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COME INTERFERISCE L’APPARATO VESTIBOLARE SULLA POSTURA?

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COME INTERFERISCE L’APPARATO VESTIBOLARE SULLA POSTURA?

Il Sistema Tonico Posturale, come tutti gli altri Sistemi del nostro corpo, è complesso. Sarebbe forse meglio definirlo in un altro modo: non lineare. Il miglior esempio è stato dato dal Prof. Fabio Moro: “Provate a trovare l’origine di un cerchio!”

Quante possono essere le interferenze in questo Sistema? Forse è il caso di dire che l’aspetto più importante è di trovare il recettore posturale che crea la maggior interferenza. E per farlo servono due cose:

  • una conoscenza del principio della non linearità del Sistema Tonico Posturale;
  • un’ottima umiltà professionale, e nel miglior networking possibile per creare collaborazioni professionali intorno al paziente.

Entrando nello specifico dell’articolo di oggi, tratteremo dell’interferenza dell’Apparato Vestibolare e di come, attraverso una visione molto specifica, sia possibile lavorarci. Ma prima di addentrarci, facciamo un piccolo remind sul nostro attore principale, l’Apparato Vestibolare (grazie ad un’ottima descrizione del Dott. Giovanni Chetta, che potete trovare qui).

L’Apparato Vestibolare (vestibolo, labirinto) è situato in profondità nell’osso temporale (rocca petrosa), dietro l’orecchio interno. Il canale cocleare della chiocciola (coclea), infatti, è in collegamento con un rigonfiamento (2-3 mm) colmo di endolinfa, il sacculo. Al suo interno sono inoltre presenti dei microcristalli (otoliti, statoconi) che consentono ai recettori sensoriali (meccanocettori), posti nella parete del sacculo, di percepire l’accellerazione verticale (quella, ad esempio, che si prova salendo in ascensore). Esso è inoltre sensibile a suoni a bassa frequenza (sotto i 500 Hertz) e alto volume (superiori ai 100 decibel) che quindi stimolano il movimento.
Il sacculo è, a sua volta, in comunicazione con un’altra vescicola, l’utricolo (otricolo), che, tramite lo stesso meccanismo, fornisce informazioni sull’accellerazione orizzontale (quella subita su un auto o moto, ad esempio).
L’utricolo, inoltre, rappresenta lo sbocco comune dei tre canali semicircolari (ca. 1 cm di diametro e perpendicolari tra di loro, con all’interno endolinfa) del labirinto. I recettori sensoriali dei canali semicircolari percepiscono i movimenti rotatori di testa e corpo (accellerazioni angolari).

Questi sistemi, tutti insieme, forniscono al cervello informazioni sulla posizione della testa e del corpo nello spazio. In particolare, sembra che solo il sistema otolitico (sacculo e utricolo) partecipi alla regolazione posturale fine (influenzando il tono muscolare), mentre il sistema semicircolare intervenga esclusivamente nell’equilibrio dinamico.

 Quindi, in cosa consiste la terapia riabilitativa vestibolare ?

“La terapia riabilitativa vestibolare è una terapia funzionale e non è dunque in grado di interferire con gli agenti etiologici e coi meccanismi patogenetici. Il suo obiettivo è esclusivamente il ripristino delle funzioni alterate, ottenuto favorendo l’attività adattivo-compensatoria o inducendo l’abitudine allo stato patologico.”

Queste le parole del Dott. Leonardo Manzari, specialista otorinolaringoiatra. Il quale ha sempre spinto verso l’unica direzione possibile, la collaborazione tra le diverse figure professionali:

“Di fronte ad una difficoltà di adattamento è fondamentale che il vestibologo si dedichi alla ricerca delle cause (patologiche centrali, età, muscolo tensione da disfunzione rachidea e/o da disordine cranio mandibolare, psicologiche, etc.) Si dovrà dunque dedicare alla rimozione delle cause (così detta fase multidisciplinare) in accordo con altri specialisti (fisiatra, odontoiatria e/o gnatologo, psichiatra, oculista).”

Come per ogni altra situazione, la miglior cura è la prevenzione e tempestività di intervento. Per poterlo fare, però, bisogna avere gli strumenti giusti. E quali sono i test migliori per poter definire la priorità di interferenza dell’Apparato Vestibolare in caso di disturbi posturali?

Scoprilo leggendo l’articolo del Dott. Leonardo Manzari: PRINCIPI E PRASSI DELLA RIABILITAZIONE VESTIBOLARE

INTERAZIONI TRA APPARATO STOMATOGNATICO E STRUTTURA CRANICA

INTERAZIONI TRA APPARATO STOMATOGNATICO E STRUTTURA CRANICA

In questi anni abbiamo imparato a conoscere l’Apparato Stomatognatico sotto diversi punti di vista e, soprattutto, le diverse interazioni che ha con altri sistemi del nostro corpo. Osservando bene le diverse tematiche trattate nei precedenti articoli, si nota come l’Apparato Stomatognatico sia sempre stato l’elemento posto “più in alto” delle interazioni posturali. Ma se iniziassimo a considerare anche quello che c’è anche sopra?

Possono esistere interazioni tra cranio e Apparato Stomatognatico?

Per poter affrontare questo delicato tema, senza incorrere in errori, o perderci nel mare delle possibilità, ci siamo appoggiati alla sapiente visione, ed esperienza, del Dott. Giuseppe Stefanelli. Durante gli anni della sua lunga carriera ha sviluppato una metodologia a riguardo, chiamata OrtoCranioDonzia, la quale tratta specificatamente di possibili influenze tra questi due elementi:

“Non esistono malocclusioni senza un disequilibrio strutturale delle basi ossee in cui i denti sono inseriti, ergo risulta indispensabile procedere prima alla loro mobilizzazione e riequilibrio. Questo, associato ad un ripristino funzionale adeguato (respirazione, deglutizione, masticazione) è l’obiettivo primario”

Abbiamo visto come, nel recente articolo MAL DI TESTA E APPARATO STOMATOGNATICO, uno studio scientifico dimostri un riscontro più frequente di cefalee abituali e persistenti in pazienti portatori di problematiche anatomiche, e/o funzionali, a carico dell’Apparato Stomatognatico. Oppure in POSTURA E OCCLUSIONE come, quest’ultima, influenzi significativamente lo sviluppo nell’età evolutiva. È anche per queste ragioni che il Dott. Stefanelli commenta in questo modo:

“L’ortognatodonzia dovrebbe cambiare radicalmente, in primo luogo, i suoi riferimenti diagnostici e poi quelli terapeutici. La vecchia classificazione di Angle, i valori teleradiografici, dovrebbero lasciare il posto al concetto di schema cranico, di asimmetria fisiologica, di ripristino funzionale e di riorganizzazione neurologica.
Gli studi sulla neuroplasticità oggi dimostrano che, modificando l’occlusione arbitrariamente, si modifica strutturalmente e funzionalmente il cervello e la neurofisiologia.”

Entrando nello specifico, come si può intervenire per poter interessare le osse craniche attraverso l’ortognatodonzia? Come per ogni sistema, c’è una porta d’ingresso principale, e in questo caso è la mobilizzazione della premaxilla:

“[…] espandere la sutura inter-canina rilascia i molari, la premaxilla, quattordici ossa facciali e i patterns di Strain della Sinfisi sfeno-basilare. In medicina cinese la premaxilla e gli incisivi sono in connessione energetica con il meridiano del rene”

Ma perché ora il collegamento con la medicina cinese? Considerando il minor scetticismo che attornia questa cultura, sempre più professionisti sanitari fondono le due culture mediche (occidentale e orientale, ndr) al fine di aumentare la propria visione olistica sul corpo umano.

“Nella medicina cinese, il rene viene considerato come l’organo depositario dell’energia ancestrale. Se questa “energia renale” e il tessuto connettivo sono deboli, i limiti fisiologici vengono superati e il paziente potrebbe sviluppare una “nefroptosi”, vale a dire una discesa del rene che potrebbe oltrepassare l’altezza di due vertebre. Da qui un disequilibrio posturale globale. Inoltre, secondo le teorie dell’Agopuntura e della Medicina Funzionale, il circuito energetico Rene-Vescica è responsabile dello sviluppo del sistema scheletrico.”

Non sempre è semplice il confronto per chi studia il problema da un punto di vista differente, ma non per questo dev’essere messo in minor luce. Con questo articolo, scritto in collaborazione con il Dott. Stefanelli, si è voluto dare voce a un professionista che da anni si impegna quotidianamente, sia nella ricerca accademica che nello sviluppo professionale con un’unica visione:

“Per me la Ortognatodonzia è molto di più, è una vera “Scienza della salute” e come tale continuerò a professarla”

Qui per la lettura integrale delle risposte al Dott. Stefanelli: INTERAZIONI TRA APPARATO STOMATOGNATICO E STRUTTURA CRANICA

MAL DI TESTA E APPARATO STOMATOGNATICO

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MAL DI TESTA E APPARATO STOMATOGNATICO

I mal di testa sono sempre causati da problematiche diverse tra loro. Anche sulla stessa persona, a meno che non siano in atto patologie specifiche, le cefalee hanno quasi sempre un’origine differente. Quando, ad esempio, sono dovute a fattori di stress psico-fisici, oppure a problematiche legate alla cervicale, o a situazioni di disturbo visivo. Si potrebbe creare un elenco piuttosto imponente sulle possibili cause dei mal di testa.

Ma tra queste vogliamo oggi analizzarne una nello specifico, quella causata dai Disordini Cranio-Mandibolari (DCM, ndr.):

“Il riscontro sempre più frequente di cefalee abituali e persistenti in pazienti portatori di problematiche anatomiche e/o funzionali a carico dell’apparato Stomatognatico, spiega la necessità di includere le cefalee tensive scondarie tra le patologie odontoiatriche”

Leggere l’incipit dell’articolo del Dott. Andrea Gizdulich rende molto chiara la direzione che si vuole prendere: dare la giusta importanza a questo apparato, troppo spesso sottovalutato al di fuori di se stesso.
È doveroso approfondire (o ricordare) alcuni degli aspetti più caratteristici: la mandibola è un osso talmente particolare dall’essere unico che, per mezzo delle sue articolazioni, si lega alle ossa temporali, creando l’Articolazione Temporo-Mandibolare (ATM,ndr). Questa articolazione è piuttosto complessa, in quanto permette movimenti sui diversi piani dello spazio, assicurando movimenti sia di rotazione che di traslazione.
Troviamo inoltre una ricca muscolatura masticatoria, tra cui il muscolo che esprime la maggior potenza di tutto il nostro corpo, il Massetere. Questa muscolatura partecipa, in maniera obbligata, a tutte le posizioni o movimenti mandibolari. Ma la cosa più importante, è che esiste una forte cooperazione da parte di alcuni muscoli cervicali (come i muscoli Trapezi e Sternocleidomastoidei), che tra i loro compiti hanno quello di gestire il movimento della testa sul collo. Questo influisce sulla conseguente posizione del mascellare superiore, e non sarebbe del tutto errato considerarli quindi sinergici nei movimenti dell’apparato stomatognatico.

“Fra tutti i movimenti che la mandibola può compiere, merita un’attenta considerazione quello che provoca il massimo contatto possibile fra le due arcate dentali. La posizione di massima “intercuspidazione” dentale, definita “occlusione” è essenziale per la funzione masticatoria”

Come da definizione, ogni ciclo masticatorio inizia generalmente all’inizio di ogni atto di deglutizione. Una “piccola” curiosità risiede nel numero di volte che lo effettua nelle 24 ore, circa 2000. Ad ogni contatto fra le arcate dentali in massima intercuspidazione viene provocato un input propriocettivo che influisce sul tono muscolare.

“L’occlusione dentale è quindi implicata nella postura della testa per il coinvolgimento muscolare cervicale.
[…] Ogni qualvolta questo equilibrio non può realizzarsi per cause diverse, ma per lo più connesse alla situazione delle arcate dentali, si avrà un’occlusione “adattata” che deve essere considerata patologica”

Stiamo quindi mettendo in luce quello che è il “ponte” tra l’apparato stomatognatico e la cervicale. Per quale processo di compensi avviene un mal di testa per disfunzioni cranio-mandibolari?

“L’alterazione occlusale genera una condizione definita “Disordine Cranio-Mandibolare” che può essere caratterizzata da quadri clinici diversi. Il quadro clinico, nella maggioranza dei casi, è privo di sintomatologia ma ricco di invece di soli segni obiettivi che esprimono una condizione di precario equilibrio.
Quando, e se, questo equilibrio dovesse rompersi insorgono cefalee e cervicalgie tensive, espressione nel territorio della testa e del collo della Sindrome Dolorosa miofasciale”

Ricordiamo che non tutte le cefalee sono uguali, e ogni “categoria” di queste appartiene a origini differenti fra loro. Ma tra queste ne abbiamo una di causa occlusale e posturale. Attenti quindi, non solo a come utilizzate la lingua per la deglutizione, ma anche a come le arcate dentali interagiscono tra loro!

Qui l’articolo completo del Dott. Andrea Gizdulich: cefalee_tensive_disordini_cranio_mandibolari

POSTURA E OCCLUSIONE – COME INTERVENGONO IN ETÀ EVOLUTIVA

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POSTURA E OCCLUSIONE – COME INTERVENGONO IN ETÀ EVOLUTIVA

OCCLUSIONE, POSTURA E DISMETRIE IN ETÀ EVOLUTIVA

In diverse occasioni e articoli abbiamo sottolineato quanto l’occlusione dentale sia un fattore di estrema importanza nel condizionamento della postura. In MALOCCLUSIONE E POSTURA si sottolinea quanto questi due elementi siano tra loro interconnessi, ma quali effetti si potrebbero ottenere in un corpo in via di sviluppo?

A questa domanda rispondiamo proponendo un articolo molto importante del Professore di Gnatologia, Dott. Ugo Capurso (che troverete disponibile alla fine dell’articolo, nrd):

L’occlusione dentale, posizione ripetibile e relativamente stabile ma nello stesso tempo in evoluzione dinamica nel corso della vita e facilmente modificabile iatrogenicamente, i mascellari nel loro insieme e l’atteggiamento posturale di capo e collo soprattutto, ma di conseguenza di tutto il complesso somatico, comportano dimostrabili interrelazioni.

Rimane piuttosto intuibile come, durante la fase di sviluppo, le anomali dell’apparato cranio-cervico-mandibolare vadano a interferire e a condizionare il resto del corpo. La principale differenza, e attenzione, in questo caso è legata all’età nella quale accadono. Un corpo in via di sviluppo è senz’altro più “sensibile” a condizionamenti che possono, nel tempo, cronicizzarsi.
Il Dott. Capurso specifica che, per quanto concerne l’equilibrio cranio-cervico-mandibolare, bisogni considerare specificatamente due fattori:

  • lo stato di pervietà delle prime vie aeree;
  • le relazioni posturali del capo e della colonna vertebrale.

Questi due elementi combinati possono creare condizionamenti profondi che, se non trattati accuratamente, potrebbero causare nel bambino disimetrie importanti. Un esempio è la classica ostruzione respiratoria di natura allergica o infiammatoria cronica. Questa condizione crea, inevitabilmente, una modifica della posizione di capo e collo per permettere  un maggior passaggio d’aria. Questa posizione, non naturale, atta a mantenere i più liberi possibili i condotti e orifizi per la respirazione, provoca nel medio-lungo periodo dei condizionamenti e cambiamenti morfologici.

[…] L’iperattività ed il susseguente accorciamento di questi muscoli possono mantenere nel tempo questa relazione anormale, con evidenti ripercussioni sull’apparato masticatorio dovute alle dislocazione mandibilare, sul cingolo scapolo-omerale e, via-via, su tutto l’apparato locomotore.

Non esistono però solo ed esclusivamente fattori discendenti che dall’Apparato Stomatognatico condizionino il resto del corpo e della postura, ma anche fattori ascendenti. Questi sono spesso individuati a livello della colonna che, per mezzo della sua disfunzione strutturale (ad esempio la scoliosi) vada a ripercuotersi sui segmenti soprastanti con meccanismi di adattamento, con l’unica finalità di mantenere la posizione ortostatica:

La disfunzione è ascendente come momento eziologico, ma il risultato si traduce comunque in un movimento in avanti e di lato del capo da compenso cervicale, aumento di tensione nei muscoli sopra e sotto ioidei, con modificazione della posizione dell’osso ioide, lingua e mandibola.

Il punto chiave, e conclusivo, di questo importante approccio e visione completa del corpo ce la suggerisce il nostro autore, con questo importantissimo pensiero e obiettivo:

Si ripropone pertanto l’esigenza, soprattutto nell’età evolutiva, della prevenzione e di approcci terapeutici multidisciplinari per un problema che è comunque ortopedico globale.

Amen.

Qui puoi scaricare l’articolo del Dott. Ugo Capurso: OCCLUSIONE, POSTURA E DISMETRIE IN ETA’ EVOLUTIVA

(Parte II) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

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(Parte II) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI  – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

Dopo il successo della precedente pubblicazione, vi proponiamo la seconda parte dell’intervista al Dott. Giuseppe Stefanelli.

Buona lettura

 

1. Nel suo ultimo libro introduce la craniodonzia, ce la illustri.

Il significato del termine Craniodonzia è molto semplice: essendo l’occlusione dentale il risultato adattativo dello schema cranico individuale, prima di allineare i denti è imperativo “allineare “ il cranio. Qualsiasi procedura di riabilitazione occlusale, sia essa ortodontica o protesica, non può non influenzare le 28 ossa che compongono il cranio umano. Non tener conto di questo e sostituire uno schema di adattamento con un altro, mediante trattamenti meccanicistici spesso motivati da indicazioni “estetiche” e soprattutto basati su fondamenti dogmatici obsoleti non può che avere come risultato un ulteriore adattamento a scapito di altri sistemi oppure, nell’ipotesi più favorevole per il paziente, una sacrosanta recidiva. Enlow sosteneva che “ la recidiva è la risposta ad una violazione anatomica e funzionale di uno stato di equilibrio anatomico e funzionale” Trattamenti standardizzati che violino tale equilibrio, obbligano l’organismo a reagire attivando sistemi di compenso auto difensivi che in buona parte dipendono dai limiti di adattabilità del tessuto connettivo. Il complesso osso alveolare-parodonto-dente rappresenta la ” sub-unità di adattamento” attraverso il quale il sistema stomatognatico cerca di realizzare il rapporto di massima intercuspidazione qualunque sia il rapporto delle basi ossee, attraverso la funzione neuro-muscolare. Le ossa di derivazione embrionale membranosa funzionano da membrane per tutta la vita. La porzione squamosa delle ossa occipitali e temporali, i parietali e il frontale hanno origine membranosa. La dura madre che circonda il cervello fornisce estensioni di tessuto connettivo che passano attraverso le suture per formare lo strato periostale esterno, che circonda le ossa craniche. Nello schema totale della struttura corporea le suture fungono come punto di congiunzione tra le ossa craniche, ma servono fondamentalmente come giunture di espansione-congiunzione per facilitare cambiamenti di tensioni meningee, fasciali e muscolari, nei ritmi respiratori e cardiaci e nelle variazioni sia nella pressione sanguigna, sia in quella del liquido cerebro-spinale. La mobilità delle suture è solo uno delle componenti del Meccanismo Respiratorio Primario definito dall’osteopatia.Il concetto che deve essere subito chiaro è che è impensabile applicare una qualsiasi trazione di spostamento dentale o comunque modificare uno schema occlusale senza modificare tale meccanismo in senso negativo o positivo . Emerge dunque la necessità di un cambiamento radicale dell’approccio diagnostico e terapeutico alle problematiche occlusali rivedendo criticamente i dogmi passati e presenti dell’ortodonzia e della gnatologia ortodossa.

 

2. Forte stress, utilizzo scorretto di farmaci o addirittura abuso, alimentazione poco consapevole, che influenze hanno sull’apparato stomatognatico e la funzionalità delle ossa craniche?

Il cranio e il sistema stomatognatico sono tra le principali vittime dello stress di qualunque origine esso sia (fisico, chimico, psichico). E’ ormai appurato ad esempio, il ruolo di sistema di gestione dello stress di fenomeni parafunzionali come il bruxismo e il serramento. Ho descritto ampiamente questo argomento in un articolo pubblicato, e che potete vedere al seguente link http://osstefanelli.com/facciamo-il-punto-sul-bruxismo/. Sintetizzando il paziente serratore e/o bruxista è in una condizione di stress energetico neurovegetativo e utilizza il sistema stomatognatico come un vero e proprio sistema di sopravvivenza. Sotto stress i muscoli masticatori, in funzione delle loro inserzioni craniche, letteralmente “armano e tengono insieme” testa e faccia. Il Massetere è il muscolo “trigger” che inizia il circuito muscolare reattivo preposto a tal fine. La sua inserzione zigomatica porta il temporale in rotazione esterna. Il Temporale con la sua inserzione sfenoidale assiste la flessione della SSB e la rotazione esterna dell’osso omonimo; con l’inserzione parietale agisce sulla Sutura Sagittale. In associazione con il Buccinatore, gli elevatori bloccano la mandibola al cranio dall’esterno. I muscoli Pterigoidei collegano sfenoide e mandibola, mettendo in relazione diretta la SSB e l’ATM. Agiscono dall’interno trazionando in flessione l’ala dello sfenoide sulla quale si inseriscono. Ciò determina tensione delle membrane durali e l’attivazione dello schema di flessione-espansione del Sistema cranio-sacrale. Recentemente è stato individuato un quinto muscolo della masticazione, il M. Sfenomandibolare ( Hack et al., University of Maryland Dental School ) quale fascio muscolare autonomo lungo circa 3-4 cm e largo 2 cm., con un’inserzione sfenoidale a livello posteriore dell’orbita, ed una mandibolare internamente all’apofisi coronoide. Il muscolo Trapezio, essendo inserito sulla linea nucale dell’occipite, assiste il movimento di flessione sfeno-basilare, mentre lo Sterno-cleido-mastoideo per il suo vettore di trazione sulla mastoide, porta il temporale in rotazione interna. Inoltre,“Stress centers” localizzati tra le unità motorie del rachide cervicale, attivati da ogni iperattività improvvisa, aumentano tensione nel sistema muscolo-fasciale con la funzione primaria di stabilizzare la testa sul collo, e in sequenza, tutto il rachide fino al coccige. Nei soggetti che hanno memorizzato esperienze traumatiche, si mette in atto una strategia posturale di difesa, molto più costosa e disarmonica di quella che il movimento richiederebbe. Le modificazioni angolari che si rendono necessarie per compiere un movimento avvengono in regime di co-contrazione e non in regime di innervazione reciproca. Meccanismi nervosi anticipatori predispongono l’atteggiamento posturale adeguato che può essere temporaneo o persistere per peridi molto lunghi del giorno e della notte. L’adattamento prima e il mantenimento delle strategie di difesa necessitano di un adeguato supporto del Sistema Nervoso Neurovegetativo. Si tratta di attività riflesse che sono attive con diversa intensità 24 ore su 24. In questo modo i Sistemi Anticipatori impegnano TUTTO l’organismo in una sorta di allenamento alla sopravvivenza senza soluzione di continuità. In definitiva, l’atteggiamento posturale è la prigione nella quale i sistemi anticipatori ci chiudono per proteggerci.

3. La sua assidua attività di formazione è ben conosciuta; come sta cambiando il mondo della posturologia?

Quando ho iniziato io, circa 30 anni fa, eravamo molto pochi ad occuparsi di postura in Italia. Oggi sicuramente l’argomento è molto diffuso anche se non ancora come dovrebbe, ma anche parecchio confuso. Le scuole sono diverse, propongono tests valutativi clinici specifici, spesso troppo empirici, per non dire “sciamanici”. Chi al contrario, si affida quasi esclusivamente alla diagnosi strumentale attraverso l’utilizzo di pedane stabilometriche, elettrognatografia ed elettromiografia, spesso non avendo un background clinico sufficiente per interpretarne i dati. L’obbiettivo è quello di dare un significato “scientifico” alla postura. Purtroppo il metodo scientifico cosiddetto Evidence Based cerca risposte lineari ad un sistema che non è affatto lineare ma “ circolare” basato su un meccanismo a feedback difficilmente prevedibile. La postura è come la nostra impronta digitale, assolutamente individuale e soggetta a molte variabili. Come tale necessita di un approccio multidisciplinare, bisogna assolutamente evitare di fare i “tuttologi” perché perdiamo di credibilità. L’ideale sarebbe che se ne occupasse l’università e per fortuna oggi esistono diversi corsi di perfezionamento in svariate sedi italiane, io stesso insegno all’Università di Genova gnatologia e postura, ma credo che dovremmo sforzarci tutti di uniformare l’insegnamento a parametri riproducibili, stante comunque le difficoltà prima esposte. In altre parole, se vogliamo fare qualcosa di utile con la Postura dovremmo andare oltre i problemi irrisolvibili ed affidarci a principi comprensibili e processi attuabili. Tutti concordiamo sulla necessità di tener presente la complessità dei problemi ma noi ci occupiamo di Salute e non è nostro compito fare oroscopi!

4. Un saluto e un consiglio ai nostri lettori

Nel salutare e ringraziare i lettori che hanno impiegato parte del loro tempo a leggere questa intervista concludo dicendo che un’approccio “sistemico” necessita sicuramente di uno sforzo interpretativo non indifferente in quanto per qualunque medico e per l’odontoiatra in particolare, pensare in maniera sistemica significa uscire dal proprio orticello, rispolverare concetti dimenticati e scoprirne di nuovi. Ci vuole coraggio perché il farlo può portare a mettere in discussione o addirittura a modificare radicalmente il nostro lavoro. E’ un percorso duro, impegnativo e probabilmente frustrante ma allo stesso tempo, ne sono certo, vi affascinerà come è successo a me e ai molti colleghi che in questi anni lo hanno affrontato.

 

 

INTERVISTA AL DOTT. LUCA GIANNELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

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INTERVISTA AL DOTT. LUCA GIANNELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

Gli occhi sono lo specchio dell’anima; sono un raffinatissimo mezzo di comunicazione non verbale e, come sappiamo bene, sono un “timone” del nostro assetto posturale.

Purtroppo la valutazione del recettore oculare come informatore posturale non è ancora divenuta routine durante le normali valutazioni visive affrontate in modo tradizionale dagli Ottici-Optometristi, Ortottisti, Oculisti.

Per illuminarci su questo argomento centrale della posturologia abbiamo quindi raggiunto il dottor Luca Giannelli.

Parleremo di integrazione multidisciplinare, sport di alto livello e delle influenze delle nuove abitudini sul sistema visivo e quello posturale.

Un’intervista che racchiude l’essenza dell’essere consapevoli.

1 – Nonostante l’enorme importanza, la figura dello specialista visivo posturo – consapevole e le influenze del sistema visivo sul sistema posturale, sono ancora poco conosciute.
A suo avviso perché l’esame visuo-posturale non è stato ancora inserito nel protocollo delle visite specialistiche ordinarie?

Negli ultimi decenni si è arrivati nella specializzazione delle specializzazioni, questo, se da un lato ha consentito approfondire le conoscenze settoriali, dall’altro ha fatto perdere di vista l’individuo nella sua globalità. Non sono ancora conosciute su larga scala le interferenze fra i diversi apparati e gli specialisti consapevoli dell’importanza del lavoro in equipe, trovano ancora difficoltà a coordinarsi e a diffondere queste nuove conoscenze.

Il lavoro d’equipe interdisciplinare ha invece messo in evidenza la stretta relazione tra i principali sistemi di afferenza recettoriale e regolamentazione posturale dove la disfunzione di un sistema è in grado di alterare gli altri distretti i quali, in modo assolutamente automatico, cercheranno di adattarsi al nuovo pattern neuro-posturale. Necessaria è ora una formazione su base multidisciplinare e un network che possa far incontrare i diversi specialisti posturo-consapevoli per aprire nuove collaborazioni tra persone che parlano il medesimo linguaggio.

2 – Il ruolo del recettore visivo all’interno del sistema posturale viene erroneamente limitato alla funzionalità dei muscoli che governano il movimento oculare. Quanto invece è estesa la sua influenza?

Il sistema visivo svolge una funzione di stabilizzazione del sistema posturale e permette il normale sviluppo e posizionamento del corpo rispetto all’ambiente che ci circonda. In altre parole gli occhi sono la nostra guida posturale.

Il sistema visivo ha una doppia afferenza per il sistema nervoso centrale: una componente esocettiva, la retina, e una componente propriocettiva, i muscoli extraoculari. Dalla retina riceviamo informazioni sul dove siamo posizionati rispetto all’ambiente che ci circonda e a che distanza siamo dall’oggetto di interesse.

I muscoli estrinseci dell’occhio sono tra gli organi che hanno la più alta densità di fusi neuromuscolari per fibra e informano il Sistema Tonico Posturale sulla posizione degli occhi rispetto ai vari distretti corporei, in primis la testa. Sono in grado di stabilire la loro posizione rispetto alle informazioni che arrivano dai recettori siti per esempio nel collo, nel vestibolo, nell’apparato stomatognatico, nel tronco e nei piedi.

Oggi abbiamo dei test di semplice applicazione in grado di valutare in pochi minuti, ma in modo significativo, entrambe le componenti afferenziali dell’occhio. L’influenza del sistema visivo sull’assetto posturale dovrebbe quindi essere valutata almeno nelle sue due componenti principali. Allo scopo di avere un linguaggio e un metodo condivisi con l’equipe multidisciplinare con cui collaboro da 15 anni, abbiamo standardizzato i test in modo da avere una uniformità di valutazione indipendentemente dallo specialista che li esegue. Altro aspetto importante della standardizzazione, sono la ripetibilità e la possibilità di confronto dei risultati tra specialisti nel tempo o dopo trattamento. Dato che i tempi di visita sono sempre stretti, i test del protocollo visuo-posturale devono durare meno di 5 minuti in modo da essere fattibili e garantire una qualità valutativa utile ad una corretta diagnosi differenziale per determinare se e in che modalità il sistema visuo-posturale è disturbatore del sistema tonico posturale. I test e loro spiegazione sono consultabili alla pagina www.visionepostura.it

3 – L’utilizzo compulsivo degli smartphone e di altri dispositivi mobili, soprattutto da parte dei più giovani, che influenze può avere sul sistema posturale?

Prima dell’avvento dei mezzi tecnologici si era soliti dire: “Mi immergo nella lettura”, ora si può dire che i ragazzi si immergono nello smartphone. I dati epidemiologici del 2014 sono eclatanti: gli adolescenti hanno un uso medio di cellulari e tablet di circa 3-4 ore quotidiane.

Mentre nella lettura di un libro sono io che determino il livello di attenzione e i tempi ossia posso concedermi pause di riflessione, nel videogioco o il principio con cui sono realizzate le pagine web e i social network, sono incalzanti e non consentono la minima interruzione o calo attentivo. Ciò porta ad assumere posizioni sempre più rigide perché tesi nella competizione del gioco o nell’esplorare attivamente il mondo web. Se questo stimola la capacità di attenzione e di velocità di riflessi, inibisce la creatività.

Tutto questo provoca da un punto di vista visuo-posturale, l’assunzione di posizioni statiche, ravvicinate, contratte, quindi non ergonomiche, e tende a mantenere fissi i sistemi di puntamento e di qualità visiva come la convergenza e la messa a fuoco che sono fisiologicamente dinamiche. Se non si ha un sistema visivo e posturale efficiente, intervengono adattamenti sempre meno ergonomici con ripercussioni su tutto il corpo che già oggi quotidianamente possiamo vedere nei nostri ambulatori. Stiamo diventando sempre più statici a scapito di una più sana attività di movimento.

4 – Quali sono le cause più comuni dalle quali può nascere un deficit delle mobilità oculare?

Data la molteplicità delle cause da cui può nascere un deficit, è pressoché impossibile stabilire una scala o graduatoria.
Durante i corsi di formazione specifici sull’esame visuo-posturale si approfondiscono quelle legate all’apparato stomatognatico, al rachide cervicale, a quello podalico e viscerale, ma ve ne sono molte altre che passano anche per le intolleranze alimentari e disbiosi intestinali, nonché gli stressori emozionali.

Riprendendo la domanda di prima, il fatto che l’individuo si dedichi sempre più ad attività statiche, riduce lo stimolo alle funzioni dinamiche come la velocità di passaggio di messa a fuoco e di vergenza a diverse distanze, la coordinazione occhio-mano, ecc.
Il sistema visivo è una funzione primariamente anticipatoria quindi preparatoria del movimento ossia quello che viene chiamato in fisiologia sistema feed-forward, per cui ogni disfunzione a suo carico, si ripercuote inevitabilmente sulla bontà e prassia del gesto motorio con reclutamento di più catene muscolari e con aumento del tono del sistema.
Ecco perché in presenza di un deficit della mobilità oculare, la valutazione posturale deve prevedere una valutazione della funzione visiva nelle sue componenti: esocettoriale e propriocettiva.

5 – L’utilizzo del magnete è spesso discusso, lei cosa ne pensa di questo supporto per la correzione?

Chi propone il magnete o altri sistemi da posizionare a lato dell’occhio in corrispondenza alla proiezione esterna del percorso del muscolo retto laterale, argomenta l’utilizzo per la presenza di una ipoconvergenza oculare indotta da ipertono del muscolo retto laterale. Non vi sono però ancora ricerche che ne dimostrino elettromiograficamente la vera presenza di un ipertono del muscolo retto laterale.

Per semplicità assumiamo che l’ipotesi sia vera ossia ci sia ipertono del muscolo retto laterale. In questo caso tutti i soggetti che presentano ipoconvergenza oculare debbono avere una exoforia sia da lontano sia da vicino e maggiore nell’occhio ipoconvergente. Ciò deve avvenire perché interrompendo la fusione binoculare con mezzi dissociatori in grado di mostrare l’eteroforia, l’occhio con ipertono del retto laterale deve deviare verso l’esterno (in posizione exoforica); quindi: ipertono retto laterale = exoforia per lontano e per vicino.

La letteratura internazionale oftalmologica mostra invece che l’ipoconvergenza oculare coesiste sia con l’exoforia, sia con l’ortoforia e con l’esoforia. Personalmente, per scrivere il libro: “L’esame visivo Efficace”, ho valutato più di 12000 casi e posso confermare che l’ipoconvergenza oculare si presenza in associazione con le tre direzioni eteroforiche, dove l’exoforia rimane la più rappresentata.
La coesistenza delle tre direzioni eteroforiche fa clinicamente decadere la presenza di ipertono del retto laterale come unica causa del deficit di convergenza oculare. A rinforzo, da un punto di vista neuro-fisiologico non esiste il nucleo della convergenza, bensì un complesso sistema di connessioni neuronali che unisce la corteccia, il talamo, i nuclei della base e varie stazioni del tronco encefalico.
Piuttosto che definire un ipertono del retto laterale appare più corretto definire l’ipoconvergenza oculare come espressione di disorganizzazione del sistema delle vergenze. L’ipoconvergenza è quindi non la causa ma l’effetto motorio di tale disorganizzazione per cui la riabilitazione va mirata alla causa agendo, sia sui distretti che ne provocano l’alterazione, sia agendo sulla componente centrale e questo mi orienta sulle metodologie di rieducazione visiva piuttosto che di mezzi che agiscono su un singolo muscolo.

Il loro uso mostra invece maggiore utilità durante la valutazione diagnostica, non tanto per valutare le variazioni in meglio, peggio, uguale al re-test della convergenza oculare che è un test locale, bensì associate ai test di riflessi neuro-visivi che sono sistemici, in grado quindi di valutare come la funzione visiva si integra con tutto il sistema tonico-posturale (STP).

In conclusione, quando utilizzo i sistemi come il magnete, infrarossi ecc, li uso per diagnosi e non per trattamento. Personalmente noto in certi casi delle variazioni migliorative, a volte neutre e peggiorative sull’effetto dell’ipoconvergenza oculare per cui è indubbio che portino delle nuove informazioni al STP, ma non mi sento, né sono ancora in grado di dare una connotazione valutativa valida all’uso di questi mezzi.

6 – Gli esercizi di rieducazione visiva compreso l’oculomotricità possono essere coadiuvati da esercizi di propriocezione generale?

Sì, assolutamente. Rientra nel quadro dell’approccio multidisciplinare ai deficit visuo-posturali la rieducazione della propriocezione generale, ovvero mirata ai sistemi che più perturbano o sono perturbati dalla funzione visiva. Lo stesso sistema visivo ha una componente propriocettiva afferenziale per il sistema nervoso centrale di fondamentale importanza: i muscoli extraoculari. Questi muscoli sono associati con la catena neuro-muscolare Postero Anteriore di cui principe è il muscolo diaframma e che dal quale passano tutte le catene. Ecco ancora una volta la neurofisiologia ci sostiene nel lavoro multidisciplinare che, a mio avviso, è il miglior approccio integrato per il benessere dell’Utente.

7 – Lo sport agonistico ha forse sdoganato l’esercizio oculomotorio. Che contributo può ancora dare lo specialista della visione posturo-consapevole allo sport di alto livello ?

Lo sport agonistico sta dando enfasi sull’importanza del recettore visivo come guida del movimento, sia perché è legato ai media che divulgano informazione, sia perché si è visto che l’allenamento motorio senza un’analisi e un corretto allenamento visuo-percettivo-motorio rimane incompleto nel portare un atleta ai vertici della propria carriera.
Interagiamo con l’ambiente e tocchiamo per esempio il pallone o la palla da tennis al momento giusto perché è la funzione visiva che ci dice dove e quando farlo.

Il contributo dello specialista della visione posturo – consapevole è quello di analizzare la funzione visiva all’interno del sistema posturale e di organizzare uno specifico allenamento mirato a cosa si vuole migliorare. Per esempio ridurre i tempi di risposta motoria ad una stimolazione visiva ossia prima capisco dove sta la palla e più ho tempo di coordinarmi al meglio per colpirla nel momento esatto e con il miglior schema neuro-motorio. Le altre discipline agiranno in sinergia precisando l’armonia e la prassia del movimento in funzione di un input visivo che rimane elettivo rispetto agli altri sensi recettoriali soprattutto quando si tratta di colpire un oggetto come una palla.

Personalmente collaboro con un equipe con un programma estremamente efficace nel potenziare le abilità percettivo motorie e la resistenza dell’atleta alla fatica visiva che altera la precisione del movimento. Anche in questo caso il lavoro è sempre in coordinazione d’equipe multidisciplinare dove i diversi specialisti si confrontano mettendo la propria esperienza al servizio della collettività.

8 – Nella sua pratica ha mai riscontrato un collegamento tra problematiche oculomotorie e DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) o A.D.H.D. (Sindrome da deficit di attenzione e iperattività)?

La domanda è interessante e si deve evitare di semplificare la risposta riducendo il contributo della visione ad una insufficienza di convergenza, la cui presenza è comunque da indagare.

Considerando i soli soggetti negativi sul piano patologico che sono la larga maggioranza di quelli affetti, si tratta di due sindromi differenti. In entrambe il soggetto non riesce a stare nei tempi di un apprendimento normale ma è solo nella seconda che l’iperattività gioca un ruolo fondamentale e condizionante il disturbo. L’iperattività di per sé è un fenomeno di eziologia complessa con ampie componenti psicomotorie ed in particolare relazionali, ed è lì che andrebbe ricercata l’origine del problema che solo poche volte è di origine francamente visiva. Pur non essendovi alcuna patologia oculare, l’interferenza visiva può però essere importante e addirittura critica in quanto la visione è la fondamentale organizzatrice del comportamento e delle funzioni mentali.

In alcuni casi la funzione visiva si presenta grossolanamente disfunzionante e tale da pregiudicare la concentrazione. Nella stragrande maggioranza dei soggetti DSA e A.D.H.D., invece, la funzione visiva appare relativamente normale e solo con particolari test si evidenzia il problema che accomuna queste disabilità, ovvero che le competenze posturo motorie e quelle linguistico mentali non sono integrate con le abilità visive. Dopo i tre anni di età e sempre più in età successive, la visione diviene la principale funzione che modula le competenze viso motorie e psicomentali implicate nei processi di apprendimento. Un deficit di integrazione rende questi processi assai difficili e con una riabilitazione d’equipe si possono ottenere buoni risultati.

Un saluto e un consiglio per i nostri lettori

Quando ti lasci aprire al mondo multidisciplinare o lo ami o fai di tutto per ignorarlo. Amare è portare passione dentro di sé e verso chi ci sta vicini, prova ne è che tra specialisti con consapevolezza posturale ci cerchiamo, continuamente!
Per quanto riguarda ciò di cui mi occupo, approfondire la componente visuo-posturale e di come fare un esame visuo-posturale è una passione che ti travolge e che integra le proprie conoscenze, qualunque sia il campo di appartenenza professionale.

Infine, ma non meno importante, un grazie allo staff di posturoconsapevoli per abbracciare e sostenere con energie e qualità scientifica la formazione multidisciplinare.

MALOCCLUSIONI E DIAFRAMMA – Le malocclusioni possono essere la causa delle patologie respiratorie ostruttive?

by pconsapevoli
MALOCCLUSIONI E DIAFRAMMA – Le malocclusioni possono essere la causa delle patologie respiratorie ostruttive?

Abbiamo più volte affrontato il discorso delle malocclusioni, sia come origine di problemi posturali e sia come conseguenza di defezioni a importanti recettori posturali come la lingua (vedi anche il recente articolo FRENULO LINGUALE E MALOCCLUSIONI).

Ma la domanda che poniamo oggi riguarda la correlazione tra bocca e diaframma:
partendo dal presupposto di una malocclusione, quali conseguenze si avranno sulla respirazione, in particolare sul muscolo diaframma?

Prima di arrivare a rispondere a questa domanda partiamo dall’analizzare la correlazione tra le malocclusioni e le patologie respiratorie che possono trovarsi nello stesso soggetto:

“Si è soliti inquadrare il problema della respirazione orale come l’effetto delle ipertrofie adeno-tonsillari. E’ invece nostra convinzione che alcuni quadri disortodontici possano in molti casi indurre l’instaurarsi della respirazione orale, e che quest’ultima secondariamente  finisca per favorire le ipertrofie adeno tonsillari.”

Gli autori dell’articolo vogliono dimostrare come le patologie respiratorie ostruttive possano essere causate dalle malocclusioni, e di conseguenza, come queste siano la causa originaria di disfunzioni al muscolo diaframma.

“Quando il bambino respira con la bocca, infatti, una considerevole quota di aria inspirata  salta il fisiologico filtro costituito dall’epitelio nasale ciliato e investe,  non preriscaldata nelle fosse  nasali e nei seni, il tessuto adeno-tonsillare. L’ipertrofia di quest’ultimo, che  ne consegue, finirà per  aggravare il mancato utilizzo della via nasale fino ad escluderla, instaurando così un circolo vizioso.
Il diminuito flusso respiratorio genererà una ipoventilazione polmonare, con diminuito interscambio gassoso e tendenziale riduzione della riserva alcalina.”

Qui è racchiuso il primo principio attraverso il quale le malocclusioni provochino delle disfunzioni all’apparato respiratorio, con tutta la muscolatura a lui connessa. L’ipoossigenazione, come noto, può interferire con lo sviluppo intellettivo del bambino, rendendolo apatico e incapace di concentrazione e memoria. Inoltre anche il sonno può risultare spesso agitato, innescando un circolo vizioso di stress accumulato nel poco riposo.

Analizzando velocemente le differti tipologie di malocclusioni è possibile capire quali possibili anomalire respiratorie possano portare al bambino:

MORSO APERTO

“La deglutizione risulta atipica: per ottenere il sigillo anteriore indispensabile alla deglutizione, il bambino è costretto ad interporre la lingua fra i denti. Tale interposizione può essere di due tipi, semplice e complessa.
In entrambi i casi è minima o inesistente la contrazione dei muscoli elevatori della mandibola ( masseteri e temporali ). A volte l’ipertrofia tonsillare a sostenere uno sviluppo tendente al morso aperto. Infatti, le tonsille ipertrofiche sono spesso dolenti alla compressione da parte della lingua. Il bambino è pertanto portato ad assumere una posizione di difesa antalgica, a portare cioè la mandibola in avanti e in basso e la lingua ad interporsi tra le arcate.
L’ipotonia  dei muscoli elevatori  favorisce invece la crescita abnorme dei processi alveolari,  che tendenzialmente andrà ad aggravare il morso aperto.”

MORSO PROFONDO

“Il fatto che le arcate dentarie serrino eccessivamente, diminuendo la dimensione verticale della bocca ( cioè la distanza tra le basi ossee mascellare e mandibolare )  comporta due effetti: la retrusione mandibolare e la perdita di una certa parte del volume endoorale a disposizione della lingua. La retrusione risulterà più accentuata se, come spesso succede nei casi di  morso profondo,
gli incisivi superiori risulteranno lingualizzati e accentueranno così l’effetto distalizzante sugli incisivi inferiori e , di conseguenza, sulla mandibola in toto.
A causa poi del minor spazio a sua disposizione (dovuto sempre al morso profondo) la lingua, impedita dal muro dentale a trovare spazio in avanti e ai lati, non potrà che riguadagnarlo  in alto o all’indietro. La spinta linguale si eserciterà sopratutto all’indietro, dove i tessuti molli offrono minore resistenza. In presenza di tonsille blandamente ipertrofiche e di per sè non ostruttive, la lingua finirà per spingerle all’indietro rendendole ostruttive di fatto.”

DEVIAZIONE MANDIBOLARE CON MORSO INVERSO MONOLATERALE

“Anche in questo quadro il palato non raggiunge dimensioni di sviluppo ideali, il che, aggiunto alla anomala intercuspidazione dentale, riduce lo spazio intraorale a disposizione della lingua che, anche in questo caso, esereciterà una eccessiva spinta sulla sutura mediana e sui tessuti molli del retro bocca.”

MORSO INVERSO POSTERIORE BILATERALE

“Il morso inverso posteriore contribuisce disfunzionalmente all’iposviluppo dimensionale dell’arcata superiore, con conseguente iposviluppo delle sovrastanti vie nasali per prevalente decremento  di sviluppo orizzontale.
Il palato ogivale ( che può talvolta essere presente ) è di solito meno marcato che nel morso profondo, giacchè la lingua, solitamente ad inserzione bassa, trova spazio nella zona mandibolare che è solitamente normale o ipersviluppata e limita pertanto la spinta verso l’alto.”

Ognuna di queste situazioni comportano inevitabilmente a modificazioni della muscolatura respiratoria, tra cui il muscolo diaframma. Avendo un diaframma condizionato si incorrerà a possibili modificazioni della postura, come visto nell’articolo LE INFLUENZE DEL MUSCOLO DIAFRAMMA NELLA POSTURA.

Quindi, trattando con bambini aventi malocclusioni, non solo è di primaria importanza risolverle tenendo in considerazione la deglutizione atipica che sarà presente, ma sopratutto rieducare la respirazione diaframmatica inevitabilmente compromessa.

Qui l’articolo nel suo completo del Dott. E. Bernkopf, Dott. V. Broia e Dott. A. Bertarini: Malocclusioni e patologie respiratorie ostruttive

 

 

 

INTERVISTA AL DOTT. GIANLUCA SALERNITANO – le interviste di posturoconsapevoli.org

INTERVISTA AL DOTT. GIANLUCA SALERNITANO – le interviste di posturoconsapevoli.org
Prima della presentazione del nostro prossimo ospite, lo staff del blog Posturoconsapevoli.org deve fare una precisazione per tutti gli utenti.
Tutte le interviste che leggete su queste pagine vengono riproposte così come ci vengono inviate, senza alcun taglio o censura.
Oggi il nostro ospite è sicuramente una delle persone più attive nella diffusione della Posturologia sul territorio nazionale.
Abbiamo raggiunto telefonicamente il dott. Gianluca Salernitano, presidente dell’ ” Associazione Italiana Studio e Ricerca in Posturologia”.
Troverete una testimonianza molto sentita e sincera incentrata sul significato della professione medica.

 

 

1-Lei è il presidente di una delle associazioni più importanti d’Italia per quanto riguarda la diffusione della posturologia. Da quale necessità nasce la creazione dell’ “Associazione Italiana Studio e Ricerca in    Posturologia”?
La necessità è stata proprio la mancanza sul territorio nazionale di un’associazione che potesse dare delle risposte alle domande dei colleghi.
Io mi occupo di posturologia da qualche anno e l’esigenza è nata proprio dal fatto che non sapevo a chi rivolgermi per chiedere delle cose, avere delle delucidazioni o anche sapere come poter organizzare un congresso.
Sono stato quindi spinto dalla passione dalla voglia di far crescere una branca della medicina così importante e che si era fossilizzata negli anni.
Esistevano comunque dei tentativi in Italia di alcune associazioni, che avevano però fallito.
Per noi che cominciavamo a studiare la posturologia, non era facile avere dei contatti con altra gente; Facebook non era così usato e non esistevano molti gruppi di fisioterapia o di scienze motorie.
Era molto complicato parlare di posturologia.
Quindi è nata questa idea nel 2009 e da allora posso dire che ci sono state parecchie soddisfazioni.
Penso di poter dire che a oggi l’Associazione Italiana Studio e Ricerca in Posturologia sia, sul territorio nazionale, l’associazione madre.
Chi vuole partecipare è ben accetto, non c’è assolutismo da parte nostra.
 2-Quali sono le vostre  iniziative principali?
Il 25 Ottobre c’è stato il nostro congresso nazionale a Caserta.
Ogni anno diamo una tematica al congresso in modo da seguire un percorso.
Sono intervenuti relatori di un certo livello come ad esempio il dott. Giuseppe Stefanelli.
Durante l’arco dell’anno ci sono invece le attività della Medical Training  Accademy; una società di formazione che ha la sua scuola di posturologia integrata.
Cerchiamo di fare una formazione di alto livello e superare i limiti della formazione universitaria.
Per quanto la formazione universitaria sia importante, conserva le sue lacune, e noi cerchiamo di superare queste  barriere e dare una formazione a 360°.
 3-Pensa sia auspicabile uniformare l’insegnamento dei vari master in posturologia clinica?
Io penso che un minimo di indirizzo già esista, il problema è che non viene rispettato.
Nella nostra scuola accettiamo tutte le figure sanitarie, perché la posturologia non è una branca esclusiva per i medici.
E’ una branca che ci insegna a valutare e osservare, ma cosa ancora più importante è che insegna la fisiologia del corpo umano.
Il suo insegnamento dovrebbe essere inserito in tutti i corsi di laurea; non dovrebbe essere un mistero che una cicatrice può provocare un disturbo posturale.
Per quale ragione un mio paziente va dall’oculista e gli vengono valutate solo le forie ?
Perché sottovaluta l’importanza della convergenza e dell’azione muscolare dell’occhio.
La stessa cosa capita se invio un mio paziente da un odontoiatra; ancora oggi si fa ortodonzia senza tener conto della funzione (lingua e deglutizione).
Ancora c’è tanta ignoranza.
Quindi è giusta la diffusione dell’insegnamento della posturologia, ma è chiaro che a ognuno di noi deve essere detto che lo può utilizzare mantenendo gli occhi ben puntanti sulle specifiche del proprio profilo professionale.
A molti ragazzi che provengono da scienze motorie o da ortottica ecc.. non viene detto questo e credono di aver acquisito un titolo.
Un titolo che gli consente di indossare un camice bianco!
Noi dobbiamo chiarire questa cosa perché dietro a quel ragazzo che porta i 3000 euro all’università, c’è un sognatore spinto da passione; noi quindi dobbiamo spiegare a questi ragazzi questo aspetto. E’ un fatto di onestà.
Non dobbiamo atteggiarci a “dottorori”, dobbiamo essere persone perbene.
Tutto questo è ciò che la “Società Italiana Studio e Ricerca in Posturologia” sta cercando di diffondere.
Se un laureato in scienze motorie svolge la sua attività a scuola, in palestra, con una società sportiva o in una struttura privata, come può fare correttamente prevenzione senza conoscere la posturologia?
Mi innervosisco quando viene detto che un  laureato in scienza motorie che ha conseguito un master o ha fatto un corso in posturologia è un abusivo.
Ma come si permettono ?
Dobbiamo informare su quali sono le competenze, cosa che l’università non fa sfortunatamente.
Un master non è un titolo abilitante a una professione, è solo un corso universitario.
Fondamentalmente è per queste ragioni che è nata la nostra scuola.
Cerchiamo di dare le giuste competenze, le giuste informazioni e l’onestà.
Cerchiamo di dire ai laureati in scienze motorie quello che possono e che devono fare:
dovete tenere gli occhi bene aperti su mio figlio, perché ve li affidiamo.
Dovete essere dei professionisti dello sviluppo; è una grandissima responsabilità.
4Cosa vorrebbe cambiare  nel sistema sanitario italiano?
Ora come ora toglierei le convenzioni ai centri e convenzionerei direttamente gli studi del medico, del logopedista, del fisioterapista, di tutte quelle che sono le varie attività, in modo da offrire un prodotto qualitativamente migliore e per creare una concorrenza; abbassare i prezzi per avere una qualità maggiore.
Non trovo giusto che il meno abbiente non possa permettersi  questi servizi.
Toglierei un po’ di potere al “barone”, al medico.
 5-Un’anamnesi approfondita sta alla base di una corretta terapia. Purtroppo, per diversi motivi è,  di fatto, la fase che più viene sacrificata. Quali sono secondo lei i motivi che portano a questa mancanza?
Forse è una questione di tempi, forse molte persone corrono davanti al paziente, o probabilmente non hanno la giusta chiave di lettura e non riescono a estrapolare dall’anamnesi le giuste informazioni.
 6L’utilizzo del neuro-taping nella normale pratica fisioterapica è in aumento. Pensa che sia utilizzabile anche nella rieducazione posturale?
Sicuramente non eccederei nell’utilizzo.
L’ho però utilizzato in alcuni casi e mi sono arrivate delle buone risposte.
Diciamo che come drenaggio, sostegno muscolare e stimolo propriocettivo, non avrei dubbi sulla sua utilità.
Il taping non deve però diventare l’unica risposta terapeutica da dare al paziente; può essere però un buon supporto alla terapia.
 7-Quanto si sta facendo, e quanto va ancora fatto nell’ambito della disabilità? 
Si sta facendo molto poco.
La posturologia ha bisogno di essere integrata in maniera più completa.
Ci sono ancora patologie che possono portare a disabilità, che se affrontate in maniera preventiva tramite la posturologia magari possono avere un esito diverso.
Penso che sia importante la diffusione. Andrebbe studiata di più e servirebbe una presa di coscienza da parte di tutta la medicina.
Sicuramente può dare un grande supporto.
Alcuni affermano di  non conoscerla, altri dicono di non crederci, come se fosse magia o pranoterapia.
Se si va a vedere su Wikipedia, la posturologia viene descritta ancora come una branca della medicina alternativa.
La medicina attuale queste cose non le ha affrontate; il medico non è pronto, preferisce fare tutto ciò che è di sua pertinenza; ha imparato a fare una cosa e la farà sempre.
Forse al medico non conviene; se gli si porta l’alternativa e non è di sua competenza, non la sa fare, quindi la soluzione al problema del suo paziente diventa un altro professionista. Questo al medico non piace, non è abituato.
Vede l’altro professionista come un antagonista e l’unica cosa che può fare è dire che l’alternativa non funziona e percorrere solo la sua strada.
Questa situazione è peggiorata anche dall’incompetenza dei non medici.
E’ per questo che la posturologia fa fatica a integrarsi.
 8Come affronta l’insuccesso terapeutico?
Grazie a Dio non succede frequentemente, ma quando capita, lo affronto con umiltà, rivedendo completamente quello che ho fatto.
Cerco quindi di trovare il punto  dove ho sbagliato e mi confronto con altri colleghi.
Non ho vergogna di alzare il telefono e confrontarmi con qualcuno.
Questo lo faccio anche preventivamente, quando permane una minima percentuale di dubbio.
Quando una persona è spinta dalla passione e dalla curiosità affronta queste situazioni con umiltà e si rimette in gioco.
Quando vivo un insuccesso mi dispiace perché una persona ha dato fiducia a me e sono io a dover risolvere il problema.
In queste situazioni comunque non demordo mai, magari non mi faccio neppure pagare, ma devo risolvere il problema.
 9Che consiglio si sentirebbe di dare a un giovane terapeuta appena laureato?
Affrontate il vostro percorso con tanta passione, non prendente dei titoli solo per appenderli al muro; avete bisogno di competenze e conoscenze.
Avete bisogno di divertirvi mentre lavorate e mentre apprendete.
Non fate delle stupide battaglie e lavorate in squadra, in modo da costruire tramite il lavoro di squadra.
Se scegliete un corso di formazione fate attenzione a chi tiene il corso, quali sono le persone coinvolte e cosa vogliono insegnare.
Guardate avanti e non guardate, ne di lato ne indietro.

FRENULO LINGUALE E MALOCCLUSIONI – Interferenze tra bocca e postura

FRENULO LINGUALE E MALOCCLUSIONI –  Interferenze tra bocca e postura

Il condizionamento della lingua nel nostro corpo è di fondamentale importanza non solo per chi se ne occupa quotidianamente (logopedisti e odontoiatri), ma lo è divenuto in particolare anche per tutti quei professionisti che si intendono di posturologia. Anche noi abbiamo dedicato diversi interventi a questo elemento a volte troppo spesso sottovalutato (vedi la recente Intervista al Dott. Ferrante oppure articoli quali Cambiamenti posturali dopo la correzione della posizione della lingua) e, come dimostrato sopratutto dalla letteratura scientifica, si è constatato quanto la lingua sia importante per risolvere problematiche posturali.

Ma se la lingua è di per sé un condizionatore posturale che sta conoscendo in questi ultimi anni un’attenzione sempre maggiore, c’è una parte di essa che non viene quasi mai considerata in ambito posturale: il FRENULO.

Il frenulo linguale è una piccola parte di tessuto con la funzione anatomica di collegare la parte sottostante della lingua con il basamento della cavità orale. Nel caso di malformazioni questa piccola, ma fondamentale parte, compromette inevitabilmente il corretto funzionamento della lingua. Di conseguenza, se la lingua non è in grado di funzionare correttamente, condizionerà le strutture anatomiche a lei attigue portando a dei possibili squilibri posturali.

Lo studio che proponiamo oggi in questo articolo dimostra come il frenulo linguale sia effettivamente una delle cause delle malocclusioni, infatti gli autori scrivono:

The orofacial musculature plays a pivotal role in maintaining a balance in positioning of the teeth and any imbalance which occurs in this, results in malocclusion. / La muscolatura oro-facciale gioca un ruolo fondamentale nel mantenere l’equilibrio nel posizionamento dei denti e nel caso dovesse verificarsi uno squilibrio in questa la conseguenza potrebbe provocare una malocclusione.”

Considerando che il frenulo è il “ponte” tra la lingua e il basamento della bocca diventa un forte elemento condizionante della muscolatura in questione. Sopratutto per questo motivo diviene di fondamentale importanza la prevenzione, avere un frenulo linguale corto condiziona non soltato la mobilità della lingua (e quindi di conseguenza l’apparato stomatognatico), ma in particolare il corretto sviluppo della muscolatura orofacciale. Questa situazione se non viene corretta negli anni della crescita comporterà ad adattamenti posturali (e non solo) poi molto difficili da correggere.

“The inheritance of malocclusion is influenced by genetic and environmental factors, but with a greater emphasis on the influence of environment, in particular, the orofacial tissues. The positioning of the soft tissues and the tongue posture has a prime role in determining the positioning of the teeth and it is also a determiner of bone formation. / L’eredità delle malocclusioni è influenzata da fattori genetici e ambientali, ma con una maggiore attenzione sull’influenza dell’ambiente, in particolare, i tessuti orofacciali. Il posizionamento dei tessuti molli e la postura della lingua hanno un ruolo di primo piano nel determinare il posizionamento dei denti e sono anche un fattore determinante nella formazione ossea.”

La conclusione dello studio effettuato dimostra l’importanza che il frenulo linguale ha sulla lingua e, di conseguenza, sulla postura dell’uomo. Le malocclussioni quindi vanno considerate sempre sotto ogni punto di vista: da un problema congenito a un fattore ereditario, fino a una disfunzione linguale causata da un frenulo problematico.
A volte le soluzioni possono essere più semplici di quello che si creda.

Qui l’articolo di Swarna Meenakshi e Nithya Jagannathan: Assessment of Lingual Frenulum Lengths

 

INTERVISTA AL DOTT. DANIELE RAGGI – le interviste di Posturoconsapevoli.org

by pconsapevoli
INTERVISTA AL DOTT. DANIELE RAGGI – le interviste di Posturoconsapevoli.org
In questo secondo appuntamento della nostra nuova rubrica ospitiamo il Dott. Daniele Raggi.

E’ forse impossibile trovare una professionista impegnato nell’ambito posturale in Italia che non conosca il prodotto ideato e diffuso dal Dott. Raggi, e cioè PANCAFIT®.

Vedremo quindi com’è nata e come si è sviluppata l’idea che sta dietro a questo importante supporto, ma non solo. Il Dott. Raggi ci farà parteipi della sua esperienza di formatore, attività che svolge sia nell’ambito privato sia in quello pubblico dell’università.   

 

Queste le risposte alle nostre domande:  

1.           La sua figura è ormai legata a doppio filo a Pancafit® e al metodo che porta il suo nome. Può ripercorrere la storia che ha portato alla creazione di questa metodica?
La mia storia terapeutica nasce nel 1980 seguendo un mio illuminato maestro. Da lui apprendo le basi Mézières, di cui me ne innamoro profondamente. Così per molti anni ho utilizzato tale metodica con risultati notevoli, degni di essere chiamati tali. Il destino volle che già ai tempi mi feci una promessa (quasi inconsapevole, ignara di quello che sarebbe stato il futuro): avrei fatto di tutto per far si che il metodo Mézières, non compreso da tutti perché complesso e difficile, potesse proseguire nella storia….e che, all’occorrenza, io ne avessi potuto trarre personale giovamento per l’età anziana.
Nel 1995, ebbi un grave incidente in palestra, a causa un banale scherzo. La lussazione sacroiliaca sinistra fu tremenda e mi causò dolori decisamente invalidanti. Per mesi inizio il pellegrinaggio in vari studi di ogni genere. Più il tempo passava e più fallimenti accumulavo, mi recavo ad approdare ad ogni metodo che mi desse qualche speranza. Tutti i metodi più rinomati e gettonati li feci con risultato zero. Non che tali metodi non fossero validi, ma la mia “ferita” rimaneva tale. Fu così che per disperazione, dopo aver fatto anche sedute di Mézières ed essermi auto trattato in ogni modo, decisi di trovare un’altra strada. Presi due assi di legno, le ricoprii con parti di moquette, le appoggiai in mezzo ad un corridoio, tale per cui le due parti centrali si incontravano nel mezzo del corridoio e i due lati appoggiati alle pareti tale da formare al centro un angolo di oltre 110º. Dunque un angolo aperto al centro….tale che mi potesse accogliere senza difficoltà. Per me era come smettere di lottare con forza e rabbia….ma approcciare con calma…ed un pò di desolazione. Passavo a volte anche due ore in quella posizione…. Respiravo come sapevo doveva essere….e spesso mi ci addormentavo.
Ma, dopo circa due tre settimane, mi resi conto che potevo piegarmi ad allacciarmi le scarpe… Potevo star in piedi più di 2/3’, potevo camminare per più di 10 metri. Ero stranito perché non ero a conoscenza di cosa potessi aver fatto per trovarmi a migliorare. Poi dopo tre settimane, mi accorsi che potevo raccogliere oggetti, prendere in mano una borsa…, andare in fondo alla strada a piedi. Cominciai a capire, ma al tempo stesso non ci volevo credere. Mi guardai allo specchio e la scoliosi antalgica al bacino, che era ormai gravissima, si era ridotta tantissimo. Così, capii, e continuai. Dopo due mesi provai a correre, e feci gli ottanta metri della strada fino al cancello di ingresso del residence. Avevo capito che era arrivato il mio momento, che c’è la potevo fare del tutto. Stavo guardando indietro nel tempo i momenti di disperazione quando, a quarantadue anni, non potevo fare più nulla e nessuno dimostrava di potermi aiutare. Rivedevo i momenti in cui disperato piangendo, guardavo le colline vicino a casa dove andavo con la mia mountain byke. Ormai era tutto un sogno….e mi sentii vecchio di oltre ottant’anni.
Ora invece c’è la stavo facendo. Nel frattempo, nel mio laboratorio di hobbistica, avevo modificato le due assi di legno dotandole di una cerniera centrale per variare gli angoli e i dovuti appoggi a terra: la prima rudimentale Pancafit. Da li, iniziai a farmene fare un paio da un artigiano, poi un’altra da un altro per renderla più leggera e maneggevole per chi, come me, non avrebbe potuto sollevarla in caso di mal di a schiena….
Così, alla fine del 1996, avevo finito il prototipo ben funzionante…ed i primi del 97 era pronta definitivamente la odierna Pancafit.
La prima fiera al festival del fitness, desto il un incredibile successo, al punto che subito mi fu chiesta l’acquisto del brevetto da uno dei più grossi e rinomati costruttori internazionale di attrezzi. Non potevo venderlo, era la mia storia, la mia vita, la mia passione e la mia salvezza. Sarebbe stato un tradimento. Così, ci siamo accompagnati fino ad oggi, sostenendoci l’un l’altro, in un percorso non sempre semplice ed in discesa.
All’inizio, i mezieristi, non potevano accettare qualcosa che allargasse i principi e le modalità del Mézières puro. Ma poi, le sfide mi condussero a risolvere problemi ad alcuni professionisti che, con la loro metodica, non avevano mai risolto. Questo fatto abbattè molte barriere.
Poi, imbastii corsi di formazione sempre più organizzati, congressi, articoli, ricerche, tesi….
2.            Quali sono state le difficoltà maggiori, se ci sono state, nel proporre il suo metodo ad altri colleghi?
Come in parte detto sopra, le opposizioni maggiori sono state da parte dei mezieristi inizialmente e poi da parte dei fisioteristi classici. Questo era dettato dal fatto che inizialmente io ero Laureato in Scienze Motorie, poi, con il metodo Mézières, e solo dopo in Massofisioterapia….ma non ero laureato in fisioterapia classica. Così, feci il perfezionamento post lauream in Posturologia alla Sapienza di Roma, poi il Master in Posturolgia, poi la Laurea in Fisioterapia.
Dal 2000, ho iniziato a produrre moltissime tesi di ricerca su moltissimi argomenti: dal dolore articolare al miglioramento delle performance dello sportivo di ogni livello, fino alle olimpiadi….
3.            Lei e i suoi collaboratori avete formato centinaia di operatori nei molti anni della vostra attività. A suo avviso il livello di preparazione legato alla posturologia è aumentato?
 
Posso dire che moltissimi laureati in Scienze Motorie, che hanno fatto i miei corsi, oggi sono molto più preparati in Posturologia di tanti altri che si occupano di salute. Ma, la Posturologia è un ambito molto complesso, articolato, che quasi non ha confini. Non si finisce mai di imparare. I tempi odierni, hanno fatto si che molti professionisti, compresi quelli che operano nel settore salute e benessere, avvertano la crisi economica…..e ciò ha causato in parte un freno alla formazione costante.
Possiamo comunque dire che molti professionisti che operano in questo settore, conducono questo lavoro come una fondamentale mission…, ma non è così per tutti, come d’altronde in ogni ambito. Oltre 35000 professionisti sono passati nei miei corsi…. In Italia, Spagna, Inghilterra, Svizzera, Stati Uniti…
4.            Nel prossimo futuro vedremo degli aggiornamenti del suo metodo e dello strumento Pancafit®?
Si, è già pronto un prototipo che si integra a quanto fatto e sviluppato ad oggi. Come Pancafit, prima ed unica al mondo in ambito posturale, anche il prossimo attrezzo ha potenzialità straordinarie, soprattutto per determinate patologie complesse della colonna, delle anche, delle spalle. Inoltre, anche un altro attrezzo è in fase di completamento per il trattamento delle epicondiliti, del tunnel carpale, della spalla rigida. I risultai, già da tempo testati, sono straordinari. Ad oggi non vi è nulla di paragonabile. Ne sono molto orgoglioso.
5.            Lei è anche docente universitario. Riesce a portare la visione olistica, propria della posturologia, in un ambiente storicamente chiuso come quello accademico?
Diciamo che quasi sempre, la fama che Pancafit si è creata, facilita il compito. Ma comunque, questo aspetto non mi ha mai perturbato. Ciò che serve, alla fine, è quello di poter dimostrare le logiche e poi i risultati. Fino ad ora siamo riusciti abbastanza bene.
6.            Una visione medica che punta alla risoluzione delle cause che generano il sintomo sembra essere allontanata dal mondo dello sport di alto livello, e i continui casi di atleti continuamente infortunati e operati in fretta e furia ne sono la prova. Quali sono le cause di questa cecità?
Il mondo dello sport, lascia poco margine al lato umano dell’atleta. Questi,,per giungere al punto in cui è arrivato, si è allenato duramente anche sotto il profilo di resiste a tutto, anche al fatto che a volte la sua dignità venga messa in secondo o terzo piano. È brutto dire questo, ma quegli atleti che veramente danno tanto a se stessi ed alla passione comune, meriterebbero qualcosa in più. Quando invece si parla di sport di alto rendimento….il tutto viene sommerso dalla frenesia del rendimento. Il tempo è poco, e la gara o si vince oggi oppure è finita. Tutto questo comporta il dover “tamponare” in fretta con metodi non troppo adeguati. Il risultato è che, la sola inibizione del dolore, porta ad alterare anche la percezione degli schemi corporei fini….e dunque alle incongruenze neuromuscolari…..per arrivare al trauma. L’atleta,m come tale, conosce così bene il proprio corpo che non potrebbe mai farsi male. Quando succede, la risposta la si trova in un allenamento fatto in fretta…e a inibizioni del dolore perché trattare la postura richiede un pò di tempo…che non si trova….
7.             Nella sua valutazione posturale, quali sono gli elementi che tiene più in considerazione?
In primo luogo, io guardo il paziente quando, distrattamente, entra in studio e si siede. Poi ascolto come parla ed il tono della sua voce. Esprime dolore, sofferenza; è adatta alla sua età? O parla per un’età che è del passato?  Poi,,ascolto la sua storia e guardo come si atteggia il suo corpo mentre mi parla….guardo se ciò che dice la bocca del paziente corrisponde al simbolismo/linguaggio del corpo.
Poi, esame posturale, poi test motori e di mobilità minimi base.
Poi test per l’occlusione, per la ATM, per la funzione visiva, per la deglutizione, per le amalgame, per le cicatrici. Poi osservo l’addome, il respiro, ascolto l’odore dell’alito, guardo la pelle, guardo la mappa del volto in cui sono espressi energeticamente gli organi.
Poi, faccio un test per interrogare le catene in postura su Pancafit…..
Alla fine metto insieme tutti i dati….e li creo una strategia di approccio che deve aver come obiettivo dare una risposta al motivo per cui il paziente è venuto da me.
8.             La sfera emotiva e psicologica viene spesso tralasciata nella  valutazione e nel trattamento. Come affronta questo aspetto fondamentale?
Per anni mi sono addentrato, per ricerca personale,monella sfera emotiva. Non faccio e non voglio fare lo psicologo, ovviamente, ma so cogliere molti aspetti relazionali. Per esempio, usando la logica di Hellinger (costellazioni familiari), uso un sistema molto interessante che non mente mai, e da quello capisco come stanno le cose in famiglia….e quanto questo ambito incida nella sua vita.
Dopo di che, dato che ogni tessuto del corpo registra anche le sofferenze dell’anima, la messa in tensione delle catene, spesso, il paziente sente il bisogno di dire,mdi sfogarsi.,e con me trova terreno fertile. Poi consiglio letture appropriate o di rivolgersi a professionisti specifici di fiducia.
9.            Un saluto e un consiglio per i nostri lettori.
Direi…che non bisogna fare l’errore di non ascoltare i sintomi. Vi è un bel libro che si intitola: ogni sintomo è una malattia”. È vero. Meglio non optare per la sofferenza. A volte le ferite interne che ci portiamo addosso,fanno si che non interveniamo per noi stessi, che ci mettiamo sempre ultimi della lista. Mettiamo sempre tutto al primo posto e noi per ultimi. È sbagliato. Il guaio,mè che ci si accorge di questo a volte un pò tardi. Comunque, possiamo anche dire che “non è mai troppo tardi”, e qualcosa si può sempre fare. Ma, meglio prima che dopo.
Le foto dei pazienti che ho postato in questi giorni ne sono la riprova…..
Le persone non meriterebbero di soffrire. Bisogna cambiare il modo di ragionare.
Apertura mentale….e mai arrendersi.
Auguri
 
 Congediamo il Dott. Daniele Raggi  ringraziandolo per la sua disponibilità.
Vi diamo appuntamento alla prossima uscita; parleremo di apparato stomatognatico con un grande professionista del settore : DOTT. ANTONIO FERRANTE.