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LE CATENE RETTE DEL TRONCO – Léopold Busquet

LE CATENE RETTE DEL TRONCO – Léopold Busquet

Abbiamo imparato a conoscere il concetto delle catene muscolari, secondo la personale visione del Dott. Léopold Busquet. Sintetizzando il concetto (per chi non avesse avuto modo di leggere l’articolo relativo), le catene muscolari sono dei circuiti di continuità di direzione e di piano attraverso i quali si propagano le forze organizzatrici del corpo. E per chiunque abbia il desiderio di approfondire l’argomento, consigliamo di leggere l’articolo relativo, qui.

Detto questo, entriamo ora nel dettaglio delle diverse tipologie di catene muscolari, osservando da vicino le due Catene Rette del Tronco:

“La flessione e l’estensione del tronco dipendono dalle catene rette. Avvengono in rapporto a due importanti assi miotensivi: uno anteriore e uno posteriore.”

Il Dott. Busquet suddivide quindi in due le catene rette, con entrambe specificità e caratteristiche biomeccaniche ben precise. Prima di analizzarle nel dettaglio, impariamo a riconoscerle:

CDF – CATENA DI FLESSIONE
L’asse anteriore unisce D1 al sacro prendendo relè: sullo sterno (1° costola D1); sul pube; sul coccige. Intercalati tra queste strutture ossee, i muscoli: intercostali medi; grandi retti; del perineo.
Questa catena anteriore forma un potente pilastro verticale di fronte all’asse rachideo, che forma l’asse posteriore.

Troviamo in questa catena:
– Intercostali medi / I grandi retti / I muscoli del perineo

Relè Cingolo Scapolare
– Triangolo dello sterno / Piccolo pettorale / Trapezio inferiore

Relè Arto Superiore
– Grande pettorale / Grande rotondo-romboideo

 


  • CDE – CATENA DI ESTENSIONE

L’asse è formato dalla colonna vertebrale, dai dischi e dai muscoli paravertebrali. La sua funzione è soprattutto di appoggio. L’asse posteriore, con i suoi muscoli corti, è una molla di richiamo, equilibra e modera l’azione dell’asse anteriore.

Questi i muscoli che troviamo:

Piano Profondo
Trasverso spinoso / Sopracostali / Epispinoso / Lungo dorsale / Sacro-lombare / Quadrato dei lombi

Piano Medio
Piccolo dentato postero-superiore / Piccolo dentato postero-inferiore

Relè Cingolo Scapolare
Trapezio Inferiore

Relè Arto Superiore
Grande Rotondo

 

Queste due catene cooperano tra loro, come agoniste e antagoniste, in particolari funzioni, interscambiandosi i ruoli in base alle necessità. Tra queste funzioni ce ne sono due di particolare importanza:

  • Arrotolamento – La catena di flessione avvolge il tronco, lo ripiega su stesso, conce il volume concentrandone il volume
  • Raddrizzamento –  Con la catena di estensione, il tronco trova il suo equilibrio, agendo come una forza che immagazzina l’energia che libererà nel raddrizzamento

Entrando nello specifico delle funzioni, il Dott. Busquet specifica questi aspetti:

“Nella funzione di arrotolamento il perineo, con le sue fibre longitudinali, agisce come un prolungamento dei grandi retti verticalizzando il sacro. È importante notare che il pavimento pelvico presenta fibre pluridirezionali. Lo stiramento, durante un lavoro passivo, può sollecitare solo alcune fibre, ma, durante un lavoro attivo, il perineo ha ogni fibra che lavora in modo sinergico”

Al momento dell’arrotolamento quindi:

  • con le fibre antero-posteriori, il perineo avvicina il coccige al pube
  • con le fibre trasversali, avvicina gli ischi, inducendo contemporaneamente l’apertura delle ali iliache

“Il movimento di raddrizzamento, d’estensione, è più globale di quello di arrotolamento, la sua azione è più stabile, ma meno fine. […] Quando il soggetto è in piedi, con il bacino fisso, si ha l’azione degli spinali; questi, posti al momento dell’arrotolamento in condizione di stiramento, si contraggono e agiscono sulle lombari re-instaurando la lordosi fisiologica come la corda di un arco”

Spesso, la muscolatura lombare è contratta e atrofica, ma queste condizioni si verificano un eccesso di lavoro costante. Il muscolo è fatto per un lavoro ritmico e non costante.

“Ogni lavoro continuo sviluppa le strutture fibrose (economiche) e detrimento delle fibre muscolari (atrofia del muscolo)”

Queste erano le catene rette del tronco, nelle prossime settimane impareremo a conoscere le altre, non meno importanti. Conoscere il funzionamento e i principi delle catene muscolari, è di significativa importanza per chiunque lavori (consapevolmente) nell’ambito della posturologia.

 

(Tutte le citazioni sono state prese dal libro: Le catene muscolari – VOL I, Editore Marrapese-Roma)

PIEDI E BOCCA: PUO’ UN BITE INTERFERIRE CON LA PRESTAZIONE AGONISTICA?

by pconsapevoli
PIEDI E BOCCA: PUO’ UN BITE INTERFERIRE CON LA PRESTAZIONE AGONISTICA?

Non è la prima volta che affrontiamo la questione dell’interferenza dell’apparato stomatognatico con il sistema tonico posturale, ma può esserci interferenza con l’appoggio podalico? E l’utilizzo di bite specifici per atleti, potrebbe portare a dei cambiamenti sensibili sulla prestazione?

“Una corretta postura consente una migliore economia energetica e l’assenza di dolore anche in presenza di soggetti particolarmente “strutturati” (atleti) e, qualitativamente attivi, (motoriamente) in quanto atleti di alto livello agonistico”

Queste parole sono state scritte da ricercatori e presentate durante un Congresso Internazionale di Isokinetic, organizzazione che di prestazioni e recuperi sportivi se ne intende.
La loro domanda di partenza è molto semplice: può un bite per il controllo dei carichi e degli squilibri posturali interferire sull’appoggio podalico? E in che modo?

Hanno effettuato uno studio su atleti agonisti di sci alpino di alto livello, i quali presentavano problematiche relative ad alterazioni podo-posturali e conseguentemente alcuni, delle problematiche legate alla malocclusione. Questi ultimi hanno inoltre dichiarato affezioni quali: cervicalgie da tensioni retronucali, algie masticatorie, brachialgie dolori scapolo-omerali; in particolar modo nel periodo precedente alla prestazioni agonistiche.

“Lo scopo di questo lavoro è di individuare la reale funzionalità dei “bite” come modulazione del morso in comparazione con l’indagine baropodometrica che evidenzi eventuali modifiche di “atteggiamento” in carico del piede”

Quello che a noi interessa di più è cercare di capire come “biomeccanicamente” l’apparato stomatognatico possa interferire nel  relativo appoggio podalico. In diversi altre ricerche abbiamo letto come la bocca abbia un’importanza nel condizionamento del rachide cervicale, o del cingolo scapolo-omerale, ma la domanda rimane semplice: come la bocca arriva a influenzare i piedi?

“Il sistema stomatognatico partecipa attivamente al meccanismo della deambulazione, durante la quale i muscoli sternocleidomastoidei e trapezio producono alternativamente una trazione ritmica sulle ossa craniche.
I gruppi muscolari impegnati durante il movimento sono i flessori e gli estensori controlaterali della spalla e dell’anca, gli adduttori e gli abduttori controlaterali della spalla e dell’anca, lo psoas ed il grande pettorale controlaterali, il medio gluteo e gli addominali controlaterali.
Vi è quindi una stretta correlazione tra ATM e piede: quest’ultimo riveste in questo caso un compito molto delicato, cioè di modulatore delle attività discendenti.”

I risultati dello studio sono stati significativi in questi termini. Il 90% degli atleti presi in oggetto di esame, con l’uso di bite hanno modificato per intero il loro appoggio podalico, mantenendo una regolarità degli equilibri e delle oscillazioni, andando,  inoltre, a normalizzare le tensioni retronucali prima dichiarate, con il conseguente annullamento della sintomatologia dolorosa.
Ma il gesto atletico quali conseguenze ha subito?

“Si è anche avuto un riscontro nelle performance dell’atleta e nell’esecuzione nel gesto sportivo, con una armonizzazione del movimento ed una maggior precisione nell’attività tecnico-motoria”

Quindi sì, l’utilizzo del bite condiziona l’appoggio podalico. La vera differenza è se lo stimolo dato al corpo dell’atleta abbia poi una risultante positiva o negativa, bisogna essere consapevoli delle modifiche che si stanno apportando.

A presto!

Qui lo studio del Dott. Bracco P., Armandi M., Cerrato M., in collaborazione con l’Università degli Sudi di Torino, Scuola di Specializzazione in Ortognatodonzia; Reparto di Ortognatodonzia e Gnatologia-funzione masticatoria; SCDU di Odontostomatologiala-pedana-baropodomentrica-come-valutazione-strumentale-su-atleti-che-utilzzano-bite-per-il-controllo-dei-carichi-e-degli-squilibri-posturali

POSTURA E OCCLUSIONE – COME INTERVENGONO IN ETÀ EVOLUTIVA

by pconsapevoli
POSTURA E OCCLUSIONE – COME INTERVENGONO IN ETÀ EVOLUTIVA

OCCLUSIONE, POSTURA E DISMETRIE IN ETÀ EVOLUTIVA

In diverse occasioni e articoli abbiamo sottolineato quanto l’occlusione dentale sia un fattore di estrema importanza nel condizionamento della postura. In MALOCCLUSIONE E POSTURA si sottolinea quanto questi due elementi siano tra loro interconnessi, ma quali effetti si potrebbero ottenere in un corpo in via di sviluppo?

A questa domanda rispondiamo proponendo un articolo molto importante del Professore di Gnatologia, Dott. Ugo Capurso (che troverete disponibile alla fine dell’articolo, nrd):

L’occlusione dentale, posizione ripetibile e relativamente stabile ma nello stesso tempo in evoluzione dinamica nel corso della vita e facilmente modificabile iatrogenicamente, i mascellari nel loro insieme e l’atteggiamento posturale di capo e collo soprattutto, ma di conseguenza di tutto il complesso somatico, comportano dimostrabili interrelazioni.

Rimane piuttosto intuibile come, durante la fase di sviluppo, le anomali dell’apparato cranio-cervico-mandibolare vadano a interferire e a condizionare il resto del corpo. La principale differenza, e attenzione, in questo caso è legata all’età nella quale accadono. Un corpo in via di sviluppo è senz’altro più “sensibile” a condizionamenti che possono, nel tempo, cronicizzarsi.
Il Dott. Capurso specifica che, per quanto concerne l’equilibrio cranio-cervico-mandibolare, bisogni considerare specificatamente due fattori:

  • lo stato di pervietà delle prime vie aeree;
  • le relazioni posturali del capo e della colonna vertebrale.

Questi due elementi combinati possono creare condizionamenti profondi che, se non trattati accuratamente, potrebbero causare nel bambino disimetrie importanti. Un esempio è la classica ostruzione respiratoria di natura allergica o infiammatoria cronica. Questa condizione crea, inevitabilmente, una modifica della posizione di capo e collo per permettere  un maggior passaggio d’aria. Questa posizione, non naturale, atta a mantenere i più liberi possibili i condotti e orifizi per la respirazione, provoca nel medio-lungo periodo dei condizionamenti e cambiamenti morfologici.

[…] L’iperattività ed il susseguente accorciamento di questi muscoli possono mantenere nel tempo questa relazione anormale, con evidenti ripercussioni sull’apparato masticatorio dovute alle dislocazione mandibilare, sul cingolo scapolo-omerale e, via-via, su tutto l’apparato locomotore.

Non esistono però solo ed esclusivamente fattori discendenti che dall’Apparato Stomatognatico condizionino il resto del corpo e della postura, ma anche fattori ascendenti. Questi sono spesso individuati a livello della colonna che, per mezzo della sua disfunzione strutturale (ad esempio la scoliosi) vada a ripercuotersi sui segmenti soprastanti con meccanismi di adattamento, con l’unica finalità di mantenere la posizione ortostatica:

La disfunzione è ascendente come momento eziologico, ma il risultato si traduce comunque in un movimento in avanti e di lato del capo da compenso cervicale, aumento di tensione nei muscoli sopra e sotto ioidei, con modificazione della posizione dell’osso ioide, lingua e mandibola.

Il punto chiave, e conclusivo, di questo importante approccio e visione completa del corpo ce la suggerisce il nostro autore, con questo importantissimo pensiero e obiettivo:

Si ripropone pertanto l’esigenza, soprattutto nell’età evolutiva, della prevenzione e di approcci terapeutici multidisciplinari per un problema che è comunque ortopedico globale.

Amen.

Qui puoi scaricare l’articolo del Dott. Ugo Capurso: OCCLUSIONE, POSTURA E DISMETRIE IN ETA’ EVOLUTIVA

GLI EFFETTI OCCLUSALI E MASTICATORI SULLA CERVICALE

GLI EFFETTI OCCLUSALI E MASTICATORI SULLA CERVICALE

In più occasioni, e diversi articoli, è stato affrontato il tema della correlazione tra apparato stomatognatico e postura. In ognuna di queste si è cercato di dare una corrispondenza specifica tra elementi che, apparentemente, sembrassero tra loro sconnessi.
Nello specifico abbiamo visto come la LINGUA sia tra gli elementi più importanti nell’interazione con la postura, attraverso la sua interferenza con l’apparato stomatognatico stesso, vedi infatti ad esempio:

Oppure erano altri i fattori, legati per esempio all’utilizzo della bocca in età neonatale:

O, come più facilmente intuibile, a situazioni di specifiche malocclusioni:

 

La questione che oggi cercheremo di approfondire riguarda invece una tra le più classiche domande: COME PUO’ UNA SQUILIBRATA MASTICAZIONE INTERFERIRE SULLA POSTURA?

Soprattutto negli ultimi anni, la relazione tra occlusione e postura ha attirato notevole interesse e attenzione da parte degli odontoiatri. Nello specifico sono stati sviluppati diversi studi riguardo la relazione tra la curva cervicale e  la morfologia facciale (Solow and Tallgren, 1976, 1977; Houston, 1988; Huggare et al., 1991; Özbek and Köklü, 1993; Salonenet al., 1994). Molti di questi studi hanno evidenziato la relazione tra la morfologia dello scheletro facciale antero-posteriore e la curva della colonna cervicale.

“The characteristics of mandibular lateral displacement include lateral inclination of the occlusal plane and the differences between the right and left masticatory muscles.”

Gli autori specificano fin dall’inizio l’elemento portante del loro studio, specificando i casi poi da loro analizzati:

  • MODELLO A: soggetto standard, con piano occlusale e forza dei muscoli masticatori correttamente distribuito;
  • MODELLO B: soggetto con piano occlusale standard, ma con una forza maggiore dei muscoli masticatori sul lato sinistro;
  • MODELLO C: soggetto con piano occlusale inclinato in alto a destra e con forza dei muscoli masticatori pari;
  • MODELLO D: soggetto con piano occlusale inclinato in alto a destra e con forza dei muscoli masticatori maggiore a sinistra.

Immagine 5

 

I risultati dello studio hanno dimostrato che nel MODELLO A non sono stati registrati alcune alterazioni a livello cervicale.
Nel MODELLO B invece, avendo uno stress maggiore sul lato sinistro dei muscoli masticatori, è stato verificato un’alterazione delle tensioni a livello cervicale, con un maggior interessamento della parte destra (opposta al corrispettivo stress anteriore).
Nel MODELLO C lo studio ha dimostrato una caratteristica molto interessante. A livello di C3-C7 sono state registrate delle sollecitazioni elevate sul lato destro, con uno spostamento verso sinistra. Ma lo stress maggiore a livello cervicale è stato evidenziato a livello del processo trasverso di C1 sul lato sinistro (corrispondente allo stesso lato anteriore).

Il MODELO D, apparentemente il più stressato dal punto di vista stomatognatico, ha portato risultati molto particolari. Al contrario delle aspettative, ha riportato un quadro cervicale simile al MODELLO A. Non sono state registrate particolari tensioni asimmetriche sulla colonna cervicale, anche se una differenza si è verificata sempre a livello del processo trasverso di C1 sul lato destro (opposto allo squilibrio anteriore).

Immagine 6

 ” These results suggest that lateral inclination of the occlusal plane and imbalance between the right and left masticatory muscles antagonistically act on displacement of the cervical spine, i.e. the morphological and functional characteristics in patients with mandibular lateral displacement may play a compensatory role in posture control.”

Lo studio dimostra come effettivamente sia gli squilibri sul piano occlusale, sia l’utilizzo differente tra i muscoli masticatori, provochi delle interferenze DIRETTE sulla colonna cervicale, e di come, a sua volta, lo spostamento laterale mandibolare, possa svolgere un ruolo compensatorio nel controllo della postura.

Qui l’articolo completo degli autori Takahisa Shimazaki, Mitsuru Motoyoshi, Kohei Hosoi e Shinkichi Namura: The effect of occlusal alteration and masticatory imbalance

FRENULO LINGUALE E MALOCCLUSIONI – Interferenze tra bocca e postura

FRENULO LINGUALE E MALOCCLUSIONI –  Interferenze tra bocca e postura

Il condizionamento della lingua nel nostro corpo è di fondamentale importanza non solo per chi se ne occupa quotidianamente (logopedisti e odontoiatri), ma lo è divenuto in particolare anche per tutti quei professionisti che si intendono di posturologia. Anche noi abbiamo dedicato diversi interventi a questo elemento a volte troppo spesso sottovalutato (vedi la recente Intervista al Dott. Ferrante oppure articoli quali Cambiamenti posturali dopo la correzione della posizione della lingua) e, come dimostrato sopratutto dalla letteratura scientifica, si è constatato quanto la lingua sia importante per risolvere problematiche posturali.

Ma se la lingua è di per sé un condizionatore posturale che sta conoscendo in questi ultimi anni un’attenzione sempre maggiore, c’è una parte di essa che non viene quasi mai considerata in ambito posturale: il FRENULO.

Il frenulo linguale è una piccola parte di tessuto con la funzione anatomica di collegare la parte sottostante della lingua con il basamento della cavità orale. Nel caso di malformazioni questa piccola, ma fondamentale parte, compromette inevitabilmente il corretto funzionamento della lingua. Di conseguenza, se la lingua non è in grado di funzionare correttamente, condizionerà le strutture anatomiche a lei attigue portando a dei possibili squilibri posturali.

Lo studio che proponiamo oggi in questo articolo dimostra come il frenulo linguale sia effettivamente una delle cause delle malocclusioni, infatti gli autori scrivono:

The orofacial musculature plays a pivotal role in maintaining a balance in positioning of the teeth and any imbalance which occurs in this, results in malocclusion. / La muscolatura oro-facciale gioca un ruolo fondamentale nel mantenere l’equilibrio nel posizionamento dei denti e nel caso dovesse verificarsi uno squilibrio in questa la conseguenza potrebbe provocare una malocclusione.”

Considerando che il frenulo è il “ponte” tra la lingua e il basamento della bocca diventa un forte elemento condizionante della muscolatura in questione. Sopratutto per questo motivo diviene di fondamentale importanza la prevenzione, avere un frenulo linguale corto condiziona non soltato la mobilità della lingua (e quindi di conseguenza l’apparato stomatognatico), ma in particolare il corretto sviluppo della muscolatura orofacciale. Questa situazione se non viene corretta negli anni della crescita comporterà ad adattamenti posturali (e non solo) poi molto difficili da correggere.

“The inheritance of malocclusion is influenced by genetic and environmental factors, but with a greater emphasis on the influence of environment, in particular, the orofacial tissues. The positioning of the soft tissues and the tongue posture has a prime role in determining the positioning of the teeth and it is also a determiner of bone formation. / L’eredità delle malocclusioni è influenzata da fattori genetici e ambientali, ma con una maggiore attenzione sull’influenza dell’ambiente, in particolare, i tessuti orofacciali. Il posizionamento dei tessuti molli e la postura della lingua hanno un ruolo di primo piano nel determinare il posizionamento dei denti e sono anche un fattore determinante nella formazione ossea.”

La conclusione dello studio effettuato dimostra l’importanza che il frenulo linguale ha sulla lingua e, di conseguenza, sulla postura dell’uomo. Le malocclussioni quindi vanno considerate sempre sotto ogni punto di vista: da un problema congenito a un fattore ereditario, fino a una disfunzione linguale causata da un frenulo problematico.
A volte le soluzioni possono essere più semplici di quello che si creda.

Qui l’articolo di Swarna Meenakshi e Nithya Jagannathan: Assessment of Lingual Frenulum Lengths

 

PIERCING FACCIALI: SCEGLIERE TRA ESTETICA E INSTABILITÀ POSTURALE

by pconsapevoli
PIERCING FACCIALI: SCEGLIERE TRA ESTETICA E INSTABILITÀ POSTURALE

L’estetica è sempre più nei giovani un elemento di prioritaria importanza. Oltre ai più famosi tatoos esistono diverse tipologie di “abbellimento” personale, e tra questi un elemento di maggior successo è il piercing sul volto.
Come ogni altra tecnica estetica questa presenta la peculiarità di essere invasiva, e nello specifico, la parte del volto prescelta, viene perforata a livello cutaneo da monili di vario genere.

Tralasciando quelle che possono essere tutte le situazioni di infezione alla pelle e alle strutture sottostanti, il piercing può interferire a un livello più profondo nel nostro sistema?

La domanda non è banale come potrebbe sembrare, infatti sappiamo per certo, da numerosi studi effettuati da ricercatori, che le cicatrici provocano interferenze e condizionamenti posturali. La pelle è un importante feedback per il nostro sistema, e senza entrare troppo nello specifico prendiamo uno stralcio dal nostro articolo CICATRICI E POSTURA:

“Essendo la pelle un organo con sofisticati collegamenti sia con il Sistema Nervoso Centrale che con il Sistema Nervoso Periferico, ha diverse funzioni oltre a quella di ricoprire per intero il corpo.
E’ molto importante considerare anche le connessioni che le fasce sottocutanee hanno con la pelle.”

Quindi viene spontaneo chiedersi se un’azione invasiva come la tecnica del piercing abbia a sua volta delle interferenze con il sistema tonico-posturale.

“Per mantenere il centro della massa del corpo in equilibrio durante la stazione eretta il Sistema Nervoso Centrale (SNC) esegue un lavoro costante di riequilibrio utilizzando come feedback le coordinate visive, quelle vestibolari e gli input somatoestetici. In base a questi dati il SNC genera continuamente delle risposte muscolari di tipo correttivo attraverso l’azione di un sistema di controllo in retroazione.”

Gli autori dello studio che presentiamo partono da questo concetto molto importante: se è vero che il SNC riorganizza costantemente il corpo in base agli input che riceve dai diversi recettori posturali (tra cui app. visivo e app. vestibolare), un elemento esterno che interferisce con questi apparati potrebbe interferire sul controllo del SNC stesso.

“Le Vertical Heterophoria (VH), o eteroforie verticali, possono essere indotte da problemi di rifrazione dell’occhio, ma, in assenza di questi problemi di rifrazione, l’esistenza di VH di piccola entità (<1 dpt, i.e., 0.57˚) indica una perturbazione delle vie somatosensoriali coinvolte nel sistema posturale.”

Le Vertical Heterophoria, nella terminologia italiana Eteroforie, è la tendenza di uno, o entrambi gli occhi, a deviare dalla normale direzione dello sguardo.
Ecco spiegato il motivo per cui potrebbe coesistere una relazione tra piercing facciali e controllo posturale:

“Abbiamo ipotizzato che i piercing sul volto disturbino i segnali somestesici guidati dal nervo trigemino. Questo “rumore” potrebbe essere correlato a interferenze nei processi di integrazione centrale portando a vari disturbi posturali.”

L’ipotesi è quindi molto chiara e lampante. Il piercing sul volto interferisce sul sistema tonico posturale in quanto potrebbe condizionare le vie somatosensoriali e addirittura creare delle piccole eteroforie.

Lo studio di ricerca è stato effettuato su un gruppo di ragazzi portatori di piercing localizzati in diverse parti del viso (trago, labbro superiore, naso e sopracciglio) che soffrivano di mal di schiena cronico, vertigini, mal di testa e affativamento visivo associato a eteroforie verticali.
Prima dell’inzio dei test posturali sono stati eseguiti test medici per escludere patologie in atto, e tutti i casi si sono verificati sani.

I test effettuati dal gruppo di studio ha verificato non solo la reale interferenza che i piercing hanno con il nostro corpo, ma possono essere le cause di disturbi anche lontani. In tutti i casi presentati nella ricerca i dolori cronici e caratteristiche di affaticamento sono completamente scomparsi una volta tolti i piercing.

A volte i dettagli sono la parte più importante di tutto un sistema, quindi: attenzione ai piercing e alle loro interferenze!

Qui l’articolo nella sua completa versione: Face piercing (body art) choosing pleasure vs. possible pain and posture instability

CAMBIAMENTI POSTURALI DOPO LA CORREZIONE DELLA POSIZIONE DELLA LINGUA

CAMBIAMENTI POSTURALI DOPO LA CORREZIONE DELLA POSIZIONE DELLA LINGUA

“Esiste davvero la sindrome glosso-posturale?”

Con questa semplice e immediata domanda il Professor Antonio Ferrante affronta un problema e una visione particolare della posturologia.

“Per decenni la bocca  è stata considerata avulsa dal reste dell’organismo, relegata a un ruolo subalterno rispetto al rimanente del corpo, adibita alle sole funzioni del linguaggio, della masticazionee della deglutizione. Già a molti sembrava assurdo che una alterazione dell’occlusione potesse essere causa di cefalee, figuriamoci la possibilità di correlare un atteggiamento del piede con un problema di funzione stomatognatica.”

Questo passaggio dell’articolo (che troverete in allegato) fa comprendere come, fino a qualche anno fa, una visione olistica del corpo era ancora ben lontana da quella che oggi siamo riusciti a ottenere. E la lingua, può essere uno dei fulcri di questo nostro sistema non lineare?

“La Posturologia riconosce un ruolo di informatori encefalici primari a:

  • Apparato Stomatognatico (sopratutto articolazione temporo-mandibolare)
  • Occhio (componente propriocettiva della muscolatura estrinseca e componente visiva)
  • Orecchio (soprattutto nella componente vestibolare)
  • Piede

La lingua che non contatta il palato ed induce una deglutizione scorretta è in grado di interferire con tutti questi sistemi recettoriali.

Come scritto nel nostro articolo precedente ANALISI OSTEOPATICA E POSTUROLOGICA TRA DEGLUTIZIONE DISFUNZIONALE E ALTERAZIONE DELL’EQUILIBRIO il numero di volte in cui la deglutizione si attiva nelle 24 ore è pari a circa 2000, e una disfunzione miofunzionale della lingua ha un effetto domino a partire da tutte le strutture a essa collegata.

E’ quindi individuabile nel complesso della lingua un’interferenza primaria nel sistema tonico-posturale del nostro corpo, e non una compensazione secondaria. L’importanza della posizione della lingua, sia nella fase di “riposo” (anche se in realtà è sempre attiva) che in quella dinamica della deglutizione, è un fattore non più trascurabile.

Quindi, esiste davvero la sindrome Glosso-Posturale?

La risposta dettagliata in questo approfondito articolo del Professor Antonio Ferrante: Esiste davvero la Sindrome Glossoposturale