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IL TRATTAMENTO MANUALE NEL CONTESTO POSTURALE

IL TRATTAMENTO MANUALE NEL CONTESTO POSTURALE

Abbiamo imparato a considerare il “sistema tonico-posturale” come un insieme di altri sistemi che, in qualche modo ancora da approfondire, cooperano fra loro al fine di mantenere il nostro corpo in “equilibrio“.
Partendo da questa realtà non è possibile definire un sistema del nostro corpo prioritario rispetto a un altro e, in particolare, riuscire a dare un’esatta definizione di equilibrio posturale.

L’elemento di maggior accordo tra tutti i professionisti, che si occupano di posturologia, è uno stato “fisiologico” e uno “patologico” di equilibrio.
Ovvero, nel primo caso, si può paradossalmente parlare di un corpo che ha trovato il suo equilibrio a particolari squilibri nei vari distretti e sistemi.
In situazioni in cui insorge il dolore, questo delicato equilibrio totalitario non è più capace di compensare i suoi squilibri.

L’elemento certo è quindi legato alla reazione che il corpo ha nel rispondere agli stimoli di varia natura, e che, questi stimoli, possono essere influenzati negativamente da anormalità presenti in altri sistemi.

Secondo gli autori dell’articolo che presentiamo si hanno specifici sottosistemi legati al contesto del sistema funzionale corporeo, che sono:

  • 5 sottosistemi strutturali – biomeccanici (cranio-stomatognatico; sterno-scapolo-omerale; pelvico, complesso piede-caviglia; colonna vertebrale);
  • 3 sottosistemi funzionali (app. osteo-muscolo-fasciale; funzionalità neurologica di tipo senso-motorio somatico; funzionalità neurologica del sistema nervoso simpatico e parasimpatico);
  • 2 sottosistemi a configurazione mista spaziale e funzionale integrata (emisomi).

“L’integrazione fra quanto sopra descritto (l’elenco precedente, ndr) è data in particolare dai tessuti connettivi.
La potenziale alterazione afferenziale può essere compensata, anche attraverso le caratteristiche di ridondanza del sistema, che risponde anche attraverso adattamenti osteomuscolofasciali appropriati.”

Qui si esprime il concetto principe attraverso il quale viene spiegata la visione di disturbo posturale degli autori:

“Le malattie che interessano i vari sistemi sensoriali, centrali, motori o gli elementi strutturali dell’organismo, sono in grado di determinare un progressivo deteriorarsi dei delicati meccanismi di compenso neurologici, muscolari e fasciali, manifestando una “efferenzialità” alterata tale da concorrere nel determinismo del disturbo posturale.

Sempre secondo gli autori gli accorciamenti, le ipertonie e i blocchi funzionali delle diverse strutture possono essere causati da un deficit di caratteristiche reologiche dell’insieme muscolo-aponeurotico, o anche da reazioni asimmetriche.
Per questo motivo alla minima tensione (attiva o passiva), o ala disfunzione di tessuti o di articolazioni può ripercuotersi su l’intero sistema corporeo, in quanto tutte le parti anatomiche possono pertanto essere considerate come meccanicamente e neurologicamente collegate.

“In sintesi per definire il concetto di postura nell’ambito delle neuro conoscenze, è possibile definire “Postura quale
espressione dell’insieme morfo-senso-motorio della Identità Evoluta” dove si relativizza il concetto neuro anatomico
pertinente ai tre foglietti embriologici con il concetto metafisico.”

Quindi, se è vero che attraverso la continuità tissutale e neurologica specifica il nostro corpo è collegato in ogni parte, le tecniche manuali come influiscono sulla postura?

“Le tecniche di rilasciamento miofasciali rappresentano una delle più importanti introduzioni terapeutiche nella medicina manuale, che permette all’operatore di “entrare” nel complesso sistema neuro-sensoriale e motorio, attraverso lo scambio informazionale manuale.”

A questo scopo è stato effetuato uno studio, da parte degli autori, su un campione  a cui è stato precedentemente diagnosticato la Sindrome algica di tipo biomeccanico-posturale, tutti sono poi stati sottoposti a trattamenti di Terapia Manuale Miofasciale.

“Le tecniche di riequilibrio miofasciale, utilizzate , prevedono l’utilizzo dei principi di carico biomeccanico dei tessuti
molli e le variazioni dei riflessi neurali attraverso la stimolazione dei meccanocettori presenti nella fascia.”

Senza entrare nello specifico (cosa che però è possibile fare scaricando l’articolo in allegato) cosa è risultato?

“Possiamo affermare che questo tipo di approccio terapeutico può certamente essere utilizzato in un contesto riabilitativo integrato. La terapia manipolativa tissutale riduce l’iperattività riflessa interrompe il circolo irritativo della disfunzione quindi favorisce il riequilibrio somatico riflesso.”

In conclusione, alla domanda iniziale la risposta che danno gli autori è la seguente:

“L’insieme di tutte le tecniche di terapia manuale comprese queste miofasciali hanno un unico e importante fine : quello di favorire il ripristino di sempre più normali reazioni riflesse , biomeccaniche e  neuromotorie che lascino esprimere  proprio quella specificità del sistema tonico posturale attraverso la manifestazione di una altrettanto specifica capacità dei singoli distretti disfunzionali di trovare e cercare una condizione ottimale di “omeostasi”.”

Qui l’articolo con lo studio effettuato da SAGGINI R., BELLOMO RG, BARASSI G.: Interpretazione e normalizzazione della disfunzione osteomiofasciale

 

 

 

PIERCING FACCIALI: SCEGLIERE TRA ESTETICA E INSTABILITÀ POSTURALE

by pconsapevoli
PIERCING FACCIALI: SCEGLIERE TRA ESTETICA E INSTABILITÀ POSTURALE

L’estetica è sempre più nei giovani un elemento di prioritaria importanza. Oltre ai più famosi tatoos esistono diverse tipologie di “abbellimento” personale, e tra questi un elemento di maggior successo è il piercing sul volto.
Come ogni altra tecnica estetica questa presenta la peculiarità di essere invasiva, e nello specifico, la parte del volto prescelta, viene perforata a livello cutaneo da monili di vario genere.

Tralasciando quelle che possono essere tutte le situazioni di infezione alla pelle e alle strutture sottostanti, il piercing può interferire a un livello più profondo nel nostro sistema?

La domanda non è banale come potrebbe sembrare, infatti sappiamo per certo, da numerosi studi effettuati da ricercatori, che le cicatrici provocano interferenze e condizionamenti posturali. La pelle è un importante feedback per il nostro sistema, e senza entrare troppo nello specifico prendiamo uno stralcio dal nostro articolo CICATRICI E POSTURA:

“Essendo la pelle un organo con sofisticati collegamenti sia con il Sistema Nervoso Centrale che con il Sistema Nervoso Periferico, ha diverse funzioni oltre a quella di ricoprire per intero il corpo.
E’ molto importante considerare anche le connessioni che le fasce sottocutanee hanno con la pelle.”

Quindi viene spontaneo chiedersi se un’azione invasiva come la tecnica del piercing abbia a sua volta delle interferenze con il sistema tonico-posturale.

“Per mantenere il centro della massa del corpo in equilibrio durante la stazione eretta il Sistema Nervoso Centrale (SNC) esegue un lavoro costante di riequilibrio utilizzando come feedback le coordinate visive, quelle vestibolari e gli input somatoestetici. In base a questi dati il SNC genera continuamente delle risposte muscolari di tipo correttivo attraverso l’azione di un sistema di controllo in retroazione.”

Gli autori dello studio che presentiamo partono da questo concetto molto importante: se è vero che il SNC riorganizza costantemente il corpo in base agli input che riceve dai diversi recettori posturali (tra cui app. visivo e app. vestibolare), un elemento esterno che interferisce con questi apparati potrebbe interferire sul controllo del SNC stesso.

“Le Vertical Heterophoria (VH), o eteroforie verticali, possono essere indotte da problemi di rifrazione dell’occhio, ma, in assenza di questi problemi di rifrazione, l’esistenza di VH di piccola entità (<1 dpt, i.e., 0.57˚) indica una perturbazione delle vie somatosensoriali coinvolte nel sistema posturale.”

Le Vertical Heterophoria, nella terminologia italiana Eteroforie, è la tendenza di uno, o entrambi gli occhi, a deviare dalla normale direzione dello sguardo.
Ecco spiegato il motivo per cui potrebbe coesistere una relazione tra piercing facciali e controllo posturale:

“Abbiamo ipotizzato che i piercing sul volto disturbino i segnali somestesici guidati dal nervo trigemino. Questo “rumore” potrebbe essere correlato a interferenze nei processi di integrazione centrale portando a vari disturbi posturali.”

L’ipotesi è quindi molto chiara e lampante. Il piercing sul volto interferisce sul sistema tonico posturale in quanto potrebbe condizionare le vie somatosensoriali e addirittura creare delle piccole eteroforie.

Lo studio di ricerca è stato effettuato su un gruppo di ragazzi portatori di piercing localizzati in diverse parti del viso (trago, labbro superiore, naso e sopracciglio) che soffrivano di mal di schiena cronico, vertigini, mal di testa e affativamento visivo associato a eteroforie verticali.
Prima dell’inzio dei test posturali sono stati eseguiti test medici per escludere patologie in atto, e tutti i casi si sono verificati sani.

I test effettuati dal gruppo di studio ha verificato non solo la reale interferenza che i piercing hanno con il nostro corpo, ma possono essere le cause di disturbi anche lontani. In tutti i casi presentati nella ricerca i dolori cronici e caratteristiche di affaticamento sono completamente scomparsi una volta tolti i piercing.

A volte i dettagli sono la parte più importante di tutto un sistema, quindi: attenzione ai piercing e alle loro interferenze!

Qui l’articolo nella sua completa versione: Face piercing (body art) choosing pleasure vs. possible pain and posture instability

COME VALUTARE LA FUNZIONE VISIVA IN POSTUROLOGIA?

COME VALUTARE LA FUNZIONE VISIVA IN POSTUROLOGIA?

In tutti gli articoli precendenti abbiamo sempre parlato di come un particolare sistema influenzi (e viene influenzato) il sistema tonico-posturale.
Nello specifico si è più volte visto come il sistema visivo abbia il suo particolare rapporto con la postura, vedi: I MOVIMENTI SACCADICI COME MEZZO PER IL MIGLIORAMENTO DEL CONTROLLO POSTURALE e ATTEGGIAMENTO SCOLIOTICO E OCCHI.

“[…] Esite un rapporto bidirezionale fra visione e postura. La funzione visiva condiziona la postura ed al tempo stesso una postura sbagliata può facilmente indurre adattamenti visivi. Grazie a semplici test funzionali, il posturologo può facilmente valuare se nel contesto di un problema posturale è presente anche un problema visivo funzionale.”

Gli autori dell’articolo che proponiamo per rispondere a questa importante domanda partono da un particolare concetto, ovvero l’esistenza della propriocezione visiva. Questa teoria è stata dimostrata dall’esperimento condotto da Lee e Aronson nel 1974 attravero la “moving room“.
Senza entrare nello specifico dell’esperimento (lo troverete illustrato nel dettaglio nell’articolo allegato) viene scoperta questa particolare condizione: muovendo la parete verso il soggetto esaminato si provoca la sua caduta all’indietro. Questo conferma, secondo gli studiosi, che la visione funziona come un propriocettore, fornendo informazioni dulla posizione del corpo.

“Dal punto di vista clinico, un attento esame posturale può documentare come la visione e l’oculo-motricità possano essere responsabili di alterazioni posturali anche a distanza.
[…] Compensi posturali, distonie, stati muscolo-tensivi e/o asimmetrici possono comparire anche a distanza, rispetto al disturbo visivo che li ha provocati.”

La domanda a cui preme dare una risposta è dunque:
quali sono i test migliori per verificare un’interferenza tra apparato visivo e postura?

“La valutazione della funzione visiva può risultare molto complessa e richiedere un lungo, articolato e numeroso set di test. Inoltre la valutazione posturale deve spesso essere eseguita da specialisti che non necessariamente hanno a disposizione tutta la strumentazione necessaria per una completa indagine oftalmica.
I test visivi che appaino particolarmente utili sono quelli che forniscono informazioni sul sistema oculomotorio e sulla visione binoculare.”

Ed eccoli quindi i test suggeriti dagli autori:

  • COVER TEST:
    1. Cover Test Unilaterale 1;
    2. Cover Test Unilaterale 2;
    3. Cover Test Alternato.
  • VALUTAZIONE DELLA FORIA CON CILINDRO DI MADDOX;
  • MISURAZIONE DI SQUILIBRI BINOCULARI ORIZZONTALI;
  • MISURAZIONE DI SQUILIBRI BINOCULARI VERTICALI;
  • TEST DI BORTOLIN;
  • TEST DEL PUNTO PROSSIMO DI CONVERGENZA (O PPC);

Per una mera questione redazionale non è possibile approfondire i singoli test, servirebbero altrimenti articoli di approfondimento per ognuno di questi.
Nell’articolo allegato viene però affrontata la spiegazione di ogni singolo test e, sopratutto, il motivo della loro scelta a discapito di altri:

“Tra tanti test visivi, sono stati selezionati quelli più indicati in ambito posturale, che siano sufficientemente rapidi, di facile esecuzione e tali da non richiedere una strumentazione particolarmente costosa e sofisticata.”

Concordando con gli autori vogliamo ribadire un concetto fondamentale, anche se dovrebbe essere ormai un dogma assoluto:

“Questa batteria di test non sostituisce né la visita specialistica oculistica né l’esame ortottico, ma rappresenta un umile strumento di screening per la valutazione di base della funzione visiva in posturologia.
In caso di positività dei test il posturologo, oltre ad attivare procedure di sua competenza, potrà indirizzare il paziente allo specialista per gli accertamenti del caso.”

È bene aggiungere il concetto che, il miglior “posturologo” è quel professionista capace di riconosce i limiti della sua professionalità, avvalendosi, per quei casi che ne fuoriescono, delle competenze delle altre figure professionali.
Se oggi è (giustamente) difficile definirsi posturolgo, non lo è invece considerarsi posturo consapevoli.

Qui l’articolo nel suo completo di Fabio Scoppa e Vittorio Roncagli: Valutazione-della-funzione-visiva-in-posturologia

SCOLIOSI E MALOCCLUSIONE – Binomio reale?

SCOLIOSI E MALOCCLUSIONE – Binomio reale?

Come si sa, la scoliosi è una patologia particolare.
Nell’età dello sviluppo è particolarmente facile imbattersi in questa situazione, e per di più, è ancor più facile imbattersi nelle scoliosi definite idiopatiche, ovvero senza una specifica origine.

Nei mesi passati abbiamo già trattato argomenti similari, in particolare negli articoli: ATTEGGIAMENTO SCOLIOTICO E OCCHI e POSTURA E SCOLIOSI.

Oggi vogliamo guardare questo argomento da un punto di vista differente: esiste un rapporto tra malocclusione e scoliosi?
A nostro avviso è un argomento di particolare importanza, non si può considerare il corpo a compartimenti stagni. Se nel precendete articolo abbiamo visto come effettivamente esista una correlazione tra atteggiamento scoliotico e gli occhi, l’apparato stomatognatico rappresenta un altro punto essenziale nell’attenzione posturale.

Nello studio effettuato dal Dipartimento di Anatomia Umana dell’Università di Napoli II è stato effettuato uno screening su duemila bambini volto alla ricerca di una possibile interazione tra occlusione interdentale e scoliosi.
La vera domanda a riguardo è anche: come può l’apparato stomatognatico influire sulla postura?
A questa domanda consigliamo di rivedere l’articolo relativo (MALOCCLUSIONE E POSTURA), dove però possiamo trarre dall’articolo questo principio:

“La stretta correlazione esistente fra la posizione delle diverse parti scheletriche del corpo nello spazio ed il continuo rapporto di regolazione esercitato dal Sistema Nervoso Centrale sulla muscolatura, tramite l’elaborazione delle informazioni ricevute dai propriocettori parodontali, articolari e muscolari, in aggiunta agli stimoli sensoriali, determina continue variazioni della postura del capo e della posizione della mandibola e dell’osso ioide.”

Il test del gruppo di studio dell’università è stato impostato nel seguente modo:

“Il test consiste nell’esecuzione di un movimento di flesso-estensione del tronco o anche di sola estensione, mentre i bambini erano a piedi uniti, non piegavano le ginocchia e reggevano tra le mani un piccolo peso, per esaltare la risposta muscolare.
[…] Il grado di positività del test, è basato sulla differenza percentuale dell’attività tra aree muscolari paravertebrali corrispondenti.”

Quindi questa è la disposione per il rilevamento dei dati, mentre queste le classificazioni dei risultati che si otterranno:

“Sono stati individuati tre livelli di positività: moderata (25%<X<30%), marcata (30%<X<40%) e molto marcata (X>40 %). Allorquando la positività è moderata, non si attribuisce un eccessivo significato clinico; a quella marcata, corrispondono scoliosi posturali, mentre a quella molto marcata, scoliosi strutturate, come da conferma radiologica.”

I risultati ottenuti sono stati molto interessanti:

–  malocclusione di seconda classe prima divisione con diversi livelli di curva scoliotica;
–  malocclusione di seconda classe prima divisione con doppio livello di curva scoliotica;
–  malocclusione di seconda classe prima divisione con grado di positività del test di tipo moderato;
–  malocclusione di seconda classe prima divisione con grado di positività del test di tipo marcato;
–  malocclusione di seconda classe prima divisione con grado di positività del test di tipo molto marcato;
–  overbite con diversi livelli della curva scoliotica;
–  overbite con doppia curva scoliotica;
–  overbite e grado di positività del test di tipo moderato;
–  overbite e grado di positività del test di tipo marcato;
–  overbite e grado di positività del test di tipo molto marcato.

I risultati ottenuti ci consentono di riflettere su due tipi di analisi e, cioè, su correlazioni tra patologie odontoiatriche e livelli di curva scoliotica, nonché tra patologie odontoiatriche e diverso grado di positività della scoliosi.

“il dato che più colpisce è l’alta percentuale di casi di malocclusione di seconda classe prima divisione e convessità della curva a livello lombare destro; mentre nella correlazione overbite-curva scoliotica, il maggior numero di casi si ha a livello lombare sinistro e destro.
Per quanto riguarda il secondo tipo di analisi, nella malocclusione di seconda classe prima divisione, il grado di positività di tipo marcato e molto marcato è ugualmente presente a livello toracico destro e lombare sinistro. Nell’overbite la positività marcata è presente in maniera più consistente a livello lombare sinistro e toracico destro, mentre la positività molto marcata si ha sia a livello lombare destro che sinistro.”

Dunque, in conclusione, non si possono negare le interazioni funzionali tra disfunzioni occlusali e scoliosi, siano esse posturali che strutturate, anche se con percentuali differenziate a seconda delle patologie odontoiatriche, dei livelli di curva scoliotica e i gradi di positività del test per la scoliosi.

Qui di seguito l’articolo di S. Di Giacinto, B. Valentino , A. Guidetti, R. Valentino, E. Farina, T. Valentino: CORRELAZIONI FUNZIONALI TRA SCOLIOSI E DISFUNZIONI OCCLUSALI

RIPROGRAMMAZIONE POSTURALE GLOBALE NEI DISORDINI CRANIO-MANDIBOLARI

RIPROGRAMMAZIONE POSTURALE GLOBALE NEI DISORDINI CRANIO-MANDIBOLARI

Bisogna premettere che l’argomento trattato in questo articolo è abbastanza specifico, ma di notevole interesse per chi si occupa di postura quotidianamente.

Come il titolo suggerisce si guarderà la postura attraverso la visione della Riprogrammazione Posturale Globale del Professor Bernard Bricot.
Senza entrare troppo nello specifico (potete anche acquistare il relativo libro online) è possibile identificarla in questo principio da lui scritto:

“La postura è l’insieme delle strategie attuate dal nostro sistema tonico-posturale per interagire in statica e in dinamica con lo spazio circostante contro la gravità in ergonomia, nel massimo confort e con il minimo dispendio di energie”

Addentrandoci più in profondità nel nostro articolo cercheremo di capire non “se” l’apparato stomatognatico interferisca nel sistema tonico-posturale, ma “come“!

“Ogni movimento può essere quindi considerato come un cambiamento di postura e la postura come punto d’arrivo di ogni movimento”

Gli autori dello studio a cui si fa riferimento oggi specificano la loro visione sulla postura attraverso questo principio, andando a convergere nella visione di Bricot:

“Il controllo della postura rappresenta dunque una funzione di estrema importanza, poiché un corretto funzionamento dell’intero sistema consente di ottimizzare la velocità, la forza e la precisione di un movimento, minimizzando la spesa energetica”

Avendo già affrontato il tema di apparato stomatognatico e interferenze sul sistema tonico-posturale in precedenti articoli (ultimo dei quali MALOCCLUSIONE E POSTURA), l’elemento caratteristico ora risiede nel capire le oggettive conseguenze di questa interferenza.

Attraverso il duplice esame, Posturografico e Baropodometrico, sono stati valutati due popolazioni di soggetti suddivisi nelle relative categorie: “patologia occlusale” e “normocclusale”.

L’aspetto importante di questo studio è stato inoltre quello di analizzare le diverse conseguenze delle diversi classi di malocclusione sul sistema stesso.

malocclusioni-schema

I risultati ottenuti sono tra i più interessanti:

  • nei soggetti con una normocclusione entrambi gli esami hanno evidenziato un normale range di distribuzione di carico, e quindi rientranti nella condizione di normalità;
  • nei soggetti con malocclusione di prima classe si è verificato un disallineamento globale tra il baricentro corporeo e il punto di proiezione degli arti inferiori, esprimente un atteggiamento torsionale; il carico del peso corporeo era distribuito difformemente, spesso con un ipercarico sull’avampiede da un lato e nel retropiede controlaterale;
  • nelle seconde classi prima divisione si è riscontrato, quale dato comune, un’interiorizzazione del baricentro corporeo, mentre nella maggior parte dei casi il carico del peso corporeo era disequamente distribuito a livello emisomico e/o retroavampodalico;
  • nelle terze classi si è riscontrata una posteriorizzazione del baricentro, sempre come dato comune, spesso con un ipercarico meso retropodalico ed un atteggiamento tendente al piattismo;

“Dai dati riscontrati si dimostra che vi è uno stretto rapporto tra apparato stomatognatico e sistema posturale.
[…] A tal proposito i disordini cranio mandibolari e le malocclusioni, che spesso giungono alla nostra osservazione, non sempre andranno trattati come tali, potendo rappresentare l’effetto o il compenso di disordini  posturali secondo un’ottica più globale”

Prosegue quindi la volontà da parte nostra di dimostrare come e quanto sia importante valutare la persone nel suo insieme, e non come parti separate e incondizionate dalle altre.

Qui il bellissimo articolo di D. Caradonna, P. Buzzanca e C. Caradonna: RIPROGRAMMAZIONE-POSTURALE-GLOBALE-NEI-DISORDINI-CRANIO-MANDIBOLARI

 

 

ALLUCE VALGO E COMPENSO POSTURALE

ALLUCE VALGO E COMPENSO POSTURALE

Fino ad ora abbiamo visto come e quando uno specifico recettore posturale possa influire sul sistema tonico-posturale.
In particolare abbiamo visto in diversi articoli in che modo il piede sia uno dei più importanti come “influenzatore” dell’aspetto posturale del nostro corpo (vedi PIEDE E POSTURA).
Ma abbiamo anche scritto di come il piede, avendo una particolare patologia, interagisca con il corpo sovrastante e, nello specifico, ciò che a livello posturale va a causare (leggi l’articolo L’APPROCCIO INTEGRATO AL PIEDE PIATTO IN POSTUROLOGIA).

Grazie all’interessante articolo di oggi, vedremo come un’altra specifica patologia del piede relazionato alla postura: l’alluce valgo.

Questa particolare defezione è molto diffusa nella popolazione, sopratutto in quella geriatrica con un’età compresa tra i 60 e i 75 anni.
Non saranno i motivi che causano questa patologia a interessarci, ma “il cosa” questo cambiamento strutturale dell’appoggio podalico provochi nel sistema tonico-posturale.

“I problemi agli arti inferiori ed in particolare ai piedi, sono molto comuni nelle persone anziane. Spesso questi dismorfismi sono accompagnati da dolore e limitazione funzionale con difficoltà e maggiore affaticamento a deambulare ed a mantenere la posizione eretta, poiché questa sindrome induce adattamenti compensativi.”

Con questa breve introduzione viene rimarcato l’importante effetto collaterale che questa patologia ha con il resto del corpo.

“Molte sono le afferenze che interagiscono per il controllo della postura e del cammino, quelle plantari sono sicuramente di primaria importanza, in quanto la propriocezione del piede determina risposte posturali globali.”

Attraverso uno studio effettuato su 120 pazienti, gli autori dell’articolo hanno raccolto dati oggettivi relativi all’appoggio del piede sia in posizione statica che in quella dinamica:

“E’ stata calcolata le percentuale di pressione di ogni settore (del piede, ndr) per ogni soggetto rispetto al peso corporeo ed è stato trovato il valore medio nei due gruppi (uno di controllo e uno di studio, ndr).
[…] I risultati evidenziano una maggiore pressione nella parte mediale e anteriore in entrambi i piedi nei soggetti con alluce valgo.”

Quello che hanno rilevato è una predisposizione, per chi soffre di questa patologia, ad un carico maggiore nell’area stessa dell’alluce valgo:

“La pressione aumenta inoltre durante la deambulazione in entrambi i gruppi nelle medesime porzioni di settore. Di particolare interesse risulta il settore che rappresenta per entrambi i piedi la zona della prima falange metatarsale.
Il peso in questa zona è sempre maggiore nei soggetti con alluce valgo.”

Questo dimostra come le persona che soffrono di alluce valgo hanno anche un maggior appoggio nella parte frontale e mediale del piede.
Questo provoca inevitabilmente un sovraccarico nella regione della prima falange metatarsale, ovvero dove è esattamente localizzato il problema dell’alluce valgo.

Questa situazione è esponenziale, tanto più sarà progressiva la degenerazione dell’articolazione dell’alluce tanto più sarà il dolore e il carico sottoposto a quella regione, causando l’inevitabile peggioramento della patologia stessa.

Ma cosa succede a livello posturale?

“I dati relativi alla stabilometria fanno pensare ad una vera e propria contrazione statica delle catene miofasciali della gamba deputate alla postura, che determina due fattori: uno ipoemizzante e uno di ristagno venoso.
Il primo determina una diminuzione della resistenza allo sforzo e tende ad aumentare il danno articolare da microtraumi cronici, il secondo porta a fenomeni di patologia vascolare.”

L’alluce valgo non è quindi solo una patologia strutturale, ma causa degli accorciamenti alle catene muscolari inerenti, portando a problematiche posturali di notevole importanza.

Il piede, in questo caso, non va solo trattato con una visione medica (dal tecnico ortopedico che costruisce il plantare al chirurgo per l’operazione), ma va unita a quella chinesiologica per un mirato lavoro di allungamento delle catene muscolari che sono andate accorciandosi.

Qui lo studio completo della Dott.ssa Nerozzi E. e del Professor Tentoni C.: Alluce valgo e compenso posturale statico e dinamico rilevato sulla prima catena cinetica ascendente

 

PIEDE E POSTURA – Un legame inscindibile

PIEDE E POSTURA – Un legame inscindibile

Il piede è senza alcun dubbio uno dei principali e più importati elementi del nostro corpo in grado di causare (e allo stesso tempo adattarsi) scompensi posturali, che verranno poi compensati da altre strutture anatomiche.

Possiamo pensare al nostro corpo come un componente incastrato tra l’incudine e il martello, dove il primo sono gli occhi e il secondo i piedi. In sostanza siamo come incastrati tra due perni, i quali sono vincolati a se stessi. Gli occhi secondo il “piano di Francoforte”, ovvero che hanno come scopo primario quello di tenere lo sguardo il più possibile orizzontale e parallelo al suolo. I piedi con il contatto del terreno, possono adattarsi e subire modificazioni in base alle necessità, ma rimangono comunque vincolati all’appoggio con il terreno. Ciò che si può modificare per “compensare gli scompensi” è tutta quella parte compresa tra gli occhi e i piedi, quindi l’intero del nostro corpo.

Si comprende bene come e quanto i piedi possano condizionare il sistema tonico posturale, e come anche possano adattarsi per compensare gli scompensi derivanti dal sistema stesso.

Abbiamo già affrontato in passato questo aspetto nell’articolo “L’APPROCCIO INTEGRATO AL PIEDE PIATTO IN POSTUROLOGIA“, ma con una visione focalizzata ad una problematica specifica.

“Il piede rappresenta il punto fisso al suolo su cui grava l’intero peso del corpo. Esso si trova alla base del sistema di controllo antigravitario (sistema tonico posturale) che consente all’uomo di assumere la postura eretta e di spostarsi nello spazio.”

Il Professor Giovanni Chetta così introduce l’aspetto vincolante del piede su se stesso e sul corpo sopra di lui:

“Il piede è sia un effettore sia un ricettore ossia riceve ed esegue dei comandi (risposta motoria), tramite i muscoli, e, nel contempo, interagisce col resto del corpo fornendo costanti informazioni provenienti dagli esterocettori cutanei presenti sulla sua pianta e dai propriocettori dei suoi muscoli, fascia, tendini e articolazioni.”

E’ infatti l’unica parte del corpo a essere costantemente a contatto col suolo, e questo permette al piede di essere l’interfaccia costante tra l’ambiente e il sistema dell’equilibrio.

L’aspetto anatomo-funzionale più importante del piede è identificabile nel suo ruolo come base antigracitazionaria:

“[…] in un primo tempo (il piede, ndr) prende contatto con la superficie di appoggio adattandosi ad essa rilasciandosi, successivamente si irrigidisce, divenendo una leva per “respingere” la superficie stessa.
[…] La torsione, l’avvolgimento, dell’elica podalica è connessa alla rotazione esterna dei segmenti sovrapodalici (gamba e femore).”

Queste torsioni e avvolgimenti sia a livello dell’avampiede rispetto al retropiede che sia a livello del piano trasverso (arti inferiori e tronco) avvengono costantemente in statica, e ancor più nella dinamica.

“La modesta capacità di rotazione del tratto lombare (5°, Kapandji 2002) “impone” l’utilizzo di parte del dorso (in grado ruotare per circa 30°, Kapandji 2002), ad esempio, durante la deambulazione.”

Questo però condizionerebbe anche lo sguardo, che come abbiamo detto all’inizio dell’articolo ha la peculiarità di rimanere sempre orientata in avanti e parallela al suolo. Affinché questo si realizzi si verifica una contro-rotazione e una flessione laterale opposta rispetto al tratto rachideo inferiore e al bacino.

“L’atteggiamento scoliotico dell’elica rachidea così come quello del piede piatto (elica podalica svolta) e valgo (elica podalica avvolta) rappresentano quindi fenomeni fisiologici transitori tra loro connessi e divengono patologici solo quando si manifestano in maniera stabile.”

Questo è il ponte che collega il piede e l’appoggio podalico ai vari segmenti corporei sovrastanti, creando un legame inscindibile in grado di condizionare sia positivamente che negativamente il resto del corpo e il sistema tonico-posturale. E questo fino a raggiungere le articolazioni cervico-occipitale temporo-mandibolari e viceversa, dando così vita a un concetto di unità mio-connettivale dell’intero organismo.

Qui l’articolo completo: Piede e postura di Giovanni Chetta

LE INFLUENZE DEL MUSCOLO DIAFRAMMA NELLA POSTURA

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LE INFLUENZE DEL MUSCOLO DIAFRAMMA NELLA POSTURA

Il muscolo diaframma è unico nel suo genere. Non ne esiste un altro nel nostro corpo che abbia caratteristiche simili alle sue.

Con la particolare forma a cupola è al contempo sia il “tetto” che il “pavimento” interno dei nostri visceri, ed è il muscolo più importante per la nostra respirazione.
Durante la sua contrazione la cupola si abbassa determinando, assieme all’elevazione del torace operata dai muscoli inspiratori, l’espansione della cavità toracica e dei polmoni.

Essendo questo un muscolo profondo è, purtroppo, molto spesso ingiustificatamente dimenticato, sopratutto in chiave di relazione con il sistema tonico-posturale.

“Il diaframma è infatti connesso con lo sterno, l’intero bordo costale, la dodicesima costola, la faccia anteriore delle vertebre lombari, il muscolo psoas e il muscolo quadrato dei lombi.
Non è necessario alcuno sforzo per capire come un deficit del movimento diaframmatico possa mandare in disfunzione queste strutture.”

Riccardo Breda, chinesiologo che da tempo si occupa anche di posturologia, mette in luce il rapporto particolare che il muscolo diaframma ha con le strutture a cui è collegato.
Continua:

“Non è necessario alcuno sforzo per capire come un deficit del movimento diaframmatico possa mandare in disfunzione queste strutture.
Non dimentichiamo che essendo un muscolo, può essere soggetto a contratture, retrazioni e lesioni.”

Inoltre, non è assolutamente da dimenticare che il muscolo diaframma è attraversato da strutture fondamentali per il mantenimento delle funzioni vitali, tra cui:

  • Vena cava inferiore, vena azygos e venaemiazygos
  • Aorta toracica
  • Esofago
  • Condotto Toracio
  • Nervo vago
  • Nervi splancnici

 “[…] la sua capacità di movimento (del muscolo diaframma, ndr) è fortemente legata al mantenimento dell’ omeostasi.”

E’ da questo principio che, una defezione a livello del muscolo diaframma può essere origine di altri problemi “lontani” dallo stesso.

“L’esempio più immediato riguarda le funzioni digestive e l’apparato viscerale. In questa situazione non è raro che si verifichino episodi di ernia iatale o difficoltà digestive dovute alla mancanza di stimolazione da parte del movimento diaframmatico.”

Inoltre, data la sua struttura e la sua posizione, ricopre un ruolo fondamentale nell’equilibrio delle catene cinetiche e posturali. La sua influenza sulla colonna vertebrale è diretta e importante.
Un utilizzo scorretto, o una defezione di questo muscolo, può facilmente provocare nel tempo un condizionamento sulla colonna vertebrale a livello della sua inserzione. E cosa ancor più importante, le inserzioni del muscolo diaframma sulla colonna sono relazionati a quelle del muscolo Ileo-Psoas, il quale può portare lo scompenso al bacino e arti inferiori.

“La corretta respirazione si pone alla base di un’alta qualità della vita, del mantenimento dell’omeostasi e del sistema tonico-posturale.”

 

Qui l’articolo di Riccardo Breda: Le influenze del movimento diaframmatico

POSTUROLOGIA E PSICOLOGIA – DUE MODELLI INDISSOLUBILI

POSTUROLOGIA E PSICOLOGIA – DUE MODELLI INDISSOLUBILI

La postura si può definire come una semplice variazione del tono?

Probabilmente sì, ma solo nella sua visione più essenzialista neurofisiologica e biomeccanica. Infatti, come sottolineato da Gagey e Weber nel loro libro “Posturologia. Regolazione e perturbazioni della stazione eretta“:

“Ridurre l’uomo a semplice gioco meccanico è condannarsi  a non comprendere nulla di colui che ha difficoltà a mantenersi eretto […]”

Un fattore di fondamentale importanza, e molto spesso tralasciato, da affiancare all’interpretazione neurofisiologica e biomeccanica è il modello psicosomatico. La postura è certamente l’insieme delle risultati di tutti gli aspetti anatomici e fisiologici della nostra struttura, ma è anche vero che il nostro corpo risponde ai condizionamenti dettati dalla nostra vita emotiva. Quindi, possiamo tranquillamente presupporre che la postura sia intrinsecamente legata anche all’aspetto psico-emozionale.

Non esistono soltanto ragionamenti empirici, ma in ambiente psicologico e psichiatrico è una tesi sostenuta da diversi studi, supportati anche da diversi esponenti della medicina organicistica e ortopedica come il Dott. Cailliet:

“La postura è, in larga misura espressione somatica immediata di emozioni, impulsi, regressioni. Noi stiamo in piedi e ci muoviamo come ci sentiamo, riflettendo consciamente o inconsciamente nell’atteggiamento esteriore la nostra condizione interiore, la nostra personalità, l’ambiente stesso in cui viviamo. La postura, insomma, è una vera e propria forma di linguaggio, una manifestazione autentica della natura umana e dell’io individuale”

La domanda che sorge spontanea ora è la seguente: da cosa viene condizionato il sistema tonico-posturale?

Nella visione, a nostro parere, ristretta della posturologia il condizionamento avviene secondo una visione lineare di input-output, ovvero da stimoli derivanti dalle afferenze visive-podaliche-vestibolari-muscolo scheletriche-organiche il Sistema Nervoso Centrale le elabora portando le modificazioni richieste al sistema tonico-posturale.

Ma è possibile definire l’uomo un sistema lineare alla stregua di un computer?

Esiste quindi una visione della posturologia non lineare, il quale tiene conto delle interazioni e interferenze neuropsicofisiche all’interno di un sistema complesso come quello posturale.

In questo articolo del Professor Fabio Scoppa è possibile approfondire la visione non lineare della posturologia: posturologia non lineare_ Scoppa

CAMBIAMENTI POSTURALI DOPO LA CORREZIONE DELLA POSIZIONE DELLA LINGUA

CAMBIAMENTI POSTURALI DOPO LA CORREZIONE DELLA POSIZIONE DELLA LINGUA

“Esiste davvero la sindrome glosso-posturale?”

Con questa semplice e immediata domanda il Professor Antonio Ferrante affronta un problema e una visione particolare della posturologia.

“Per decenni la bocca  è stata considerata avulsa dal reste dell’organismo, relegata a un ruolo subalterno rispetto al rimanente del corpo, adibita alle sole funzioni del linguaggio, della masticazionee della deglutizione. Già a molti sembrava assurdo che una alterazione dell’occlusione potesse essere causa di cefalee, figuriamoci la possibilità di correlare un atteggiamento del piede con un problema di funzione stomatognatica.”

Questo passaggio dell’articolo (che troverete in allegato) fa comprendere come, fino a qualche anno fa, una visione olistica del corpo era ancora ben lontana da quella che oggi siamo riusciti a ottenere. E la lingua, può essere uno dei fulcri di questo nostro sistema non lineare?

“La Posturologia riconosce un ruolo di informatori encefalici primari a:

  • Apparato Stomatognatico (sopratutto articolazione temporo-mandibolare)
  • Occhio (componente propriocettiva della muscolatura estrinseca e componente visiva)
  • Orecchio (soprattutto nella componente vestibolare)
  • Piede

La lingua che non contatta il palato ed induce una deglutizione scorretta è in grado di interferire con tutti questi sistemi recettoriali.

Come scritto nel nostro articolo precedente ANALISI OSTEOPATICA E POSTUROLOGICA TRA DEGLUTIZIONE DISFUNZIONALE E ALTERAZIONE DELL’EQUILIBRIO il numero di volte in cui la deglutizione si attiva nelle 24 ore è pari a circa 2000, e una disfunzione miofunzionale della lingua ha un effetto domino a partire da tutte le strutture a essa collegata.

E’ quindi individuabile nel complesso della lingua un’interferenza primaria nel sistema tonico-posturale del nostro corpo, e non una compensazione secondaria. L’importanza della posizione della lingua, sia nella fase di “riposo” (anche se in realtà è sempre attiva) che in quella dinamica della deglutizione, è un fattore non più trascurabile.

Quindi, esiste davvero la sindrome Glosso-Posturale?

La risposta dettagliata in questo approfondito articolo del Professor Antonio Ferrante: Esiste davvero la Sindrome Glossoposturale