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INTERVISTA AL DOTT. DANIELE RAGGI – le interviste di Posturoconsapevoli.org

by pconsapevoli
INTERVISTA AL DOTT. DANIELE RAGGI – le interviste di Posturoconsapevoli.org
In questo secondo appuntamento della nostra nuova rubrica ospitiamo il Dott. Daniele Raggi.

E’ forse impossibile trovare una professionista impegnato nell’ambito posturale in Italia che non conosca il prodotto ideato e diffuso dal Dott. Raggi, e cioè PANCAFIT®.

Vedremo quindi com’è nata e come si è sviluppata l’idea che sta dietro a questo importante supporto, ma non solo. Il Dott. Raggi ci farà parteipi della sua esperienza di formatore, attività che svolge sia nell’ambito privato sia in quello pubblico dell’università.   

 

Queste le risposte alle nostre domande:  

1.           La sua figura è ormai legata a doppio filo a Pancafit® e al metodo che porta il suo nome. Può ripercorrere la storia che ha portato alla creazione di questa metodica?
La mia storia terapeutica nasce nel 1980 seguendo un mio illuminato maestro. Da lui apprendo le basi Mézières, di cui me ne innamoro profondamente. Così per molti anni ho utilizzato tale metodica con risultati notevoli, degni di essere chiamati tali. Il destino volle che già ai tempi mi feci una promessa (quasi inconsapevole, ignara di quello che sarebbe stato il futuro): avrei fatto di tutto per far si che il metodo Mézières, non compreso da tutti perché complesso e difficile, potesse proseguire nella storia….e che, all’occorrenza, io ne avessi potuto trarre personale giovamento per l’età anziana.
Nel 1995, ebbi un grave incidente in palestra, a causa un banale scherzo. La lussazione sacroiliaca sinistra fu tremenda e mi causò dolori decisamente invalidanti. Per mesi inizio il pellegrinaggio in vari studi di ogni genere. Più il tempo passava e più fallimenti accumulavo, mi recavo ad approdare ad ogni metodo che mi desse qualche speranza. Tutti i metodi più rinomati e gettonati li feci con risultato zero. Non che tali metodi non fossero validi, ma la mia “ferita” rimaneva tale. Fu così che per disperazione, dopo aver fatto anche sedute di Mézières ed essermi auto trattato in ogni modo, decisi di trovare un’altra strada. Presi due assi di legno, le ricoprii con parti di moquette, le appoggiai in mezzo ad un corridoio, tale per cui le due parti centrali si incontravano nel mezzo del corridoio e i due lati appoggiati alle pareti tale da formare al centro un angolo di oltre 110º. Dunque un angolo aperto al centro….tale che mi potesse accogliere senza difficoltà. Per me era come smettere di lottare con forza e rabbia….ma approcciare con calma…ed un pò di desolazione. Passavo a volte anche due ore in quella posizione…. Respiravo come sapevo doveva essere….e spesso mi ci addormentavo.
Ma, dopo circa due tre settimane, mi resi conto che potevo piegarmi ad allacciarmi le scarpe… Potevo star in piedi più di 2/3’, potevo camminare per più di 10 metri. Ero stranito perché non ero a conoscenza di cosa potessi aver fatto per trovarmi a migliorare. Poi dopo tre settimane, mi accorsi che potevo raccogliere oggetti, prendere in mano una borsa…, andare in fondo alla strada a piedi. Cominciai a capire, ma al tempo stesso non ci volevo credere. Mi guardai allo specchio e la scoliosi antalgica al bacino, che era ormai gravissima, si era ridotta tantissimo. Così, capii, e continuai. Dopo due mesi provai a correre, e feci gli ottanta metri della strada fino al cancello di ingresso del residence. Avevo capito che era arrivato il mio momento, che c’è la potevo fare del tutto. Stavo guardando indietro nel tempo i momenti di disperazione quando, a quarantadue anni, non potevo fare più nulla e nessuno dimostrava di potermi aiutare. Rivedevo i momenti in cui disperato piangendo, guardavo le colline vicino a casa dove andavo con la mia mountain byke. Ormai era tutto un sogno….e mi sentii vecchio di oltre ottant’anni.
Ora invece c’è la stavo facendo. Nel frattempo, nel mio laboratorio di hobbistica, avevo modificato le due assi di legno dotandole di una cerniera centrale per variare gli angoli e i dovuti appoggi a terra: la prima rudimentale Pancafit. Da li, iniziai a farmene fare un paio da un artigiano, poi un’altra da un altro per renderla più leggera e maneggevole per chi, come me, non avrebbe potuto sollevarla in caso di mal di a schiena….
Così, alla fine del 1996, avevo finito il prototipo ben funzionante…ed i primi del 97 era pronta definitivamente la odierna Pancafit.
La prima fiera al festival del fitness, desto il un incredibile successo, al punto che subito mi fu chiesta l’acquisto del brevetto da uno dei più grossi e rinomati costruttori internazionale di attrezzi. Non potevo venderlo, era la mia storia, la mia vita, la mia passione e la mia salvezza. Sarebbe stato un tradimento. Così, ci siamo accompagnati fino ad oggi, sostenendoci l’un l’altro, in un percorso non sempre semplice ed in discesa.
All’inizio, i mezieristi, non potevano accettare qualcosa che allargasse i principi e le modalità del Mézières puro. Ma poi, le sfide mi condussero a risolvere problemi ad alcuni professionisti che, con la loro metodica, non avevano mai risolto. Questo fatto abbattè molte barriere.
Poi, imbastii corsi di formazione sempre più organizzati, congressi, articoli, ricerche, tesi….
2.            Quali sono state le difficoltà maggiori, se ci sono state, nel proporre il suo metodo ad altri colleghi?
Come in parte detto sopra, le opposizioni maggiori sono state da parte dei mezieristi inizialmente e poi da parte dei fisioteristi classici. Questo era dettato dal fatto che inizialmente io ero Laureato in Scienze Motorie, poi, con il metodo Mézières, e solo dopo in Massofisioterapia….ma non ero laureato in fisioterapia classica. Così, feci il perfezionamento post lauream in Posturologia alla Sapienza di Roma, poi il Master in Posturolgia, poi la Laurea in Fisioterapia.
Dal 2000, ho iniziato a produrre moltissime tesi di ricerca su moltissimi argomenti: dal dolore articolare al miglioramento delle performance dello sportivo di ogni livello, fino alle olimpiadi….
3.            Lei e i suoi collaboratori avete formato centinaia di operatori nei molti anni della vostra attività. A suo avviso il livello di preparazione legato alla posturologia è aumentato?
 
Posso dire che moltissimi laureati in Scienze Motorie, che hanno fatto i miei corsi, oggi sono molto più preparati in Posturologia di tanti altri che si occupano di salute. Ma, la Posturologia è un ambito molto complesso, articolato, che quasi non ha confini. Non si finisce mai di imparare. I tempi odierni, hanno fatto si che molti professionisti, compresi quelli che operano nel settore salute e benessere, avvertano la crisi economica…..e ciò ha causato in parte un freno alla formazione costante.
Possiamo comunque dire che molti professionisti che operano in questo settore, conducono questo lavoro come una fondamentale mission…, ma non è così per tutti, come d’altronde in ogni ambito. Oltre 35000 professionisti sono passati nei miei corsi…. In Italia, Spagna, Inghilterra, Svizzera, Stati Uniti…
4.            Nel prossimo futuro vedremo degli aggiornamenti del suo metodo e dello strumento Pancafit®?
Si, è già pronto un prototipo che si integra a quanto fatto e sviluppato ad oggi. Come Pancafit, prima ed unica al mondo in ambito posturale, anche il prossimo attrezzo ha potenzialità straordinarie, soprattutto per determinate patologie complesse della colonna, delle anche, delle spalle. Inoltre, anche un altro attrezzo è in fase di completamento per il trattamento delle epicondiliti, del tunnel carpale, della spalla rigida. I risultai, già da tempo testati, sono straordinari. Ad oggi non vi è nulla di paragonabile. Ne sono molto orgoglioso.
5.            Lei è anche docente universitario. Riesce a portare la visione olistica, propria della posturologia, in un ambiente storicamente chiuso come quello accademico?
Diciamo che quasi sempre, la fama che Pancafit si è creata, facilita il compito. Ma comunque, questo aspetto non mi ha mai perturbato. Ciò che serve, alla fine, è quello di poter dimostrare le logiche e poi i risultati. Fino ad ora siamo riusciti abbastanza bene.
6.            Una visione medica che punta alla risoluzione delle cause che generano il sintomo sembra essere allontanata dal mondo dello sport di alto livello, e i continui casi di atleti continuamente infortunati e operati in fretta e furia ne sono la prova. Quali sono le cause di questa cecità?
Il mondo dello sport, lascia poco margine al lato umano dell’atleta. Questi,,per giungere al punto in cui è arrivato, si è allenato duramente anche sotto il profilo di resiste a tutto, anche al fatto che a volte la sua dignità venga messa in secondo o terzo piano. È brutto dire questo, ma quegli atleti che veramente danno tanto a se stessi ed alla passione comune, meriterebbero qualcosa in più. Quando invece si parla di sport di alto rendimento….il tutto viene sommerso dalla frenesia del rendimento. Il tempo è poco, e la gara o si vince oggi oppure è finita. Tutto questo comporta il dover “tamponare” in fretta con metodi non troppo adeguati. Il risultato è che, la sola inibizione del dolore, porta ad alterare anche la percezione degli schemi corporei fini….e dunque alle incongruenze neuromuscolari…..per arrivare al trauma. L’atleta,m come tale, conosce così bene il proprio corpo che non potrebbe mai farsi male. Quando succede, la risposta la si trova in un allenamento fatto in fretta…e a inibizioni del dolore perché trattare la postura richiede un pò di tempo…che non si trova….
7.             Nella sua valutazione posturale, quali sono gli elementi che tiene più in considerazione?
In primo luogo, io guardo il paziente quando, distrattamente, entra in studio e si siede. Poi ascolto come parla ed il tono della sua voce. Esprime dolore, sofferenza; è adatta alla sua età? O parla per un’età che è del passato?  Poi,,ascolto la sua storia e guardo come si atteggia il suo corpo mentre mi parla….guardo se ciò che dice la bocca del paziente corrisponde al simbolismo/linguaggio del corpo.
Poi, esame posturale, poi test motori e di mobilità minimi base.
Poi test per l’occlusione, per la ATM, per la funzione visiva, per la deglutizione, per le amalgame, per le cicatrici. Poi osservo l’addome, il respiro, ascolto l’odore dell’alito, guardo la pelle, guardo la mappa del volto in cui sono espressi energeticamente gli organi.
Poi, faccio un test per interrogare le catene in postura su Pancafit…..
Alla fine metto insieme tutti i dati….e li creo una strategia di approccio che deve aver come obiettivo dare una risposta al motivo per cui il paziente è venuto da me.
8.             La sfera emotiva e psicologica viene spesso tralasciata nella  valutazione e nel trattamento. Come affronta questo aspetto fondamentale?
Per anni mi sono addentrato, per ricerca personale,monella sfera emotiva. Non faccio e non voglio fare lo psicologo, ovviamente, ma so cogliere molti aspetti relazionali. Per esempio, usando la logica di Hellinger (costellazioni familiari), uso un sistema molto interessante che non mente mai, e da quello capisco come stanno le cose in famiglia….e quanto questo ambito incida nella sua vita.
Dopo di che, dato che ogni tessuto del corpo registra anche le sofferenze dell’anima, la messa in tensione delle catene, spesso, il paziente sente il bisogno di dire,mdi sfogarsi.,e con me trova terreno fertile. Poi consiglio letture appropriate o di rivolgersi a professionisti specifici di fiducia.
9.            Un saluto e un consiglio per i nostri lettori.
Direi…che non bisogna fare l’errore di non ascoltare i sintomi. Vi è un bel libro che si intitola: ogni sintomo è una malattia”. È vero. Meglio non optare per la sofferenza. A volte le ferite interne che ci portiamo addosso,fanno si che non interveniamo per noi stessi, che ci mettiamo sempre ultimi della lista. Mettiamo sempre tutto al primo posto e noi per ultimi. È sbagliato. Il guaio,mè che ci si accorge di questo a volte un pò tardi. Comunque, possiamo anche dire che “non è mai troppo tardi”, e qualcosa si può sempre fare. Ma, meglio prima che dopo.
Le foto dei pazienti che ho postato in questi giorni ne sono la riprova…..
Le persone non meriterebbero di soffrire. Bisogna cambiare il modo di ragionare.
Apertura mentale….e mai arrendersi.
Auguri
 
 Congediamo il Dott. Daniele Raggi  ringraziandolo per la sua disponibilità.
Vi diamo appuntamento alla prossima uscita; parleremo di apparato stomatognatico con un grande professionista del settore : DOTT. ANTONIO FERRANTE.