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COME INTERFERISCE L’APPARATO VESTIBOLARE SULLA POSTURA?

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COME INTERFERISCE L’APPARATO VESTIBOLARE SULLA POSTURA?

Il Sistema Tonico Posturale, come tutti gli altri Sistemi del nostro corpo, è complesso. Sarebbe forse meglio definirlo in un altro modo: non lineare. Il miglior esempio è stato dato dal Prof. Fabio Moro: “Provate a trovare l’origine di un cerchio!”

Quante possono essere le interferenze in questo Sistema? Forse è il caso di dire che l’aspetto più importante è di trovare il recettore posturale che crea la maggior interferenza. E per farlo servono due cose:

  • una conoscenza del principio della non linearità del Sistema Tonico Posturale;
  • un’ottima umiltà professionale, e nel miglior networking possibile per creare collaborazioni professionali intorno al paziente.

Entrando nello specifico dell’articolo di oggi, tratteremo dell’interferenza dell’Apparato Vestibolare e di come, attraverso una visione molto specifica, sia possibile lavorarci. Ma prima di addentrarci, facciamo un piccolo remind sul nostro attore principale, l’Apparato Vestibolare (grazie ad un’ottima descrizione del Dott. Giovanni Chetta, che potete trovare qui).

L’Apparato Vestibolare (vestibolo, labirinto) è situato in profondità nell’osso temporale (rocca petrosa), dietro l’orecchio interno. Il canale cocleare della chiocciola (coclea), infatti, è in collegamento con un rigonfiamento (2-3 mm) colmo di endolinfa, il sacculo. Al suo interno sono inoltre presenti dei microcristalli (otoliti, statoconi) che consentono ai recettori sensoriali (meccanocettori), posti nella parete del sacculo, di percepire l’accellerazione verticale (quella, ad esempio, che si prova salendo in ascensore). Esso è inoltre sensibile a suoni a bassa frequenza (sotto i 500 Hertz) e alto volume (superiori ai 100 decibel) che quindi stimolano il movimento.
Il sacculo è, a sua volta, in comunicazione con un’altra vescicola, l’utricolo (otricolo), che, tramite lo stesso meccanismo, fornisce informazioni sull’accellerazione orizzontale (quella subita su un auto o moto, ad esempio).
L’utricolo, inoltre, rappresenta lo sbocco comune dei tre canali semicircolari (ca. 1 cm di diametro e perpendicolari tra di loro, con all’interno endolinfa) del labirinto. I recettori sensoriali dei canali semicircolari percepiscono i movimenti rotatori di testa e corpo (accellerazioni angolari).

Questi sistemi, tutti insieme, forniscono al cervello informazioni sulla posizione della testa e del corpo nello spazio. In particolare, sembra che solo il sistema otolitico (sacculo e utricolo) partecipi alla regolazione posturale fine (influenzando il tono muscolare), mentre il sistema semicircolare intervenga esclusivamente nell’equilibrio dinamico.

 Quindi, in cosa consiste la terapia riabilitativa vestibolare ?

“La terapia riabilitativa vestibolare è una terapia funzionale e non è dunque in grado di interferire con gli agenti etiologici e coi meccanismi patogenetici. Il suo obiettivo è esclusivamente il ripristino delle funzioni alterate, ottenuto favorendo l’attività adattivo-compensatoria o inducendo l’abitudine allo stato patologico.”

Queste le parole del Dott. Leonardo Manzari, specialista otorinolaringoiatra. Il quale ha sempre spinto verso l’unica direzione possibile, la collaborazione tra le diverse figure professionali:

“Di fronte ad una difficoltà di adattamento è fondamentale che il vestibologo si dedichi alla ricerca delle cause (patologiche centrali, età, muscolo tensione da disfunzione rachidea e/o da disordine cranio mandibolare, psicologiche, etc.) Si dovrà dunque dedicare alla rimozione delle cause (così detta fase multidisciplinare) in accordo con altri specialisti (fisiatra, odontoiatria e/o gnatologo, psichiatra, oculista).”

Come per ogni altra situazione, la miglior cura è la prevenzione e tempestività di intervento. Per poterlo fare, però, bisogna avere gli strumenti giusti. E quali sono i test migliori per poter definire la priorità di interferenza dell’Apparato Vestibolare in caso di disturbi posturali?

Scoprilo leggendo l’articolo del Dott. Leonardo Manzari: PRINCIPI E PRASSI DELLA RIABILITAZIONE VESTIBOLARE

POSTURA E OCCLUSIONE – COME INTERVENGONO IN ETÀ EVOLUTIVA

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POSTURA E OCCLUSIONE – COME INTERVENGONO IN ETÀ EVOLUTIVA

OCCLUSIONE, POSTURA E DISMETRIE IN ETÀ EVOLUTIVA

In diverse occasioni e articoli abbiamo sottolineato quanto l’occlusione dentale sia un fattore di estrema importanza nel condizionamento della postura. In MALOCCLUSIONE E POSTURA si sottolinea quanto questi due elementi siano tra loro interconnessi, ma quali effetti si potrebbero ottenere in un corpo in via di sviluppo?

A questa domanda rispondiamo proponendo un articolo molto importante del Professore di Gnatologia, Dott. Ugo Capurso (che troverete disponibile alla fine dell’articolo, nrd):

L’occlusione dentale, posizione ripetibile e relativamente stabile ma nello stesso tempo in evoluzione dinamica nel corso della vita e facilmente modificabile iatrogenicamente, i mascellari nel loro insieme e l’atteggiamento posturale di capo e collo soprattutto, ma di conseguenza di tutto il complesso somatico, comportano dimostrabili interrelazioni.

Rimane piuttosto intuibile come, durante la fase di sviluppo, le anomali dell’apparato cranio-cervico-mandibolare vadano a interferire e a condizionare il resto del corpo. La principale differenza, e attenzione, in questo caso è legata all’età nella quale accadono. Un corpo in via di sviluppo è senz’altro più “sensibile” a condizionamenti che possono, nel tempo, cronicizzarsi.
Il Dott. Capurso specifica che, per quanto concerne l’equilibrio cranio-cervico-mandibolare, bisogni considerare specificatamente due fattori:

  • lo stato di pervietà delle prime vie aeree;
  • le relazioni posturali del capo e della colonna vertebrale.

Questi due elementi combinati possono creare condizionamenti profondi che, se non trattati accuratamente, potrebbero causare nel bambino disimetrie importanti. Un esempio è la classica ostruzione respiratoria di natura allergica o infiammatoria cronica. Questa condizione crea, inevitabilmente, una modifica della posizione di capo e collo per permettere  un maggior passaggio d’aria. Questa posizione, non naturale, atta a mantenere i più liberi possibili i condotti e orifizi per la respirazione, provoca nel medio-lungo periodo dei condizionamenti e cambiamenti morfologici.

[…] L’iperattività ed il susseguente accorciamento di questi muscoli possono mantenere nel tempo questa relazione anormale, con evidenti ripercussioni sull’apparato masticatorio dovute alle dislocazione mandibilare, sul cingolo scapolo-omerale e, via-via, su tutto l’apparato locomotore.

Non esistono però solo ed esclusivamente fattori discendenti che dall’Apparato Stomatognatico condizionino il resto del corpo e della postura, ma anche fattori ascendenti. Questi sono spesso individuati a livello della colonna che, per mezzo della sua disfunzione strutturale (ad esempio la scoliosi) vada a ripercuotersi sui segmenti soprastanti con meccanismi di adattamento, con l’unica finalità di mantenere la posizione ortostatica:

La disfunzione è ascendente come momento eziologico, ma il risultato si traduce comunque in un movimento in avanti e di lato del capo da compenso cervicale, aumento di tensione nei muscoli sopra e sotto ioidei, con modificazione della posizione dell’osso ioide, lingua e mandibola.

Il punto chiave, e conclusivo, di questo importante approccio e visione completa del corpo ce la suggerisce il nostro autore, con questo importantissimo pensiero e obiettivo:

Si ripropone pertanto l’esigenza, soprattutto nell’età evolutiva, della prevenzione e di approcci terapeutici multidisciplinari per un problema che è comunque ortopedico globale.

Amen.

Qui puoi scaricare l’articolo del Dott. Ugo Capurso: OCCLUSIONE, POSTURA E DISMETRIE IN ETA’ EVOLUTIVA

(Parte II) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

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(Parte II) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI  – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

Dopo il successo della precedente pubblicazione, vi proponiamo la seconda parte dell’intervista al Dott. Giuseppe Stefanelli.

Buona lettura

 

1. Nel suo ultimo libro introduce la craniodonzia, ce la illustri.

Il significato del termine Craniodonzia è molto semplice: essendo l’occlusione dentale il risultato adattativo dello schema cranico individuale, prima di allineare i denti è imperativo “allineare “ il cranio. Qualsiasi procedura di riabilitazione occlusale, sia essa ortodontica o protesica, non può non influenzare le 28 ossa che compongono il cranio umano. Non tener conto di questo e sostituire uno schema di adattamento con un altro, mediante trattamenti meccanicistici spesso motivati da indicazioni “estetiche” e soprattutto basati su fondamenti dogmatici obsoleti non può che avere come risultato un ulteriore adattamento a scapito di altri sistemi oppure, nell’ipotesi più favorevole per il paziente, una sacrosanta recidiva. Enlow sosteneva che “ la recidiva è la risposta ad una violazione anatomica e funzionale di uno stato di equilibrio anatomico e funzionale” Trattamenti standardizzati che violino tale equilibrio, obbligano l’organismo a reagire attivando sistemi di compenso auto difensivi che in buona parte dipendono dai limiti di adattabilità del tessuto connettivo. Il complesso osso alveolare-parodonto-dente rappresenta la ” sub-unità di adattamento” attraverso il quale il sistema stomatognatico cerca di realizzare il rapporto di massima intercuspidazione qualunque sia il rapporto delle basi ossee, attraverso la funzione neuro-muscolare. Le ossa di derivazione embrionale membranosa funzionano da membrane per tutta la vita. La porzione squamosa delle ossa occipitali e temporali, i parietali e il frontale hanno origine membranosa. La dura madre che circonda il cervello fornisce estensioni di tessuto connettivo che passano attraverso le suture per formare lo strato periostale esterno, che circonda le ossa craniche. Nello schema totale della struttura corporea le suture fungono come punto di congiunzione tra le ossa craniche, ma servono fondamentalmente come giunture di espansione-congiunzione per facilitare cambiamenti di tensioni meningee, fasciali e muscolari, nei ritmi respiratori e cardiaci e nelle variazioni sia nella pressione sanguigna, sia in quella del liquido cerebro-spinale. La mobilità delle suture è solo uno delle componenti del Meccanismo Respiratorio Primario definito dall’osteopatia.Il concetto che deve essere subito chiaro è che è impensabile applicare una qualsiasi trazione di spostamento dentale o comunque modificare uno schema occlusale senza modificare tale meccanismo in senso negativo o positivo . Emerge dunque la necessità di un cambiamento radicale dell’approccio diagnostico e terapeutico alle problematiche occlusali rivedendo criticamente i dogmi passati e presenti dell’ortodonzia e della gnatologia ortodossa.

 

2. Forte stress, utilizzo scorretto di farmaci o addirittura abuso, alimentazione poco consapevole, che influenze hanno sull’apparato stomatognatico e la funzionalità delle ossa craniche?

Il cranio e il sistema stomatognatico sono tra le principali vittime dello stress di qualunque origine esso sia (fisico, chimico, psichico). E’ ormai appurato ad esempio, il ruolo di sistema di gestione dello stress di fenomeni parafunzionali come il bruxismo e il serramento. Ho descritto ampiamente questo argomento in un articolo pubblicato, e che potete vedere al seguente link http://osstefanelli.com/facciamo-il-punto-sul-bruxismo/. Sintetizzando il paziente serratore e/o bruxista è in una condizione di stress energetico neurovegetativo e utilizza il sistema stomatognatico come un vero e proprio sistema di sopravvivenza. Sotto stress i muscoli masticatori, in funzione delle loro inserzioni craniche, letteralmente “armano e tengono insieme” testa e faccia. Il Massetere è il muscolo “trigger” che inizia il circuito muscolare reattivo preposto a tal fine. La sua inserzione zigomatica porta il temporale in rotazione esterna. Il Temporale con la sua inserzione sfenoidale assiste la flessione della SSB e la rotazione esterna dell’osso omonimo; con l’inserzione parietale agisce sulla Sutura Sagittale. In associazione con il Buccinatore, gli elevatori bloccano la mandibola al cranio dall’esterno. I muscoli Pterigoidei collegano sfenoide e mandibola, mettendo in relazione diretta la SSB e l’ATM. Agiscono dall’interno trazionando in flessione l’ala dello sfenoide sulla quale si inseriscono. Ciò determina tensione delle membrane durali e l’attivazione dello schema di flessione-espansione del Sistema cranio-sacrale. Recentemente è stato individuato un quinto muscolo della masticazione, il M. Sfenomandibolare ( Hack et al., University of Maryland Dental School ) quale fascio muscolare autonomo lungo circa 3-4 cm e largo 2 cm., con un’inserzione sfenoidale a livello posteriore dell’orbita, ed una mandibolare internamente all’apofisi coronoide. Il muscolo Trapezio, essendo inserito sulla linea nucale dell’occipite, assiste il movimento di flessione sfeno-basilare, mentre lo Sterno-cleido-mastoideo per il suo vettore di trazione sulla mastoide, porta il temporale in rotazione interna. Inoltre,“Stress centers” localizzati tra le unità motorie del rachide cervicale, attivati da ogni iperattività improvvisa, aumentano tensione nel sistema muscolo-fasciale con la funzione primaria di stabilizzare la testa sul collo, e in sequenza, tutto il rachide fino al coccige. Nei soggetti che hanno memorizzato esperienze traumatiche, si mette in atto una strategia posturale di difesa, molto più costosa e disarmonica di quella che il movimento richiederebbe. Le modificazioni angolari che si rendono necessarie per compiere un movimento avvengono in regime di co-contrazione e non in regime di innervazione reciproca. Meccanismi nervosi anticipatori predispongono l’atteggiamento posturale adeguato che può essere temporaneo o persistere per peridi molto lunghi del giorno e della notte. L’adattamento prima e il mantenimento delle strategie di difesa necessitano di un adeguato supporto del Sistema Nervoso Neurovegetativo. Si tratta di attività riflesse che sono attive con diversa intensità 24 ore su 24. In questo modo i Sistemi Anticipatori impegnano TUTTO l’organismo in una sorta di allenamento alla sopravvivenza senza soluzione di continuità. In definitiva, l’atteggiamento posturale è la prigione nella quale i sistemi anticipatori ci chiudono per proteggerci.

3. La sua assidua attività di formazione è ben conosciuta; come sta cambiando il mondo della posturologia?

Quando ho iniziato io, circa 30 anni fa, eravamo molto pochi ad occuparsi di postura in Italia. Oggi sicuramente l’argomento è molto diffuso anche se non ancora come dovrebbe, ma anche parecchio confuso. Le scuole sono diverse, propongono tests valutativi clinici specifici, spesso troppo empirici, per non dire “sciamanici”. Chi al contrario, si affida quasi esclusivamente alla diagnosi strumentale attraverso l’utilizzo di pedane stabilometriche, elettrognatografia ed elettromiografia, spesso non avendo un background clinico sufficiente per interpretarne i dati. L’obbiettivo è quello di dare un significato “scientifico” alla postura. Purtroppo il metodo scientifico cosiddetto Evidence Based cerca risposte lineari ad un sistema che non è affatto lineare ma “ circolare” basato su un meccanismo a feedback difficilmente prevedibile. La postura è come la nostra impronta digitale, assolutamente individuale e soggetta a molte variabili. Come tale necessita di un approccio multidisciplinare, bisogna assolutamente evitare di fare i “tuttologi” perché perdiamo di credibilità. L’ideale sarebbe che se ne occupasse l’università e per fortuna oggi esistono diversi corsi di perfezionamento in svariate sedi italiane, io stesso insegno all’Università di Genova gnatologia e postura, ma credo che dovremmo sforzarci tutti di uniformare l’insegnamento a parametri riproducibili, stante comunque le difficoltà prima esposte. In altre parole, se vogliamo fare qualcosa di utile con la Postura dovremmo andare oltre i problemi irrisolvibili ed affidarci a principi comprensibili e processi attuabili. Tutti concordiamo sulla necessità di tener presente la complessità dei problemi ma noi ci occupiamo di Salute e non è nostro compito fare oroscopi!

4. Un saluto e un consiglio ai nostri lettori

Nel salutare e ringraziare i lettori che hanno impiegato parte del loro tempo a leggere questa intervista concludo dicendo che un’approccio “sistemico” necessita sicuramente di uno sforzo interpretativo non indifferente in quanto per qualunque medico e per l’odontoiatra in particolare, pensare in maniera sistemica significa uscire dal proprio orticello, rispolverare concetti dimenticati e scoprirne di nuovi. Ci vuole coraggio perché il farlo può portare a mettere in discussione o addirittura a modificare radicalmente il nostro lavoro. E’ un percorso duro, impegnativo e probabilmente frustrante ma allo stesso tempo, ne sono certo, vi affascinerà come è successo a me e ai molti colleghi che in questi anni lo hanno affrontato.

 

 

PIERCING FACCIALI: SCEGLIERE TRA ESTETICA E INSTABILITÀ POSTURALE

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PIERCING FACCIALI: SCEGLIERE TRA ESTETICA E INSTABILITÀ POSTURALE

L’estetica è sempre più nei giovani un elemento di prioritaria importanza. Oltre ai più famosi tatoos esistono diverse tipologie di “abbellimento” personale, e tra questi un elemento di maggior successo è il piercing sul volto.
Come ogni altra tecnica estetica questa presenta la peculiarità di essere invasiva, e nello specifico, la parte del volto prescelta, viene perforata a livello cutaneo da monili di vario genere.

Tralasciando quelle che possono essere tutte le situazioni di infezione alla pelle e alle strutture sottostanti, il piercing può interferire a un livello più profondo nel nostro sistema?

La domanda non è banale come potrebbe sembrare, infatti sappiamo per certo, da numerosi studi effettuati da ricercatori, che le cicatrici provocano interferenze e condizionamenti posturali. La pelle è un importante feedback per il nostro sistema, e senza entrare troppo nello specifico prendiamo uno stralcio dal nostro articolo CICATRICI E POSTURA:

“Essendo la pelle un organo con sofisticati collegamenti sia con il Sistema Nervoso Centrale che con il Sistema Nervoso Periferico, ha diverse funzioni oltre a quella di ricoprire per intero il corpo.
E’ molto importante considerare anche le connessioni che le fasce sottocutanee hanno con la pelle.”

Quindi viene spontaneo chiedersi se un’azione invasiva come la tecnica del piercing abbia a sua volta delle interferenze con il sistema tonico-posturale.

“Per mantenere il centro della massa del corpo in equilibrio durante la stazione eretta il Sistema Nervoso Centrale (SNC) esegue un lavoro costante di riequilibrio utilizzando come feedback le coordinate visive, quelle vestibolari e gli input somatoestetici. In base a questi dati il SNC genera continuamente delle risposte muscolari di tipo correttivo attraverso l’azione di un sistema di controllo in retroazione.”

Gli autori dello studio che presentiamo partono da questo concetto molto importante: se è vero che il SNC riorganizza costantemente il corpo in base agli input che riceve dai diversi recettori posturali (tra cui app. visivo e app. vestibolare), un elemento esterno che interferisce con questi apparati potrebbe interferire sul controllo del SNC stesso.

“Le Vertical Heterophoria (VH), o eteroforie verticali, possono essere indotte da problemi di rifrazione dell’occhio, ma, in assenza di questi problemi di rifrazione, l’esistenza di VH di piccola entità (<1 dpt, i.e., 0.57˚) indica una perturbazione delle vie somatosensoriali coinvolte nel sistema posturale.”

Le Vertical Heterophoria, nella terminologia italiana Eteroforie, è la tendenza di uno, o entrambi gli occhi, a deviare dalla normale direzione dello sguardo.
Ecco spiegato il motivo per cui potrebbe coesistere una relazione tra piercing facciali e controllo posturale:

“Abbiamo ipotizzato che i piercing sul volto disturbino i segnali somestesici guidati dal nervo trigemino. Questo “rumore” potrebbe essere correlato a interferenze nei processi di integrazione centrale portando a vari disturbi posturali.”

L’ipotesi è quindi molto chiara e lampante. Il piercing sul volto interferisce sul sistema tonico posturale in quanto potrebbe condizionare le vie somatosensoriali e addirittura creare delle piccole eteroforie.

Lo studio di ricerca è stato effettuato su un gruppo di ragazzi portatori di piercing localizzati in diverse parti del viso (trago, labbro superiore, naso e sopracciglio) che soffrivano di mal di schiena cronico, vertigini, mal di testa e affativamento visivo associato a eteroforie verticali.
Prima dell’inzio dei test posturali sono stati eseguiti test medici per escludere patologie in atto, e tutti i casi si sono verificati sani.

I test effettuati dal gruppo di studio ha verificato non solo la reale interferenza che i piercing hanno con il nostro corpo, ma possono essere le cause di disturbi anche lontani. In tutti i casi presentati nella ricerca i dolori cronici e caratteristiche di affaticamento sono completamente scomparsi una volta tolti i piercing.

A volte i dettagli sono la parte più importante di tutto un sistema, quindi: attenzione ai piercing e alle loro interferenze!

Qui l’articolo nella sua completa versione: Face piercing (body art) choosing pleasure vs. possible pain and posture instability

COME VALUTARE LA FUNZIONE VISIVA IN POSTUROLOGIA?

COME VALUTARE LA FUNZIONE VISIVA IN POSTUROLOGIA?

In tutti gli articoli precendenti abbiamo sempre parlato di come un particolare sistema influenzi (e viene influenzato) il sistema tonico-posturale.
Nello specifico si è più volte visto come il sistema visivo abbia il suo particolare rapporto con la postura, vedi: I MOVIMENTI SACCADICI COME MEZZO PER IL MIGLIORAMENTO DEL CONTROLLO POSTURALE e ATTEGGIAMENTO SCOLIOTICO E OCCHI.

“[…] Esite un rapporto bidirezionale fra visione e postura. La funzione visiva condiziona la postura ed al tempo stesso una postura sbagliata può facilmente indurre adattamenti visivi. Grazie a semplici test funzionali, il posturologo può facilmente valuare se nel contesto di un problema posturale è presente anche un problema visivo funzionale.”

Gli autori dell’articolo che proponiamo per rispondere a questa importante domanda partono da un particolare concetto, ovvero l’esistenza della propriocezione visiva. Questa teoria è stata dimostrata dall’esperimento condotto da Lee e Aronson nel 1974 attravero la “moving room“.
Senza entrare nello specifico dell’esperimento (lo troverete illustrato nel dettaglio nell’articolo allegato) viene scoperta questa particolare condizione: muovendo la parete verso il soggetto esaminato si provoca la sua caduta all’indietro. Questo conferma, secondo gli studiosi, che la visione funziona come un propriocettore, fornendo informazioni dulla posizione del corpo.

“Dal punto di vista clinico, un attento esame posturale può documentare come la visione e l’oculo-motricità possano essere responsabili di alterazioni posturali anche a distanza.
[…] Compensi posturali, distonie, stati muscolo-tensivi e/o asimmetrici possono comparire anche a distanza, rispetto al disturbo visivo che li ha provocati.”

La domanda a cui preme dare una risposta è dunque:
quali sono i test migliori per verificare un’interferenza tra apparato visivo e postura?

“La valutazione della funzione visiva può risultare molto complessa e richiedere un lungo, articolato e numeroso set di test. Inoltre la valutazione posturale deve spesso essere eseguita da specialisti che non necessariamente hanno a disposizione tutta la strumentazione necessaria per una completa indagine oftalmica.
I test visivi che appaino particolarmente utili sono quelli che forniscono informazioni sul sistema oculomotorio e sulla visione binoculare.”

Ed eccoli quindi i test suggeriti dagli autori:

  • COVER TEST:
    1. Cover Test Unilaterale 1;
    2. Cover Test Unilaterale 2;
    3. Cover Test Alternato.
  • VALUTAZIONE DELLA FORIA CON CILINDRO DI MADDOX;
  • MISURAZIONE DI SQUILIBRI BINOCULARI ORIZZONTALI;
  • MISURAZIONE DI SQUILIBRI BINOCULARI VERTICALI;
  • TEST DI BORTOLIN;
  • TEST DEL PUNTO PROSSIMO DI CONVERGENZA (O PPC);

Per una mera questione redazionale non è possibile approfondire i singoli test, servirebbero altrimenti articoli di approfondimento per ognuno di questi.
Nell’articolo allegato viene però affrontata la spiegazione di ogni singolo test e, sopratutto, il motivo della loro scelta a discapito di altri:

“Tra tanti test visivi, sono stati selezionati quelli più indicati in ambito posturale, che siano sufficientemente rapidi, di facile esecuzione e tali da non richiedere una strumentazione particolarmente costosa e sofisticata.”

Concordando con gli autori vogliamo ribadire un concetto fondamentale, anche se dovrebbe essere ormai un dogma assoluto:

“Questa batteria di test non sostituisce né la visita specialistica oculistica né l’esame ortottico, ma rappresenta un umile strumento di screening per la valutazione di base della funzione visiva in posturologia.
In caso di positività dei test il posturologo, oltre ad attivare procedure di sua competenza, potrà indirizzare il paziente allo specialista per gli accertamenti del caso.”

È bene aggiungere il concetto che, il miglior “posturologo” è quel professionista capace di riconosce i limiti della sua professionalità, avvalendosi, per quei casi che ne fuoriescono, delle competenze delle altre figure professionali.
Se oggi è (giustamente) difficile definirsi posturolgo, non lo è invece considerarsi posturo consapevoli.

Qui l’articolo nel suo completo di Fabio Scoppa e Vittorio Roncagli: Valutazione-della-funzione-visiva-in-posturologia

SCOLIOSI E MALOCCLUSIONE – Binomio reale?

SCOLIOSI E MALOCCLUSIONE – Binomio reale?

Come si sa, la scoliosi è una patologia particolare.
Nell’età dello sviluppo è particolarmente facile imbattersi in questa situazione, e per di più, è ancor più facile imbattersi nelle scoliosi definite idiopatiche, ovvero senza una specifica origine.

Nei mesi passati abbiamo già trattato argomenti similari, in particolare negli articoli: ATTEGGIAMENTO SCOLIOTICO E OCCHI e POSTURA E SCOLIOSI.

Oggi vogliamo guardare questo argomento da un punto di vista differente: esiste un rapporto tra malocclusione e scoliosi?
A nostro avviso è un argomento di particolare importanza, non si può considerare il corpo a compartimenti stagni. Se nel precendete articolo abbiamo visto come effettivamente esista una correlazione tra atteggiamento scoliotico e gli occhi, l’apparato stomatognatico rappresenta un altro punto essenziale nell’attenzione posturale.

Nello studio effettuato dal Dipartimento di Anatomia Umana dell’Università di Napoli II è stato effettuato uno screening su duemila bambini volto alla ricerca di una possibile interazione tra occlusione interdentale e scoliosi.
La vera domanda a riguardo è anche: come può l’apparato stomatognatico influire sulla postura?
A questa domanda consigliamo di rivedere l’articolo relativo (MALOCCLUSIONE E POSTURA), dove però possiamo trarre dall’articolo questo principio:

“La stretta correlazione esistente fra la posizione delle diverse parti scheletriche del corpo nello spazio ed il continuo rapporto di regolazione esercitato dal Sistema Nervoso Centrale sulla muscolatura, tramite l’elaborazione delle informazioni ricevute dai propriocettori parodontali, articolari e muscolari, in aggiunta agli stimoli sensoriali, determina continue variazioni della postura del capo e della posizione della mandibola e dell’osso ioide.”

Il test del gruppo di studio dell’università è stato impostato nel seguente modo:

“Il test consiste nell’esecuzione di un movimento di flesso-estensione del tronco o anche di sola estensione, mentre i bambini erano a piedi uniti, non piegavano le ginocchia e reggevano tra le mani un piccolo peso, per esaltare la risposta muscolare.
[…] Il grado di positività del test, è basato sulla differenza percentuale dell’attività tra aree muscolari paravertebrali corrispondenti.”

Quindi questa è la disposione per il rilevamento dei dati, mentre queste le classificazioni dei risultati che si otterranno:

“Sono stati individuati tre livelli di positività: moderata (25%<X<30%), marcata (30%<X<40%) e molto marcata (X>40 %). Allorquando la positività è moderata, non si attribuisce un eccessivo significato clinico; a quella marcata, corrispondono scoliosi posturali, mentre a quella molto marcata, scoliosi strutturate, come da conferma radiologica.”

I risultati ottenuti sono stati molto interessanti:

–  malocclusione di seconda classe prima divisione con diversi livelli di curva scoliotica;
–  malocclusione di seconda classe prima divisione con doppio livello di curva scoliotica;
–  malocclusione di seconda classe prima divisione con grado di positività del test di tipo moderato;
–  malocclusione di seconda classe prima divisione con grado di positività del test di tipo marcato;
–  malocclusione di seconda classe prima divisione con grado di positività del test di tipo molto marcato;
–  overbite con diversi livelli della curva scoliotica;
–  overbite con doppia curva scoliotica;
–  overbite e grado di positività del test di tipo moderato;
–  overbite e grado di positività del test di tipo marcato;
–  overbite e grado di positività del test di tipo molto marcato.

I risultati ottenuti ci consentono di riflettere su due tipi di analisi e, cioè, su correlazioni tra patologie odontoiatriche e livelli di curva scoliotica, nonché tra patologie odontoiatriche e diverso grado di positività della scoliosi.

“il dato che più colpisce è l’alta percentuale di casi di malocclusione di seconda classe prima divisione e convessità della curva a livello lombare destro; mentre nella correlazione overbite-curva scoliotica, il maggior numero di casi si ha a livello lombare sinistro e destro.
Per quanto riguarda il secondo tipo di analisi, nella malocclusione di seconda classe prima divisione, il grado di positività di tipo marcato e molto marcato è ugualmente presente a livello toracico destro e lombare sinistro. Nell’overbite la positività marcata è presente in maniera più consistente a livello lombare sinistro e toracico destro, mentre la positività molto marcata si ha sia a livello lombare destro che sinistro.”

Dunque, in conclusione, non si possono negare le interazioni funzionali tra disfunzioni occlusali e scoliosi, siano esse posturali che strutturate, anche se con percentuali differenziate a seconda delle patologie odontoiatriche, dei livelli di curva scoliotica e i gradi di positività del test per la scoliosi.

Qui di seguito l’articolo di S. Di Giacinto, B. Valentino , A. Guidetti, R. Valentino, E. Farina, T. Valentino: CORRELAZIONI FUNZIONALI TRA SCOLIOSI E DISFUNZIONI OCCLUSALI

PIEDE E POSTURA – Un legame inscindibile

PIEDE E POSTURA – Un legame inscindibile

Il piede è senza alcun dubbio uno dei principali e più importati elementi del nostro corpo in grado di causare (e allo stesso tempo adattarsi) scompensi posturali, che verranno poi compensati da altre strutture anatomiche.

Possiamo pensare al nostro corpo come un componente incastrato tra l’incudine e il martello, dove il primo sono gli occhi e il secondo i piedi. In sostanza siamo come incastrati tra due perni, i quali sono vincolati a se stessi. Gli occhi secondo il “piano di Francoforte”, ovvero che hanno come scopo primario quello di tenere lo sguardo il più possibile orizzontale e parallelo al suolo. I piedi con il contatto del terreno, possono adattarsi e subire modificazioni in base alle necessità, ma rimangono comunque vincolati all’appoggio con il terreno. Ciò che si può modificare per “compensare gli scompensi” è tutta quella parte compresa tra gli occhi e i piedi, quindi l’intero del nostro corpo.

Si comprende bene come e quanto i piedi possano condizionare il sistema tonico posturale, e come anche possano adattarsi per compensare gli scompensi derivanti dal sistema stesso.

Abbiamo già affrontato in passato questo aspetto nell’articolo “L’APPROCCIO INTEGRATO AL PIEDE PIATTO IN POSTUROLOGIA“, ma con una visione focalizzata ad una problematica specifica.

“Il piede rappresenta il punto fisso al suolo su cui grava l’intero peso del corpo. Esso si trova alla base del sistema di controllo antigravitario (sistema tonico posturale) che consente all’uomo di assumere la postura eretta e di spostarsi nello spazio.”

Il Professor Giovanni Chetta così introduce l’aspetto vincolante del piede su se stesso e sul corpo sopra di lui:

“Il piede è sia un effettore sia un ricettore ossia riceve ed esegue dei comandi (risposta motoria), tramite i muscoli, e, nel contempo, interagisce col resto del corpo fornendo costanti informazioni provenienti dagli esterocettori cutanei presenti sulla sua pianta e dai propriocettori dei suoi muscoli, fascia, tendini e articolazioni.”

E’ infatti l’unica parte del corpo a essere costantemente a contatto col suolo, e questo permette al piede di essere l’interfaccia costante tra l’ambiente e il sistema dell’equilibrio.

L’aspetto anatomo-funzionale più importante del piede è identificabile nel suo ruolo come base antigracitazionaria:

“[…] in un primo tempo (il piede, ndr) prende contatto con la superficie di appoggio adattandosi ad essa rilasciandosi, successivamente si irrigidisce, divenendo una leva per “respingere” la superficie stessa.
[…] La torsione, l’avvolgimento, dell’elica podalica è connessa alla rotazione esterna dei segmenti sovrapodalici (gamba e femore).”

Queste torsioni e avvolgimenti sia a livello dell’avampiede rispetto al retropiede che sia a livello del piano trasverso (arti inferiori e tronco) avvengono costantemente in statica, e ancor più nella dinamica.

“La modesta capacità di rotazione del tratto lombare (5°, Kapandji 2002) “impone” l’utilizzo di parte del dorso (in grado ruotare per circa 30°, Kapandji 2002), ad esempio, durante la deambulazione.”

Questo però condizionerebbe anche lo sguardo, che come abbiamo detto all’inizio dell’articolo ha la peculiarità di rimanere sempre orientata in avanti e parallela al suolo. Affinché questo si realizzi si verifica una contro-rotazione e una flessione laterale opposta rispetto al tratto rachideo inferiore e al bacino.

“L’atteggiamento scoliotico dell’elica rachidea così come quello del piede piatto (elica podalica svolta) e valgo (elica podalica avvolta) rappresentano quindi fenomeni fisiologici transitori tra loro connessi e divengono patologici solo quando si manifestano in maniera stabile.”

Questo è il ponte che collega il piede e l’appoggio podalico ai vari segmenti corporei sovrastanti, creando un legame inscindibile in grado di condizionare sia positivamente che negativamente il resto del corpo e il sistema tonico-posturale. E questo fino a raggiungere le articolazioni cervico-occipitale temporo-mandibolari e viceversa, dando così vita a un concetto di unità mio-connettivale dell’intero organismo.

Qui l’articolo completo: Piede e postura di Giovanni Chetta

LA STIMOLAZIONE PROPRIOCETTIVA NEI DISTURBI POSTURALI ADOLESCENZIALI

LA STIMOLAZIONE PROPRIOCETTIVA NEI DISTURBI POSTURALI ADOLESCENZIALI

Individuare la giusta terapia e protocollo lavorativo alle diverse problematiche posturali non è semplice e immediato. Bisogna armarsi di onestà intellettuale e intelligenza professionale per avere la giusta visione olistica che sia da principio per la soluzione della problematica, in particolare per gli adolescenti.

In questa fase di vita il corpo conosce il suo massimo grado di sviluppo, comportando conseguentemente delle modifiche strutturali (e conseguentemente anche emotive) di notevole importanza.
Il trattamento delle problematiche posturali negli adolescenti deve essere un argomento trasversale nell’universo delle terapie fisiche:

  • – ortopedici / fisiatri
  • – osteopati
  • – fisioterapisti
  • – posturologi
  • – scienziati motori
  • – etc. etc.

Trovare però il percorso più adatto rimane l’aspetto più importante e difficile da realizzare.
Gli approcci sono i più disparati e l’evoluzione  delle metodiche è costante.

“La postura ( sia essa statica che dinamica ) è il risultato dell’interazione fra sistema osteoarticolare, sistema miofasciale e sistema neurosensoriale”

Questa è la visione posturale di chi ha creato il protocollo SPIV (Stimolazione Propriocettiva Immediata Vertebrale).

Continuano:

“Abbiamo constatato che attivando il sistema propriocettivo tramite stimolazioni dirette sulle strutture del rachide si creano riposte senso-motorie immediate e le condizioni migliori per affinare di più i riflessi posturali e propriocettivi, mobilizzare e sensibilizzare la colonna vertebrale non mettendo in stress da compressione le strutture vertebrali ma mentendole in scarico”

Questo particolare metodo propone quindi l’utilizzo della propriocezione nei casi di defezioni rachidee nell’età adolescenziale.
Il concetto base viene riassunto in questo modo:

“Questa sollecitazione dei recettori sensitivi del distretto rachideo ha per scopo di informare il sistema tonico posturale sulla posizione d’ogni vertebra e quindi sulla tensione di ogni muscolo, legamento, od organo in rapporto con l’equilibrio.
Il flusso continuo d’informazioni cinestetiche comporta un interessamento:
– della corporeità rachidea
– della sensibilità cinestetica
– del miglioramento dell’equilibrio”

Riteniamo fondamentale avere un’ampia conoscenza di svariate metodiche, in modo da poter proporre il miglior percorso terapeutico, in base alle caratteristiche uniche delle persone che si hanno davanti.

In questo articolo dei professori G. Ferracane, JC. de Mauroy, A. Cosentino, M. Vecchio pubblicato su “Résonances Européennes du Rachis” (articolo tradotto in italiano!) viene illustrata la metodica di rieducazione rachidea attraverso lo sviluppo della propriocezione: stimolazione propriocettiva e ipercifosi posturale

 

Buona lettura!

MALOCCLUSIONE E POSTURA

by admin
MALOCCLUSIONE E POSTURA

 

“Si può concludere che il motivo dello scatenarsi di molte sintomatologie dolorose posturali va ricercato nel fatto che non si realizzano i presupposti per un occlusione stabile, in quanto determinate situazioni cliniche (precontatti, estrusioni, migrazioni, mancanza di denti, etc.) portano la mandibola a chiudere in modo eccentrico.”

Partire dalla fine è sempre un buon inizio.

Insistere su un elemento importante come l’apparato stomatognatico (AS)e sulle sue interferenze con il sistema tonico posturale è sempre importante.
E’ appurato come, e quanto, l’AS sia potente nel condizionare il resto del corpo, ma la domande è: come?

“La stretta correlazione esistente fra la posizione delle diverse parti scheletriche del corpo nello spazio ed il continuo rapporto di regolazione esercitato dal Sistema Nervoso Centrale sulla muscolatura, tramite l’elaborazione delle informazioni ricevute dai propriocettori parodontali, articolari e muscolari, in aggiunta agli stimoli sensoriali, determina continue variazioni della postura del capo e della posizione della mandibola e dell’osso ioide.”

In altre parole, il nostro Sistema Nervoso Centrale (SNC) comanda il corpo  in base alle informazioni che le diverse parti del corpo passano al SNC stesso.
E’ un sottilissimo equilibrio: prendendo in riferimento l’apparato stomatognatico nella sua normalità, il SNC avrà un feedback da parte di questo positivo, e di conseguenza il SNC manderà un comando di posizionamento alla mandibola, all’osso ioide e alla testa di adattamento. Ma se ci fossero una o più problematiche all’apparato stomatognatico (malocclusione, precontatti, mancanza di denti, masticazione monolaterale, problematiche all’Articolazione Temporo Mandibolare, etc.) il SNC riceverà di conseguenza delle comunicazioni da parte dei vari recettori di scompensi. Considerando che il nostro corpo ricerca in tutti i modi l’equilibrio, le parti del corpo vicine a quella scompensata verranno utilizzate per cercare di riequilibrare il sistema creando il “compenso allo scompenso”.

Ma questa situazione è tra le più pericolose, in quanto è un effetto domino che può facilmente prolungarsi sino allo stato patologico.

“Quando un dente è in contatto prematuro, i muscoli elevatori dello stesso lato subito si rilasceranno consentendo la contrazione ai muscoli abbassatori (flessori) omolaterali. Se lo stimolo nocicettivo diviene duraturo, i muscoli devieranno la mandibola in un’intercuspidazione più confortevole, alterando così la loro postura e quindi il tracciato elettromiografico.”

Le catene muscolari fanno il resto, proiettando la disfunzione a livello dell’apparato stomatognatico anche fino all’appoggio podalico. Per questo è molto importante considerare il corpo in maniera completa e non segmentata, qualunque problematica potrebbe essere risolta riequilibrando un altra parte del corpo:

“La consapevolezza di ciò porta anche alla variazione delle nostre terapie, molte volte solamente sintomatiche.”

 

Qui l’articolo di Ambrosio R., Bisogno M., Carano M., Carano M., Esposito A.: Malocclusione e postura

 

POSTUROLOGIA HOLLIWOODIANA

POSTUROLOGIA HOLLIWOODIANA

 

Una particolare tendenza che si sta verificando sempre di più negli ultimi anni è l’accanita ricerca della così chiamata “estetica holliwoodiana”, ovvero quella bellezza che rincorre spasmodicamente la perfezione.
In particolare uno dei campi più soggetti a questo trend è quello relativo alla bocca, quindi, l’odontoiatria e ortodonzia.

Come già visto in diversi precedenti articoli, come ad esempio CAMBIAMENTI POSTURALI DOPO LA CORREZIONE DELLA LINGUA e ANALISI OSTEOPATICA E POSTUROLOGICA TRA DEGLUTIZIONE DISFUNZIONALE E ALTERAZIONE DELL’EQUILIBRIO si è dimostrato e visto quanto sia importante l’interferenza della lingua con la bocca, e di come questa possa anche interferire con il lavoro ortodontico in atto.
Si è inoltre visto come lavorare sull’apparato stomatognatico abbia degli effetti importanti sul resto del corpo negli articoli BITE POSTURALI – LA POSIZIONE POSTURALE MANDIBOLARE  e DENTOSOFIA E POSTUROLGIA.

Molto spesso, purtroppo, l’aspetto estetico è prioritario a quello funzionale: ma quanto paga questa volontà nella ricerca del perfettamente bello?

“L’apparato stomatognatico non è un’unità a se stante, ma è parte integrante di viso e corpo. Il corpo è collegato dalla testa ai piedi da cinque catene muscolo – fasciali che lavorano insieme. Di una di queste catene, la catena antero mediana, fa parte l’osso ioide che, attraverso i muscoli sovraioidei, è collegato a testa e bocca ed attraverso i muscoli sottoioidei è collegato anche alle spalle.”

Con queste frasi Giovanni Maver sottolinea come tutto l’apparato stomatognatico sia collegato con il resto del corpo, piedi compresi.
Continua:

“Possiamo perciò avere delle tensioni muscolari che dalla bocca, attraverso lo ioide, disturbano l’equilibrio del resto del corpo (e viceversa).”

Questo aspetto è molto importante da comprende in quanto, un apparato stomatognatico problematico e non funzionale, può facilmente essere la causa di dolori e disfunzioni anche “lontane” dalla bocca stessa. In questo caso si interverrà con un processo di cambiamento dell’apparato stomatognatico con lo scopo di un benessere del corpo.

Ma quando, né il corpo e né la bocca presentino disfunzioni, intervenire sul cambiamento strutturale dell’apparato stomatognatico a puri fini estetici potrebbe comportare la nascita di problemi posturali che prima non esistevano?

Il nostro corpo vive nei suoi compensi, in un continuo assetto i vari sistemi si adattano vicendevolmente creando l’ equilibrio posturale.

La risposta è sì, la possibilità è concreta, a meno che non sia fatta in ottica posturo consapevole.

Qui l’articolo di Giovanni Maver in merito: LA PROTESI POSTURALE