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ADRIANO MONTORSI, IL NOSTRO TRIBUTO

by pconsapevoli
ADRIANO MONTORSI, IL NOSTRO TRIBUTO

L’innovazione é la linfa vitale della ricerca; il tramite che porterà tutti ad una conoscenza più alta e completa, che modificherà la coscienza comune e che eleverà gli standard ad un altro livello.

Quasi due anni fa ci ha lasciati il Dott. Adriano Montorsi, medico chirurgo.

La sua visione integrata e globale e la sua ricerca sul metodo “Soulet-Besombes” hanno fornito elementi nuovi e le fondamenta per la divulgazione di un metodo più consapevole.

Quella che segue é la testimonianza, esclusiva per posturoconsapevoli.org, della moglie del Dott. Montorsi, Lucia Rombi Montorsi.

Nel suo racconto troverete le radici del metodo ACOM e il ritratto di un compianto uomo di scienza.

Un grazie personale a Lucia per la sua enorme disponibilità e, soprattutto, testimonianza di Amore per l’uomo che è stato suo compagno di vita e per il lavoro da lui svolto come professionista.

Buona lettura.

 

Ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere il dottor Montorsi una ventina di anni fa, possedeva due studi medici in Liguria dove svolgeva la libera professione odontoiatrica. Mi parlava spesso dei suoi pazienti i quali si rivolgevano a lui per problemi dentali… ma lui voleva sapere quali fossero i sintomi, voleva vedere il bacino, l’appoggio del piede, il cranio e solo come ultimo l’arcata dentale… Immaginate in Liguria, l’espressione delle persone, doversi spogliare dal “ dentista”, non era facile parlare dei problemi posturali che derivavano da un cranio non in equilibrio.

Abbiamo pensato che a questo punto la Liguria fosse un po’ stretta per noi. Decidemmo, i nostri figli non erano molto entusiasti, di chiudere i due studi e trasferirci a Ferrara. Perché Ferrara? Ferrara ci sembrava una città tranquilla per far crescere i nostri ragazzi, ma nello stesso tempo un punto abbastanza strategico per raggiungere Roma, Milano, Mantova, Foggia, Lecce, tutte città in giro per l’Italia dove, grazie alla conoscenza di professionisti come il professor Fabio Moro, il d.o. Philippe Caiazzo che hanno creduto nelle intuizioni del Dottor Montorsi, abbiamo cominciato a lavorare.

Un giorno a Foggia venne un ragazzo che visti i risultati ottenuti con il metodo Montorsi chiese brutalmente al dottore “ Dottore lei non è più molto giovane, i miei figli chi li seguirà?”

Mio marito era molto geloso di quello che negli ultimi anni stava scoprendo, il metodo francese “souletbesombes” con il quale aveva cominciato molti anni prima dava risultati importanti, ma non era completo, mancava qualcosa.

Ai congressi di Roma, dove partecipava raccontando del metodo, creava molta curiosità da parte soprattutto dei dentisti che volevano saperne di più. Loro vedevano le slaiders prima e dopo la cura e pensavano che fosse impossibile in così poco tempo ottenere quei risultati!!!

Nel frattempo Adriano creò un apparecchio funzionale, naturalmente sulla base di quello francese, ma con le caratteristiche Montorsi. Nacque così l’ACOM (armonizzatore cranio occlusale Montorsi) e decise di portare a conoscenza dei professionisti la sua invenzione. Quel ragazzo di Foggia aveva ragione, non potevamo tenere per noi tutta l’esperienza ottenuta!

Intanto la richiesta dei pazienti ad essere seguiti dal Dottor Montorsi era diventata veramente importante, decidemmo quindi di ritornare a vivere nella nostra amata Liguria, anche perché ormai gli spostamenti dovevano avvenire in aereo, avevamo viaggiato troppo sulle autostrade italiane e spostandoci insieme avevamo la responsabilità di tornare a casa dai nostri figli rischiando il meno possibile.

Adriano decise di organizzare dei corsi ai medici che volessero usare il metodo Montorsi Acom, voleva, attraverso il corso, spiegare come Lui utilizzava il metodo e dar loro tutte le informazioni necessarie per ottenere i risultati in poco tempo.

Era il periodo più interessante della sua vita, FINALMENTE MI SENTO UN MEDICO (mi diceva con orgoglio).

Dal giorno in cui ho conosciuto quello che poi è diventato mio marito, ho passato ogni singolo momento accanto a Lui seguendo ed ascoltando ogni sua idea ogni suo pensiero. I nostri percorsi in auto da Lecce a Ferrara da Roma a Foggia etc. etc. nel pieno della notte erano un continuo parlare di pazienti, pensare ai risultati ottenuti ma soprattutto vedere e cercare di capire perché altri pazienti non avessero raggiunto l’obiettivo. Parlavamo. Parlavamo ore per capire, scoprire cosa cambiare, come agire per quel determinato problema…

Quando ho conosciuto Adriano e mi parlava di connessione tra cranio chiusura della bocca ed equilibrio del bacino, del fatto che siamo un insieme ed ogni singolo elemento è unito agli altri non mi sembrarono argomenti stravaganti e questo anche per merito della mia insegnante delle magistrali, la Proff Cotta Pinuccia, che già allora mi spiegò che le ossa del cranio si muovevano e che eravamo fatti di un insieme.

Ho seguito con interesse ogni visita di Adriano, ho ascoltato e fatto tesoro di tutti i suoi insegnamenti.

Inaspettatamente la Sua malattia!!!

Ora che il Dottor Montorsi non c’è più, ho dovuto e voluto riflettere. Con l’aiuto dei suoi più validi collaboratori sento che non posso permettere che il metodo Acom Montorsi venga abbandonato o portato avanti in modo non corretto.

Molti genitori di bambini che utilizzano il metodo mi spingono a continuare, mio figlio Carlo che ha solo 12 anni, vuole assolutamente che il metodo di sua papà continui ad aiutare e ad evitare quei fastidiosissimi apparecchi meccanici che possono provocare interferenze negative.

Non posso dimenticare ogni qualvolta che si presentava un paziente e non parlo solo di bambini ma anche di adulti con sintomi e problematiche importanti, con quale semplicità lui vedeva e capiva il problema.

Il lavoro e la dedizione del dottor Montorsi non possono essere dimenticati. Lui ha lasciato a tutti i noi una grande eredità, Lui era “oltre”, la sua più grande ambizione era quella di portare a conoscenza il metodo oltre l’Italia.

Con l’aiuto dei medici che hanno seguito il corso Acom portiamo avanti i corsi, insegnando e spiegando come utilizzare il Metodo Acom.

Continuo a seguire, sempre con l’aiuto dei suoi più validi collaboratori, i vari studi in tante città d’Italia.

 

 

 

E’ passato un anno dalla sua scomparsa ed io penso che mi abbia lasciato UNA MISSIONE da portare avanti.

Far conoscere il metodo Acom…anche OLTRE OCEANO….

Lucia Rombi Montorsi

GLI EFFETTI OCCLUSALI E MASTICATORI SULLA CERVICALE

GLI EFFETTI OCCLUSALI E MASTICATORI SULLA CERVICALE

In più occasioni, e diversi articoli, è stato affrontato il tema della correlazione tra apparato stomatognatico e postura. In ognuna di queste si è cercato di dare una corrispondenza specifica tra elementi che, apparentemente, sembrassero tra loro sconnessi.
Nello specifico abbiamo visto come la LINGUA sia tra gli elementi più importanti nell’interazione con la postura, attraverso la sua interferenza con l’apparato stomatognatico stesso, vedi infatti ad esempio:

Oppure erano altri i fattori, legati per esempio all’utilizzo della bocca in età neonatale:

O, come più facilmente intuibile, a situazioni di specifiche malocclusioni:

 

La questione che oggi cercheremo di approfondire riguarda invece una tra le più classiche domande: COME PUO’ UNA SQUILIBRATA MASTICAZIONE INTERFERIRE SULLA POSTURA?

Soprattutto negli ultimi anni, la relazione tra occlusione e postura ha attirato notevole interesse e attenzione da parte degli odontoiatri. Nello specifico sono stati sviluppati diversi studi riguardo la relazione tra la curva cervicale e  la morfologia facciale (Solow and Tallgren, 1976, 1977; Houston, 1988; Huggare et al., 1991; Özbek and Köklü, 1993; Salonenet al., 1994). Molti di questi studi hanno evidenziato la relazione tra la morfologia dello scheletro facciale antero-posteriore e la curva della colonna cervicale.

“The characteristics of mandibular lateral displacement include lateral inclination of the occlusal plane and the differences between the right and left masticatory muscles.”

Gli autori specificano fin dall’inizio l’elemento portante del loro studio, specificando i casi poi da loro analizzati:

  • MODELLO A: soggetto standard, con piano occlusale e forza dei muscoli masticatori correttamente distribuito;
  • MODELLO B: soggetto con piano occlusale standard, ma con una forza maggiore dei muscoli masticatori sul lato sinistro;
  • MODELLO C: soggetto con piano occlusale inclinato in alto a destra e con forza dei muscoli masticatori pari;
  • MODELLO D: soggetto con piano occlusale inclinato in alto a destra e con forza dei muscoli masticatori maggiore a sinistra.

Immagine 5

 

I risultati dello studio hanno dimostrato che nel MODELLO A non sono stati registrati alcune alterazioni a livello cervicale.
Nel MODELLO B invece, avendo uno stress maggiore sul lato sinistro dei muscoli masticatori, è stato verificato un’alterazione delle tensioni a livello cervicale, con un maggior interessamento della parte destra (opposta al corrispettivo stress anteriore).
Nel MODELLO C lo studio ha dimostrato una caratteristica molto interessante. A livello di C3-C7 sono state registrate delle sollecitazioni elevate sul lato destro, con uno spostamento verso sinistra. Ma lo stress maggiore a livello cervicale è stato evidenziato a livello del processo trasverso di C1 sul lato sinistro (corrispondente allo stesso lato anteriore).

Il MODELO D, apparentemente il più stressato dal punto di vista stomatognatico, ha portato risultati molto particolari. Al contrario delle aspettative, ha riportato un quadro cervicale simile al MODELLO A. Non sono state registrate particolari tensioni asimmetriche sulla colonna cervicale, anche se una differenza si è verificata sempre a livello del processo trasverso di C1 sul lato destro (opposto allo squilibrio anteriore).

Immagine 6

 ” These results suggest that lateral inclination of the occlusal plane and imbalance between the right and left masticatory muscles antagonistically act on displacement of the cervical spine, i.e. the morphological and functional characteristics in patients with mandibular lateral displacement may play a compensatory role in posture control.”

Lo studio dimostra come effettivamente sia gli squilibri sul piano occlusale, sia l’utilizzo differente tra i muscoli masticatori, provochi delle interferenze DIRETTE sulla colonna cervicale, e di come, a sua volta, lo spostamento laterale mandibolare, possa svolgere un ruolo compensatorio nel controllo della postura.

Qui l’articolo completo degli autori Takahisa Shimazaki, Mitsuru Motoyoshi, Kohei Hosoi e Shinkichi Namura: The effect of occlusal alteration and masticatory imbalance

CICATRICI E POSTURA

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CICATRICI E POSTURA

Come oramai assodato nei precedenti articoli, non esiste un elemento del corpo che possa essere indipendente e scollegata dalle interferenze di altri elementi. Abbiamo visto come occhio, orecchio, bocca, piede possano essere condizionati e, sopratutto, condizionare la postura creando problematiche relative.

Nel nostro corpo ogni cellula produce sostanze che vanno a comunicare con altre cellule di altri sistemi, dando vita a una relazione biunivoca di interferenze e condizionamenti anche con organi distanti fra loro.
Questo aspetto è particolarmente importante anche per la pelle.
Infatti non solo è il nostro organo con la maggiore estensione, ma è una “cerniera” che collega tutto il nostro corpo.
Quindi in ottica posturale, cosa accade quando è presente una cicatrice?

Quando l’integrità della pelle viene alterata da un trauma, o quando il processo di guarigione è disturbato, questa potrebbe diventare fonte di sintomi a problemi non più legati alla sola pelle.

Essendo la pelle un organo con sofisticati collegamenti sia con il Sistema Nervoso Centrale che con il Sistema Nervoso Periferico, ha diverse funzioni oltre a quella di ricoprire per intero il corpo. E’ molto importante considerare anche le connessioni che le fasce sottocutanee hanno con la pelle.

Un problema cutaneo come un’importante cicatrice creano forti interferenze sia ai collegamenti che la pelle ha con il SNC e SNP (dando feedback errati) che, in particolare, con il tessuto connettivo sottostante. Questo è il principio cardine del rapporto tra le cicatrici e la postura, come ben illustrato nell’articolo DALLA MATRICE EXTRACELLULARE ALLA POSTURA un’interferenza con questo sistema può provocare condizionamenti anche lontani dalla cicatrice stessa.

Le cicatrici sono un elemento molto importante da tenere in considerazione, e in particolare da risolvere quando queste non si risolvono come dovrebbero. In questo articolo di Bruno Bordoni ed Emiliano Zanier viene illustrata l’importanza di questo elemento: Pelle, fasce e cicatrici_sintomi e connessioni sistemiche

L’APPROCCIO INTEGRATO AL PIEDE PIATTO IN POSTUROLOGIA

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L’APPROCCIO INTEGRATO AL PIEDE PIATTO IN POSTUROLOGIA

“Il piede piatto può essere inteso come il risultato di una sindrome pronatoria del piede, che a nostro avviso non può mai essere considerata una fatalità. Essendo il piede uno dei più importanti elementi del sistema tonico-posturale, esso deve essere visto in un’ottica cibernetica e giammai come un distretto corporeo avulso dalle restanti componenti del sistema.
La postura stessa deve essere concepita come un fenomeno complesso che va ben oltre la mera funzione antigravitaria: 

“Per postura possiamo intendere la posizione del corpo nello spazio e la relazione spaziale tra i segmenti scheletrici, il cui fine è il mantenimento dell’equilibrio (funzione antigravitaria), sia in condizioni statiche che dinamiche, cui concorrono fattori neurofisiologici, biomeccanici, psicoemotivi e relazionali, legati anche all’evoluzione della specie” (Scoppa, 2002). 
Come per le altre alterazioni morfo-posturali, in posturologia la sindrome pronatoria del piede può essere studiata attraverso tre modelli interpretativi: neurofisiologico, biomeccanico, psicosomatico (Scoppa, 2002).

Piede e postura sono due elementi imprescindibili. L’appoggio podalico può essere sia la causa di un problema posturale che una conseguenza, per questo viene spesso definito in piede adattivo e piede causativo.

Il primo tampona (o meglio, si adatta) uno squilibrio che viene dall’alto, mentre il secondo, piede causativo, è il responsabile dello squilibrio posturale.

Il piede causativo ha diverse origini:

  1. – congenito;
  2. – acquisito;
  3. – iatrogeno.

Il piede adattivo invece è definito anche tampone terminale ed è il collegamento tra gli squilibri e il suolo.
Il problema quindi proviene dall’alto  e si manifesta a questo livello (problema discendente). Questo è uno degli aspetti più importanti per chi si occupa di postura, ovvero il non correggere il difetto del piede (che è principalmente una adattamento), ma risalire all’origine della causa primaria. Questo è di solito sufficiente per la correzione del piede, almeno fino a quando il piede adattivo è definito reversibile. Studi hanno dimostrato che dopo un periodo di circa dieci – dodici mesi  le deformazioni adattive terminano col fissarsi e anche la correzione del piede diventa quindi inevitabile per la riprogrammazione del sistema tonico posturale.

Ma come è possibile lavorare con una mentalità posturale su una problematica intrinseca del piede?

Questo articolo del Professor Fabio Moro e del Professor Fabio Scoppa danno una visione non lineare della podologia applicata alla posturologia:

L’approccio integrato al piede piatto in posturologia

INTERVISTA AL DOTT. FABIO MORO – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

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INTERVISTA AL DOTT. FABIO MORO – Le interviste di Posturoconsapevoli.org
Dopo un 2014 pieno di soddisfazioni, riprendiamo il consueto appuntamento con le interviste di Posturoconsapevoli.org.
Il nostro primo ospite di quest’anno è il dottor Fabio Moro.
Podologo ligure noto per la sua visione non lineare del sistema posturale (ampiamente descritta nel libro “Podologia non lineare” edito da Marrapese).
Nell’intervista verrà trattato proprio questo aspetto  e i percorsi formativi che hanno portato a questa consapevolezza il nostro ospite.
Vi ricordiamo che ogni intervista pubblicata vi viene proposta integralmente senza alcun taglio o modifica, in linea con la direzione editoriale del blog. E’ nostro impegno divulgare ogni informazione nelle modalità più limpide possibili.
Dopo questo preambolo dovuto, vi auguriamo buona lettura.
1.Dottor Moro come ha sviluppato la sua visione del sistema umano, cioè quella di un sistema non lineare?

 

Nulla caro collega, non ho sviluppato proprio nulla … Ho solo scelto, selezionato tra i modelli fisici quelli che ritenevo più adatti a rappresentare il vivente, a spiegarne il funzionamento.
Poincarè, all’alba del secolo scorso, teorizzava sistemi ove “piccole modifiche nelle condizioni iniziali generano grandi fenomeni nelle condizioni finali”… Questa estrema sensibilità alle condizioni iniziali apriva la strada ai moderni concetti di “caos deterministico” e di “complessità”.
Baron e le sue sperimentazioni sui muscoli oculomotori  (1955) confermavano che i sistemi biologici appartengono a questa classe di sistemi dinamici non lineari … Al  vero “padre” della posturologia, Bernard Baron, siamo debitori della prima esperienza di fisiologia caotica.
Successivamente, negli anni 70, Il Dr. Bourdiol (“Pied e statique”) ha evidenziato come, a livello tonico posturale, “un minimo rilievo in una suoletta, è più efficace di uno spesso cuneo tradizionale”.
Il “restauro in armonia” della postura, attraverso stimolazione plantare, si realizza con spessori inferiori a 2mm!
Quindi, vede?.. Da podologo raffinato, autenticamente raffinato, non ho sviluppato nulla … se non le mie connessioni neurali.
Non soffro di ansia cartesiana, questo sì che è un merito!.. Prediligo il pensiero complesso anche se privo di statuto epistemologico… Difficile spiegare la complessità… Se fosse comprensibile non sarebbe complessa!.. Sempre meglio del meccanicismo, tuttavia, con orologi e automi di De Vaucanson quali tentativi di rappresentare il vivente …  La vita non è assimilabile all’orologio, più adeguata è la nuvola … Come la nuvola di punti, i tanti istanti T forniti dalla registrazione stabilometrica … Non predicibile, né caotica, ma … Ai margini del Caos!
Per quanto mi riguarda prediligo “intrecciare” (“intrecciato” trad. latina di  “complexus”) il sistema piede ad un sistema più ampio, quello della postura e dell’equilibrio … Una scelta giusta?.. Mah!.. Chissà?!. É sempre l’osservatore a decidere i confini e lo sfondo del sistema che sta osservando… Sono osservatore anch’io, perbacco! So che, tra non molto, io e il mio sistema avremo cambiato connotazione. Ciò avverrà per quell’ineluttabile circuito ermeneutico che si instaura tra osservatore e sistema osservato. Eh sì!.. Più si studia un sistema più si incrementa la plasticità delle connessioni cerebrali, trasformando la struttura attraverso la quale conosci … Con il tempo, tu modifichi il sistema e il sistema modifica te!..  Ça va sans dire!..
Esistono l’osservatore e il sistema, oppure, paradossalmente, l’osservatore è il sistema?!.  Su questo bisognerebbe riflettere!
 2.Quali studi hanno portato allo sviluppo del suo metodo di lavoro?
Sono ipermetrope e vedo meglio da lontano, colgo l’insieme, ma fatico nella lettura … Mi tocca selezionare le cosette giuste … Risparmiandomi le corbellerie … Davvero tante!!!
Scelgo tra testi di biologia, cibernetica di second’ordine, filosofia della scienza…
Mi interessano gli studi che reintegrano l’osservatore nelle proprie descrizioni evidenziando come “il fenomeno della conoscenza non può essere concepito come se esistessero fatti od oggetti esterni a noi che uno prende e si mette in testa. L’esperienza di qualcosa là fuori è convalidata in modo particolare dalla struttura umana che rende possibile la cosa che emerge dalla descrizione”.
 3.Questa visione globale come viene accolta dai suoi colleghi podologi
Il suddetto “virgolettato” (Maturana) chiarisce come ognuno si crei mondi personali in base alla propria struttura cognitiva. Non possiamo vedere tutti le stesse cose: alcuni scorgono un piede inserito nella globalità del sistema posturale, altri in un sistema che arriva fino all’anca, per altri … Il piede  termina alla tibio-tarsica! Tutti hanno ragione, coerentemente con la propria struttura.
Vent’anni fa, quando parlavo di “piede e postura”, i colleghi mi guardavano con sospetto, ironia … Oggi mi fissano con occhioni di bimbo in cerca di adozione e a volte ricevo l’applauso! Temo un poco per il futuro … Non amo essere baciato!
4.Che peso dà alle valutazioni strumentali quali baropodometria e stabilometria?
Mi chiedo cosa possa ribadire un sistema eteronomo (pedana e computer) funzionante nella logica della corrispondenza in merito ad un sistema umano-autonomo  che funziona nella logica della coerenza.
Un sistema auto-organizzativo stabilisce da sé le proprie leggi e le proprie specificità. Nel computer, dati, risultati e programma (che fornisce le regole di trasformazione del sistema) sono determinati dall’uomo che l’ha progettato.
Confido nella clinica, non nell’ossessione di voler misurare tutto : “non tutto quello che conta si può contare e non tutto quello che si può contare conta” (Albert Einstein).
La scienza del ventesimo secolo ci insegna che non è possibile comprendere i sistemi per mezzo dell’analisi. Nell’approccio sistemico, le proprietà delle parti possono essere comprese solo studiando l’organizzazione del tutto. Il pensiero sistemico è «contestuale», “prospettivista”, non analitico.
Il riduzionista vuole misurare ogni cosa e si comporta come quell’ubriaco che, di notte, cerca per terra, sotto un lampione acceso, la chiave di casa cadutagli.
Un passante gli chiede dove ha perso la chiave e questi risponde “laggiù”, indicando un posto lontano, al buio.
Il passante gli chiede perplesso: “Allora perché la cerchi qui, se l’hai persa là?” e l’ubriaco: “Perché qui c’è la luce e riesco a vedere, là è buio e non vedo niente!”
La storiella rende giustizia al concetto.
5.Una sua opinione su quelle metodologie terapeutiche che prevedono la correzione di tutti i recettori principali nello stesso momento, senza la ricerca di una disfunzione primaria.
Disfunzione primaria?! Non ho idea di cosa stia parlando! Giustifico il dubbio elencando i 7 principi della complessità con i quali dovremmo cominciare a familiarizzare:
  1. auto-organizzazione
  2. Orlo del caos
  3. Principio ologrammatico
  4. Impossibilità di previsione
  5. Potere delle connessioni
  6. Causalità circolare
  7. Apprendimento try&learn
Il 6° principio suggerisce che nei sistemi complessi, come quello “tonico posturale”, la causalità è circolare … Inseguire una “disfunzione primaria” è come ostinarsi a  determinare, in modo arbitrario, l’inizio di un cerchio! Al vacillante intelletto dello Zombie contemporaneo sembra inconcepibile che un effetto retroagente faccia effetto sulla causa e, senza cessare di essere effetto, divenga causale sulla causa …  Al pensiero Zombie, per compiere questo “giretto concettuale”, devono capitare un sacco di cose e di molto crudeli!.. Colpa dell’antiaristotelico Galileo e di tutta la scienza aderente al suo modo di vedere: “Causa è quella, la quale posta, segue l’effetto; e rimossa, si rimuove l’effetto”. Purtroppo tale accezione di causa, barbaramente “castrata”, è stata elevata a criterio universale di giudizio scientifico. Oggi ci rendiamo conto che ciò corrisponde semplicemente ad una particolare categoria della causa, ossia quella deterministica. Comprendiamo che Aristotele si trovava molto più vicino alla complessità del vivente di quanto non fosse Galileo.
Lo Stagirita distingueva esplicitamente, accanto alla causa efficiente (di natura deterministica e “ritardata”), anche una causa finale (di natura teleologica e “anticipata”), considerandole entrambe complementari oltre che corrispondenti, all’altra dualità complementare causa materiale/causa formale.
Quando parliamo di isomorfismi (dal greco uguali – forme) che regolano i sistemi complessi (retroazione, totalità, equi-finalità, calibrazione, ecc.), stiamo disquisendo esclusivamente di causa formale. La forma, come diceva Dalcq, pone un problema che fa appello alle migliori risorse della nostra intelligenza. Essa non è mai ordinaria o indifferente è “il magico” del mondo!
Non vorrei però essere frainteso. Con il fatto di considerare la ricerca “di una disfunzione primaria” un errore epistemologico, non si vuole suggerire “la correzione di tutti i recettori principali nello stesso momento”.
Per il 5° principio (“potere delle connessioni”), il tutto è qualcosa di diverso della semplice somma delle sue parti. Non è detto che l’equilibrio sia direttamente proporzionale al numero di correzioni a cui sottoponiamo il sistema. L’approccio coerente al nostro “malato posturale” è suggerito dal 7° principio (“Prova e apprendi”) : in un contesto complesso l’unico modo di apprendere è quello di procedere per tentativi … Meglio muoversi in punta di piedi, prudenti come colombe e astuti come i serpenti … senza voler strafare!
6.Il recettore stomatognatico e quello podalico sono anatomicamente agli antipodi, ma ricoprono un ruolo fondamentale per il bilanciamento del sistema tonico-posturale. Come descriverebbe le interazioni tra queste due strutture?
Descrivere le interazioni tra recettore occlusale e recettore podalico, così diversi nella struttura e funzione, non è facile. Sperimentalmente osserviamo quanto i legami siano forti, molto forti … Ma mentre il complicato può essere condensato in un’equazione … Il complesso può essere solo raccontato.
Non vorrei aggiungere il mio racconto a quelli che già ci sono. Il linguaggio è una trappola, è l’abito elegante del mio pensiero ma null’altro che la descrizione delle mie descrizioni… e ci ho la mia dignità, io!
7.Lei conosceva bene il dott. Motorsi ( a cui dedicheremo uno speciale tributo a breve ndr ) che ricordo ha dell’uomo e dell’esperienza lavorativa con lui?
Ricordo Adriano come persona mite e sensibile, rammento i modi da gentiluomo e la competenza nel lavoro … Negli ultimi anni, per motivi non del tutto spiegabili, ci siamo persi di vista. Restano cose che non abbiamo fatto in tempo a dirci, ma che presto o tardi ci diremo “personalmente”.
8.Un saluto e un consiglio per i nostri lettori
Saluto romanamente tutti i nostri lettori e consiglio loro di non farsi troppe illusioni per il futuro…I nostri posteri saranno i Cinesi!

ANALISI OSTEOPATICA E POSTUROLOGICA TRA DEGLUTIZIONE DISFUNZIONALE E ALTERAZIONE DELL’EQUILIBRIO

ANALISI OSTEOPATICA E POSTUROLOGICA TRA DEGLUTIZIONE DISFUNZIONALE E ALTERAZIONE DELL’EQUILIBRIO

Da sempre, in ambito posturologico, si conoscono le interazioni tra i diversi sistemi del nostro corpo. Tra le più importanti, e molto spesso più ignorate, troviamo i condizionamenti che una deglutizione errata (o disfunzionale) ha sull’organismo. Il primo, e più immediato, è quello sull’apparato stomatognatico e i relativi compensi che vengono creandosi per una scorretta deglutizione: malocclusione, disturbi cranio cervico mandibolari e simili.

È facile intuire che dall’elevato numero di deglutizioni nelle 24 ore (circa 2000) l’interferenza che la lingua porta è alta, e non solo in bocca. Infatti è da considerare anche l’osso ioide, il quale è enormente influenzato dal corretto o scorretto utilizzo della lingua, e alla sua capacità di condizionare a sua volta la muscolatura a lui inserita.

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Ma è possibile che disfunzioni miofunzionali della lingua comportino problematiche di equilibrio, e quindi all’apparato vestibolare?

Attraverso quale meccanismo può comportare tali interferenze?

Una corretta deglutizione è di fondamentale importanza, non solo per il corretto sviluppo evolutivo, ma anche e sopratutto per l’adulto e il suo sistema vestibolare.

Qui, a vostra disposizione, il bellissimo articolo del Professor Ranaudo e del Professor Seyr: Analisi osteopatica e posturologica tra deglutizione disfunzionale e alterazione dell’equilibrio

MALOCCLUSIONI E DIAFRAMMA – Le malocclusioni possono essere la causa delle patologie respiratorie ostruttive?

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MALOCCLUSIONI E DIAFRAMMA – Le malocclusioni possono essere la causa delle patologie respiratorie ostruttive?

Abbiamo più volte affrontato il discorso delle malocclusioni, sia come origine di problemi posturali e sia come conseguenza di defezioni a importanti recettori posturali come la lingua (vedi anche il recente articolo FRENULO LINGUALE E MALOCCLUSIONI).

Ma la domanda che poniamo oggi riguarda la correlazione tra bocca e diaframma:
partendo dal presupposto di una malocclusione, quali conseguenze si avranno sulla respirazione, in particolare sul muscolo diaframma?

Prima di arrivare a rispondere a questa domanda partiamo dall’analizzare la correlazione tra le malocclusioni e le patologie respiratorie che possono trovarsi nello stesso soggetto:

“Si è soliti inquadrare il problema della respirazione orale come l’effetto delle ipertrofie adeno-tonsillari. E’ invece nostra convinzione che alcuni quadri disortodontici possano in molti casi indurre l’instaurarsi della respirazione orale, e che quest’ultima secondariamente  finisca per favorire le ipertrofie adeno tonsillari.”

Gli autori dell’articolo vogliono dimostrare come le patologie respiratorie ostruttive possano essere causate dalle malocclusioni, e di conseguenza, come queste siano la causa originaria di disfunzioni al muscolo diaframma.

“Quando il bambino respira con la bocca, infatti, una considerevole quota di aria inspirata  salta il fisiologico filtro costituito dall’epitelio nasale ciliato e investe,  non preriscaldata nelle fosse  nasali e nei seni, il tessuto adeno-tonsillare. L’ipertrofia di quest’ultimo, che  ne consegue, finirà per  aggravare il mancato utilizzo della via nasale fino ad escluderla, instaurando così un circolo vizioso.
Il diminuito flusso respiratorio genererà una ipoventilazione polmonare, con diminuito interscambio gassoso e tendenziale riduzione della riserva alcalina.”

Qui è racchiuso il primo principio attraverso il quale le malocclusioni provochino delle disfunzioni all’apparato respiratorio, con tutta la muscolatura a lui connessa. L’ipoossigenazione, come noto, può interferire con lo sviluppo intellettivo del bambino, rendendolo apatico e incapace di concentrazione e memoria. Inoltre anche il sonno può risultare spesso agitato, innescando un circolo vizioso di stress accumulato nel poco riposo.

Analizzando velocemente le differti tipologie di malocclusioni è possibile capire quali possibili anomalire respiratorie possano portare al bambino:

MORSO APERTO

“La deglutizione risulta atipica: per ottenere il sigillo anteriore indispensabile alla deglutizione, il bambino è costretto ad interporre la lingua fra i denti. Tale interposizione può essere di due tipi, semplice e complessa.
In entrambi i casi è minima o inesistente la contrazione dei muscoli elevatori della mandibola ( masseteri e temporali ). A volte l’ipertrofia tonsillare a sostenere uno sviluppo tendente al morso aperto. Infatti, le tonsille ipertrofiche sono spesso dolenti alla compressione da parte della lingua. Il bambino è pertanto portato ad assumere una posizione di difesa antalgica, a portare cioè la mandibola in avanti e in basso e la lingua ad interporsi tra le arcate.
L’ipotonia  dei muscoli elevatori  favorisce invece la crescita abnorme dei processi alveolari,  che tendenzialmente andrà ad aggravare il morso aperto.”

MORSO PROFONDO

“Il fatto che le arcate dentarie serrino eccessivamente, diminuendo la dimensione verticale della bocca ( cioè la distanza tra le basi ossee mascellare e mandibolare )  comporta due effetti: la retrusione mandibolare e la perdita di una certa parte del volume endoorale a disposizione della lingua. La retrusione risulterà più accentuata se, come spesso succede nei casi di  morso profondo,
gli incisivi superiori risulteranno lingualizzati e accentueranno così l’effetto distalizzante sugli incisivi inferiori e , di conseguenza, sulla mandibola in toto.
A causa poi del minor spazio a sua disposizione (dovuto sempre al morso profondo) la lingua, impedita dal muro dentale a trovare spazio in avanti e ai lati, non potrà che riguadagnarlo  in alto o all’indietro. La spinta linguale si eserciterà sopratutto all’indietro, dove i tessuti molli offrono minore resistenza. In presenza di tonsille blandamente ipertrofiche e di per sè non ostruttive, la lingua finirà per spingerle all’indietro rendendole ostruttive di fatto.”

DEVIAZIONE MANDIBOLARE CON MORSO INVERSO MONOLATERALE

“Anche in questo quadro il palato non raggiunge dimensioni di sviluppo ideali, il che, aggiunto alla anomala intercuspidazione dentale, riduce lo spazio intraorale a disposizione della lingua che, anche in questo caso, esereciterà una eccessiva spinta sulla sutura mediana e sui tessuti molli del retro bocca.”

MORSO INVERSO POSTERIORE BILATERALE

“Il morso inverso posteriore contribuisce disfunzionalmente all’iposviluppo dimensionale dell’arcata superiore, con conseguente iposviluppo delle sovrastanti vie nasali per prevalente decremento  di sviluppo orizzontale.
Il palato ogivale ( che può talvolta essere presente ) è di solito meno marcato che nel morso profondo, giacchè la lingua, solitamente ad inserzione bassa, trova spazio nella zona mandibolare che è solitamente normale o ipersviluppata e limita pertanto la spinta verso l’alto.”

Ognuna di queste situazioni comportano inevitabilmente a modificazioni della muscolatura respiratoria, tra cui il muscolo diaframma. Avendo un diaframma condizionato si incorrerà a possibili modificazioni della postura, come visto nell’articolo LE INFLUENZE DEL MUSCOLO DIAFRAMMA NELLA POSTURA.

Quindi, trattando con bambini aventi malocclusioni, non solo è di primaria importanza risolverle tenendo in considerazione la deglutizione atipica che sarà presente, ma sopratutto rieducare la respirazione diaframmatica inevitabilmente compromessa.

Qui l’articolo nel suo completo del Dott. E. Bernkopf, Dott. V. Broia e Dott. A. Bertarini: Malocclusioni e patologie respiratorie ostruttive

 

 

 

INTERVISTA AL DOTT. GIANLUCA SALERNITANO – le interviste di posturoconsapevoli.org

INTERVISTA AL DOTT. GIANLUCA SALERNITANO – le interviste di posturoconsapevoli.org
Prima della presentazione del nostro prossimo ospite, lo staff del blog Posturoconsapevoli.org deve fare una precisazione per tutti gli utenti.
Tutte le interviste che leggete su queste pagine vengono riproposte così come ci vengono inviate, senza alcun taglio o censura.
Oggi il nostro ospite è sicuramente una delle persone più attive nella diffusione della Posturologia sul territorio nazionale.
Abbiamo raggiunto telefonicamente il dott. Gianluca Salernitano, presidente dell’ ” Associazione Italiana Studio e Ricerca in Posturologia”.
Troverete una testimonianza molto sentita e sincera incentrata sul significato della professione medica.

 

 

1-Lei è il presidente di una delle associazioni più importanti d’Italia per quanto riguarda la diffusione della posturologia. Da quale necessità nasce la creazione dell’ “Associazione Italiana Studio e Ricerca in    Posturologia”?
La necessità è stata proprio la mancanza sul territorio nazionale di un’associazione che potesse dare delle risposte alle domande dei colleghi.
Io mi occupo di posturologia da qualche anno e l’esigenza è nata proprio dal fatto che non sapevo a chi rivolgermi per chiedere delle cose, avere delle delucidazioni o anche sapere come poter organizzare un congresso.
Sono stato quindi spinto dalla passione dalla voglia di far crescere una branca della medicina così importante e che si era fossilizzata negli anni.
Esistevano comunque dei tentativi in Italia di alcune associazioni, che avevano però fallito.
Per noi che cominciavamo a studiare la posturologia, non era facile avere dei contatti con altra gente; Facebook non era così usato e non esistevano molti gruppi di fisioterapia o di scienze motorie.
Era molto complicato parlare di posturologia.
Quindi è nata questa idea nel 2009 e da allora posso dire che ci sono state parecchie soddisfazioni.
Penso di poter dire che a oggi l’Associazione Italiana Studio e Ricerca in Posturologia sia, sul territorio nazionale, l’associazione madre.
Chi vuole partecipare è ben accetto, non c’è assolutismo da parte nostra.
 2-Quali sono le vostre  iniziative principali?
Il 25 Ottobre c’è stato il nostro congresso nazionale a Caserta.
Ogni anno diamo una tematica al congresso in modo da seguire un percorso.
Sono intervenuti relatori di un certo livello come ad esempio il dott. Giuseppe Stefanelli.
Durante l’arco dell’anno ci sono invece le attività della Medical Training  Accademy; una società di formazione che ha la sua scuola di posturologia integrata.
Cerchiamo di fare una formazione di alto livello e superare i limiti della formazione universitaria.
Per quanto la formazione universitaria sia importante, conserva le sue lacune, e noi cerchiamo di superare queste  barriere e dare una formazione a 360°.
 3-Pensa sia auspicabile uniformare l’insegnamento dei vari master in posturologia clinica?
Io penso che un minimo di indirizzo già esista, il problema è che non viene rispettato.
Nella nostra scuola accettiamo tutte le figure sanitarie, perché la posturologia non è una branca esclusiva per i medici.
E’ una branca che ci insegna a valutare e osservare, ma cosa ancora più importante è che insegna la fisiologia del corpo umano.
Il suo insegnamento dovrebbe essere inserito in tutti i corsi di laurea; non dovrebbe essere un mistero che una cicatrice può provocare un disturbo posturale.
Per quale ragione un mio paziente va dall’oculista e gli vengono valutate solo le forie ?
Perché sottovaluta l’importanza della convergenza e dell’azione muscolare dell’occhio.
La stessa cosa capita se invio un mio paziente da un odontoiatra; ancora oggi si fa ortodonzia senza tener conto della funzione (lingua e deglutizione).
Ancora c’è tanta ignoranza.
Quindi è giusta la diffusione dell’insegnamento della posturologia, ma è chiaro che a ognuno di noi deve essere detto che lo può utilizzare mantenendo gli occhi ben puntanti sulle specifiche del proprio profilo professionale.
A molti ragazzi che provengono da scienze motorie o da ortottica ecc.. non viene detto questo e credono di aver acquisito un titolo.
Un titolo che gli consente di indossare un camice bianco!
Noi dobbiamo chiarire questa cosa perché dietro a quel ragazzo che porta i 3000 euro all’università, c’è un sognatore spinto da passione; noi quindi dobbiamo spiegare a questi ragazzi questo aspetto. E’ un fatto di onestà.
Non dobbiamo atteggiarci a “dottorori”, dobbiamo essere persone perbene.
Tutto questo è ciò che la “Società Italiana Studio e Ricerca in Posturologia” sta cercando di diffondere.
Se un laureato in scienze motorie svolge la sua attività a scuola, in palestra, con una società sportiva o in una struttura privata, come può fare correttamente prevenzione senza conoscere la posturologia?
Mi innervosisco quando viene detto che un  laureato in scienza motorie che ha conseguito un master o ha fatto un corso in posturologia è un abusivo.
Ma come si permettono ?
Dobbiamo informare su quali sono le competenze, cosa che l’università non fa sfortunatamente.
Un master non è un titolo abilitante a una professione, è solo un corso universitario.
Fondamentalmente è per queste ragioni che è nata la nostra scuola.
Cerchiamo di dare le giuste competenze, le giuste informazioni e l’onestà.
Cerchiamo di dire ai laureati in scienze motorie quello che possono e che devono fare:
dovete tenere gli occhi bene aperti su mio figlio, perché ve li affidiamo.
Dovete essere dei professionisti dello sviluppo; è una grandissima responsabilità.
4Cosa vorrebbe cambiare  nel sistema sanitario italiano?
Ora come ora toglierei le convenzioni ai centri e convenzionerei direttamente gli studi del medico, del logopedista, del fisioterapista, di tutte quelle che sono le varie attività, in modo da offrire un prodotto qualitativamente migliore e per creare una concorrenza; abbassare i prezzi per avere una qualità maggiore.
Non trovo giusto che il meno abbiente non possa permettersi  questi servizi.
Toglierei un po’ di potere al “barone”, al medico.
 5-Un’anamnesi approfondita sta alla base di una corretta terapia. Purtroppo, per diversi motivi è,  di fatto, la fase che più viene sacrificata. Quali sono secondo lei i motivi che portano a questa mancanza?
Forse è una questione di tempi, forse molte persone corrono davanti al paziente, o probabilmente non hanno la giusta chiave di lettura e non riescono a estrapolare dall’anamnesi le giuste informazioni.
 6L’utilizzo del neuro-taping nella normale pratica fisioterapica è in aumento. Pensa che sia utilizzabile anche nella rieducazione posturale?
Sicuramente non eccederei nell’utilizzo.
L’ho però utilizzato in alcuni casi e mi sono arrivate delle buone risposte.
Diciamo che come drenaggio, sostegno muscolare e stimolo propriocettivo, non avrei dubbi sulla sua utilità.
Il taping non deve però diventare l’unica risposta terapeutica da dare al paziente; può essere però un buon supporto alla terapia.
 7-Quanto si sta facendo, e quanto va ancora fatto nell’ambito della disabilità? 
Si sta facendo molto poco.
La posturologia ha bisogno di essere integrata in maniera più completa.
Ci sono ancora patologie che possono portare a disabilità, che se affrontate in maniera preventiva tramite la posturologia magari possono avere un esito diverso.
Penso che sia importante la diffusione. Andrebbe studiata di più e servirebbe una presa di coscienza da parte di tutta la medicina.
Sicuramente può dare un grande supporto.
Alcuni affermano di  non conoscerla, altri dicono di non crederci, come se fosse magia o pranoterapia.
Se si va a vedere su Wikipedia, la posturologia viene descritta ancora come una branca della medicina alternativa.
La medicina attuale queste cose non le ha affrontate; il medico non è pronto, preferisce fare tutto ciò che è di sua pertinenza; ha imparato a fare una cosa e la farà sempre.
Forse al medico non conviene; se gli si porta l’alternativa e non è di sua competenza, non la sa fare, quindi la soluzione al problema del suo paziente diventa un altro professionista. Questo al medico non piace, non è abituato.
Vede l’altro professionista come un antagonista e l’unica cosa che può fare è dire che l’alternativa non funziona e percorrere solo la sua strada.
Questa situazione è peggiorata anche dall’incompetenza dei non medici.
E’ per questo che la posturologia fa fatica a integrarsi.
 8Come affronta l’insuccesso terapeutico?
Grazie a Dio non succede frequentemente, ma quando capita, lo affronto con umiltà, rivedendo completamente quello che ho fatto.
Cerco quindi di trovare il punto  dove ho sbagliato e mi confronto con altri colleghi.
Non ho vergogna di alzare il telefono e confrontarmi con qualcuno.
Questo lo faccio anche preventivamente, quando permane una minima percentuale di dubbio.
Quando una persona è spinta dalla passione e dalla curiosità affronta queste situazioni con umiltà e si rimette in gioco.
Quando vivo un insuccesso mi dispiace perché una persona ha dato fiducia a me e sono io a dover risolvere il problema.
In queste situazioni comunque non demordo mai, magari non mi faccio neppure pagare, ma devo risolvere il problema.
 9Che consiglio si sentirebbe di dare a un giovane terapeuta appena laureato?
Affrontate il vostro percorso con tanta passione, non prendente dei titoli solo per appenderli al muro; avete bisogno di competenze e conoscenze.
Avete bisogno di divertirvi mentre lavorate e mentre apprendete.
Non fate delle stupide battaglie e lavorate in squadra, in modo da costruire tramite il lavoro di squadra.
Se scegliete un corso di formazione fate attenzione a chi tiene il corso, quali sono le persone coinvolte e cosa vogliono insegnare.
Guardate avanti e non guardate, ne di lato ne indietro.

FRENULO LINGUALE E MALOCCLUSIONI – Interferenze tra bocca e postura

FRENULO LINGUALE E MALOCCLUSIONI –  Interferenze tra bocca e postura

Il condizionamento della lingua nel nostro corpo è di fondamentale importanza non solo per chi se ne occupa quotidianamente (logopedisti e odontoiatri), ma lo è divenuto in particolare anche per tutti quei professionisti che si intendono di posturologia. Anche noi abbiamo dedicato diversi interventi a questo elemento a volte troppo spesso sottovalutato (vedi la recente Intervista al Dott. Ferrante oppure articoli quali Cambiamenti posturali dopo la correzione della posizione della lingua) e, come dimostrato sopratutto dalla letteratura scientifica, si è constatato quanto la lingua sia importante per risolvere problematiche posturali.

Ma se la lingua è di per sé un condizionatore posturale che sta conoscendo in questi ultimi anni un’attenzione sempre maggiore, c’è una parte di essa che non viene quasi mai considerata in ambito posturale: il FRENULO.

Il frenulo linguale è una piccola parte di tessuto con la funzione anatomica di collegare la parte sottostante della lingua con il basamento della cavità orale. Nel caso di malformazioni questa piccola, ma fondamentale parte, compromette inevitabilmente il corretto funzionamento della lingua. Di conseguenza, se la lingua non è in grado di funzionare correttamente, condizionerà le strutture anatomiche a lei attigue portando a dei possibili squilibri posturali.

Lo studio che proponiamo oggi in questo articolo dimostra come il frenulo linguale sia effettivamente una delle cause delle malocclusioni, infatti gli autori scrivono:

The orofacial musculature plays a pivotal role in maintaining a balance in positioning of the teeth and any imbalance which occurs in this, results in malocclusion. / La muscolatura oro-facciale gioca un ruolo fondamentale nel mantenere l’equilibrio nel posizionamento dei denti e nel caso dovesse verificarsi uno squilibrio in questa la conseguenza potrebbe provocare una malocclusione.”

Considerando che il frenulo è il “ponte” tra la lingua e il basamento della bocca diventa un forte elemento condizionante della muscolatura in questione. Sopratutto per questo motivo diviene di fondamentale importanza la prevenzione, avere un frenulo linguale corto condiziona non soltato la mobilità della lingua (e quindi di conseguenza l’apparato stomatognatico), ma in particolare il corretto sviluppo della muscolatura orofacciale. Questa situazione se non viene corretta negli anni della crescita comporterà ad adattamenti posturali (e non solo) poi molto difficili da correggere.

“The inheritance of malocclusion is influenced by genetic and environmental factors, but with a greater emphasis on the influence of environment, in particular, the orofacial tissues. The positioning of the soft tissues and the tongue posture has a prime role in determining the positioning of the teeth and it is also a determiner of bone formation. / L’eredità delle malocclusioni è influenzata da fattori genetici e ambientali, ma con una maggiore attenzione sull’influenza dell’ambiente, in particolare, i tessuti orofacciali. Il posizionamento dei tessuti molli e la postura della lingua hanno un ruolo di primo piano nel determinare il posizionamento dei denti e sono anche un fattore determinante nella formazione ossea.”

La conclusione dello studio effettuato dimostra l’importanza che il frenulo linguale ha sulla lingua e, di conseguenza, sulla postura dell’uomo. Le malocclussioni quindi vanno considerate sempre sotto ogni punto di vista: da un problema congenito a un fattore ereditario, fino a una disfunzione linguale causata da un frenulo problematico.
A volte le soluzioni possono essere più semplici di quello che si creda.

Qui l’articolo di Swarna Meenakshi e Nithya Jagannathan: Assessment of Lingual Frenulum Lengths

 

INTERVISTA AL DOTT. DANIELE RAGGI – le interviste di Posturoconsapevoli.org

by pconsapevoli
INTERVISTA AL DOTT. DANIELE RAGGI – le interviste di Posturoconsapevoli.org
In questo secondo appuntamento della nostra nuova rubrica ospitiamo il Dott. Daniele Raggi.

E’ forse impossibile trovare una professionista impegnato nell’ambito posturale in Italia che non conosca il prodotto ideato e diffuso dal Dott. Raggi, e cioè PANCAFIT®.

Vedremo quindi com’è nata e come si è sviluppata l’idea che sta dietro a questo importante supporto, ma non solo. Il Dott. Raggi ci farà parteipi della sua esperienza di formatore, attività che svolge sia nell’ambito privato sia in quello pubblico dell’università.   

 

Queste le risposte alle nostre domande:  

1.           La sua figura è ormai legata a doppio filo a Pancafit® e al metodo che porta il suo nome. Può ripercorrere la storia che ha portato alla creazione di questa metodica?
La mia storia terapeutica nasce nel 1980 seguendo un mio illuminato maestro. Da lui apprendo le basi Mézières, di cui me ne innamoro profondamente. Così per molti anni ho utilizzato tale metodica con risultati notevoli, degni di essere chiamati tali. Il destino volle che già ai tempi mi feci una promessa (quasi inconsapevole, ignara di quello che sarebbe stato il futuro): avrei fatto di tutto per far si che il metodo Mézières, non compreso da tutti perché complesso e difficile, potesse proseguire nella storia….e che, all’occorrenza, io ne avessi potuto trarre personale giovamento per l’età anziana.
Nel 1995, ebbi un grave incidente in palestra, a causa un banale scherzo. La lussazione sacroiliaca sinistra fu tremenda e mi causò dolori decisamente invalidanti. Per mesi inizio il pellegrinaggio in vari studi di ogni genere. Più il tempo passava e più fallimenti accumulavo, mi recavo ad approdare ad ogni metodo che mi desse qualche speranza. Tutti i metodi più rinomati e gettonati li feci con risultato zero. Non che tali metodi non fossero validi, ma la mia “ferita” rimaneva tale. Fu così che per disperazione, dopo aver fatto anche sedute di Mézières ed essermi auto trattato in ogni modo, decisi di trovare un’altra strada. Presi due assi di legno, le ricoprii con parti di moquette, le appoggiai in mezzo ad un corridoio, tale per cui le due parti centrali si incontravano nel mezzo del corridoio e i due lati appoggiati alle pareti tale da formare al centro un angolo di oltre 110º. Dunque un angolo aperto al centro….tale che mi potesse accogliere senza difficoltà. Per me era come smettere di lottare con forza e rabbia….ma approcciare con calma…ed un pò di desolazione. Passavo a volte anche due ore in quella posizione…. Respiravo come sapevo doveva essere….e spesso mi ci addormentavo.
Ma, dopo circa due tre settimane, mi resi conto che potevo piegarmi ad allacciarmi le scarpe… Potevo star in piedi più di 2/3’, potevo camminare per più di 10 metri. Ero stranito perché non ero a conoscenza di cosa potessi aver fatto per trovarmi a migliorare. Poi dopo tre settimane, mi accorsi che potevo raccogliere oggetti, prendere in mano una borsa…, andare in fondo alla strada a piedi. Cominciai a capire, ma al tempo stesso non ci volevo credere. Mi guardai allo specchio e la scoliosi antalgica al bacino, che era ormai gravissima, si era ridotta tantissimo. Così, capii, e continuai. Dopo due mesi provai a correre, e feci gli ottanta metri della strada fino al cancello di ingresso del residence. Avevo capito che era arrivato il mio momento, che c’è la potevo fare del tutto. Stavo guardando indietro nel tempo i momenti di disperazione quando, a quarantadue anni, non potevo fare più nulla e nessuno dimostrava di potermi aiutare. Rivedevo i momenti in cui disperato piangendo, guardavo le colline vicino a casa dove andavo con la mia mountain byke. Ormai era tutto un sogno….e mi sentii vecchio di oltre ottant’anni.
Ora invece c’è la stavo facendo. Nel frattempo, nel mio laboratorio di hobbistica, avevo modificato le due assi di legno dotandole di una cerniera centrale per variare gli angoli e i dovuti appoggi a terra: la prima rudimentale Pancafit. Da li, iniziai a farmene fare un paio da un artigiano, poi un’altra da un altro per renderla più leggera e maneggevole per chi, come me, non avrebbe potuto sollevarla in caso di mal di a schiena….
Così, alla fine del 1996, avevo finito il prototipo ben funzionante…ed i primi del 97 era pronta definitivamente la odierna Pancafit.
La prima fiera al festival del fitness, desto il un incredibile successo, al punto che subito mi fu chiesta l’acquisto del brevetto da uno dei più grossi e rinomati costruttori internazionale di attrezzi. Non potevo venderlo, era la mia storia, la mia vita, la mia passione e la mia salvezza. Sarebbe stato un tradimento. Così, ci siamo accompagnati fino ad oggi, sostenendoci l’un l’altro, in un percorso non sempre semplice ed in discesa.
All’inizio, i mezieristi, non potevano accettare qualcosa che allargasse i principi e le modalità del Mézières puro. Ma poi, le sfide mi condussero a risolvere problemi ad alcuni professionisti che, con la loro metodica, non avevano mai risolto. Questo fatto abbattè molte barriere.
Poi, imbastii corsi di formazione sempre più organizzati, congressi, articoli, ricerche, tesi….
2.            Quali sono state le difficoltà maggiori, se ci sono state, nel proporre il suo metodo ad altri colleghi?
Come in parte detto sopra, le opposizioni maggiori sono state da parte dei mezieristi inizialmente e poi da parte dei fisioteristi classici. Questo era dettato dal fatto che inizialmente io ero Laureato in Scienze Motorie, poi, con il metodo Mézières, e solo dopo in Massofisioterapia….ma non ero laureato in fisioterapia classica. Così, feci il perfezionamento post lauream in Posturologia alla Sapienza di Roma, poi il Master in Posturolgia, poi la Laurea in Fisioterapia.
Dal 2000, ho iniziato a produrre moltissime tesi di ricerca su moltissimi argomenti: dal dolore articolare al miglioramento delle performance dello sportivo di ogni livello, fino alle olimpiadi….
3.            Lei e i suoi collaboratori avete formato centinaia di operatori nei molti anni della vostra attività. A suo avviso il livello di preparazione legato alla posturologia è aumentato?
 
Posso dire che moltissimi laureati in Scienze Motorie, che hanno fatto i miei corsi, oggi sono molto più preparati in Posturologia di tanti altri che si occupano di salute. Ma, la Posturologia è un ambito molto complesso, articolato, che quasi non ha confini. Non si finisce mai di imparare. I tempi odierni, hanno fatto si che molti professionisti, compresi quelli che operano nel settore salute e benessere, avvertano la crisi economica…..e ciò ha causato in parte un freno alla formazione costante.
Possiamo comunque dire che molti professionisti che operano in questo settore, conducono questo lavoro come una fondamentale mission…, ma non è così per tutti, come d’altronde in ogni ambito. Oltre 35000 professionisti sono passati nei miei corsi…. In Italia, Spagna, Inghilterra, Svizzera, Stati Uniti…
4.            Nel prossimo futuro vedremo degli aggiornamenti del suo metodo e dello strumento Pancafit®?
Si, è già pronto un prototipo che si integra a quanto fatto e sviluppato ad oggi. Come Pancafit, prima ed unica al mondo in ambito posturale, anche il prossimo attrezzo ha potenzialità straordinarie, soprattutto per determinate patologie complesse della colonna, delle anche, delle spalle. Inoltre, anche un altro attrezzo è in fase di completamento per il trattamento delle epicondiliti, del tunnel carpale, della spalla rigida. I risultai, già da tempo testati, sono straordinari. Ad oggi non vi è nulla di paragonabile. Ne sono molto orgoglioso.
5.            Lei è anche docente universitario. Riesce a portare la visione olistica, propria della posturologia, in un ambiente storicamente chiuso come quello accademico?
Diciamo che quasi sempre, la fama che Pancafit si è creata, facilita il compito. Ma comunque, questo aspetto non mi ha mai perturbato. Ciò che serve, alla fine, è quello di poter dimostrare le logiche e poi i risultati. Fino ad ora siamo riusciti abbastanza bene.
6.            Una visione medica che punta alla risoluzione delle cause che generano il sintomo sembra essere allontanata dal mondo dello sport di alto livello, e i continui casi di atleti continuamente infortunati e operati in fretta e furia ne sono la prova. Quali sono le cause di questa cecità?
Il mondo dello sport, lascia poco margine al lato umano dell’atleta. Questi,,per giungere al punto in cui è arrivato, si è allenato duramente anche sotto il profilo di resiste a tutto, anche al fatto che a volte la sua dignità venga messa in secondo o terzo piano. È brutto dire questo, ma quegli atleti che veramente danno tanto a se stessi ed alla passione comune, meriterebbero qualcosa in più. Quando invece si parla di sport di alto rendimento….il tutto viene sommerso dalla frenesia del rendimento. Il tempo è poco, e la gara o si vince oggi oppure è finita. Tutto questo comporta il dover “tamponare” in fretta con metodi non troppo adeguati. Il risultato è che, la sola inibizione del dolore, porta ad alterare anche la percezione degli schemi corporei fini….e dunque alle incongruenze neuromuscolari…..per arrivare al trauma. L’atleta,m come tale, conosce così bene il proprio corpo che non potrebbe mai farsi male. Quando succede, la risposta la si trova in un allenamento fatto in fretta…e a inibizioni del dolore perché trattare la postura richiede un pò di tempo…che non si trova….
7.             Nella sua valutazione posturale, quali sono gli elementi che tiene più in considerazione?
In primo luogo, io guardo il paziente quando, distrattamente, entra in studio e si siede. Poi ascolto come parla ed il tono della sua voce. Esprime dolore, sofferenza; è adatta alla sua età? O parla per un’età che è del passato?  Poi,,ascolto la sua storia e guardo come si atteggia il suo corpo mentre mi parla….guardo se ciò che dice la bocca del paziente corrisponde al simbolismo/linguaggio del corpo.
Poi, esame posturale, poi test motori e di mobilità minimi base.
Poi test per l’occlusione, per la ATM, per la funzione visiva, per la deglutizione, per le amalgame, per le cicatrici. Poi osservo l’addome, il respiro, ascolto l’odore dell’alito, guardo la pelle, guardo la mappa del volto in cui sono espressi energeticamente gli organi.
Poi, faccio un test per interrogare le catene in postura su Pancafit…..
Alla fine metto insieme tutti i dati….e li creo una strategia di approccio che deve aver come obiettivo dare una risposta al motivo per cui il paziente è venuto da me.
8.             La sfera emotiva e psicologica viene spesso tralasciata nella  valutazione e nel trattamento. Come affronta questo aspetto fondamentale?
Per anni mi sono addentrato, per ricerca personale,monella sfera emotiva. Non faccio e non voglio fare lo psicologo, ovviamente, ma so cogliere molti aspetti relazionali. Per esempio, usando la logica di Hellinger (costellazioni familiari), uso un sistema molto interessante che non mente mai, e da quello capisco come stanno le cose in famiglia….e quanto questo ambito incida nella sua vita.
Dopo di che, dato che ogni tessuto del corpo registra anche le sofferenze dell’anima, la messa in tensione delle catene, spesso, il paziente sente il bisogno di dire,mdi sfogarsi.,e con me trova terreno fertile. Poi consiglio letture appropriate o di rivolgersi a professionisti specifici di fiducia.
9.            Un saluto e un consiglio per i nostri lettori.
Direi…che non bisogna fare l’errore di non ascoltare i sintomi. Vi è un bel libro che si intitola: ogni sintomo è una malattia”. È vero. Meglio non optare per la sofferenza. A volte le ferite interne che ci portiamo addosso,fanno si che non interveniamo per noi stessi, che ci mettiamo sempre ultimi della lista. Mettiamo sempre tutto al primo posto e noi per ultimi. È sbagliato. Il guaio,mè che ci si accorge di questo a volte un pò tardi. Comunque, possiamo anche dire che “non è mai troppo tardi”, e qualcosa si può sempre fare. Ma, meglio prima che dopo.
Le foto dei pazienti che ho postato in questi giorni ne sono la riprova…..
Le persone non meriterebbero di soffrire. Bisogna cambiare il modo di ragionare.
Apertura mentale….e mai arrendersi.
Auguri
 
 Congediamo il Dott. Daniele Raggi  ringraziandolo per la sua disponibilità.
Vi diamo appuntamento alla prossima uscita; parleremo di apparato stomatognatico con un grande professionista del settore : DOTT. ANTONIO FERRANTE.