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INTERVISTA AL DOTT. FABIO MORO – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

by pconsapevoli
INTERVISTA AL DOTT. FABIO MORO – Le interviste di Posturoconsapevoli.org
Dopo un 2014 pieno di soddisfazioni, riprendiamo il consueto appuntamento con le interviste di Posturoconsapevoli.org.
Il nostro primo ospite di quest’anno è il dottor Fabio Moro.
Podologo ligure noto per la sua visione non lineare del sistema posturale (ampiamente descritta nel libro “Podologia non lineare” edito da Marrapese).
Nell’intervista verrà trattato proprio questo aspetto  e i percorsi formativi che hanno portato a questa consapevolezza il nostro ospite.
Vi ricordiamo che ogni intervista pubblicata vi viene proposta integralmente senza alcun taglio o modifica, in linea con la direzione editoriale del blog. E’ nostro impegno divulgare ogni informazione nelle modalità più limpide possibili.
Dopo questo preambolo dovuto, vi auguriamo buona lettura.
1.Dottor Moro come ha sviluppato la sua visione del sistema umano, cioè quella di un sistema non lineare?

 

Nulla caro collega, non ho sviluppato proprio nulla … Ho solo scelto, selezionato tra i modelli fisici quelli che ritenevo più adatti a rappresentare il vivente, a spiegarne il funzionamento.
Poincarè, all’alba del secolo scorso, teorizzava sistemi ove “piccole modifiche nelle condizioni iniziali generano grandi fenomeni nelle condizioni finali”… Questa estrema sensibilità alle condizioni iniziali apriva la strada ai moderni concetti di “caos deterministico” e di “complessità”.
Baron e le sue sperimentazioni sui muscoli oculomotori  (1955) confermavano che i sistemi biologici appartengono a questa classe di sistemi dinamici non lineari … Al  vero “padre” della posturologia, Bernard Baron, siamo debitori della prima esperienza di fisiologia caotica.
Successivamente, negli anni 70, Il Dr. Bourdiol (“Pied e statique”) ha evidenziato come, a livello tonico posturale, “un minimo rilievo in una suoletta, è più efficace di uno spesso cuneo tradizionale”.
Il “restauro in armonia” della postura, attraverso stimolazione plantare, si realizza con spessori inferiori a 2mm!
Quindi, vede?.. Da podologo raffinato, autenticamente raffinato, non ho sviluppato nulla … se non le mie connessioni neurali.
Non soffro di ansia cartesiana, questo sì che è un merito!.. Prediligo il pensiero complesso anche se privo di statuto epistemologico… Difficile spiegare la complessità… Se fosse comprensibile non sarebbe complessa!.. Sempre meglio del meccanicismo, tuttavia, con orologi e automi di De Vaucanson quali tentativi di rappresentare il vivente …  La vita non è assimilabile all’orologio, più adeguata è la nuvola … Come la nuvola di punti, i tanti istanti T forniti dalla registrazione stabilometrica … Non predicibile, né caotica, ma … Ai margini del Caos!
Per quanto mi riguarda prediligo “intrecciare” (“intrecciato” trad. latina di  “complexus”) il sistema piede ad un sistema più ampio, quello della postura e dell’equilibrio … Una scelta giusta?.. Mah!.. Chissà?!. É sempre l’osservatore a decidere i confini e lo sfondo del sistema che sta osservando… Sono osservatore anch’io, perbacco! So che, tra non molto, io e il mio sistema avremo cambiato connotazione. Ciò avverrà per quell’ineluttabile circuito ermeneutico che si instaura tra osservatore e sistema osservato. Eh sì!.. Più si studia un sistema più si incrementa la plasticità delle connessioni cerebrali, trasformando la struttura attraverso la quale conosci … Con il tempo, tu modifichi il sistema e il sistema modifica te!..  Ça va sans dire!..
Esistono l’osservatore e il sistema, oppure, paradossalmente, l’osservatore è il sistema?!.  Su questo bisognerebbe riflettere!
 2.Quali studi hanno portato allo sviluppo del suo metodo di lavoro?
Sono ipermetrope e vedo meglio da lontano, colgo l’insieme, ma fatico nella lettura … Mi tocca selezionare le cosette giuste … Risparmiandomi le corbellerie … Davvero tante!!!
Scelgo tra testi di biologia, cibernetica di second’ordine, filosofia della scienza…
Mi interessano gli studi che reintegrano l’osservatore nelle proprie descrizioni evidenziando come “il fenomeno della conoscenza non può essere concepito come se esistessero fatti od oggetti esterni a noi che uno prende e si mette in testa. L’esperienza di qualcosa là fuori è convalidata in modo particolare dalla struttura umana che rende possibile la cosa che emerge dalla descrizione”.
 3.Questa visione globale come viene accolta dai suoi colleghi podologi
Il suddetto “virgolettato” (Maturana) chiarisce come ognuno si crei mondi personali in base alla propria struttura cognitiva. Non possiamo vedere tutti le stesse cose: alcuni scorgono un piede inserito nella globalità del sistema posturale, altri in un sistema che arriva fino all’anca, per altri … Il piede  termina alla tibio-tarsica! Tutti hanno ragione, coerentemente con la propria struttura.
Vent’anni fa, quando parlavo di “piede e postura”, i colleghi mi guardavano con sospetto, ironia … Oggi mi fissano con occhioni di bimbo in cerca di adozione e a volte ricevo l’applauso! Temo un poco per il futuro … Non amo essere baciato!
4.Che peso dà alle valutazioni strumentali quali baropodometria e stabilometria?
Mi chiedo cosa possa ribadire un sistema eteronomo (pedana e computer) funzionante nella logica della corrispondenza in merito ad un sistema umano-autonomo  che funziona nella logica della coerenza.
Un sistema auto-organizzativo stabilisce da sé le proprie leggi e le proprie specificità. Nel computer, dati, risultati e programma (che fornisce le regole di trasformazione del sistema) sono determinati dall’uomo che l’ha progettato.
Confido nella clinica, non nell’ossessione di voler misurare tutto : “non tutto quello che conta si può contare e non tutto quello che si può contare conta” (Albert Einstein).
La scienza del ventesimo secolo ci insegna che non è possibile comprendere i sistemi per mezzo dell’analisi. Nell’approccio sistemico, le proprietà delle parti possono essere comprese solo studiando l’organizzazione del tutto. Il pensiero sistemico è «contestuale», “prospettivista”, non analitico.
Il riduzionista vuole misurare ogni cosa e si comporta come quell’ubriaco che, di notte, cerca per terra, sotto un lampione acceso, la chiave di casa cadutagli.
Un passante gli chiede dove ha perso la chiave e questi risponde “laggiù”, indicando un posto lontano, al buio.
Il passante gli chiede perplesso: “Allora perché la cerchi qui, se l’hai persa là?” e l’ubriaco: “Perché qui c’è la luce e riesco a vedere, là è buio e non vedo niente!”
La storiella rende giustizia al concetto.
5.Una sua opinione su quelle metodologie terapeutiche che prevedono la correzione di tutti i recettori principali nello stesso momento, senza la ricerca di una disfunzione primaria.
Disfunzione primaria?! Non ho idea di cosa stia parlando! Giustifico il dubbio elencando i 7 principi della complessità con i quali dovremmo cominciare a familiarizzare:
  1. auto-organizzazione
  2. Orlo del caos
  3. Principio ologrammatico
  4. Impossibilità di previsione
  5. Potere delle connessioni
  6. Causalità circolare
  7. Apprendimento try&learn
Il 6° principio suggerisce che nei sistemi complessi, come quello “tonico posturale”, la causalità è circolare … Inseguire una “disfunzione primaria” è come ostinarsi a  determinare, in modo arbitrario, l’inizio di un cerchio! Al vacillante intelletto dello Zombie contemporaneo sembra inconcepibile che un effetto retroagente faccia effetto sulla causa e, senza cessare di essere effetto, divenga causale sulla causa …  Al pensiero Zombie, per compiere questo “giretto concettuale”, devono capitare un sacco di cose e di molto crudeli!.. Colpa dell’antiaristotelico Galileo e di tutta la scienza aderente al suo modo di vedere: “Causa è quella, la quale posta, segue l’effetto; e rimossa, si rimuove l’effetto”. Purtroppo tale accezione di causa, barbaramente “castrata”, è stata elevata a criterio universale di giudizio scientifico. Oggi ci rendiamo conto che ciò corrisponde semplicemente ad una particolare categoria della causa, ossia quella deterministica. Comprendiamo che Aristotele si trovava molto più vicino alla complessità del vivente di quanto non fosse Galileo.
Lo Stagirita distingueva esplicitamente, accanto alla causa efficiente (di natura deterministica e “ritardata”), anche una causa finale (di natura teleologica e “anticipata”), considerandole entrambe complementari oltre che corrispondenti, all’altra dualità complementare causa materiale/causa formale.
Quando parliamo di isomorfismi (dal greco uguali – forme) che regolano i sistemi complessi (retroazione, totalità, equi-finalità, calibrazione, ecc.), stiamo disquisendo esclusivamente di causa formale. La forma, come diceva Dalcq, pone un problema che fa appello alle migliori risorse della nostra intelligenza. Essa non è mai ordinaria o indifferente è “il magico” del mondo!
Non vorrei però essere frainteso. Con il fatto di considerare la ricerca “di una disfunzione primaria” un errore epistemologico, non si vuole suggerire “la correzione di tutti i recettori principali nello stesso momento”.
Per il 5° principio (“potere delle connessioni”), il tutto è qualcosa di diverso della semplice somma delle sue parti. Non è detto che l’equilibrio sia direttamente proporzionale al numero di correzioni a cui sottoponiamo il sistema. L’approccio coerente al nostro “malato posturale” è suggerito dal 7° principio (“Prova e apprendi”) : in un contesto complesso l’unico modo di apprendere è quello di procedere per tentativi … Meglio muoversi in punta di piedi, prudenti come colombe e astuti come i serpenti … senza voler strafare!
6.Il recettore stomatognatico e quello podalico sono anatomicamente agli antipodi, ma ricoprono un ruolo fondamentale per il bilanciamento del sistema tonico-posturale. Come descriverebbe le interazioni tra queste due strutture?
Descrivere le interazioni tra recettore occlusale e recettore podalico, così diversi nella struttura e funzione, non è facile. Sperimentalmente osserviamo quanto i legami siano forti, molto forti … Ma mentre il complicato può essere condensato in un’equazione … Il complesso può essere solo raccontato.
Non vorrei aggiungere il mio racconto a quelli che già ci sono. Il linguaggio è una trappola, è l’abito elegante del mio pensiero ma null’altro che la descrizione delle mie descrizioni… e ci ho la mia dignità, io!
7.Lei conosceva bene il dott. Motorsi ( a cui dedicheremo uno speciale tributo a breve ndr ) che ricordo ha dell’uomo e dell’esperienza lavorativa con lui?
Ricordo Adriano come persona mite e sensibile, rammento i modi da gentiluomo e la competenza nel lavoro … Negli ultimi anni, per motivi non del tutto spiegabili, ci siamo persi di vista. Restano cose che non abbiamo fatto in tempo a dirci, ma che presto o tardi ci diremo “personalmente”.
8.Un saluto e un consiglio per i nostri lettori
Saluto romanamente tutti i nostri lettori e consiglio loro di non farsi troppe illusioni per il futuro…I nostri posteri saranno i Cinesi!