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INTERAZIONI TRA APPARATO STOMATOGNATICO E STRUTTURA CRANICA

INTERAZIONI TRA APPARATO STOMATOGNATICO E STRUTTURA CRANICA

In questi anni abbiamo imparato a conoscere l’Apparato Stomatognatico sotto diversi punti di vista e, soprattutto, le diverse interazioni che ha con altri sistemi del nostro corpo. Osservando bene le diverse tematiche trattate nei precedenti articoli, si nota come l’Apparato Stomatognatico sia sempre stato l’elemento posto “più in alto” delle interazioni posturali. Ma se iniziassimo a considerare anche quello che c’è anche sopra?

Possono esistere interazioni tra cranio e Apparato Stomatognatico?

Per poter affrontare questo delicato tema, senza incorrere in errori, o perderci nel mare delle possibilità, ci siamo appoggiati alla sapiente visione, ed esperienza, del Dott. Giuseppe Stefanelli. Durante gli anni della sua lunga carriera ha sviluppato una metodologia a riguardo, chiamata OrtoCranioDonzia, la quale tratta specificatamente di possibili influenze tra questi due elementi:

“Non esistono malocclusioni senza un disequilibrio strutturale delle basi ossee in cui i denti sono inseriti, ergo risulta indispensabile procedere prima alla loro mobilizzazione e riequilibrio. Questo, associato ad un ripristino funzionale adeguato (respirazione, deglutizione, masticazione) è l’obiettivo primario”

Abbiamo visto come, nel recente articolo MAL DI TESTA E APPARATO STOMATOGNATICO, uno studio scientifico dimostri un riscontro più frequente di cefalee abituali e persistenti in pazienti portatori di problematiche anatomiche, e/o funzionali, a carico dell’Apparato Stomatognatico. Oppure in POSTURA E OCCLUSIONE come, quest’ultima, influenzi significativamente lo sviluppo nell’età evolutiva. È anche per queste ragioni che il Dott. Stefanelli commenta in questo modo:

“L’ortognatodonzia dovrebbe cambiare radicalmente, in primo luogo, i suoi riferimenti diagnostici e poi quelli terapeutici. La vecchia classificazione di Angle, i valori teleradiografici, dovrebbero lasciare il posto al concetto di schema cranico, di asimmetria fisiologica, di ripristino funzionale e di riorganizzazione neurologica.
Gli studi sulla neuroplasticità oggi dimostrano che, modificando l’occlusione arbitrariamente, si modifica strutturalmente e funzionalmente il cervello e la neurofisiologia.”

Entrando nello specifico, come si può intervenire per poter interessare le osse craniche attraverso l’ortognatodonzia? Come per ogni sistema, c’è una porta d’ingresso principale, e in questo caso è la mobilizzazione della premaxilla:

“[…] espandere la sutura inter-canina rilascia i molari, la premaxilla, quattordici ossa facciali e i patterns di Strain della Sinfisi sfeno-basilare. In medicina cinese la premaxilla e gli incisivi sono in connessione energetica con il meridiano del rene”

Ma perché ora il collegamento con la medicina cinese? Considerando il minor scetticismo che attornia questa cultura, sempre più professionisti sanitari fondono le due culture mediche (occidentale e orientale, ndr) al fine di aumentare la propria visione olistica sul corpo umano.

“Nella medicina cinese, il rene viene considerato come l’organo depositario dell’energia ancestrale. Se questa “energia renale” e il tessuto connettivo sono deboli, i limiti fisiologici vengono superati e il paziente potrebbe sviluppare una “nefroptosi”, vale a dire una discesa del rene che potrebbe oltrepassare l’altezza di due vertebre. Da qui un disequilibrio posturale globale. Inoltre, secondo le teorie dell’Agopuntura e della Medicina Funzionale, il circuito energetico Rene-Vescica è responsabile dello sviluppo del sistema scheletrico.”

Non sempre è semplice il confronto per chi studia il problema da un punto di vista differente, ma non per questo dev’essere messo in minor luce. Con questo articolo, scritto in collaborazione con il Dott. Stefanelli, si è voluto dare voce a un professionista che da anni si impegna quotidianamente, sia nella ricerca accademica che nello sviluppo professionale con un’unica visione:

“Per me la Ortognatodonzia è molto di più, è una vera “Scienza della salute” e come tale continuerò a professarla”

Qui per la lettura integrale delle risposte al Dott. Stefanelli: INTERAZIONI TRA APPARATO STOMATOGNATICO E STRUTTURA CRANICA

(Parte II) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

by pconsapevoli
(Parte II) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI  – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

Dopo il successo della precedente pubblicazione, vi proponiamo la seconda parte dell’intervista al Dott. Giuseppe Stefanelli.

Buona lettura

 

1. Nel suo ultimo libro introduce la craniodonzia, ce la illustri.

Il significato del termine Craniodonzia è molto semplice: essendo l’occlusione dentale il risultato adattativo dello schema cranico individuale, prima di allineare i denti è imperativo “allineare “ il cranio. Qualsiasi procedura di riabilitazione occlusale, sia essa ortodontica o protesica, non può non influenzare le 28 ossa che compongono il cranio umano. Non tener conto di questo e sostituire uno schema di adattamento con un altro, mediante trattamenti meccanicistici spesso motivati da indicazioni “estetiche” e soprattutto basati su fondamenti dogmatici obsoleti non può che avere come risultato un ulteriore adattamento a scapito di altri sistemi oppure, nell’ipotesi più favorevole per il paziente, una sacrosanta recidiva. Enlow sosteneva che “ la recidiva è la risposta ad una violazione anatomica e funzionale di uno stato di equilibrio anatomico e funzionale” Trattamenti standardizzati che violino tale equilibrio, obbligano l’organismo a reagire attivando sistemi di compenso auto difensivi che in buona parte dipendono dai limiti di adattabilità del tessuto connettivo. Il complesso osso alveolare-parodonto-dente rappresenta la ” sub-unità di adattamento” attraverso il quale il sistema stomatognatico cerca di realizzare il rapporto di massima intercuspidazione qualunque sia il rapporto delle basi ossee, attraverso la funzione neuro-muscolare. Le ossa di derivazione embrionale membranosa funzionano da membrane per tutta la vita. La porzione squamosa delle ossa occipitali e temporali, i parietali e il frontale hanno origine membranosa. La dura madre che circonda il cervello fornisce estensioni di tessuto connettivo che passano attraverso le suture per formare lo strato periostale esterno, che circonda le ossa craniche. Nello schema totale della struttura corporea le suture fungono come punto di congiunzione tra le ossa craniche, ma servono fondamentalmente come giunture di espansione-congiunzione per facilitare cambiamenti di tensioni meningee, fasciali e muscolari, nei ritmi respiratori e cardiaci e nelle variazioni sia nella pressione sanguigna, sia in quella del liquido cerebro-spinale. La mobilità delle suture è solo uno delle componenti del Meccanismo Respiratorio Primario definito dall’osteopatia.Il concetto che deve essere subito chiaro è che è impensabile applicare una qualsiasi trazione di spostamento dentale o comunque modificare uno schema occlusale senza modificare tale meccanismo in senso negativo o positivo . Emerge dunque la necessità di un cambiamento radicale dell’approccio diagnostico e terapeutico alle problematiche occlusali rivedendo criticamente i dogmi passati e presenti dell’ortodonzia e della gnatologia ortodossa.

 

2. Forte stress, utilizzo scorretto di farmaci o addirittura abuso, alimentazione poco consapevole, che influenze hanno sull’apparato stomatognatico e la funzionalità delle ossa craniche?

Il cranio e il sistema stomatognatico sono tra le principali vittime dello stress di qualunque origine esso sia (fisico, chimico, psichico). E’ ormai appurato ad esempio, il ruolo di sistema di gestione dello stress di fenomeni parafunzionali come il bruxismo e il serramento. Ho descritto ampiamente questo argomento in un articolo pubblicato, e che potete vedere al seguente link http://osstefanelli.com/facciamo-il-punto-sul-bruxismo/. Sintetizzando il paziente serratore e/o bruxista è in una condizione di stress energetico neurovegetativo e utilizza il sistema stomatognatico come un vero e proprio sistema di sopravvivenza. Sotto stress i muscoli masticatori, in funzione delle loro inserzioni craniche, letteralmente “armano e tengono insieme” testa e faccia. Il Massetere è il muscolo “trigger” che inizia il circuito muscolare reattivo preposto a tal fine. La sua inserzione zigomatica porta il temporale in rotazione esterna. Il Temporale con la sua inserzione sfenoidale assiste la flessione della SSB e la rotazione esterna dell’osso omonimo; con l’inserzione parietale agisce sulla Sutura Sagittale. In associazione con il Buccinatore, gli elevatori bloccano la mandibola al cranio dall’esterno. I muscoli Pterigoidei collegano sfenoide e mandibola, mettendo in relazione diretta la SSB e l’ATM. Agiscono dall’interno trazionando in flessione l’ala dello sfenoide sulla quale si inseriscono. Ciò determina tensione delle membrane durali e l’attivazione dello schema di flessione-espansione del Sistema cranio-sacrale. Recentemente è stato individuato un quinto muscolo della masticazione, il M. Sfenomandibolare ( Hack et al., University of Maryland Dental School ) quale fascio muscolare autonomo lungo circa 3-4 cm e largo 2 cm., con un’inserzione sfenoidale a livello posteriore dell’orbita, ed una mandibolare internamente all’apofisi coronoide. Il muscolo Trapezio, essendo inserito sulla linea nucale dell’occipite, assiste il movimento di flessione sfeno-basilare, mentre lo Sterno-cleido-mastoideo per il suo vettore di trazione sulla mastoide, porta il temporale in rotazione interna. Inoltre,“Stress centers” localizzati tra le unità motorie del rachide cervicale, attivati da ogni iperattività improvvisa, aumentano tensione nel sistema muscolo-fasciale con la funzione primaria di stabilizzare la testa sul collo, e in sequenza, tutto il rachide fino al coccige. Nei soggetti che hanno memorizzato esperienze traumatiche, si mette in atto una strategia posturale di difesa, molto più costosa e disarmonica di quella che il movimento richiederebbe. Le modificazioni angolari che si rendono necessarie per compiere un movimento avvengono in regime di co-contrazione e non in regime di innervazione reciproca. Meccanismi nervosi anticipatori predispongono l’atteggiamento posturale adeguato che può essere temporaneo o persistere per peridi molto lunghi del giorno e della notte. L’adattamento prima e il mantenimento delle strategie di difesa necessitano di un adeguato supporto del Sistema Nervoso Neurovegetativo. Si tratta di attività riflesse che sono attive con diversa intensità 24 ore su 24. In questo modo i Sistemi Anticipatori impegnano TUTTO l’organismo in una sorta di allenamento alla sopravvivenza senza soluzione di continuità. In definitiva, l’atteggiamento posturale è la prigione nella quale i sistemi anticipatori ci chiudono per proteggerci.

3. La sua assidua attività di formazione è ben conosciuta; come sta cambiando il mondo della posturologia?

Quando ho iniziato io, circa 30 anni fa, eravamo molto pochi ad occuparsi di postura in Italia. Oggi sicuramente l’argomento è molto diffuso anche se non ancora come dovrebbe, ma anche parecchio confuso. Le scuole sono diverse, propongono tests valutativi clinici specifici, spesso troppo empirici, per non dire “sciamanici”. Chi al contrario, si affida quasi esclusivamente alla diagnosi strumentale attraverso l’utilizzo di pedane stabilometriche, elettrognatografia ed elettromiografia, spesso non avendo un background clinico sufficiente per interpretarne i dati. L’obbiettivo è quello di dare un significato “scientifico” alla postura. Purtroppo il metodo scientifico cosiddetto Evidence Based cerca risposte lineari ad un sistema che non è affatto lineare ma “ circolare” basato su un meccanismo a feedback difficilmente prevedibile. La postura è come la nostra impronta digitale, assolutamente individuale e soggetta a molte variabili. Come tale necessita di un approccio multidisciplinare, bisogna assolutamente evitare di fare i “tuttologi” perché perdiamo di credibilità. L’ideale sarebbe che se ne occupasse l’università e per fortuna oggi esistono diversi corsi di perfezionamento in svariate sedi italiane, io stesso insegno all’Università di Genova gnatologia e postura, ma credo che dovremmo sforzarci tutti di uniformare l’insegnamento a parametri riproducibili, stante comunque le difficoltà prima esposte. In altre parole, se vogliamo fare qualcosa di utile con la Postura dovremmo andare oltre i problemi irrisolvibili ed affidarci a principi comprensibili e processi attuabili. Tutti concordiamo sulla necessità di tener presente la complessità dei problemi ma noi ci occupiamo di Salute e non è nostro compito fare oroscopi!

4. Un saluto e un consiglio ai nostri lettori

Nel salutare e ringraziare i lettori che hanno impiegato parte del loro tempo a leggere questa intervista concludo dicendo che un’approccio “sistemico” necessita sicuramente di uno sforzo interpretativo non indifferente in quanto per qualunque medico e per l’odontoiatra in particolare, pensare in maniera sistemica significa uscire dal proprio orticello, rispolverare concetti dimenticati e scoprirne di nuovi. Ci vuole coraggio perché il farlo può portare a mettere in discussione o addirittura a modificare radicalmente il nostro lavoro. E’ un percorso duro, impegnativo e probabilmente frustrante ma allo stesso tempo, ne sono certo, vi affascinerà come è successo a me e ai molti colleghi che in questi anni lo hanno affrontato.

 

 

ANALISI OSTEOPATICA E POSTUROLOGICA TRA DEGLUTIZIONE DISFUNZIONALE E ALTERAZIONE DELL’EQUILIBRIO

ANALISI OSTEOPATICA E POSTUROLOGICA TRA DEGLUTIZIONE DISFUNZIONALE E ALTERAZIONE DELL’EQUILIBRIO

Da sempre, in ambito posturologico, si conoscono le interazioni tra i diversi sistemi del nostro corpo. Tra le più importanti, e molto spesso più ignorate, troviamo i condizionamenti che una deglutizione errata (o disfunzionale) ha sull’organismo. Il primo, e più immediato, è quello sull’apparato stomatognatico e i relativi compensi che vengono creandosi per una scorretta deglutizione: malocclusione, disturbi cranio cervico mandibolari e simili.

È facile intuire che dall’elevato numero di deglutizioni nelle 24 ore (circa 2000) l’interferenza che la lingua porta è alta, e non solo in bocca. Infatti è da considerare anche l’osso ioide, il quale è enormente influenzato dal corretto o scorretto utilizzo della lingua, e alla sua capacità di condizionare a sua volta la muscolatura a lui inserita.

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Ma è possibile che disfunzioni miofunzionali della lingua comportino problematiche di equilibrio, e quindi all’apparato vestibolare?

Attraverso quale meccanismo può comportare tali interferenze?

Una corretta deglutizione è di fondamentale importanza, non solo per il corretto sviluppo evolutivo, ma anche e sopratutto per l’adulto e il suo sistema vestibolare.

Qui, a vostra disposizione, il bellissimo articolo del Professor Ranaudo e del Professor Seyr: Analisi osteopatica e posturologica tra deglutizione disfunzionale e alterazione dell’equilibrio

MALOCCLUSIONI E DIAFRAMMA – Le malocclusioni possono essere la causa delle patologie respiratorie ostruttive?

by pconsapevoli
MALOCCLUSIONI E DIAFRAMMA – Le malocclusioni possono essere la causa delle patologie respiratorie ostruttive?

Abbiamo più volte affrontato il discorso delle malocclusioni, sia come origine di problemi posturali e sia come conseguenza di defezioni a importanti recettori posturali come la lingua (vedi anche il recente articolo FRENULO LINGUALE E MALOCCLUSIONI).

Ma la domanda che poniamo oggi riguarda la correlazione tra bocca e diaframma:
partendo dal presupposto di una malocclusione, quali conseguenze si avranno sulla respirazione, in particolare sul muscolo diaframma?

Prima di arrivare a rispondere a questa domanda partiamo dall’analizzare la correlazione tra le malocclusioni e le patologie respiratorie che possono trovarsi nello stesso soggetto:

“Si è soliti inquadrare il problema della respirazione orale come l’effetto delle ipertrofie adeno-tonsillari. E’ invece nostra convinzione che alcuni quadri disortodontici possano in molti casi indurre l’instaurarsi della respirazione orale, e che quest’ultima secondariamente  finisca per favorire le ipertrofie adeno tonsillari.”

Gli autori dell’articolo vogliono dimostrare come le patologie respiratorie ostruttive possano essere causate dalle malocclusioni, e di conseguenza, come queste siano la causa originaria di disfunzioni al muscolo diaframma.

“Quando il bambino respira con la bocca, infatti, una considerevole quota di aria inspirata  salta il fisiologico filtro costituito dall’epitelio nasale ciliato e investe,  non preriscaldata nelle fosse  nasali e nei seni, il tessuto adeno-tonsillare. L’ipertrofia di quest’ultimo, che  ne consegue, finirà per  aggravare il mancato utilizzo della via nasale fino ad escluderla, instaurando così un circolo vizioso.
Il diminuito flusso respiratorio genererà una ipoventilazione polmonare, con diminuito interscambio gassoso e tendenziale riduzione della riserva alcalina.”

Qui è racchiuso il primo principio attraverso il quale le malocclusioni provochino delle disfunzioni all’apparato respiratorio, con tutta la muscolatura a lui connessa. L’ipoossigenazione, come noto, può interferire con lo sviluppo intellettivo del bambino, rendendolo apatico e incapace di concentrazione e memoria. Inoltre anche il sonno può risultare spesso agitato, innescando un circolo vizioso di stress accumulato nel poco riposo.

Analizzando velocemente le differti tipologie di malocclusioni è possibile capire quali possibili anomalire respiratorie possano portare al bambino:

MORSO APERTO

“La deglutizione risulta atipica: per ottenere il sigillo anteriore indispensabile alla deglutizione, il bambino è costretto ad interporre la lingua fra i denti. Tale interposizione può essere di due tipi, semplice e complessa.
In entrambi i casi è minima o inesistente la contrazione dei muscoli elevatori della mandibola ( masseteri e temporali ). A volte l’ipertrofia tonsillare a sostenere uno sviluppo tendente al morso aperto. Infatti, le tonsille ipertrofiche sono spesso dolenti alla compressione da parte della lingua. Il bambino è pertanto portato ad assumere una posizione di difesa antalgica, a portare cioè la mandibola in avanti e in basso e la lingua ad interporsi tra le arcate.
L’ipotonia  dei muscoli elevatori  favorisce invece la crescita abnorme dei processi alveolari,  che tendenzialmente andrà ad aggravare il morso aperto.”

MORSO PROFONDO

“Il fatto che le arcate dentarie serrino eccessivamente, diminuendo la dimensione verticale della bocca ( cioè la distanza tra le basi ossee mascellare e mandibolare )  comporta due effetti: la retrusione mandibolare e la perdita di una certa parte del volume endoorale a disposizione della lingua. La retrusione risulterà più accentuata se, come spesso succede nei casi di  morso profondo,
gli incisivi superiori risulteranno lingualizzati e accentueranno così l’effetto distalizzante sugli incisivi inferiori e , di conseguenza, sulla mandibola in toto.
A causa poi del minor spazio a sua disposizione (dovuto sempre al morso profondo) la lingua, impedita dal muro dentale a trovare spazio in avanti e ai lati, non potrà che riguadagnarlo  in alto o all’indietro. La spinta linguale si eserciterà sopratutto all’indietro, dove i tessuti molli offrono minore resistenza. In presenza di tonsille blandamente ipertrofiche e di per sè non ostruttive, la lingua finirà per spingerle all’indietro rendendole ostruttive di fatto.”

DEVIAZIONE MANDIBOLARE CON MORSO INVERSO MONOLATERALE

“Anche in questo quadro il palato non raggiunge dimensioni di sviluppo ideali, il che, aggiunto alla anomala intercuspidazione dentale, riduce lo spazio intraorale a disposizione della lingua che, anche in questo caso, esereciterà una eccessiva spinta sulla sutura mediana e sui tessuti molli del retro bocca.”

MORSO INVERSO POSTERIORE BILATERALE

“Il morso inverso posteriore contribuisce disfunzionalmente all’iposviluppo dimensionale dell’arcata superiore, con conseguente iposviluppo delle sovrastanti vie nasali per prevalente decremento  di sviluppo orizzontale.
Il palato ogivale ( che può talvolta essere presente ) è di solito meno marcato che nel morso profondo, giacchè la lingua, solitamente ad inserzione bassa, trova spazio nella zona mandibolare che è solitamente normale o ipersviluppata e limita pertanto la spinta verso l’alto.”

Ognuna di queste situazioni comportano inevitabilmente a modificazioni della muscolatura respiratoria, tra cui il muscolo diaframma. Avendo un diaframma condizionato si incorrerà a possibili modificazioni della postura, come visto nell’articolo LE INFLUENZE DEL MUSCOLO DIAFRAMMA NELLA POSTURA.

Quindi, trattando con bambini aventi malocclusioni, non solo è di primaria importanza risolverle tenendo in considerazione la deglutizione atipica che sarà presente, ma sopratutto rieducare la respirazione diaframmatica inevitabilmente compromessa.

Qui l’articolo nel suo completo del Dott. E. Bernkopf, Dott. V. Broia e Dott. A. Bertarini: Malocclusioni e patologie respiratorie ostruttive