movimento.

4 – Quali sono le cause più comuni dalle quali può nascere un deficit delle mobilità oculare?

Data la molteplicità delle cause da cui può nascere un deficit, è pressoché impossibile stabilire una scala o graduatoria.
Durante i corsi di formazione specifici sull’esame visuo-posturale si approfondiscono quelle legate all’apparato stomatognatico, al rachide cervicale, a quello podalico e viscerale, ma ve ne sono molte altre che passano anche per le intolleranze alimentari e disbiosi intestinali, nonché gli stressori emozionali.

Riprendendo la domanda di prima, il fatto che l’individuo si dedichi sempre più ad attività statiche, riduce lo stimolo alle funzioni dinamiche come la velocità di passaggio di messa a fuoco e di vergenza a diverse distanze, la coordinazione occhio-mano, ecc.
Il sistema visivo è una funzione primariamente anticipatoria quindi preparatoria del movimento ossia quello che viene chiamato in fisiologia sistema feed-forward, per cui ogni disfunzione a suo carico, si ripercuote inevitabilmente sulla bontà e prassia del gesto motorio con reclutamento di più catene muscolari e con aumento del tono del sistema.
Ecco perché in presenza di un deficit della mobilità oculare, la valutazione posturale deve prevedere una valutazione della funzione visiva nelle sue componenti: esocettoriale e propriocettiva.

5 – L’utilizzo del magnete è spesso discusso, lei cosa ne pensa di questo supporto per la correzione?

Chi propone il magnete o altri sistemi da posizionare a lato dell’occhio in corrispondenza alla proiezione esterna del percorso del muscolo retto laterale, argomenta l’utilizzo per la presenza di una ipoconvergenza oculare indotta da ipertono del muscolo retto laterale. Non vi sono però ancora ricerche che ne dimostrino elettromiograficamente la vera presenza di un ipertono del muscolo retto laterale.

Per semplicità assumiamo che l’ipotesi sia vera ossia ci sia ipertono del muscolo retto laterale. In questo caso tutti i soggetti che presentano ipoconvergenza oculare debbono avere una exoforia sia da lontano sia da vicino e maggiore nell’occhio ipoconvergente. Ciò deve avvenire perché interrompendo la fusione binoculare con mezzi dissociatori in grado di mostrare l’eteroforia, l’occhio con ipertono del retto laterale deve deviare verso l’esterno (in posizione exoforica); quindi: ipertono retto laterale = exoforia per lontano e per vicino.

La letteratura internazionale oftalmologica mostra invece che l’ipoconvergenza oculare coesiste sia con l’exoforia, sia con l’ortoforia e con l’esoforia. Personalmente, per scrivere il libro: “L’esame visivo Efficace”, ho valutato più di 12000 casi e posso confermare che l’ipoconvergenza oculare si presenza in associazione con le tre direzioni eteroforiche, dove l’exoforia rimane la più rappresentata.
La coesistenza delle tre direzioni eteroforiche fa clinicamente decadere la presenza di ipertono del retto laterale come unica causa del deficit di convergenza oculare. A rinforzo, da un punto di vista neuro-fisiologico non esiste il nucleo della convergenza, bensì un complesso sistema di connessioni neuronali che unisce la corteccia, il talamo, i nuclei della base e varie stazioni del tronco encefalico.
Piuttosto che definire un ipertono del retto laterale appare più corretto definire l’ipoconvergenza oculare come espressione di disorganizzazione del sistema delle vergenze. L’ipoconvergenza è quindi non la causa ma l’effetto motorio di tale disorganizzazione per cui la riabilitazione va mirata alla causa agendo, sia sui distretti che ne provocano l’alterazione, sia agendo sulla componente centrale e questo mi orienta sulle metodologie di rieducazione visiva piuttosto che di mezzi che agiscono su un singolo muscolo.

Il loro uso mostra invece maggiore utilità durante la valutazione diagnostica, non tanto per valutare le variazioni in meglio, peggio, uguale al re-test della convergenza oculare che è un test locale, bensì associate ai test di riflessi neuro-visivi che sono sistemici, in grado quindi di valutare come la funzione visiva si integra con tutto il sistema tonico-posturale (STP).

In conclusione, quando utilizzo i sistemi come il magnete, infrarossi ecc, li uso per diagnosi e non per trattamento. Personalmente noto in certi casi delle variazioni migliorative, a volte neutre e peggiorative sull’effetto dell’ipoconvergenza oculare per cui è indubbio che portino delle nuove informazioni al STP, ma non mi sento, né sono ancora in grado di dare una connotazione valutativa valida all’uso di questi mezzi.

6 – Gli esercizi di rieducazione visiva compreso l’oculomotricità possono essere coadiuvati da esercizi di propriocezione generale?

Sì, assolutamente. Rientra nel quadro dell’approccio multidisciplinare ai deficit visuo-posturali la rieducazione della propriocezione generale, ovvero mirata ai sistemi che più perturbano o sono perturbati dalla funzione visiva. Lo stesso sistema visivo ha una componente propriocettiva afferenziale per il sistema nervoso centrale di fondamentale importanza: i muscoli extraoculari. Questi muscoli sono associati con la catena neuro-muscolare Postero Anteriore di cui principe è il muscolo diaframma e che dal quale passano tutte le catene. Ecco ancora una volta la neurofisiologia ci sostiene nel lavoro multidisciplinare che, a mio avviso, è il miglior approccio integrato per il benessere dell’Utente.

7 – Lo sport agonistico ha forse sdoganato l’esercizio oculomotorio. Che contributo può ancora dare lo specialista della visione posturo-consapevole allo sport di alto livello ?

Lo sport agonistico sta dando enfasi sull’importanza del recettore visivo come guida del movimento, sia perché è legato ai media che divulgano informazione, sia perché si è visto che l’allenamento motorio senza un’analisi e un corretto allenamento visuo-percettivo-motorio rimane incompleto nel portare un atleta ai vertici della propria carriera.
Interagiamo con l’ambiente e tocchiamo per esempio il pallone o la palla da tennis al momento giusto perché è la funzione visiva che ci dice dove e quando farlo.

Il contributo dello specialista della visione posturo – consapevole è quello di analizzare la funzione visiva all’interno del sistema posturale e di organizzare uno specifico allenamento mirato a cosa si vuole migliorare. Per esempio ridurre i tempi di risposta motoria ad una stimolazione visiva ossia prima capisco dove sta la palla e più ho tempo di coordinarmi al meglio per colpirla nel momento esatto e con il miglior schema neuro-motorio. Le altre discipline agiranno in sinergia precisando l’armonia e la prassia del movimento in funzione di un input visivo che rimane elettivo rispetto agli altri sensi recettoriali soprattutto quando si tratta di colpire un oggetto come una palla.

Personalmente collaboro con un equipe con un programma estremamente efficace nel potenziare le abilità percettivo motorie e la resistenza dell’atleta alla fatica visiva che altera la precisione del movimento. Anche in questo caso il lavoro è sempre in coordinazione d’equipe multidisciplinare dove i diversi specialisti si confrontano mettendo la propria esperienza al servizio della collettività.

8 – Nella sua pratica ha mai riscontrato un collegamento tra problematiche oculomotorie e DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) o A.D.H.D. (Sindrome da deficit di attenzione e iperattività)?

La domanda è interessante e si deve evitare di semplificare la risposta riducendo il contributo della visione ad una insufficienza di convergenza, la cui presenza è comunque da indagare.

Considerando i soli soggetti negativi sul piano patologico che sono la larga maggioranza di quelli affetti, si tratta di due sindromi differenti. In entrambe il soggetto non riesce a stare nei tempi di un apprendimento normale ma è solo nella seconda che l’iperattività gioca un ruolo fondamentale e condizionante il disturbo. L’iperattività di per sé è un fenomeno di eziologia complessa con ampie componenti psicomotorie ed in particolare relazionali, ed è lì che andrebbe ricercata l’origine del problema che solo poche volte è di origine francamente visiva. Pur non essendovi alcuna patologia oculare, l’interferenza visiva può però essere importante e addirittura critica in quanto la visione è la fondamentale organizzatrice del comportamento e delle funzioni mentali.

In alcuni casi la funzione visiva si presenta grossolanamente disfunzionante e tale da pregiudicare la concentrazione. Nella stragrande maggioranza dei soggetti DSA e A.D.H.D., invece, la funzione visiva appare relativamente normale e solo con particolari test si evidenzia il problema che accomuna queste disabilità, ovvero che le competenze posturo motorie e quelle linguistico mentali non sono integrate con le abilità visive. Dopo i tre anni di età e sempre più in età successive, la visione diviene la principale funzione che modula le competenze viso motorie e psicomentali implicate nei processi di apprendimento. Un deficit di integrazione rende questi processi assai difficili e con una riabilitazione d’equipe si possono ottenere buoni risultati.

Un saluto e un consiglio per i nostri lettori

Quando ti lasci aprire al mondo multidisciplinare o lo ami o fai di tutto per ignorarlo. Amare è portare passione dentro di sé e verso chi ci sta vicini, prova ne è che tra specialisti con consapevolezza posturale ci cerchiamo, continuamente!
Per quanto riguarda ciò di cui mi occupo, approfondire la componente visuo-posturale e di come fare un esame visuo-posturale è una passione che ti travolge e che integra le proprie conoscenze, qualunque sia il campo di appartenenza professionale.

Infine, ma non meno importante, un grazie allo staff di posturoconsapevoli per abbracciare e sostenere con energie e qualità scientifica la formazione multidisciplinare.