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INTERVISTA AL D.O. PHILIPPE CAIAZZO – Le interviste di posturoconsapevoli.org

by pconsapevoli
INTERVISTA AL D.O. PHILIPPE CAIAZZO – Le interviste di posturoconsapevoli.org
Inauguriamo la nuova rubrica del blog www.posturoconsapevoli.org con l’intervista ad una delle personalità più attive nel mondo della Posturologia e dell’Osteopatia Italiana: il dott. Philippe Caiazzo. Classe ’52, nato ad Algeri, vive e lavora in Italia da più di vent’anni. Osteopata D.O. e Posturologo, tra le altre cose, è membro del consiglio direttivo dell’accademia A.I.T.O.P. e coordinatore didattico del master di I livello del master in Posturologia Clinica dell’Università di Pisa. In carriera ha lavorato con alcuni degli specialisti più influenti quali il dott. Bricot e il dott. Autet.
Di certo in questo post non leggerete risposte banali ma riflessioni brillanti e attente.
Queste le risposte alle nostre domande:  
 
1-Come descriverebbe il suo approccio terapeutico?
Bella domanda…devo dire che c’ho pensato un po’…come tutti noi ho fatto un cammino professionale, dove il mio approccio è cambiato con il tempo. Mi sono reso conto all’inizio della mia carriera professionale che la visione segmentaria era interessante ma illusoria nella maggioranza delle patologie. Una sofferenza locale può essere una conseguenza di un problema a distanza.
Nella teoria del caos si parla di “attrattori strani”. Ho seguito diverse formazioni che mi hanno incoraggiato a continuare su questa strada. Le reflesso terapie, l’ipnosi medica, le tecniche alfa e teta, mi hanno aperto a degli orizzonti sorprendenti e, anche se la letteratura scientifica all’epoca era “povera”, devo dire che verificavo dei risultati terapeutici sbalorditivi. In 2 – 3 sedute il paziente recuperava e stava meglio. L’Osteopatia e la Posturologia mi hanno portato, poco a poco, verso una visione globale dell’Essere Umano e ho messo in pratica con i pazienti quello che imparavo. Progressivamente, negli anni ’90) è nata la Terapia Osteopatico-Posturale ( TOP ). E’ una sintesi di questi percorsi. Ultimamente, grazie al mio lavoro con i bambini, ho ampliato i miei trattamenti verso una visione ancora più estesa, dove l’aspetto Olistico dell’Individualità è predominante. Vedo meno malattia e molto di più le potenzialità di Salute dell’Essere Umano.
Cerco di adattare il mio lavoro a ogni paziente, di aiutare il corpo a trovare la sua Salute e di interferire il meno possibile. Il corpo ha tutte le potenzialità di autoguarigione. Direi che tende, attraverso dei meccanismi di “auto-regolazione”, a trovare la soluzione migliore. Sembra filosofico, ma è così. Dall’inizio del suo percorso sulla terra, l’organismo vivente si auto cura, costantemente, in ogni momento. A volte ha bisogno di essere sostenuto nel suo processo di guarigione, di essere accompagnato, non forzato e non sostituito da noi.
Direi che il mio approccio tende verso una “Visione Globale” con un ascolto terapeutico il meno invadente possibile. Non sempre è facile, ma questa è la direzione che seguo. Credo di non essere il solo, molti colleghi hanno intrapreso una strada simile.
 2-Qual è stato il percorso formativo e umano che l’ha portata a questa visione?
Sul piano professionale ho già risposto nella domanda precedente.
Sul piano personale ho seguito delle formazioni di autocoscienza cercando di capire “Chi sono?”. Mi sembra di avere alcune risposte a questa domanda… ma solo alcune ( ride ).
Tutti questi insegnamenti hanno un denominatore comune: il rispetto, andare al di là di una sola visione tridimensionale, verso il “senso interiore di una Forza Superiore”. Devo riconoscere che, a volte, lo dimentico e ricado nelle stesse “auto-trappole”; quando mi rendo conto di questo, ridimensiono il mio ego.
 3-Lavorare con un contatto così intimo con le persone non è facile, come gestisce quest’aspetto fondamentale della sua professione?
Mi piace…adoro curare…ogni persona è Unica…è sempre una scoperta. Cerco di mantenere una Simpatia (l’empatia serve a poco). Secondo me molti fanno confusione sull’empatia, che ha un lato negativo. Prendere sulle spalle la sofferenza dell’altro, non serve a nulla, porta solo a due sofferenze.
I nostri pazienti desiderano essere capiti, ascoltati e curati con consapevolezza; questo lo chiamo “essere in Simpatia”, essere accolto come lo vorrei se fossi al posto suo.  Sappiamo bene com’è importante per noi essere accolti quando abbiamo bisogno di cure; non bastano le sole competenze.
4-Analizzando da così vicino molte persone è possibile avere una visione d’insieme del loro stato psico-fisico. Nota qualche problematica ricorrente  a livello posturale o sul piano emotivo? In caso come si manifesta ?
Sul piano posturale trovo molte “ Syndrome Disharmonieux” (SD)  e il motivo è semplice da capire. Siamo una società che espone molti di noi a traumi fisici ed emotivi; spesso trovo dei conflitti fasciali e neurovegetativi. L’importante è aiutare il corpo a ritrovare i suoi binari, i suoi adattamenti.
Il dolore è spesso un campanello d’allarme e dobbiamo trovare le “spine irritative” che provocano la sofferenza. Spesso, lo ripeto, abbiamo dei conflitti non risolti che trovano origine nella nostra storia traumatica fisica ed emotiva. E’ la base di tante patologie, Emerson diceva “quello che siete è più forte di quello che dite”… mi fa molto riflettere: la patologia come linguaggio non verbale.
5-Nella sua pratica giornaliera quali strumenti di indagine diagnostica utilizza?
Prima di tutto l’anamnesi; è fondamentale. Ci permette di fare un “percorso” con il nostro paziente. Poi le indagini classiche ( Rx, TAC, RMN, analisi biologiche, referti fatti dai colleghi specialisti ecc…), la visita osteopatico-posturale, la ricerca della SD, i test neuro-posturali e l’ascolto manuale. Se necessario, le indagini strumentali posturali quali baropodometria e stabilometria. Tutto ciò non p sistematico, diciamo che scelgo in funzione dell’anamnesi del paziente.  Mi piace molto il test dei rotatori del mio amico B.M. Autet. Certo non è la panacea, ma devo dire che ho un buon feeling con questo test e lo utilizzo spesso. Poi  le mani, per me sono fondamentali, mi reputo un “praticone”.
6-Ha mai incontrato dei problemi nell’applicare una visione multidisciplinare ai percorsi terapeutici che propone? Resistenze da parte dei pazienti o degli stessi colleghi?
Negli anni ’80 lavoravo già in equipe, al “ Centre de Biotherapie de Marsille” con Bernard Bricot e tante figure complementari. Eravamo come i “Galli” di Asterix e Obelix; un gruppo isolato dalla Medicina allopatica. Poi abbiamo iniziato ad approfondire e a insegnare; i pazienti venivano da noi come si va a Lourdes. Venivano da tutta la Francia, poi anche dall’estero ( Svizzera, Spagna, Italia, Belgio, Germania, Canada ecc…). C’era molta gelosia nei nostri confronti, ma anche tante testimonianze di stima.
Negli anni’90 ho iniziato a venire in Italia; ero più “isolato” e questo mi ha aiutato a crescere, a prendere le mie responsabilità quasi da solo. E’ inquesto periodo che ho sviluppato la Terapia Osteopatico-Posturale (TOP). Durante questi anni molti colleghi ( medici e non medici ) tendevano a sminuir quello che facevo. Chi era questo “stregone” Francese… è laureato? … dice delle cose strane… Questi commenti disorientavano i pazienti. Ho quindi deciso di mettere i miei titoli sulla carta intestata e le cose sono cambiate. Magia della carta penso.
Dal 1997 ho iniziato a collaborare con Fabrizio Borra ( aveva seguito i miei corsi per 3 anni ). All’epoca era il fisioterapista di Marco Pantani ( ora di Fernando Alonso ndr ) e me lo portava a Milano o a Brescia all’Olimpic Sauna. Fabrizio aveva capito subito l’interesse del lavoro Riabilitativo abbinato alla Posturologia e all’Osteopatia; allora eravamo dei pionieri. In pochi anni abbiamo creato un vero team, poi con l’ascesa dell’osteopatia e della posturologia i rapporti con un certo tipo di colleghi sono andati migliorando. C’è ancora un po’ di strada da fare per non trasformare queste due Medicine in ricette, una Posturologia “aspirina”. Dico spesso che “dobbiamo avere un approccio Sistemico e non Sistematico.
Nel 2003 Giovanni Moccia e un gruppo di ex allievi hanno creato l’AITOP ( Accademia Italiana di Terapia Osteopatico-Posturale ). Penso che sia stata un’ottima idea, anche se all’inizio ero scettico dato che esistevano già tante associazioni di Posturologia! Ma alla fine hanno avuto ragione. Adesso siamo un bel gruppo e i corsi si svolgono in tutta Italia. L’Accademia ha un CDA con Marco Gori ( presidente ), Andrea Crivellaro ( vicepresidente ),  Fabrizio Adorno,  Luigi Nicoletti e io. Ci siamo strutturati e abbiamo un gruppo di 10 docenti.
Un altro traguardo è il libro TOP scritto nel 2007 ( Marrapese ed. Roma ). Hapermesso di diffondere ancora di più il messaggio e sembra che piaccia a molti. Parallelamente avevo iniziato dal 1996 i corsi all’Università: Palermo, Tor Vergata e La Sapienza di Roma, Torino e Pisa ( dal 2008 ). Attravero i Master di I e II livello; all’inizio da solo e poi con i miei amici dell’Accademia. Ringrazio tutti i docenti che hanno risposto positivamente ai miei inviti. Credo siano venuti quasi i migliori. Da poco poi incontro colleghi bravi che sono la “new generation” per il futuro.
Adesso la Posturologia è ampiamente diffusa; ci sono ancora delle resistenze, ma non siamo più da soli come all’epoca. La famiglia è cresciuta e ci sono tante associazioni e gruppi che lavorano per la Posturologia.
 7-Come affronta l’insuccesso terapeutico?
L’ho vissuto e lo vivo ancora a diversi livelli. Il mio Ego non è contento ( ride ), ma con il tempo l’ho, almeno in parte, accettato. A un altro livello è uno dei motivi che ha spinto a continuare a formarmi ( unito ad una grande curiosità ). Ho finito l’anno scorso, all’età di 60 anni, una formazione di 3 anni in Osteopatia Pediatraica; bellissimo! Nella vita siamo Discenti e Docenti. Insegnare permette di approfondire, lo scambio con i “colleghi-allievi” è sempre una grande fonte di riflessioni, di idee e di miglioramento. Tutto questo diminuisce i rischio di insuccesso.
Penso che curare una persona è un incontro tra diversi limiti. I miei e quelli del paziente in primis; poi le nostre aspettative. In generale non ho problemi a orientare il paziente verso un altro collega se penso che sia necessario.
8-Come giudica la situazione della posturologia e cosa vede nel futuro?
Nel campo della Posturologia, da 15 anni ho l’impressione di sentire lo stesso discorso e non vedo grandi cambiamenti. Le basi sono più o meno le stesse. Per fortuna il discorso terapeutico è evoluto. Le medicine manuali in generale, e la Medicina Osteopatica in particolare, danno un po’ di freschezza, di novità. Tutto ciò attraverso un approccio personalizzato con una visione globlale del paziente. Collaboro con tanti bravi professionisti ( podologi, dentisti, fisioterapisti, laureati in scienze motorie, logopedisti ecc… ), ma sono convinto che l’osteopatia e le medicine complementari danno un approccio ancora più eziologico.
Un campo che dobbiamo sviluppare è la Ricerca. Questo è fondamentale se vogliamo essere ascoltati e poi accolti dalla Medicina ufficiale. E’ certo ch non possiamo spiegare tutta la clinica, ma dobbiamo provarci. Ci sono già dei lavori in corso, ma sono ancora pochi. Credo che questa sarà la terza fase della Posturologia, ma non dobbiamo perdere la nostra anima. Dobbiamo trovare delle strade comuni con la comunità scientifica. Una ricerca adatta alle nostre particolarità che vedono l’individuo nella sua Totalità. Penso che sarà una bella sfida. Quello che cerchiamo di fare con l’Università di Pisa, nel nostro “Master di Posturologia Clinica” è incoraggiare le tesi di ricerca. Non è facile. La ricerca è un mestiere e ha già pochi aiuti economici.
9-Che consiglio si sentirebbe di dare a un giovane terapeuta appena laureato?
Uno solo: seguire la formazione sente più sua, quello che gli piace; il piacere è fondamentale. Quello che piace a me non piace ad un altro, e non è un caso. Ha un senso.
 E non farsi impressionare dai titoli, ma dal contenuto delle persone.
10-Cosa vorrebbe cambiare  nel sistema sanitario italiano?
 Tante cose. Non mi sento un ospite qui in Italia. Adesso vivo qui; mia moglie e mia figlia sono italiane. Insegno e lavoro in Italia. Le poche volte mi sono confrontato con la Sanità Italiana ho sentito una sorta di distanza con il paziente, non sempre ma spesso. Il mio consiglio è: “pensare che potrei essere al posto suo”. Non lo rispetti è meglio se cambi mestiere.
Per il resto: il peso amministrativo e la grande confusione dal punto di vista legislativo; ma non aggiungo altro. D’altro canto devo riconoscere la grande capacità di adattamento, la creatività e l’entusiasmo dei colleghi che seguono i nostri corsi. Tutti i miei collaboratori sono Italiani e devo dire che sono bravissimi, non solo a livello professionale, ma come individui…veramente.
L’accademia Italiana di Terapia Osteopatico-Posturale la gestiscono loro, con dedizione e passione. Ricevo tanti apprezzamenti per questo gruppo di docenti, tutor e assistenti. Questo mi rende molto grato e fiero.
 In Italia ci sono eccellenze e bisogna dirlo a voce alta.
11-Realisticamente cosa vede nel futuro dell’osteopatia in Italia?
Speriamo bene! C’è tanta concorrenza, tante richieste di paternità dell’Osteopatia. Da una parte lo considero un grande omaggio all’Osteopatia, dall’altra questo crea rancori, a volte odio e mancanza di rispetto. Bisogna mettersi nei panni dell’altro, ma questa è un’altra storia.
Dobbiamo pensare prima di tutto al paziente, è il centro dell’équipe terapeutica. Il paziente ha bisogno di competenza e di essere curato da persone che amano il loro Mestiere e non solo da freddi esperti. Come dico spesso ai miei colleghi: “Impariamo a fare tutti i modelli di scarpe e non solo un 37 che non può calzare a tutti”. L’Osteopatia è un Medicina meravigliosa, in piena evoluzione, e ringrazio sempre per il privilegio di essere Osteopata…o almeno spero di esserlo. Ognuno i noi porta la sua pietra per la costruzione dell’edificio.
 Grazie per le vostre domande e mi raccomando “Facciamo le cose che ci sentiamo di fare e che ci danno piacere”. Secondo me è la strada giusta.
 Ringraziamo infinitamente il dott. Caiazzo che ha inaugurato questa nuova rubrica del nostro blog.
Vi diamo appuntamento alla prossima uscita; il nostro ospite sarà il creatore di Pancafit® e del metodo che porta il suo nome: DOTT. DANIELE RAGGI.