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(Parte II) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

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(Parte II) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI  – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

Dopo il successo della precedente pubblicazione, vi proponiamo la seconda parte dell’intervista al Dott. Giuseppe Stefanelli.

Buona lettura

 

1. Nel suo ultimo libro introduce la craniodonzia, ce la illustri.

Il significato del termine Craniodonzia è molto semplice: essendo l’occlusione dentale il risultato adattativo dello schema cranico individuale, prima di allineare i denti è imperativo “allineare “ il cranio. Qualsiasi procedura di riabilitazione occlusale, sia essa ortodontica o protesica, non può non influenzare le 28 ossa che compongono il cranio umano. Non tener conto di questo e sostituire uno schema di adattamento con un altro, mediante trattamenti meccanicistici spesso motivati da indicazioni “estetiche” e soprattutto basati su fondamenti dogmatici obsoleti non può che avere come risultato un ulteriore adattamento a scapito di altri sistemi oppure, nell’ipotesi più favorevole per il paziente, una sacrosanta recidiva. Enlow sosteneva che “ la recidiva è la risposta ad una violazione anatomica e funzionale di uno stato di equilibrio anatomico e funzionale” Trattamenti standardizzati che violino tale equilibrio, obbligano l’organismo a reagire attivando sistemi di compenso auto difensivi che in buona parte dipendono dai limiti di adattabilità del tessuto connettivo. Il complesso osso alveolare-parodonto-dente rappresenta la ” sub-unità di adattamento” attraverso il quale il sistema stomatognatico cerca di realizzare il rapporto di massima intercuspidazione qualunque sia il rapporto delle basi ossee, attraverso la funzione neuro-muscolare. Le ossa di derivazione embrionale membranosa funzionano da membrane per tutta la vita. La porzione squamosa delle ossa occipitali e temporali, i parietali e il frontale hanno origine membranosa. La dura madre che circonda il cervello fornisce estensioni di tessuto connettivo che passano attraverso le suture per formare lo strato periostale esterno, che circonda le ossa craniche. Nello schema totale della struttura corporea le suture fungono come punto di congiunzione tra le ossa craniche, ma servono fondamentalmente come giunture di espansione-congiunzione per facilitare cambiamenti di tensioni meningee, fasciali e muscolari, nei ritmi respiratori e cardiaci e nelle variazioni sia nella pressione sanguigna, sia in quella del liquido cerebro-spinale. La mobilità delle suture è solo uno delle componenti del Meccanismo Respiratorio Primario definito dall’osteopatia.Il concetto che deve essere subito chiaro è che è impensabile applicare una qualsiasi trazione di spostamento dentale o comunque modificare uno schema occlusale senza modificare tale meccanismo in senso negativo o positivo . Emerge dunque la necessità di un cambiamento radicale dell’approccio diagnostico e terapeutico alle problematiche occlusali rivedendo criticamente i dogmi passati e presenti dell’ortodonzia e della gnatologia ortodossa.

 

2. Forte stress, utilizzo scorretto di farmaci o addirittura abuso, alimentazione poco consapevole, che influenze hanno sull’apparato stomatognatico e la funzionalità delle ossa craniche?

Il cranio e il sistema stomatognatico sono tra le principali vittime dello stress di qualunque origine esso sia (fisico, chimico, psichico). E’ ormai appurato ad esempio, il ruolo di sistema di gestione dello stress di fenomeni parafunzionali come il bruxismo e il serramento. Ho descritto ampiamente questo argomento in un articolo pubblicato, e che potete vedere al seguente link http://osstefanelli.com/facciamo-il-punto-sul-bruxismo/. Sintetizzando il paziente serratore e/o bruxista è in una condizione di stress energetico neurovegetativo e utilizza il sistema stomatognatico come un vero e proprio sistema di sopravvivenza. Sotto stress i muscoli masticatori, in funzione delle loro inserzioni craniche, letteralmente “armano e tengono insieme” testa e faccia. Il Massetere è il muscolo “trigger” che inizia il circuito muscolare reattivo preposto a tal fine. La sua inserzione zigomatica porta il temporale in rotazione esterna. Il Temporale con la sua inserzione sfenoidale assiste la flessione della SSB e la rotazione esterna dell’osso omonimo; con l’inserzione parietale agisce sulla Sutura Sagittale. In associazione con il Buccinatore, gli elevatori bloccano la mandibola al cranio dall’esterno. I muscoli Pterigoidei collegano sfenoide e mandibola, mettendo in relazione diretta la SSB e l’ATM. Agiscono dall’interno trazionando in flessione l’ala dello sfenoide sulla quale si inseriscono. Ciò determina tensione delle membrane durali e l’attivazione dello schema di flessione-espansione del Sistema cranio-sacrale. Recentemente è stato individuato un quinto muscolo della masticazione, il M. Sfenomandibolare ( Hack et al., University of Maryland Dental School ) quale fascio muscolare autonomo lungo circa 3-4 cm e largo 2 cm., con un’inserzione sfenoidale a livello posteriore dell’orbita, ed una mandibolare internamente all’apofisi coronoide. Il muscolo Trapezio, essendo inserito sulla linea nucale dell’occipite, assiste il movimento di flessione sfeno-basilare, mentre lo Sterno-cleido-mastoideo per il suo vettore di trazione sulla mastoide, porta il temporale in rotazione interna. Inoltre,“Stress centers” localizzati tra le unità motorie del rachide cervicale, attivati da ogni iperattività improvvisa, aumentano tensione nel sistema muscolo-fasciale con la funzione primaria di stabilizzare la testa sul collo, e in sequenza, tutto il rachide fino al coccige. Nei soggetti che hanno memorizzato esperienze traumatiche, si mette in atto una strategia posturale di difesa, molto più costosa e disarmonica di quella che il movimento richiederebbe. Le modificazioni angolari che si rendono necessarie per compiere un movimento avvengono in regime di co-contrazione e non in regime di innervazione reciproca. Meccanismi nervosi anticipatori predispongono l’atteggiamento posturale adeguato che può essere temporaneo o persistere per peridi molto lunghi del giorno e della notte. L’adattamento prima e il mantenimento delle strategie di difesa necessitano di un adeguato supporto del Sistema Nervoso Neurovegetativo. Si tratta di attività riflesse che sono attive con diversa intensità 24 ore su 24. In questo modo i Sistemi Anticipatori impegnano TUTTO l’organismo in una sorta di allenamento alla sopravvivenza senza soluzione di continuità. In definitiva, l’atteggiamento posturale è la prigione nella quale i sistemi anticipatori ci chiudono per proteggerci.

3. La sua assidua attività di formazione è ben conosciuta; come sta cambiando il mondo della posturologia?

Quando ho iniziato io, circa 30 anni fa, eravamo molto pochi ad occuparsi di postura in Italia. Oggi sicuramente l’argomento è molto diffuso anche se non ancora come dovrebbe, ma anche parecchio confuso. Le scuole sono diverse, propongono tests valutativi clinici specifici, spesso troppo empirici, per non dire “sciamanici”. Chi al contrario, si affida quasi esclusivamente alla diagnosi strumentale attraverso l’utilizzo di pedane stabilometriche, elettrognatografia ed elettromiografia, spesso non avendo un background clinico sufficiente per interpretarne i dati. L’obbiettivo è quello di dare un significato “scientifico” alla postura. Purtroppo il metodo scientifico cosiddetto Evidence Based cerca risposte lineari ad un sistema che non è affatto lineare ma “ circolare” basato su un meccanismo a feedback difficilmente prevedibile. La postura è come la nostra impronta digitale, assolutamente individuale e soggetta a molte variabili. Come tale necessita di un approccio multidisciplinare, bisogna assolutamente evitare di fare i “tuttologi” perché perdiamo di credibilità. L’ideale sarebbe che se ne occupasse l’università e per fortuna oggi esistono diversi corsi di perfezionamento in svariate sedi italiane, io stesso insegno all’Università di Genova gnatologia e postura, ma credo che dovremmo sforzarci tutti di uniformare l’insegnamento a parametri riproducibili, stante comunque le difficoltà prima esposte. In altre parole, se vogliamo fare qualcosa di utile con la Postura dovremmo andare oltre i problemi irrisolvibili ed affidarci a principi comprensibili e processi attuabili. Tutti concordiamo sulla necessità di tener presente la complessità dei problemi ma noi ci occupiamo di Salute e non è nostro compito fare oroscopi!

4. Un saluto e un consiglio ai nostri lettori

Nel salutare e ringraziare i lettori che hanno impiegato parte del loro tempo a leggere questa intervista concludo dicendo che un’approccio “sistemico” necessita sicuramente di uno sforzo interpretativo non indifferente in quanto per qualunque medico e per l’odontoiatra in particolare, pensare in maniera sistemica significa uscire dal proprio orticello, rispolverare concetti dimenticati e scoprirne di nuovi. Ci vuole coraggio perché il farlo può portare a mettere in discussione o addirittura a modificare radicalmente il nostro lavoro. E’ un percorso duro, impegnativo e probabilmente frustrante ma allo stesso tempo, ne sono certo, vi affascinerà come è successo a me e ai molti colleghi che in questi anni lo hanno affrontato.

 

 

(Parte I) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

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(Parte I) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI  – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

Non è un segreto che l’integrazione tra le varie discipline mediche e la visione integrata del sistema posturale siano il concetto attorno al quale ruota il progetto di questo blog.

Il nostro ospite ha reso concreto questo concetto con pubblicazioni, convegni e una costante opera di formazione.

Come avete potuto leggere dal titolo abbiamo raggiunto il Dottor Giuseppe Stefanelli  ( http://osstefanelli.com/ ).

Le risposte che ci ha fornito racchiudono la vera essenza della concezione integrata del  “sistema uomo”.      

 

 

 1-Quale concetto sta alla base dell’odontoiatria sistemica?

Il concetto che il sistema stomatognatico sia meccanicamente e funzionalmente connesso a distretti corporei lontani fra di loro è affascinante e inquietante allo stesso tempo per il neofita che vi si accosta. Molti colleghi, pur nella convinzione di operare nel giusto senso, preferiscono affidarsi alle “ certezze” di predecessori illustri che affrontare “l’imponderabilità del nuovo”. Pur rispettando le scelte personali di ognuno, non possiamo fare a meno di riconoscere che l’odontoiatria e la medicina in generale, di cui siamo figli, non sono scienze esatte; di conseguenza tali “ certezze “ sono spesso contestate, revisionate o dimenticate. Ce ne si rende conto  ripercorrendo, ad esempio, la storia della gnatologia il cui costrutto teorico, a partire da Baunel (padre della Teoria dell’occlusione bilanciata), passando da Mc Collum e dai suoi allievi Stallard e Stuart, da Gysi ed Hanau per arrivare al Guichet, ha spesso subito violenti scossoni. Si ricorderà certamente come il periodo del  “culto dell’ATM”, caratterizzato dal fiorire di articolatori, assiografi e pantografi alla ricerca della posizione e del tragitto condilare, venne poi sconfessato dalla “ Teoria muscolare” ( Guichet) secondo la quale la situazione occlusale non agisce mai direttamente sulle ATM ma lo fa attraverso la muscolatura. Appurato che sono i muscoli stomatognatici che portano la mandibola in relazione centrica, restava comunque, e resta ancora oggi, da stabilire come riprodurre e trasferire tale posizione, visto la notevole variabilità individuale della stessa. Ma a chi dobbiamo credere se della  famigerata “ relazione centrica “esistono almeno dieci diverse interpretazioni ( Farrar, Gelb, Dawson, Martignoni, etc. etc,): recentemente si sostiene che l’asse cerniera non s’identifichi più con l’asse bicondilare ma con un piano passante a livello delle spine di Spix, vero centro rotazionale della mandibola ( il povero Campion si rigirerà nella tomba scoprendo di averci fatto sbagliare tutto per più di cento anni! ). Le teorie vanno contestualizzate all’evoluzione. Il fenotipo umano di oggi è strutturalmente e funzionalmente diverso da quello di appena un secolo fa. Lo stesso sviluppo del cervello, sempre più orientato verso l’intellettualizzazione ,  privilegia la funzione del pool neuronale delle aree pre-frontali della neo-corteccia nei riguardi di quelle istintuali occipitali, modificando di conseguenza anche la morfologia cranica. L’affinamento e la preponderanza del linguaggio quale mezzo comunicativo ha poi introdotto un parametro di asimmetria (legato alla predominanza morfo-funzionale dell’emisfero cerebrale sinistro ) delle strutture corporee che non è mai stato preso in considerazione. La “ normalità “ può anche essere condizionata da rappresentazioni e pregiudizi estetici o addirittura razziali. Non dimentichiamoci che in campo ortodontico, Tweed abiurò la filosofia del suo maestro Angle e propose la terapia estrattiva per ridurre la tendenza prognatica della razza bianca americana, in un periodo in cui il colore nero non era molto di moda. Nacque così la scuola ortodontica ” meccanicista”, le cui tecniche terapeutiche erano, e sono, sostanzialmente finalizzate al raggiungimento di un obiettivo “estetico”, che ebbe facile sopravvento nei riguardi di una “scuola funzionalista” considerata troppo empirica e quindi povera di risultati attendibili. Nel nome del concetto estetico, che come quello di norma ideale mantiene comunque un carattere di relatività, si distalizzano molari, si estraggono denti, si sezionano e/o si innestano mascellari e mandibole e poi, ovviamente, si blocca tutto attraverso splintaggi e contenzioni a vita per evitare l’immancabile “recidiva”. Senza voler scadere nella retorica, la verità palese è che l’eccesso di tecnicismo e la frammentazione settoriale della medicina ci ha fatto perdere di vista “ l’individuo” nel suo insieme, oltre ad atrofizzare le nostre capacità di giudizio e di diagnosi semeiotica clinica. L’approccio al sistema stomatognatico in visione sistemica ci offre la possibilità di riscoprire le nostre conoscenze cliniche, non di stravolgerle ma di affinarle attraverso nuove interpretazioni ed acquisizioni . Risulterà così evidente che l’occlusione e la sua patologia entrano a far parte di un quadro sindromico generale, di cui spesso la malocclusione rappresenta la manifestazione più evidente ma non necessariamente la più importante.

2.     Cosa l’ha spinta verso questa visione?

Fu l’incontro con il grande Harold Gelb che venne in Italia nel 1984 a tenere un corso al quale partecipai a stravolgermi per primo la professione e la vita. L’anno successivo mi iscrivevo ai corsi dell’Accademia di Kinesiologia Applicata (AIKA) e dopo 3 anni, una volta conseguito il Master divenni insegnante prima e vice-presidente poi in seno alla stessa fino al 1998, anno in cui l’accademia purtroppo chiuse i battenti perché ritenuta “scomoda” ai poteri della medicina e dell’odontoiatria dell’epoca. Una menzione particolare merita poi Jean Pierre Meersseman mio grande amico e maestro con il quale collaboro ancora oggi. Da allora lo studio della chiropratica, osteopatia, agopuntura, omeopatia e medicina funzionale e altre discipline “olistiche” mi ha spalancato un mondo nuovo, ha cambiato radicalmente il mio modo di lavorare e soprattutto mi ha permesso di centrare diagnosi e terapia sul paziente anziché sulla patologia. Secondo la visione sistemica le proprietà essenziali di un sistema vivente sono proprietà del tutto, che nessuna delle parti possiede. Esse nascono dalle interazioni e dalle relazioni fra le parti. In altre parole, anche se possiamo distinguere parti singole in ogni sistema, queste non sono isolate e la natura del tutto è sempre differente dalla mera somma delle sue parti. Inoltre, come ha dimostrato in maniera lampante la fisica quantistica, non esistono affatto delle parti ma solo reti di relazioni inserite all’interno di reti più grandi. A livello subatomico gli oggetti materiali della fisica classica si dissolvono in schemi ondulatori di probabilità che si possono comprendere solo come correlazioni fra processi distinti di osservazione e di misurazione.

3.     Oltre alla normale diffusione tramite l’editoria e i media, quali sono le ragioni della diffusione della visione sistemica e multidisciplinare della medicina?

A mio parere le ragioni della diffusione della visione sistemica e di medicine cosidette “complementari” risiedono proprio nel fallimento della medicina ortodossa eccessivamente tecnicizzata, disumanizzata e, lasciatemi dire, asservita alle case farmaceutiche. Oggi si prescrivono esami strumentali, radiologici (TAC, RMN, etc.) di laboratorio anche per i più banali quesiti diagnostici. La cosiddetta “prevenzione secondaria” basata per l’appunto su queste indagini diagnostiche, fa più vittime della malattia stessa. La medicina ha aumentato la durata della vita ma non la sua qualità. Alcune malattie sono scomparse, salvo ripresentarsi sporadicamente ( vedi TBC e Ebola) ma ne sono comparse di nuove. AIDS a parte mi riferisco in particolare alle malattie neurodegenerative come Parkinson, Alzhaimer, SLA, etc. Consiglio caldamente la lettura del libro “Nemesi medica” di Ivan Illich, è illuminante.

 

Fine prima parte.

INTERVISTA AL DOTT. LUCA GIANNELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

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INTERVISTA AL DOTT. LUCA GIANNELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

Gli occhi sono lo specchio dell’anima; sono un raffinatissimo mezzo di comunicazione non verbale e, come sappiamo bene, sono un “timone” del nostro assetto posturale.

Purtroppo la valutazione del recettore oculare come informatore posturale non è ancora divenuta routine durante le normali valutazioni visive affrontate in modo tradizionale dagli Ottici-Optometristi, Ortottisti, Oculisti.

Per illuminarci su questo argomento centrale della posturologia abbiamo quindi raggiunto il dottor Luca Giannelli.

Parleremo di integrazione multidisciplinare, sport di alto livello e delle influenze delle nuove abitudini sul sistema visivo e quello posturale.

Un’intervista che racchiude l’essenza dell’essere consapevoli.

1 – Nonostante l’enorme importanza, la figura dello specialista visivo posturo – consapevole e le influenze del sistema visivo sul sistema posturale, sono ancora poco conosciute.
A suo avviso perché l’esame visuo-posturale non è stato ancora inserito nel protocollo delle visite specialistiche ordinarie?

Negli ultimi decenni si è arrivati nella specializzazione delle specializzazioni, questo, se da un lato ha consentito approfondire le conoscenze settoriali, dall’altro ha fatto perdere di vista l’individuo nella sua globalità. Non sono ancora conosciute su larga scala le interferenze fra i diversi apparati e gli specialisti consapevoli dell’importanza del lavoro in equipe, trovano ancora difficoltà a coordinarsi e a diffondere queste nuove conoscenze.

Il lavoro d’equipe interdisciplinare ha invece messo in evidenza la stretta relazione tra i principali sistemi di afferenza recettoriale e regolamentazione posturale dove la disfunzione di un sistema è in grado di alterare gli altri distretti i quali, in modo assolutamente automatico, cercheranno di adattarsi al nuovo pattern neuro-posturale. Necessaria è ora una formazione su base multidisciplinare e un network che possa far incontrare i diversi specialisti posturo-consapevoli per aprire nuove collaborazioni tra persone che parlano il medesimo linguaggio.

2 – Il ruolo del recettore visivo all’interno del sistema posturale viene erroneamente limitato alla funzionalità dei muscoli che governano il movimento oculare. Quanto invece è estesa la sua influenza?

Il sistema visivo svolge una funzione di stabilizzazione del sistema posturale e permette il normale sviluppo e posizionamento del corpo rispetto all’ambiente che ci circonda. In altre parole gli occhi sono la nostra guida posturale.

Il sistema visivo ha una doppia afferenza per il sistema nervoso centrale: una componente esocettiva, la retina, e una componente propriocettiva, i muscoli extraoculari. Dalla retina riceviamo informazioni sul dove siamo posizionati rispetto all’ambiente che ci circonda e a che distanza siamo dall’oggetto di interesse.

I muscoli estrinseci dell’occhio sono tra gli organi che hanno la più alta densità di fusi neuromuscolari per fibra e informano il Sistema Tonico Posturale sulla posizione degli occhi rispetto ai vari distretti corporei, in primis la testa. Sono in grado di stabilire la loro posizione rispetto alle informazioni che arrivano dai recettori siti per esempio nel collo, nel vestibolo, nell’apparato stomatognatico, nel tronco e nei piedi.

Oggi abbiamo dei test di semplice applicazione in grado di valutare in pochi minuti, ma in modo significativo, entrambe le componenti afferenziali dell’occhio. L’influenza del sistema visivo sull’assetto posturale dovrebbe quindi essere valutata almeno nelle sue due componenti principali. Allo scopo di avere un linguaggio e un metodo condivisi con l’equipe multidisciplinare con cui collaboro da 15 anni, abbiamo standardizzato i test in modo da avere una uniformità di valutazione indipendentemente dallo specialista che li esegue. Altro aspetto importante della standardizzazione, sono la ripetibilità e la possibilità di confronto dei risultati tra specialisti nel tempo o dopo trattamento. Dato che i tempi di visita sono sempre stretti, i test del protocollo visuo-posturale devono durare meno di 5 minuti in modo da essere fattibili e garantire una qualità valutativa utile ad una corretta diagnosi differenziale per determinare se e in che modalità il sistema visuo-posturale è disturbatore del sistema tonico posturale. I test e loro spiegazione sono consultabili alla pagina www.visionepostura.it

3 – L’utilizzo compulsivo degli smartphone e di altri dispositivi mobili, soprattutto da parte dei più giovani, che influenze può avere sul sistema posturale?

Prima dell’avvento dei mezzi tecnologici si era soliti dire: “Mi immergo nella lettura”, ora si può dire che i ragazzi si immergono nello smartphone. I dati epidemiologici del 2014 sono eclatanti: gli adolescenti hanno un uso medio di cellulari e tablet di circa 3-4 ore quotidiane.

Mentre nella lettura di un libro sono io che determino il livello di attenzione e i tempi ossia posso concedermi pause di riflessione, nel videogioco o il principio con cui sono realizzate le pagine web e i social network, sono incalzanti e non consentono la minima interruzione o calo attentivo. Ciò porta ad assumere posizioni sempre più rigide perché tesi nella competizione del gioco o nell’esplorare attivamente il mondo web. Se questo stimola la capacità di attenzione e di velocità di riflessi, inibisce la creatività.

Tutto questo provoca da un punto di vista visuo-posturale, l’assunzione di posizioni statiche, ravvicinate, contratte, quindi non ergonomiche, e tende a mantenere fissi i sistemi di puntamento e di qualità visiva come la convergenza e la messa a fuoco che sono fisiologicamente dinamiche. Se non si ha un sistema visivo e posturale efficiente, intervengono adattamenti sempre meno ergonomici con ripercussioni su tutto il corpo che già oggi quotidianamente possiamo vedere nei nostri ambulatori. Stiamo diventando sempre più statici a scapito di una più sana attività di movimento.

4 – Quali sono le cause più comuni dalle quali può nascere un deficit delle mobilità oculare?

Data la molteplicità delle cause da cui può nascere un deficit, è pressoché impossibile stabilire una scala o graduatoria.
Durante i corsi di formazione specifici sull’esame visuo-posturale si approfondiscono quelle legate all’apparato stomatognatico, al rachide cervicale, a quello podalico e viscerale, ma ve ne sono molte altre che passano anche per le intolleranze alimentari e disbiosi intestinali, nonché gli stressori emozionali.

Riprendendo la domanda di prima, il fatto che l’individuo si dedichi sempre più ad attività statiche, riduce lo stimolo alle funzioni dinamiche come la velocità di passaggio di messa a fuoco e di vergenza a diverse distanze, la coordinazione occhio-mano, ecc.
Il sistema visivo è una funzione primariamente anticipatoria quindi preparatoria del movimento ossia quello che viene chiamato in fisiologia sistema feed-forward, per cui ogni disfunzione a suo carico, si ripercuote inevitabilmente sulla bontà e prassia del gesto motorio con reclutamento di più catene muscolari e con aumento del tono del sistema.
Ecco perché in presenza di un deficit della mobilità oculare, la valutazione posturale deve prevedere una valutazione della funzione visiva nelle sue componenti: esocettoriale e propriocettiva.

5 – L’utilizzo del magnete è spesso discusso, lei cosa ne pensa di questo supporto per la correzione?

Chi propone il magnete o altri sistemi da posizionare a lato dell’occhio in corrispondenza alla proiezione esterna del percorso del muscolo retto laterale, argomenta l’utilizzo per la presenza di una ipoconvergenza oculare indotta da ipertono del muscolo retto laterale. Non vi sono però ancora ricerche che ne dimostrino elettromiograficamente la vera presenza di un ipertono del muscolo retto laterale.

Per semplicità assumiamo che l’ipotesi sia vera ossia ci sia ipertono del muscolo retto laterale. In questo caso tutti i soggetti che presentano ipoconvergenza oculare debbono avere una exoforia sia da lontano sia da vicino e maggiore nell’occhio ipoconvergente. Ciò deve avvenire perché interrompendo la fusione binoculare con mezzi dissociatori in grado di mostrare l’eteroforia, l’occhio con ipertono del retto laterale deve deviare verso l’esterno (in posizione exoforica); quindi: ipertono retto laterale = exoforia per lontano e per vicino.

La letteratura internazionale oftalmologica mostra invece che l’ipoconvergenza oculare coesiste sia con l’exoforia, sia con l’ortoforia e con l’esoforia. Personalmente, per scrivere il libro: “L’esame visivo Efficace”, ho valutato più di 12000 casi e posso confermare che l’ipoconvergenza oculare si presenza in associazione con le tre direzioni eteroforiche, dove l’exoforia rimane la più rappresentata.
La coesistenza delle tre direzioni eteroforiche fa clinicamente decadere la presenza di ipertono del retto laterale come unica causa del deficit di convergenza oculare. A rinforzo, da un punto di vista neuro-fisiologico non esiste il nucleo della convergenza, bensì un complesso sistema di connessioni neuronali che unisce la corteccia, il talamo, i nuclei della base e varie stazioni del tronco encefalico.
Piuttosto che definire un ipertono del retto laterale appare più corretto definire l’ipoconvergenza oculare come espressione di disorganizzazione del sistema delle vergenze. L’ipoconvergenza è quindi non la causa ma l’effetto motorio di tale disorganizzazione per cui la riabilitazione va mirata alla causa agendo, sia sui distretti che ne provocano l’alterazione, sia agendo sulla componente centrale e questo mi orienta sulle metodologie di rieducazione visiva piuttosto che di mezzi che agiscono su un singolo muscolo.

Il loro uso mostra invece maggiore utilità durante la valutazione diagnostica, non tanto per valutare le variazioni in meglio, peggio, uguale al re-test della convergenza oculare che è un test locale, bensì associate ai test di riflessi neuro-visivi che sono sistemici, in grado quindi di valutare come la funzione visiva si integra con tutto il sistema tonico-posturale (STP).

In conclusione, quando utilizzo i sistemi come il magnete, infrarossi ecc, li uso per diagnosi e non per trattamento. Personalmente noto in certi casi delle variazioni migliorative, a volte neutre e peggiorative sull’effetto dell’ipoconvergenza oculare per cui è indubbio che portino delle nuove informazioni al STP, ma non mi sento, né sono ancora in grado di dare una connotazione valutativa valida all’uso di questi mezzi.

6 – Gli esercizi di rieducazione visiva compreso l’oculomotricità possono essere coadiuvati da esercizi di propriocezione generale?

Sì, assolutamente. Rientra nel quadro dell’approccio multidisciplinare ai deficit visuo-posturali la rieducazione della propriocezione generale, ovvero mirata ai sistemi che più perturbano o sono perturbati dalla funzione visiva. Lo stesso sistema visivo ha una componente propriocettiva afferenziale per il sistema nervoso centrale di fondamentale importanza: i muscoli extraoculari. Questi muscoli sono associati con la catena neuro-muscolare Postero Anteriore di cui principe è il muscolo diaframma e che dal quale passano tutte le catene. Ecco ancora una volta la neurofisiologia ci sostiene nel lavoro multidisciplinare che, a mio avviso, è il miglior approccio integrato per il benessere dell’Utente.

7 – Lo sport agonistico ha forse sdoganato l’esercizio oculomotorio. Che contributo può ancora dare lo specialista della visione posturo-consapevole allo sport di alto livello ?

Lo sport agonistico sta dando enfasi sull’importanza del recettore visivo come guida del movimento, sia perché è legato ai media che divulgano informazione, sia perché si è visto che l’allenamento motorio senza un’analisi e un corretto allenamento visuo-percettivo-motorio rimane incompleto nel portare un atleta ai vertici della propria carriera.
Interagiamo con l’ambiente e tocchiamo per esempio il pallone o la palla da tennis al momento giusto perché è la funzione visiva che ci dice dove e quando farlo.

Il contributo dello specialista della visione posturo – consapevole è quello di analizzare la funzione visiva all’interno del sistema posturale e di organizzare uno specifico allenamento mirato a cosa si vuole migliorare. Per esempio ridurre i tempi di risposta motoria ad una stimolazione visiva ossia prima capisco dove sta la palla e più ho tempo di coordinarmi al meglio per colpirla nel momento esatto e con il miglior schema neuro-motorio. Le altre discipline agiranno in sinergia precisando l’armonia e la prassia del movimento in funzione di un input visivo che rimane elettivo rispetto agli altri sensi recettoriali soprattutto quando si tratta di colpire un oggetto come una palla.

Personalmente collaboro con un equipe con un programma estremamente efficace nel potenziare le abilità percettivo motorie e la resistenza dell’atleta alla fatica visiva che altera la precisione del movimento. Anche in questo caso il lavoro è sempre in coordinazione d’equipe multidisciplinare dove i diversi specialisti si confrontano mettendo la propria esperienza al servizio della collettività.

8 – Nella sua pratica ha mai riscontrato un collegamento tra problematiche oculomotorie e DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) o A.D.H.D. (Sindrome da deficit di attenzione e iperattività)?

La domanda è interessante e si deve evitare di semplificare la risposta riducendo il contributo della visione ad una insufficienza di convergenza, la cui presenza è comunque da indagare.

Considerando i soli soggetti negativi sul piano patologico che sono la larga maggioranza di quelli affetti, si tratta di due sindromi differenti. In entrambe il soggetto non riesce a stare nei tempi di un apprendimento normale ma è solo nella seconda che l’iperattività gioca un ruolo fondamentale e condizionante il disturbo. L’iperattività di per sé è un fenomeno di eziologia complessa con ampie componenti psicomotorie ed in particolare relazionali, ed è lì che andrebbe ricercata l’origine del problema che solo poche volte è di origine francamente visiva. Pur non essendovi alcuna patologia oculare, l’interferenza visiva può però essere importante e addirittura critica in quanto la visione è la fondamentale organizzatrice del comportamento e delle funzioni mentali.

In alcuni casi la funzione visiva si presenta grossolanamente disfunzionante e tale da pregiudicare la concentrazione. Nella stragrande maggioranza dei soggetti DSA e A.D.H.D., invece, la funzione visiva appare relativamente normale e solo con particolari test si evidenzia il problema che accomuna queste disabilità, ovvero che le competenze posturo motorie e quelle linguistico mentali non sono integrate con le abilità visive. Dopo i tre anni di età e sempre più in età successive, la visione diviene la principale funzione che modula le competenze viso motorie e psicomentali implicate nei processi di apprendimento. Un deficit di integrazione rende questi processi assai difficili e con una riabilitazione d’equipe si possono ottenere buoni risultati.

Un saluto e un consiglio per i nostri lettori

Quando ti lasci aprire al mondo multidisciplinare o lo ami o fai di tutto per ignorarlo. Amare è portare passione dentro di sé e verso chi ci sta vicini, prova ne è che tra specialisti con consapevolezza posturale ci cerchiamo, continuamente!
Per quanto riguarda ciò di cui mi occupo, approfondire la componente visuo-posturale e di come fare un esame visuo-posturale è una passione che ti travolge e che integra le proprie conoscenze, qualunque sia il campo di appartenenza professionale.

Infine, ma non meno importante, un grazie allo staff di posturoconsapevoli per abbracciare e sostenere con energie e qualità scientifica la formazione multidisciplinare.

ADRIANO MONTORSI, IL NOSTRO TRIBUTO

by pconsapevoli
ADRIANO MONTORSI, IL NOSTRO TRIBUTO

L’innovazione é la linfa vitale della ricerca; il tramite che porterà tutti ad una conoscenza più alta e completa, che modificherà la coscienza comune e che eleverà gli standard ad un altro livello.

Quasi due anni fa ci ha lasciati il Dott. Adriano Montorsi, medico chirurgo.

La sua visione integrata e globale e la sua ricerca sul metodo “Soulet-Besombes” hanno fornito elementi nuovi e le fondamenta per la divulgazione di un metodo più consapevole.

Quella che segue é la testimonianza, esclusiva per posturoconsapevoli.org, della moglie del Dott. Montorsi, Lucia Rombi Montorsi.

Nel suo racconto troverete le radici del metodo ACOM e il ritratto di un compianto uomo di scienza.

Un grazie personale a Lucia per la sua enorme disponibilità e, soprattutto, testimonianza di Amore per l’uomo che è stato suo compagno di vita e per il lavoro da lui svolto come professionista.

Buona lettura.

 

Ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere il dottor Montorsi una ventina di anni fa, possedeva due studi medici in Liguria dove svolgeva la libera professione odontoiatrica. Mi parlava spesso dei suoi pazienti i quali si rivolgevano a lui per problemi dentali… ma lui voleva sapere quali fossero i sintomi, voleva vedere il bacino, l’appoggio del piede, il cranio e solo come ultimo l’arcata dentale… Immaginate in Liguria, l’espressione delle persone, doversi spogliare dal “ dentista”, non era facile parlare dei problemi posturali che derivavano da un cranio non in equilibrio.

Abbiamo pensato che a questo punto la Liguria fosse un po’ stretta per noi. Decidemmo, i nostri figli non erano molto entusiasti, di chiudere i due studi e trasferirci a Ferrara. Perché Ferrara? Ferrara ci sembrava una città tranquilla per far crescere i nostri ragazzi, ma nello stesso tempo un punto abbastanza strategico per raggiungere Roma, Milano, Mantova, Foggia, Lecce, tutte città in giro per l’Italia dove, grazie alla conoscenza di professionisti come il professor Fabio Moro, il d.o. Philippe Caiazzo che hanno creduto nelle intuizioni del Dottor Montorsi, abbiamo cominciato a lavorare.

Un giorno a Foggia venne un ragazzo che visti i risultati ottenuti con il metodo Montorsi chiese brutalmente al dottore “ Dottore lei non è più molto giovane, i miei figli chi li seguirà?”

Mio marito era molto geloso di quello che negli ultimi anni stava scoprendo, il metodo francese “souletbesombes” con il quale aveva cominciato molti anni prima dava risultati importanti, ma non era completo, mancava qualcosa.

Ai congressi di Roma, dove partecipava raccontando del metodo, creava molta curiosità da parte soprattutto dei dentisti che volevano saperne di più. Loro vedevano le slaiders prima e dopo la cura e pensavano che fosse impossibile in così poco tempo ottenere quei risultati!!!

Nel frattempo Adriano creò un apparecchio funzionale, naturalmente sulla base di quello francese, ma con le caratteristiche Montorsi. Nacque così l’ACOM (armonizzatore cranio occlusale Montorsi) e decise di portare a conoscenza dei professionisti la sua invenzione. Quel ragazzo di Foggia aveva ragione, non potevamo tenere per noi tutta l’esperienza ottenuta!

Intanto la richiesta dei pazienti ad essere seguiti dal Dottor Montorsi era diventata veramente importante, decidemmo quindi di ritornare a vivere nella nostra amata Liguria, anche perché ormai gli spostamenti dovevano avvenire in aereo, avevamo viaggiato troppo sulle autostrade italiane e spostandoci insieme avevamo la responsabilità di tornare a casa dai nostri figli rischiando il meno possibile.

Adriano decise di organizzare dei corsi ai medici che volessero usare il metodo Montorsi Acom, voleva, attraverso il corso, spiegare come Lui utilizzava il metodo e dar loro tutte le informazioni necessarie per ottenere i risultati in poco tempo.

Era il periodo più interessante della sua vita, FINALMENTE MI SENTO UN MEDICO (mi diceva con orgoglio).

Dal giorno in cui ho conosciuto quello che poi è diventato mio marito, ho passato ogni singolo momento accanto a Lui seguendo ed ascoltando ogni sua idea ogni suo pensiero. I nostri percorsi in auto da Lecce a Ferrara da Roma a Foggia etc. etc. nel pieno della notte erano un continuo parlare di pazienti, pensare ai risultati ottenuti ma soprattutto vedere e cercare di capire perché altri pazienti non avessero raggiunto l’obiettivo. Parlavamo. Parlavamo ore per capire, scoprire cosa cambiare, come agire per quel determinato problema…

Quando ho conosciuto Adriano e mi parlava di connessione tra cranio chiusura della bocca ed equilibrio del bacino, del fatto che siamo un insieme ed ogni singolo elemento è unito agli altri non mi sembrarono argomenti stravaganti e questo anche per merito della mia insegnante delle magistrali, la Proff Cotta Pinuccia, che già allora mi spiegò che le ossa del cranio si muovevano e che eravamo fatti di un insieme.

Ho seguito con interesse ogni visita di Adriano, ho ascoltato e fatto tesoro di tutti i suoi insegnamenti.

Inaspettatamente la Sua malattia!!!

Ora che il Dottor Montorsi non c’è più, ho dovuto e voluto riflettere. Con l’aiuto dei suoi più validi collaboratori sento che non posso permettere che il metodo Acom Montorsi venga abbandonato o portato avanti in modo non corretto.

Molti genitori di bambini che utilizzano il metodo mi spingono a continuare, mio figlio Carlo che ha solo 12 anni, vuole assolutamente che il metodo di sua papà continui ad aiutare e ad evitare quei fastidiosissimi apparecchi meccanici che possono provocare interferenze negative.

Non posso dimenticare ogni qualvolta che si presentava un paziente e non parlo solo di bambini ma anche di adulti con sintomi e problematiche importanti, con quale semplicità lui vedeva e capiva il problema.

Il lavoro e la dedizione del dottor Montorsi non possono essere dimenticati. Lui ha lasciato a tutti i noi una grande eredità, Lui era “oltre”, la sua più grande ambizione era quella di portare a conoscenza il metodo oltre l’Italia.

Con l’aiuto dei medici che hanno seguito il corso Acom portiamo avanti i corsi, insegnando e spiegando come utilizzare il Metodo Acom.

Continuo a seguire, sempre con l’aiuto dei suoi più validi collaboratori, i vari studi in tante città d’Italia.

 

 

 

E’ passato un anno dalla sua scomparsa ed io penso che mi abbia lasciato UNA MISSIONE da portare avanti.

Far conoscere il metodo Acom…anche OLTRE OCEANO….

Lucia Rombi Montorsi

INTERVISTA AL DOTT. FABIO MORO – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

by pconsapevoli
INTERVISTA AL DOTT. FABIO MORO – Le interviste di Posturoconsapevoli.org
Dopo un 2014 pieno di soddisfazioni, riprendiamo il consueto appuntamento con le interviste di Posturoconsapevoli.org.
Il nostro primo ospite di quest’anno è il dottor Fabio Moro.
Podologo ligure noto per la sua visione non lineare del sistema posturale (ampiamente descritta nel libro “Podologia non lineare” edito da Marrapese).
Nell’intervista verrà trattato proprio questo aspetto  e i percorsi formativi che hanno portato a questa consapevolezza il nostro ospite.
Vi ricordiamo che ogni intervista pubblicata vi viene proposta integralmente senza alcun taglio o modifica, in linea con la direzione editoriale del blog. E’ nostro impegno divulgare ogni informazione nelle modalità più limpide possibili.
Dopo questo preambolo dovuto, vi auguriamo buona lettura.
1.Dottor Moro come ha sviluppato la sua visione del sistema umano, cioè quella di un sistema non lineare?

 

Nulla caro collega, non ho sviluppato proprio nulla … Ho solo scelto, selezionato tra i modelli fisici quelli che ritenevo più adatti a rappresentare il vivente, a spiegarne il funzionamento.
Poincarè, all’alba del secolo scorso, teorizzava sistemi ove “piccole modifiche nelle condizioni iniziali generano grandi fenomeni nelle condizioni finali”… Questa estrema sensibilità alle condizioni iniziali apriva la strada ai moderni concetti di “caos deterministico” e di “complessità”.
Baron e le sue sperimentazioni sui muscoli oculomotori  (1955) confermavano che i sistemi biologici appartengono a questa classe di sistemi dinamici non lineari … Al  vero “padre” della posturologia, Bernard Baron, siamo debitori della prima esperienza di fisiologia caotica.
Successivamente, negli anni 70, Il Dr. Bourdiol (“Pied e statique”) ha evidenziato come, a livello tonico posturale, “un minimo rilievo in una suoletta, è più efficace di uno spesso cuneo tradizionale”.
Il “restauro in armonia” della postura, attraverso stimolazione plantare, si realizza con spessori inferiori a 2mm!
Quindi, vede?.. Da podologo raffinato, autenticamente raffinato, non ho sviluppato nulla … se non le mie connessioni neurali.
Non soffro di ansia cartesiana, questo sì che è un merito!.. Prediligo il pensiero complesso anche se privo di statuto epistemologico… Difficile spiegare la complessità… Se fosse comprensibile non sarebbe complessa!.. Sempre meglio del meccanicismo, tuttavia, con orologi e automi di De Vaucanson quali tentativi di rappresentare il vivente …  La vita non è assimilabile all’orologio, più adeguata è la nuvola … Come la nuvola di punti, i tanti istanti T forniti dalla registrazione stabilometrica … Non predicibile, né caotica, ma … Ai margini del Caos!
Per quanto mi riguarda prediligo “intrecciare” (“intrecciato” trad. latina di  “complexus”) il sistema piede ad un sistema più ampio, quello della postura e dell’equilibrio … Una scelta giusta?.. Mah!.. Chissà?!. É sempre l’osservatore a decidere i confini e lo sfondo del sistema che sta osservando… Sono osservatore anch’io, perbacco! So che, tra non molto, io e il mio sistema avremo cambiato connotazione. Ciò avverrà per quell’ineluttabile circuito ermeneutico che si instaura tra osservatore e sistema osservato. Eh sì!.. Più si studia un sistema più si incrementa la plasticità delle connessioni cerebrali, trasformando la struttura attraverso la quale conosci … Con il tempo, tu modifichi il sistema e il sistema modifica te!..  Ça va sans dire!..
Esistono l’osservatore e il sistema, oppure, paradossalmente, l’osservatore è il sistema?!.  Su questo bisognerebbe riflettere!
 2.Quali studi hanno portato allo sviluppo del suo metodo di lavoro?
Sono ipermetrope e vedo meglio da lontano, colgo l’insieme, ma fatico nella lettura … Mi tocca selezionare le cosette giuste … Risparmiandomi le corbellerie … Davvero tante!!!
Scelgo tra testi di biologia, cibernetica di second’ordine, filosofia della scienza…
Mi interessano gli studi che reintegrano l’osservatore nelle proprie descrizioni evidenziando come “il fenomeno della conoscenza non può essere concepito come se esistessero fatti od oggetti esterni a noi che uno prende e si mette in testa. L’esperienza di qualcosa là fuori è convalidata in modo particolare dalla struttura umana che rende possibile la cosa che emerge dalla descrizione”.
 3.Questa visione globale come viene accolta dai suoi colleghi podologi
Il suddetto “virgolettato” (Maturana) chiarisce come ognuno si crei mondi personali in base alla propria struttura cognitiva. Non possiamo vedere tutti le stesse cose: alcuni scorgono un piede inserito nella globalità del sistema posturale, altri in un sistema che arriva fino all’anca, per altri … Il piede  termina alla tibio-tarsica! Tutti hanno ragione, coerentemente con la propria struttura.
Vent’anni fa, quando parlavo di “piede e postura”, i colleghi mi guardavano con sospetto, ironia … Oggi mi fissano con occhioni di bimbo in cerca di adozione e a volte ricevo l’applauso! Temo un poco per il futuro … Non amo essere baciato!
4.Che peso dà alle valutazioni strumentali quali baropodometria e stabilometria?
Mi chiedo cosa possa ribadire un sistema eteronomo (pedana e computer) funzionante nella logica della corrispondenza in merito ad un sistema umano-autonomo  che funziona nella logica della coerenza.
Un sistema auto-organizzativo stabilisce da sé le proprie leggi e le proprie specificità. Nel computer, dati, risultati e programma (che fornisce le regole di trasformazione del sistema) sono determinati dall’uomo che l’ha progettato.
Confido nella clinica, non nell’ossessione di voler misurare tutto : “non tutto quello che conta si può contare e non tutto quello che si può contare conta” (Albert Einstein).
La scienza del ventesimo secolo ci insegna che non è possibile comprendere i sistemi per mezzo dell’analisi. Nell’approccio sistemico, le proprietà delle parti possono essere comprese solo studiando l’organizzazione del tutto. Il pensiero sistemico è «contestuale», “prospettivista”, non analitico.
Il riduzionista vuole misurare ogni cosa e si comporta come quell’ubriaco che, di notte, cerca per terra, sotto un lampione acceso, la chiave di casa cadutagli.
Un passante gli chiede dove ha perso la chiave e questi risponde “laggiù”, indicando un posto lontano, al buio.
Il passante gli chiede perplesso: “Allora perché la cerchi qui, se l’hai persa là?” e l’ubriaco: “Perché qui c’è la luce e riesco a vedere, là è buio e non vedo niente!”
La storiella rende giustizia al concetto.
5.Una sua opinione su quelle metodologie terapeutiche che prevedono la correzione di tutti i recettori principali nello stesso momento, senza la ricerca di una disfunzione primaria.
Disfunzione primaria?! Non ho idea di cosa stia parlando! Giustifico il dubbio elencando i 7 principi della complessità con i quali dovremmo cominciare a familiarizzare:
  1. auto-organizzazione
  2. Orlo del caos
  3. Principio ologrammatico
  4. Impossibilità di previsione
  5. Potere delle connessioni
  6. Causalità circolare
  7. Apprendimento try&learn
Il 6° principio suggerisce che nei sistemi complessi, come quello “tonico posturale”, la causalità è circolare … Inseguire una “disfunzione primaria” è come ostinarsi a  determinare, in modo arbitrario, l’inizio di un cerchio! Al vacillante intelletto dello Zombie contemporaneo sembra inconcepibile che un effetto retroagente faccia effetto sulla causa e, senza cessare di essere effetto, divenga causale sulla causa …  Al pensiero Zombie, per compiere questo “giretto concettuale”, devono capitare un sacco di cose e di molto crudeli!.. Colpa dell’antiaristotelico Galileo e di tutta la scienza aderente al suo modo di vedere: “Causa è quella, la quale posta, segue l’effetto; e rimossa, si rimuove l’effetto”. Purtroppo tale accezione di causa, barbaramente “castrata”, è stata elevata a criterio universale di giudizio scientifico. Oggi ci rendiamo conto che ciò corrisponde semplicemente ad una particolare categoria della causa, ossia quella deterministica. Comprendiamo che Aristotele si trovava molto più vicino alla complessità del vivente di quanto non fosse Galileo.
Lo Stagirita distingueva esplicitamente, accanto alla causa efficiente (di natura deterministica e “ritardata”), anche una causa finale (di natura teleologica e “anticipata”), considerandole entrambe complementari oltre che corrispondenti, all’altra dualità complementare causa materiale/causa formale.
Quando parliamo di isomorfismi (dal greco uguali – forme) che regolano i sistemi complessi (retroazione, totalità, equi-finalità, calibrazione, ecc.), stiamo disquisendo esclusivamente di causa formale. La forma, come diceva Dalcq, pone un problema che fa appello alle migliori risorse della nostra intelligenza. Essa non è mai ordinaria o indifferente è “il magico” del mondo!
Non vorrei però essere frainteso. Con il fatto di considerare la ricerca “di una disfunzione primaria” un errore epistemologico, non si vuole suggerire “la correzione di tutti i recettori principali nello stesso momento”.
Per il 5° principio (“potere delle connessioni”), il tutto è qualcosa di diverso della semplice somma delle sue parti. Non è detto che l’equilibrio sia direttamente proporzionale al numero di correzioni a cui sottoponiamo il sistema. L’approccio coerente al nostro “malato posturale” è suggerito dal 7° principio (“Prova e apprendi”) : in un contesto complesso l’unico modo di apprendere è quello di procedere per tentativi … Meglio muoversi in punta di piedi, prudenti come colombe e astuti come i serpenti … senza voler strafare!
6.Il recettore stomatognatico e quello podalico sono anatomicamente agli antipodi, ma ricoprono un ruolo fondamentale per il bilanciamento del sistema tonico-posturale. Come descriverebbe le interazioni tra queste due strutture?
Descrivere le interazioni tra recettore occlusale e recettore podalico, così diversi nella struttura e funzione, non è facile. Sperimentalmente osserviamo quanto i legami siano forti, molto forti … Ma mentre il complicato può essere condensato in un’equazione … Il complesso può essere solo raccontato.
Non vorrei aggiungere il mio racconto a quelli che già ci sono. Il linguaggio è una trappola, è l’abito elegante del mio pensiero ma null’altro che la descrizione delle mie descrizioni… e ci ho la mia dignità, io!
7.Lei conosceva bene il dott. Motorsi ( a cui dedicheremo uno speciale tributo a breve ndr ) che ricordo ha dell’uomo e dell’esperienza lavorativa con lui?
Ricordo Adriano come persona mite e sensibile, rammento i modi da gentiluomo e la competenza nel lavoro … Negli ultimi anni, per motivi non del tutto spiegabili, ci siamo persi di vista. Restano cose che non abbiamo fatto in tempo a dirci, ma che presto o tardi ci diremo “personalmente”.
8.Un saluto e un consiglio per i nostri lettori
Saluto romanamente tutti i nostri lettori e consiglio loro di non farsi troppe illusioni per il futuro…I nostri posteri saranno i Cinesi!

INTERVISTA AL DOTT. GIANLUCA SALERNITANO – le interviste di posturoconsapevoli.org

INTERVISTA AL DOTT. GIANLUCA SALERNITANO – le interviste di posturoconsapevoli.org
Prima della presentazione del nostro prossimo ospite, lo staff del blog Posturoconsapevoli.org deve fare una precisazione per tutti gli utenti.
Tutte le interviste che leggete su queste pagine vengono riproposte così come ci vengono inviate, senza alcun taglio o censura.
Oggi il nostro ospite è sicuramente una delle persone più attive nella diffusione della Posturologia sul territorio nazionale.
Abbiamo raggiunto telefonicamente il dott. Gianluca Salernitano, presidente dell’ ” Associazione Italiana Studio e Ricerca in Posturologia”.
Troverete una testimonianza molto sentita e sincera incentrata sul significato della professione medica.

 

 

1-Lei è il presidente di una delle associazioni più importanti d’Italia per quanto riguarda la diffusione della posturologia. Da quale necessità nasce la creazione dell’ “Associazione Italiana Studio e Ricerca in    Posturologia”?
La necessità è stata proprio la mancanza sul territorio nazionale di un’associazione che potesse dare delle risposte alle domande dei colleghi.
Io mi occupo di posturologia da qualche anno e l’esigenza è nata proprio dal fatto che non sapevo a chi rivolgermi per chiedere delle cose, avere delle delucidazioni o anche sapere come poter organizzare un congresso.
Sono stato quindi spinto dalla passione dalla voglia di far crescere una branca della medicina così importante e che si era fossilizzata negli anni.
Esistevano comunque dei tentativi in Italia di alcune associazioni, che avevano però fallito.
Per noi che cominciavamo a studiare la posturologia, non era facile avere dei contatti con altra gente; Facebook non era così usato e non esistevano molti gruppi di fisioterapia o di scienze motorie.
Era molto complicato parlare di posturologia.
Quindi è nata questa idea nel 2009 e da allora posso dire che ci sono state parecchie soddisfazioni.
Penso di poter dire che a oggi l’Associazione Italiana Studio e Ricerca in Posturologia sia, sul territorio nazionale, l’associazione madre.
Chi vuole partecipare è ben accetto, non c’è assolutismo da parte nostra.
 2-Quali sono le vostre  iniziative principali?
Il 25 Ottobre c’è stato il nostro congresso nazionale a Caserta.
Ogni anno diamo una tematica al congresso in modo da seguire un percorso.
Sono intervenuti relatori di un certo livello come ad esempio il dott. Giuseppe Stefanelli.
Durante l’arco dell’anno ci sono invece le attività della Medical Training  Accademy; una società di formazione che ha la sua scuola di posturologia integrata.
Cerchiamo di fare una formazione di alto livello e superare i limiti della formazione universitaria.
Per quanto la formazione universitaria sia importante, conserva le sue lacune, e noi cerchiamo di superare queste  barriere e dare una formazione a 360°.
 3-Pensa sia auspicabile uniformare l’insegnamento dei vari master in posturologia clinica?
Io penso che un minimo di indirizzo già esista, il problema è che non viene rispettato.
Nella nostra scuola accettiamo tutte le figure sanitarie, perché la posturologia non è una branca esclusiva per i medici.
E’ una branca che ci insegna a valutare e osservare, ma cosa ancora più importante è che insegna la fisiologia del corpo umano.
Il suo insegnamento dovrebbe essere inserito in tutti i corsi di laurea; non dovrebbe essere un mistero che una cicatrice può provocare un disturbo posturale.
Per quale ragione un mio paziente va dall’oculista e gli vengono valutate solo le forie ?
Perché sottovaluta l’importanza della convergenza e dell’azione muscolare dell’occhio.
La stessa cosa capita se invio un mio paziente da un odontoiatra; ancora oggi si fa ortodonzia senza tener conto della funzione (lingua e deglutizione).
Ancora c’è tanta ignoranza.
Quindi è giusta la diffusione dell’insegnamento della posturologia, ma è chiaro che a ognuno di noi deve essere detto che lo può utilizzare mantenendo gli occhi ben puntanti sulle specifiche del proprio profilo professionale.
A molti ragazzi che provengono da scienze motorie o da ortottica ecc.. non viene detto questo e credono di aver acquisito un titolo.
Un titolo che gli consente di indossare un camice bianco!
Noi dobbiamo chiarire questa cosa perché dietro a quel ragazzo che porta i 3000 euro all’università, c’è un sognatore spinto da passione; noi quindi dobbiamo spiegare a questi ragazzi questo aspetto. E’ un fatto di onestà.
Non dobbiamo atteggiarci a “dottorori”, dobbiamo essere persone perbene.
Tutto questo è ciò che la “Società Italiana Studio e Ricerca in Posturologia” sta cercando di diffondere.
Se un laureato in scienze motorie svolge la sua attività a scuola, in palestra, con una società sportiva o in una struttura privata, come può fare correttamente prevenzione senza conoscere la posturologia?
Mi innervosisco quando viene detto che un  laureato in scienza motorie che ha conseguito un master o ha fatto un corso in posturologia è un abusivo.
Ma come si permettono ?
Dobbiamo informare su quali sono le competenze, cosa che l’università non fa sfortunatamente.
Un master non è un titolo abilitante a una professione, è solo un corso universitario.
Fondamentalmente è per queste ragioni che è nata la nostra scuola.
Cerchiamo di dare le giuste competenze, le giuste informazioni e l’onestà.
Cerchiamo di dire ai laureati in scienze motorie quello che possono e che devono fare:
dovete tenere gli occhi bene aperti su mio figlio, perché ve li affidiamo.
Dovete essere dei professionisti dello sviluppo; è una grandissima responsabilità.
4Cosa vorrebbe cambiare  nel sistema sanitario italiano?
Ora come ora toglierei le convenzioni ai centri e convenzionerei direttamente gli studi del medico, del logopedista, del fisioterapista, di tutte quelle che sono le varie attività, in modo da offrire un prodotto qualitativamente migliore e per creare una concorrenza; abbassare i prezzi per avere una qualità maggiore.
Non trovo giusto che il meno abbiente non possa permettersi  questi servizi.
Toglierei un po’ di potere al “barone”, al medico.
 5-Un’anamnesi approfondita sta alla base di una corretta terapia. Purtroppo, per diversi motivi è,  di fatto, la fase che più viene sacrificata. Quali sono secondo lei i motivi che portano a questa mancanza?
Forse è una questione di tempi, forse molte persone corrono davanti al paziente, o probabilmente non hanno la giusta chiave di lettura e non riescono a estrapolare dall’anamnesi le giuste informazioni.
 6L’utilizzo del neuro-taping nella normale pratica fisioterapica è in aumento. Pensa che sia utilizzabile anche nella rieducazione posturale?
Sicuramente non eccederei nell’utilizzo.
L’ho però utilizzato in alcuni casi e mi sono arrivate delle buone risposte.
Diciamo che come drenaggio, sostegno muscolare e stimolo propriocettivo, non avrei dubbi sulla sua utilità.
Il taping non deve però diventare l’unica risposta terapeutica da dare al paziente; può essere però un buon supporto alla terapia.
 7-Quanto si sta facendo, e quanto va ancora fatto nell’ambito della disabilità? 
Si sta facendo molto poco.
La posturologia ha bisogno di essere integrata in maniera più completa.
Ci sono ancora patologie che possono portare a disabilità, che se affrontate in maniera preventiva tramite la posturologia magari possono avere un esito diverso.
Penso che sia importante la diffusione. Andrebbe studiata di più e servirebbe una presa di coscienza da parte di tutta la medicina.
Sicuramente può dare un grande supporto.
Alcuni affermano di  non conoscerla, altri dicono di non crederci, come se fosse magia o pranoterapia.
Se si va a vedere su Wikipedia, la posturologia viene descritta ancora come una branca della medicina alternativa.
La medicina attuale queste cose non le ha affrontate; il medico non è pronto, preferisce fare tutto ciò che è di sua pertinenza; ha imparato a fare una cosa e la farà sempre.
Forse al medico non conviene; se gli si porta l’alternativa e non è di sua competenza, non la sa fare, quindi la soluzione al problema del suo paziente diventa un altro professionista. Questo al medico non piace, non è abituato.
Vede l’altro professionista come un antagonista e l’unica cosa che può fare è dire che l’alternativa non funziona e percorrere solo la sua strada.
Questa situazione è peggiorata anche dall’incompetenza dei non medici.
E’ per questo che la posturologia fa fatica a integrarsi.
 8Come affronta l’insuccesso terapeutico?
Grazie a Dio non succede frequentemente, ma quando capita, lo affronto con umiltà, rivedendo completamente quello che ho fatto.
Cerco quindi di trovare il punto  dove ho sbagliato e mi confronto con altri colleghi.
Non ho vergogna di alzare il telefono e confrontarmi con qualcuno.
Questo lo faccio anche preventivamente, quando permane una minima percentuale di dubbio.
Quando una persona è spinta dalla passione e dalla curiosità affronta queste situazioni con umiltà e si rimette in gioco.
Quando vivo un insuccesso mi dispiace perché una persona ha dato fiducia a me e sono io a dover risolvere il problema.
In queste situazioni comunque non demordo mai, magari non mi faccio neppure pagare, ma devo risolvere il problema.
 9Che consiglio si sentirebbe di dare a un giovane terapeuta appena laureato?
Affrontate il vostro percorso con tanta passione, non prendente dei titoli solo per appenderli al muro; avete bisogno di competenze e conoscenze.
Avete bisogno di divertirvi mentre lavorate e mentre apprendete.
Non fate delle stupide battaglie e lavorate in squadra, in modo da costruire tramite il lavoro di squadra.
Se scegliete un corso di formazione fate attenzione a chi tiene il corso, quali sono le persone coinvolte e cosa vogliono insegnare.
Guardate avanti e non guardate, ne di lato ne indietro.

INTERVISTA AL DOTT. ANTONIO FERRANTE – Le interviste di posturoconsapevoli.org

INTERVISTA AL DOTT. ANTONIO FERRANTE – Le interviste di posturoconsapevoli.org

In questo terzo appuntamento della nostra nuova rubrica ospitiamo il Dott. Antonio Ferrante.

Il professor Ferrante è sicuramente uno dei principale esponenti della terapia miofunzionale in Italia.

Nel corso di questa intervista ci illustrerà  l’importanza della lingua nel sistema tonico-posturale  e poi le cause e le conseguenze di una scorretta deglutizione.

 

Queste le risposte alle nostre domande:  

1.Ci sono novità per quanto riguarda le sue ricerche sulla deglutizione?
Negli ultimi anni le ricerche riguardanti la capacità della lingua di attivare la funzione neurologica generale stanno crescendo di continuo. Sempre più si sta valorizzando la funzione della lingua come mezzo preposto alla stimolazione trigeminale.
2.L’influenza del nervo trigemino sul sistema tonico – posturale è ormai sdoganata. Lei come spiega l’importanza di questa struttura?
Il trigemino è stato per decenni sottovalutato. Pur osservata, da parte di neuro-anatomisti, la quantità di nuclei, correlati ad esso, immersi nel tessuto nervoso centrale, invece di cercare di spiegare il motivo di questa abbondanza, unica nel suo genere, si propendeva per considerare il trigemino forse sovradimensionato; alla fine serviva solo a masticare o ad avvertire dolore in caso di un problema.
3.Quali sono le maggiori fonti di disturbo per la meccanica e la funzionalità della deglutizione?
Tornando alla deglutizione; essa è forse il meccanismo più complesso che dobbiamo sperimentare ed attuare nella nostra vita, con un uso, in una frazione di secondo di sessantotto muscoli, che il cervello deve imparare a temporizzare nella loro attivazione creando una sequenza stabile e ripetibile per tutta la vita. E’ chiaro che la complessità dell’atto richiede un lungo apprendimento, di circa sei mesi, durante i quali, qualsiasi stimolo che induca ad utilizzare un muscolo a scapito di un altro risulta gravemente influente sul mantenimento della corretta funzione. I maggiori disturbi alla creazione ed al mantenimento di una deglutizione corretta, fisiologica, si possono riassumere in tre gruppi:
Problemi correlati alla fase prenatale ed al parto. Tra questi una importanza particolare assume la presenza di un cordone ombelicale attorcigliato intorno al collo del feto. Ne risulta un forte impedimento al sollevamento dello joide, necessario per sollevamento della lingua contro il palato. (ricordo che il feto ingoia per tutta la gravidanza, a partire dalla tredicesima settimana; questo con lo scopo di funzionalizzare apparato digerente ed emuntorio renale). Il cordone ombelicale è responsabile di una “cicatrice posturale” trattabile solo con la rieducazione linguale. Il paziente presenterà immancabilmente una scapola alata, asimmetria delle spalle e del bacino e appoggio dei piedi disarmonico.
Il primo gruppo di problemi è completato da compressioni e traumi da parto, necessità di manovre, uso di forcipe o ventosa, che determinano difficoltà di movimento delle ossa craniche e difficoltà di funzione muscolare.
Il secondo gruppo è costituito da problemi anatomici (alterazioni della forma e mobilità della lingua, frenulo linguale troppo corto o lingua anchilotica).
Il terzo è certamente di più frequente riscontro ed è rappresentato da allattamento artificiale ed uso di succhietti. In questo caso la lingua si può muovere solo al di sotto di queste strutture estranee che ne condizionano la capacità a raggiungere il palato, peggiorandone sempre di più la funzione degli elevatori, indispensabile per ottenere la stimolazione dei recettori trigeminali palatini. 
4. Il parto cesareo è ormai una pratica molto diffusa e, in molti casi, incoraggiata. Pensa che la mancata stimolazione craniale al parto possa comportare delle disfunzioni della deglutizione?
Indubbiamente il parto cesareo è qualcosa di non fisiologico che impedisce la estrinsecazione delle fasi di adattamento del feto all’ambiente esterno all’utero. A mio modo di vedere, comunque, il danno maggiore è dato dal non favorire la montata lattea (molte mamme dopo il parto non hanno latte e sono costrette a ricorre ad integrazioni con il biberon, che interferirà in epoca estremamente precoce con i meccanismi della suzione e dell’allattamento corretto). Ma c‘è un ulteriore elemento da tenere presente: spesso si arriva al cesareo dopo molte ore di travaglio, con un feto che non si impegna correttamente nel bacino materno o con un feto che subisce grandi compressioni per la mancata apertura del collo dell’utero. I farmaci utilizzati per favorire le contrazioni uterine non permettono spesso il rilasciamento del collo uterino. Il feto ne risulta quindi sofferente e non è in grado di attaccarsi con forza al seno risultandone una difficoltà ad alimentarsi.
5.Quali sono i campanelli d’allarme di una deglutizione errata? A cosa dovrebbero stare attenti i genitori?
I primi segnali di una deglutizione scorretta sono spesso le difficoltà del neonato a succhiare con forza (specie se vi è stato un problema di cordone). Frequenti sono anche le coliche gassose dovute alla ingestione di aria (assente nella deglutizione corretta) e le otiti, che indicano che il meccanismo instauratosi, spinge aria e fluidi dal faringe nell’orecchio medio. Altri segnali sono costituiti dai rigurgiti di latte dopo la poppata, la irrequietezza, le difficoltà ad addormentarsi, causate dalla mancata stimolazione dei recettori trigeminali palatini che presiedono al rilasciamento muscolare ed all’ingresso nel sonno. A questo punto il neonato ha bisogno del ciuccio o sen te la necessità di “accendere a mano” i recettori palatini cominciando a succhiare il dito.
6.     Pensa che la rieducazione miofunzionale debba essere coadiuvata da altre terapie?
Se dalla anamnesi emergono segnali di un possibile blocco joideo per un cordone ombelicale, se vi sono stati traumi che possano aver determinato compressioni craniche, conviene consigliare un controllo osteopatico prima di iniziare la rieducazione miofunzionale, pena la impossibilità ad ottenere i risultati auspicati. La lingua aiuterà poi, con le sue capacità osteopatiche, a mantenere la mobilità ottenuta con la manipolazione dell’osteopata. A volte risulta utile anche una visita oculistica, soprattutto quando, agli esami effettuati sulla pedana baropodometrica ad occhi chiusi, si evidenzi ripetutamente un miglioramento dell’assetto posturale “paradosso” ( ad occhi chiusi la postura dovrebbe essere meno efficiente; se c’è un miglioramento vuol dire che la vista non perfetta ha un effetto destabilizzante)
7.     Ha mai lavorato con soggetti disabili? Se si quali riscontri ha avuto?
In genere i pazienti che afferiscono al mio studio sono persone con problemi ortodontici o posturali, ma mi è capitato a volte di trattare pazienti con disabilità di vario genere. I mio primo contatto con essi è avvenuto già durante il mio periodo di tirocinio a Miami. Ho seguito sedute di terapia su un bambino ed una signora affetti da distrofia muscolare che, entrambi, si erano alzati dalle loro sedie a rotelle durante il corso del programma terapeutico. A quei tempi non solo non se ne poteva neppure parlare, ma non esisteva una spiegazione neurologica che potesse supportare un tale evento.
Successivamente abbiamo fatto ricerche per una tesi in ambito posturale alla Sapienza e ci siamo meravigliati dei risultati ottenuti dalla rifunzionalizzazione dei recettori palatini. Questo ci ha spinto ad andare oltre e abbiamo orientato le nostre ricerche sul morbo di Parkinson ottenendo risultati strabilianti. Proprio queste ricerche hanno indotto qualche anno fa il direttore della cattedra di Neurologia della Sapienza ad indire un Master sulla importanza della rieducazione della deglutizione in ambito posturale; un corso di un anno tutto rivolto allo studio delle disfunzioni linguali e del loro ruolo nella comparsa di problemi posturali con sfondo neurologico. Nell’ultimo periodo mi sono capitati due casi di bambini, venuti alla mia osservazione per riabilitare la deglutizione, ma affetti entrambi da atrofia di varie aree dell’encefalo, diagnosticate in istituti ad alta specializzazione e dei quali non avevo alcun motivo di dubitare. Entrambi (5 e 3 anni) non camminavano e non parlavano; il primo con diagnosi di atrofia del cervelletto da cerebellite virale, il secondo di atrofia del corpo calloso. Il primo dopo 6 settimane giocava a pallone e si esprimeva come un commentatore televisivo, il secondo dopo una settimana ha lasciato la sedia a rotelle e in un mese faceva domande alla mamma, lasciando sbalorditi i terapisti che li seguivano in istituto. Soltanto con una ricerca condotta sempre alla Sapienza con la RMN funzionale abbiamo potuto capire che quei cervelli erano solo “spenti” e non “bruciati”.
8.Come si spiega la mancanza nella preparazione accademica di molte figure legate alla riabilitazione e rieducazione (fisioterapia, scienze motorie ecc…) di riferimenti all’apparato stomatognatico?
Per la verità per me non si spiega. Ma certamente è correlata con la scarsa preparazione generale dei nostri sanitari. Può sembrare incredibile, ma tanti dentisti conoscono denti e osso alveolare, mancando completamente di conoscenza della muscolatura e della neurologia della bocca. Inoltre la scoperta dei recettori palatini risale a quindici anni fa; in campo sanitario è una inezia considerando che prima che una notizia venga diffusa ed accettata spesso occorre passare per una fase di scetticismo ed incredulità anche di fronte alla realtà.
9.     Come affronta l’insuccesso terapeutico?
Per fortuna ormai gli insuccessi sono davvero pochi perché ho accumulato una enorme esperienza nel campo, tuttavia, se capita, devo solo cercare di capre cosa ho mancato di valutare perché il corpo ci parla e, a volte, non  siamo in grado di ascoltare le sue richieste, tutti presi dall’affermare le nostre tesi.
10.  Ci può indicare una persona o una lettura che le è stata di riferimento nella sua carriera di terapista?
Ho trovato molto interessante la Autobiografia di Eric Kandel, premio Nobel 2001 per le Neuroscienze che, scrivendo la sua storia ha praticamente scritto la storia della neurofisiologia dagli albori ad oggi. Ed ho imparato ad apprezzarlo, oltre la piacevolezza della scrittura, per la facilità con la quale ha reso semplici concetti davvero difficili. Inoltre si è mostrato persona estremamente disponibile quando, ad una richiesta di un collega, che lo ha contattato via mail per chiedere una spiegazione sul possibile meccanismo con cui molte donne con difficoltà di gravidanza, rimangono incinte durante la terapia, da noi attribuito alla normalizzazione della prolattina, alla nostra considerazione della difficoltà di colloquio con i genecologi, ha risposto “in un mondo di ciechi chi ha un occhio solo è un re”.
 11.  Un saluto e un consiglio per i nostri lettori
Ho dato allo studio dei rapporti tra bocca e cervello venticinque anni della mia vita, resistendo a sconforto, insulti, derisioni, ma ora mi rendo conto che è stato bello aver trovato la possibilità di aiutare una moltitudine di pazienti che spesso non vengono supportati, ma spesso sono visti come isterici visionari, persone da compatire piuttosto che condurre sulla via della guarigione per prima coda ascoltandoli. Purtroppo, sempre più spesso, il medico vuole adattare il paziente ad i propri convincimenti, anziché ascoltare quanto il paziente ci può dire e che può aiutarlo.
 

INTERVISTA AL DOTT. DANIELE RAGGI – le interviste di Posturoconsapevoli.org

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INTERVISTA AL DOTT. DANIELE RAGGI – le interviste di Posturoconsapevoli.org
In questo secondo appuntamento della nostra nuova rubrica ospitiamo il Dott. Daniele Raggi.

E’ forse impossibile trovare una professionista impegnato nell’ambito posturale in Italia che non conosca il prodotto ideato e diffuso dal Dott. Raggi, e cioè PANCAFIT®.

Vedremo quindi com’è nata e come si è sviluppata l’idea che sta dietro a questo importante supporto, ma non solo. Il Dott. Raggi ci farà parteipi della sua esperienza di formatore, attività che svolge sia nell’ambito privato sia in quello pubblico dell’università.   

 

Queste le risposte alle nostre domande:  

1.           La sua figura è ormai legata a doppio filo a Pancafit® e al metodo che porta il suo nome. Può ripercorrere la storia che ha portato alla creazione di questa metodica?
La mia storia terapeutica nasce nel 1980 seguendo un mio illuminato maestro. Da lui apprendo le basi Mézières, di cui me ne innamoro profondamente. Così per molti anni ho utilizzato tale metodica con risultati notevoli, degni di essere chiamati tali. Il destino volle che già ai tempi mi feci una promessa (quasi inconsapevole, ignara di quello che sarebbe stato il futuro): avrei fatto di tutto per far si che il metodo Mézières, non compreso da tutti perché complesso e difficile, potesse proseguire nella storia….e che, all’occorrenza, io ne avessi potuto trarre personale giovamento per l’età anziana.
Nel 1995, ebbi un grave incidente in palestra, a causa un banale scherzo. La lussazione sacroiliaca sinistra fu tremenda e mi causò dolori decisamente invalidanti. Per mesi inizio il pellegrinaggio in vari studi di ogni genere. Più il tempo passava e più fallimenti accumulavo, mi recavo ad approdare ad ogni metodo che mi desse qualche speranza. Tutti i metodi più rinomati e gettonati li feci con risultato zero. Non che tali metodi non fossero validi, ma la mia “ferita” rimaneva tale. Fu così che per disperazione, dopo aver fatto anche sedute di Mézières ed essermi auto trattato in ogni modo, decisi di trovare un’altra strada. Presi due assi di legno, le ricoprii con parti di moquette, le appoggiai in mezzo ad un corridoio, tale per cui le due parti centrali si incontravano nel mezzo del corridoio e i due lati appoggiati alle pareti tale da formare al centro un angolo di oltre 110º. Dunque un angolo aperto al centro….tale che mi potesse accogliere senza difficoltà. Per me era come smettere di lottare con forza e rabbia….ma approcciare con calma…ed un pò di desolazione. Passavo a volte anche due ore in quella posizione…. Respiravo come sapevo doveva essere….e spesso mi ci addormentavo.
Ma, dopo circa due tre settimane, mi resi conto che potevo piegarmi ad allacciarmi le scarpe… Potevo star in piedi più di 2/3’, potevo camminare per più di 10 metri. Ero stranito perché non ero a conoscenza di cosa potessi aver fatto per trovarmi a migliorare. Poi dopo tre settimane, mi accorsi che potevo raccogliere oggetti, prendere in mano una borsa…, andare in fondo alla strada a piedi. Cominciai a capire, ma al tempo stesso non ci volevo credere. Mi guardai allo specchio e la scoliosi antalgica al bacino, che era ormai gravissima, si era ridotta tantissimo. Così, capii, e continuai. Dopo due mesi provai a correre, e feci gli ottanta metri della strada fino al cancello di ingresso del residence. Avevo capito che era arrivato il mio momento, che c’è la potevo fare del tutto. Stavo guardando indietro nel tempo i momenti di disperazione quando, a quarantadue anni, non potevo fare più nulla e nessuno dimostrava di potermi aiutare. Rivedevo i momenti in cui disperato piangendo, guardavo le colline vicino a casa dove andavo con la mia mountain byke. Ormai era tutto un sogno….e mi sentii vecchio di oltre ottant’anni.
Ora invece c’è la stavo facendo. Nel frattempo, nel mio laboratorio di hobbistica, avevo modificato le due assi di legno dotandole di una cerniera centrale per variare gli angoli e i dovuti appoggi a terra: la prima rudimentale Pancafit. Da li, iniziai a farmene fare un paio da un artigiano, poi un’altra da un altro per renderla più leggera e maneggevole per chi, come me, non avrebbe potuto sollevarla in caso di mal di a schiena….
Così, alla fine del 1996, avevo finito il prototipo ben funzionante…ed i primi del 97 era pronta definitivamente la odierna Pancafit.
La prima fiera al festival del fitness, desto il un incredibile successo, al punto che subito mi fu chiesta l’acquisto del brevetto da uno dei più grossi e rinomati costruttori internazionale di attrezzi. Non potevo venderlo, era la mia storia, la mia vita, la mia passione e la mia salvezza. Sarebbe stato un tradimento. Così, ci siamo accompagnati fino ad oggi, sostenendoci l’un l’altro, in un percorso non sempre semplice ed in discesa.
All’inizio, i mezieristi, non potevano accettare qualcosa che allargasse i principi e le modalità del Mézières puro. Ma poi, le sfide mi condussero a risolvere problemi ad alcuni professionisti che, con la loro metodica, non avevano mai risolto. Questo fatto abbattè molte barriere.
Poi, imbastii corsi di formazione sempre più organizzati, congressi, articoli, ricerche, tesi….
2.            Quali sono state le difficoltà maggiori, se ci sono state, nel proporre il suo metodo ad altri colleghi?
Come in parte detto sopra, le opposizioni maggiori sono state da parte dei mezieristi inizialmente e poi da parte dei fisioteristi classici. Questo era dettato dal fatto che inizialmente io ero Laureato in Scienze Motorie, poi, con il metodo Mézières, e solo dopo in Massofisioterapia….ma non ero laureato in fisioterapia classica. Così, feci il perfezionamento post lauream in Posturologia alla Sapienza di Roma, poi il Master in Posturolgia, poi la Laurea in Fisioterapia.
Dal 2000, ho iniziato a produrre moltissime tesi di ricerca su moltissimi argomenti: dal dolore articolare al miglioramento delle performance dello sportivo di ogni livello, fino alle olimpiadi….
3.            Lei e i suoi collaboratori avete formato centinaia di operatori nei molti anni della vostra attività. A suo avviso il livello di preparazione legato alla posturologia è aumentato?
 
Posso dire che moltissimi laureati in Scienze Motorie, che hanno fatto i miei corsi, oggi sono molto più preparati in Posturologia di tanti altri che si occupano di salute. Ma, la Posturologia è un ambito molto complesso, articolato, che quasi non ha confini. Non si finisce mai di imparare. I tempi odierni, hanno fatto si che molti professionisti, compresi quelli che operano nel settore salute e benessere, avvertano la crisi economica…..e ciò ha causato in parte un freno alla formazione costante.
Possiamo comunque dire che molti professionisti che operano in questo settore, conducono questo lavoro come una fondamentale mission…, ma non è così per tutti, come d’altronde in ogni ambito. Oltre 35000 professionisti sono passati nei miei corsi…. In Italia, Spagna, Inghilterra, Svizzera, Stati Uniti…
4.            Nel prossimo futuro vedremo degli aggiornamenti del suo metodo e dello strumento Pancafit®?
Si, è già pronto un prototipo che si integra a quanto fatto e sviluppato ad oggi. Come Pancafit, prima ed unica al mondo in ambito posturale, anche il prossimo attrezzo ha potenzialità straordinarie, soprattutto per determinate patologie complesse della colonna, delle anche, delle spalle. Inoltre, anche un altro attrezzo è in fase di completamento per il trattamento delle epicondiliti, del tunnel carpale, della spalla rigida. I risultai, già da tempo testati, sono straordinari. Ad oggi non vi è nulla di paragonabile. Ne sono molto orgoglioso.
5.            Lei è anche docente universitario. Riesce a portare la visione olistica, propria della posturologia, in un ambiente storicamente chiuso come quello accademico?
Diciamo che quasi sempre, la fama che Pancafit si è creata, facilita il compito. Ma comunque, questo aspetto non mi ha mai perturbato. Ciò che serve, alla fine, è quello di poter dimostrare le logiche e poi i risultati. Fino ad ora siamo riusciti abbastanza bene.
6.            Una visione medica che punta alla risoluzione delle cause che generano il sintomo sembra essere allontanata dal mondo dello sport di alto livello, e i continui casi di atleti continuamente infortunati e operati in fretta e furia ne sono la prova. Quali sono le cause di questa cecità?
Il mondo dello sport, lascia poco margine al lato umano dell’atleta. Questi,,per giungere al punto in cui è arrivato, si è allenato duramente anche sotto il profilo di resiste a tutto, anche al fatto che a volte la sua dignità venga messa in secondo o terzo piano. È brutto dire questo, ma quegli atleti che veramente danno tanto a se stessi ed alla passione comune, meriterebbero qualcosa in più. Quando invece si parla di sport di alto rendimento….il tutto viene sommerso dalla frenesia del rendimento. Il tempo è poco, e la gara o si vince oggi oppure è finita. Tutto questo comporta il dover “tamponare” in fretta con metodi non troppo adeguati. Il risultato è che, la sola inibizione del dolore, porta ad alterare anche la percezione degli schemi corporei fini….e dunque alle incongruenze neuromuscolari…..per arrivare al trauma. L’atleta,m come tale, conosce così bene il proprio corpo che non potrebbe mai farsi male. Quando succede, la risposta la si trova in un allenamento fatto in fretta…e a inibizioni del dolore perché trattare la postura richiede un pò di tempo…che non si trova….
7.             Nella sua valutazione posturale, quali sono gli elementi che tiene più in considerazione?
In primo luogo, io guardo il paziente quando, distrattamente, entra in studio e si siede. Poi ascolto come parla ed il tono della sua voce. Esprime dolore, sofferenza; è adatta alla sua età? O parla per un’età che è del passato?  Poi,,ascolto la sua storia e guardo come si atteggia il suo corpo mentre mi parla….guardo se ciò che dice la bocca del paziente corrisponde al simbolismo/linguaggio del corpo.
Poi, esame posturale, poi test motori e di mobilità minimi base.
Poi test per l’occlusione, per la ATM, per la funzione visiva, per la deglutizione, per le amalgame, per le cicatrici. Poi osservo l’addome, il respiro, ascolto l’odore dell’alito, guardo la pelle, guardo la mappa del volto in cui sono espressi energeticamente gli organi.
Poi, faccio un test per interrogare le catene in postura su Pancafit…..
Alla fine metto insieme tutti i dati….e li creo una strategia di approccio che deve aver come obiettivo dare una risposta al motivo per cui il paziente è venuto da me.
8.             La sfera emotiva e psicologica viene spesso tralasciata nella  valutazione e nel trattamento. Come affronta questo aspetto fondamentale?
Per anni mi sono addentrato, per ricerca personale,monella sfera emotiva. Non faccio e non voglio fare lo psicologo, ovviamente, ma so cogliere molti aspetti relazionali. Per esempio, usando la logica di Hellinger (costellazioni familiari), uso un sistema molto interessante che non mente mai, e da quello capisco come stanno le cose in famiglia….e quanto questo ambito incida nella sua vita.
Dopo di che, dato che ogni tessuto del corpo registra anche le sofferenze dell’anima, la messa in tensione delle catene, spesso, il paziente sente il bisogno di dire,mdi sfogarsi.,e con me trova terreno fertile. Poi consiglio letture appropriate o di rivolgersi a professionisti specifici di fiducia.
9.            Un saluto e un consiglio per i nostri lettori.
Direi…che non bisogna fare l’errore di non ascoltare i sintomi. Vi è un bel libro che si intitola: ogni sintomo è una malattia”. È vero. Meglio non optare per la sofferenza. A volte le ferite interne che ci portiamo addosso,fanno si che non interveniamo per noi stessi, che ci mettiamo sempre ultimi della lista. Mettiamo sempre tutto al primo posto e noi per ultimi. È sbagliato. Il guaio,mè che ci si accorge di questo a volte un pò tardi. Comunque, possiamo anche dire che “non è mai troppo tardi”, e qualcosa si può sempre fare. Ma, meglio prima che dopo.
Le foto dei pazienti che ho postato in questi giorni ne sono la riprova…..
Le persone non meriterebbero di soffrire. Bisogna cambiare il modo di ragionare.
Apertura mentale….e mai arrendersi.
Auguri
 
 Congediamo il Dott. Daniele Raggi  ringraziandolo per la sua disponibilità.
Vi diamo appuntamento alla prossima uscita; parleremo di apparato stomatognatico con un grande professionista del settore : DOTT. ANTONIO FERRANTE. 

INTERVISTA AL D.O. PHILIPPE CAIAZZO – Le interviste di posturoconsapevoli.org

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INTERVISTA AL D.O. PHILIPPE CAIAZZO – Le interviste di posturoconsapevoli.org
Inauguriamo la nuova rubrica del blog www.posturoconsapevoli.org con l’intervista ad una delle personalità più attive nel mondo della Posturologia e dell’Osteopatia Italiana: il dott. Philippe Caiazzo. Classe ’52, nato ad Algeri, vive e lavora in Italia da più di vent’anni. Osteopata D.O. e Posturologo, tra le altre cose, è membro del consiglio direttivo dell’accademia A.I.T.O.P. e coordinatore didattico del master di I livello del master in Posturologia Clinica dell’Università di Pisa. In carriera ha lavorato con alcuni degli specialisti più influenti quali il dott. Bricot e il dott. Autet.
Di certo in questo post non leggerete risposte banali ma riflessioni brillanti e attente.
Queste le risposte alle nostre domande:  
 
1-Come descriverebbe il suo approccio terapeutico?
Bella domanda…devo dire che c’ho pensato un po’…come tutti noi ho fatto un cammino professionale, dove il mio approccio è cambiato con il tempo. Mi sono reso conto all’inizio della mia carriera professionale che la visione segmentaria era interessante ma illusoria nella maggioranza delle patologie. Una sofferenza locale può essere una conseguenza di un problema a distanza.
Nella teoria del caos si parla di “attrattori strani”. Ho seguito diverse formazioni che mi hanno incoraggiato a continuare su questa strada. Le reflesso terapie, l’ipnosi medica, le tecniche alfa e teta, mi hanno aperto a degli orizzonti sorprendenti e, anche se la letteratura scientifica all’epoca era “povera”, devo dire che verificavo dei risultati terapeutici sbalorditivi. In 2 – 3 sedute il paziente recuperava e stava meglio. L’Osteopatia e la Posturologia mi hanno portato, poco a poco, verso una visione globale dell’Essere Umano e ho messo in pratica con i pazienti quello che imparavo. Progressivamente, negli anni ’90) è nata la Terapia Osteopatico-Posturale ( TOP ). E’ una sintesi di questi percorsi. Ultimamente, grazie al mio lavoro con i bambini, ho ampliato i miei trattamenti verso una visione ancora più estesa, dove l’aspetto Olistico dell’Individualità è predominante. Vedo meno malattia e molto di più le potenzialità di Salute dell’Essere Umano.
Cerco di adattare il mio lavoro a ogni paziente, di aiutare il corpo a trovare la sua Salute e di interferire il meno possibile. Il corpo ha tutte le potenzialità di autoguarigione. Direi che tende, attraverso dei meccanismi di “auto-regolazione”, a trovare la soluzione migliore. Sembra filosofico, ma è così. Dall’inizio del suo percorso sulla terra, l’organismo vivente si auto cura, costantemente, in ogni momento. A volte ha bisogno di essere sostenuto nel suo processo di guarigione, di essere accompagnato, non forzato e non sostituito da noi.
Direi che il mio approccio tende verso una “Visione Globale” con un ascolto terapeutico il meno invadente possibile. Non sempre è facile, ma questa è la direzione che seguo. Credo di non essere il solo, molti colleghi hanno intrapreso una strada simile.
 2-Qual è stato il percorso formativo e umano che l’ha portata a questa visione?
Sul piano professionale ho già risposto nella domanda precedente.
Sul piano personale ho seguito delle formazioni di autocoscienza cercando di capire “Chi sono?”. Mi sembra di avere alcune risposte a questa domanda… ma solo alcune ( ride ).
Tutti questi insegnamenti hanno un denominatore comune: il rispetto, andare al di là di una sola visione tridimensionale, verso il “senso interiore di una Forza Superiore”. Devo riconoscere che, a volte, lo dimentico e ricado nelle stesse “auto-trappole”; quando mi rendo conto di questo, ridimensiono il mio ego.
 3-Lavorare con un contatto così intimo con le persone non è facile, come gestisce quest’aspetto fondamentale della sua professione?
Mi piace…adoro curare…ogni persona è Unica…è sempre una scoperta. Cerco di mantenere una Simpatia (l’empatia serve a poco). Secondo me molti fanno confusione sull’empatia, che ha un lato negativo. Prendere sulle spalle la sofferenza dell’altro, non serve a nulla, porta solo a due sofferenze.
I nostri pazienti desiderano essere capiti, ascoltati e curati con consapevolezza; questo lo chiamo “essere in Simpatia”, essere accolto come lo vorrei se fossi al posto suo.  Sappiamo bene com’è importante per noi essere accolti quando abbiamo bisogno di cure; non bastano le sole competenze.
4-Analizzando da così vicino molte persone è possibile avere una visione d’insieme del loro stato psico-fisico. Nota qualche problematica ricorrente  a livello posturale o sul piano emotivo? In caso come si manifesta ?
Sul piano posturale trovo molte “ Syndrome Disharmonieux” (SD)  e il motivo è semplice da capire. Siamo una società che espone molti di noi a traumi fisici ed emotivi; spesso trovo dei conflitti fasciali e neurovegetativi. L’importante è aiutare il corpo a ritrovare i suoi binari, i suoi adattamenti.
Il dolore è spesso un campanello d’allarme e dobbiamo trovare le “spine irritative” che provocano la sofferenza. Spesso, lo ripeto, abbiamo dei conflitti non risolti che trovano origine nella nostra storia traumatica fisica ed emotiva. E’ la base di tante patologie, Emerson diceva “quello che siete è più forte di quello che dite”… mi fa molto riflettere: la patologia come linguaggio non verbale.
5-Nella sua pratica giornaliera quali strumenti di indagine diagnostica utilizza?
Prima di tutto l’anamnesi; è fondamentale. Ci permette di fare un “percorso” con il nostro paziente. Poi le indagini classiche ( Rx, TAC, RMN, analisi biologiche, referti fatti dai colleghi specialisti ecc…), la visita osteopatico-posturale, la ricerca della SD, i test neuro-posturali e l’ascolto manuale. Se necessario, le indagini strumentali posturali quali baropodometria e stabilometria. Tutto ciò non p sistematico, diciamo che scelgo in funzione dell’anamnesi del paziente.  Mi piace molto il test dei rotatori del mio amico B.M. Autet. Certo non è la panacea, ma devo dire che ho un buon feeling con questo test e lo utilizzo spesso. Poi  le mani, per me sono fondamentali, mi reputo un “praticone”.
6-Ha mai incontrato dei problemi nell’applicare una visione multidisciplinare ai percorsi terapeutici che propone? Resistenze da parte dei pazienti o degli stessi colleghi?
Negli anni ’80 lavoravo già in equipe, al “ Centre de Biotherapie de Marsille” con Bernard Bricot e tante figure complementari. Eravamo come i “Galli” di Asterix e Obelix; un gruppo isolato dalla Medicina allopatica. Poi abbiamo iniziato ad approfondire e a insegnare; i pazienti venivano da noi come si va a Lourdes. Venivano da tutta la Francia, poi anche dall’estero ( Svizzera, Spagna, Italia, Belgio, Germania, Canada ecc…). C’era molta gelosia nei nostri confronti, ma anche tante testimonianze di stima.
Negli anni’90 ho iniziato a venire in Italia; ero più “isolato” e questo mi ha aiutato a crescere, a prendere le mie responsabilità quasi da solo. E’ inquesto periodo che ho sviluppato la Terapia Osteopatico-Posturale (TOP). Durante questi anni molti colleghi ( medici e non medici ) tendevano a sminuir quello che facevo. Chi era questo “stregone” Francese… è laureato? … dice delle cose strane… Questi commenti disorientavano i pazienti. Ho quindi deciso di mettere i miei titoli sulla carta intestata e le cose sono cambiate. Magia della carta penso.
Dal 1997 ho iniziato a collaborare con Fabrizio Borra ( aveva seguito i miei corsi per 3 anni ). All’epoca era il fisioterapista di Marco Pantani ( ora di Fernando Alonso ndr ) e me lo portava a Milano o a Brescia all’Olimpic Sauna. Fabrizio aveva capito subito l’interesse del lavoro Riabilitativo abbinato alla Posturologia e all’Osteopatia; allora eravamo dei pionieri. In pochi anni abbiamo creato un vero team, poi con l’ascesa dell’osteopatia e della posturologia i rapporti con un certo tipo di colleghi sono andati migliorando. C’è ancora un po’ di strada da fare per non trasformare queste due Medicine in ricette, una Posturologia “aspirina”. Dico spesso che “dobbiamo avere un approccio Sistemico e non Sistematico.
Nel 2003 Giovanni Moccia e un gruppo di ex allievi hanno creato l’AITOP ( Accademia Italiana di Terapia Osteopatico-Posturale ). Penso che sia stata un’ottima idea, anche se all’inizio ero scettico dato che esistevano già tante associazioni di Posturologia! Ma alla fine hanno avuto ragione. Adesso siamo un bel gruppo e i corsi si svolgono in tutta Italia. L’Accademia ha un CDA con Marco Gori ( presidente ), Andrea Crivellaro ( vicepresidente ),  Fabrizio Adorno,  Luigi Nicoletti e io. Ci siamo strutturati e abbiamo un gruppo di 10 docenti.
Un altro traguardo è il libro TOP scritto nel 2007 ( Marrapese ed. Roma ). Hapermesso di diffondere ancora di più il messaggio e sembra che piaccia a molti. Parallelamente avevo iniziato dal 1996 i corsi all’Università: Palermo, Tor Vergata e La Sapienza di Roma, Torino e Pisa ( dal 2008 ). Attravero i Master di I e II livello; all’inizio da solo e poi con i miei amici dell’Accademia. Ringrazio tutti i docenti che hanno risposto positivamente ai miei inviti. Credo siano venuti quasi i migliori. Da poco poi incontro colleghi bravi che sono la “new generation” per il futuro.
Adesso la Posturologia è ampiamente diffusa; ci sono ancora delle resistenze, ma non siamo più da soli come all’epoca. La famiglia è cresciuta e ci sono tante associazioni e gruppi che lavorano per la Posturologia.
 7-Come affronta l’insuccesso terapeutico?
L’ho vissuto e lo vivo ancora a diversi livelli. Il mio Ego non è contento ( ride ), ma con il tempo l’ho, almeno in parte, accettato. A un altro livello è uno dei motivi che ha spinto a continuare a formarmi ( unito ad una grande curiosità ). Ho finito l’anno scorso, all’età di 60 anni, una formazione di 3 anni in Osteopatia Pediatraica; bellissimo! Nella vita siamo Discenti e Docenti. Insegnare permette di approfondire, lo scambio con i “colleghi-allievi” è sempre una grande fonte di riflessioni, di idee e di miglioramento. Tutto questo diminuisce i rischio di insuccesso.
Penso che curare una persona è un incontro tra diversi limiti. I miei e quelli del paziente in primis; poi le nostre aspettative. In generale non ho problemi a orientare il paziente verso un altro collega se penso che sia necessario.
8-Come giudica la situazione della posturologia e cosa vede nel futuro?
Nel campo della Posturologia, da 15 anni ho l’impressione di sentire lo stesso discorso e non vedo grandi cambiamenti. Le basi sono più o meno le stesse. Per fortuna il discorso terapeutico è evoluto. Le medicine manuali in generale, e la Medicina Osteopatica in particolare, danno un po’ di freschezza, di novità. Tutto ciò attraverso un approccio personalizzato con una visione globlale del paziente. Collaboro con tanti bravi professionisti ( podologi, dentisti, fisioterapisti, laureati in scienze motorie, logopedisti ecc… ), ma sono convinto che l’osteopatia e le medicine complementari danno un approccio ancora più eziologico.
Un campo che dobbiamo sviluppare è la Ricerca. Questo è fondamentale se vogliamo essere ascoltati e poi accolti dalla Medicina ufficiale. E’ certo ch non possiamo spiegare tutta la clinica, ma dobbiamo provarci. Ci sono già dei lavori in corso, ma sono ancora pochi. Credo che questa sarà la terza fase della Posturologia, ma non dobbiamo perdere la nostra anima. Dobbiamo trovare delle strade comuni con la comunità scientifica. Una ricerca adatta alle nostre particolarità che vedono l’individuo nella sua Totalità. Penso che sarà una bella sfida. Quello che cerchiamo di fare con l’Università di Pisa, nel nostro “Master di Posturologia Clinica” è incoraggiare le tesi di ricerca. Non è facile. La ricerca è un mestiere e ha già pochi aiuti economici.
9-Che consiglio si sentirebbe di dare a un giovane terapeuta appena laureato?
Uno solo: seguire la formazione sente più sua, quello che gli piace; il piacere è fondamentale. Quello che piace a me non piace ad un altro, e non è un caso. Ha un senso.
 E non farsi impressionare dai titoli, ma dal contenuto delle persone.
10-Cosa vorrebbe cambiare  nel sistema sanitario italiano?
 Tante cose. Non mi sento un ospite qui in Italia. Adesso vivo qui; mia moglie e mia figlia sono italiane. Insegno e lavoro in Italia. Le poche volte mi sono confrontato con la Sanità Italiana ho sentito una sorta di distanza con il paziente, non sempre ma spesso. Il mio consiglio è: “pensare che potrei essere al posto suo”. Non lo rispetti è meglio se cambi mestiere.
Per il resto: il peso amministrativo e la grande confusione dal punto di vista legislativo; ma non aggiungo altro. D’altro canto devo riconoscere la grande capacità di adattamento, la creatività e l’entusiasmo dei colleghi che seguono i nostri corsi. Tutti i miei collaboratori sono Italiani e devo dire che sono bravissimi, non solo a livello professionale, ma come individui…veramente.
L’accademia Italiana di Terapia Osteopatico-Posturale la gestiscono loro, con dedizione e passione. Ricevo tanti apprezzamenti per questo gruppo di docenti, tutor e assistenti. Questo mi rende molto grato e fiero.
 In Italia ci sono eccellenze e bisogna dirlo a voce alta.
11-Realisticamente cosa vede nel futuro dell’osteopatia in Italia?
Speriamo bene! C’è tanta concorrenza, tante richieste di paternità dell’Osteopatia. Da una parte lo considero un grande omaggio all’Osteopatia, dall’altra questo crea rancori, a volte odio e mancanza di rispetto. Bisogna mettersi nei panni dell’altro, ma questa è un’altra storia.
Dobbiamo pensare prima di tutto al paziente, è il centro dell’équipe terapeutica. Il paziente ha bisogno di competenza e di essere curato da persone che amano il loro Mestiere e non solo da freddi esperti. Come dico spesso ai miei colleghi: “Impariamo a fare tutti i modelli di scarpe e non solo un 37 che non può calzare a tutti”. L’Osteopatia è un Medicina meravigliosa, in piena evoluzione, e ringrazio sempre per il privilegio di essere Osteopata…o almeno spero di esserlo. Ognuno i noi porta la sua pietra per la costruzione dell’edificio.
 Grazie per le vostre domande e mi raccomando “Facciamo le cose che ci sentiamo di fare e che ci danno piacere”. Secondo me è la strada giusta.
 Ringraziamo infinitamente il dott. Caiazzo che ha inaugurato questa nuova rubrica del nostro blog.
Vi diamo appuntamento alla prossima uscita; il nostro ospite sarà il creatore di Pancafit® e del metodo che porta il suo nome: DOTT. DANIELE RAGGI.