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I MOVIMENTI SACCADICI COME MEZZO PER IL MIGLIORAMENTO DEL CONTROLLO POSTURALE

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I MOVIMENTI SACCADICI COME MEZZO PER IL MIGLIORAMENTO DEL CONTROLLO POSTURALE

L’esecuzione ripetitiva di movimenti saccadici migliora il controllo posturale dei pazienti affetti da disfunzione vestibolare?

Prima di addentrarci nella discussione aperta dal Dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale Universitario di Modena, è bene definire cosa siano rispettivamente i movimenti saccadici e le disfunzioni vestibolari.

I movimenti saccadici, o saccade, sono movimenti rapidi degli occhi atti a portare la zona di interesse a coincidere con la fovea (zona centrale della retina). Mentre le disfunzioni vestibolari sono tutte quelle situazioni in cui si verifica una particolare problematica al nostro sistema che gestisce l’equilibrio.

Lo studio su cui si appoggia questa ricerca è la “sostituzione sensoriale”, ovvero:

“In una sorta di scambio funzionale tra i sistemi visuo e vestibolo-oculomotore, alcuni movimenti saccadici di direzione opposta allo spostamento angolare della testa verso il lato del labirinto leso mantengono la fissazione del bersaglio visivo sulla fovea retinica”.

In sostanza questa ricerca avendo come perno il concetto precedentemente illustrato ha:

“[…] esplorato la possibilità di come i movimenti saccadici possano compensare o correggere l’asimmetria dei riflessi vestibolo spinali e indurre il sistema posturale a un più efficiente controllo dell’equilibrio statico nei pazienti affetti da disfunzione vestibolare e, in tal caso, se tale effetto di stabilizzazione potesse essere impiegato come tecnica di riabilitazione vestibolare”.

Quindi: se è vero che gli occhi possono essere l’origine di una vertigine, e relativamente di un problema vestibolare (vertigine visiva), possono essere al contempo mezzo di stimolo per migliorare un problema vestibolare e posturale non legato a loro?

Nell’articolo in allegato, i ricercatori D. Monzani, G. Setti, D. Marchioni, E. Genovese, C. Gherpelli e L. Presutti, illustrano come su diversi campioni di studio aventi specifiche disfunzioni vestibolari, l’applicazione del procedimento riabilitativo sull’esecuzione di ripetuti movimenti saccadici abbia comportato un netto miglioramento delle problematiche stesse e di conseguenza un miglior controllo posturale: L’esecuzione ripetitiva di movimenti saccadici migliora il controllo posturale

DALLA MATRICE EXTRACELLULARE ALLA POSTURA

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DALLA MATRICE EXTRACELLULARE ALLA POSTURA

Fino ad oggi abbiamo sempre affrontato caratteristiche e problematiche relative alla postura con una visione “macro” del sistema, ma non esiste solo questa.

Il concetto su cui si basa la Natura è la creazione di un “sistema” attraverso il sostentamento e lo sviluppo di un altro sistema, ovvero non può esistere un sistema chiamato uomo se al suo interno non esistono altri sistemi che lo costituiscono.
Inevitabilmente questi sono tra loro connessi in maniera biunivoca, avranno quindi il potere di condizionarsi vicendevolmente.

Conoscere e comprendere, attraverso la visione “micro” del nostro sistema, quale sia l’entità e il relativo condizionamento della Matrice Extra Cellulare (MEC, ndr) che ha sulla postura, diventa dunque un elemento di non trascurabile importanza.

Senza entrare troppo nello specifico sulla Matrice Extra Cellulare (ma che potrete trovare informazioni relative cliccandoci sopra) c’è da sapere che svariati recettori presenti sulla membrana delle cellule sono adibiti a captare e interagire con gli stimoli intra ed extra cellulari e sono soggetti a profonde variazioni durante tutto l’arco della vita cellulare.
La cellula pertanto combina, coordina, trasforma, attiva e cessa numerose operazioni provenienti sia dal suo interno che dalla MEC processandole al momento opportuno attivando la specifica reazione (vivere, morire, dividersi, muoversi, modificarsi, secernere qualcosa nella MEC o immagazzinarlo al suo interno ecc.).

“La MEC è costituita da specifici elementi, che sono:

  • proteine strutturali;
  • proteine specializzate;
  • proteoglicani e glusamminoglicani.

Può essere quindi considerata come un complessissimo network in cui i suoi elementi forniscono innumerevoli funzioni fra cui quelle di supporto strutturale e regolazione di ogni attività strutturale e organica. Occorre considerare l’omeostasi globale cellulare come un complesso di meccanismi che possono trovare origine e sviluppo all’interno della cellula o all’esterno nella MEC. Siamo di fronte a un infinito network biochimico in grado di generare, modulare, variare e propagare, anche a distanza, milioni e milioni di informazioni.”

Con questo concetto il Professor Chetta (da cui l’articolo in allegato) esprime il concetto di unità e condizionamento che ha origine dal micro del nostro sistema, andando poi a condizionare conseguentemente il macro:

“Tutti i tessuti sono collegati e funzionalmente integrati fra loro non in sistemi chiusi ma aperti; fra essi avvengono continui scambi, che possono attuarsi sia a livello locale che sistemico, sfruttando messaggi biochimici, biofisici ed elettromagnetici, ossia utilizzando le varie forme di energia.”

Aggiunge inoltre:

“Il tessuto connettivo è parte integrante della MEC.
Esso non presenta soluzioni di continuità: ogni tessuto e organo contiene tessuto connettivo e le loro funzioni dipendono in maniera straordinaria dalle interconnessioni anatomo-funzionali. Embriologicamente la maggior parte dei tessuti connettivi derivano dal mesoderma, alcuni tessuti connettivi del cranio derivano direttamente dal neuroectoderma.
Quello che fino a poco fa era considerato un “banale” tessuto di connessione e riempimento, è in realtà un sistema o organo con innumerevoli fondamentali funzioni.”

Ed è qui che si realizza il collegamento tra il micro e il macro, ovvero tra la matrice extracellulare e la postura:

“Fra i vari tipi di tessuto connettivo la fascia connettivale è il “ponte” che ci conduce dalla MEC alla postura.”

Per approfondire questa importante correlazione è a vostra disposizione l’intero articolo del Professor Chetta: Matrice Extra Cellulare e Postura

ANALISI POSTURALE IN PAZIENTI CON DISTURBI DELLA VOCE

ANALISI POSTURALE IN PAZIENTI CON DISTURBI DELLA VOCE

In questi ultimi anni è aumentato considerevolmente l’attenzione e lo studio correlativo tra i disturbi della voce e la postura. Sempre più ricercatori e professionisti si avvalgono di questi studi sperimentali nel dimostrare e confermare come i problemi relativi alla voce abbiano anche un importante condizionamento a livello posturale.

Ma come può la voce influire sulla postura?

Non bisogna assolutamente dimenticare che la voce è il “prodotto” di una serie di complesse contrazioni muscolari che permettono alla corde vocali di vibrare e, quindi, produrre un suono.

Uno dei disturbi più frequenti della voce, o disfonia disfunzionale ipocinetica, è un’alterazione muscolare extra-laringea anche se, a oggi, non ci sono certezze se questa disfunzione muscolare sia la causa oppure la conseguenza dell’inadeguata attività laringea.
La situazione disfunzionale crea molto probabilmente un circolo vizioso in cui un’alterata tensione extra-laringea e una inadeguata attività laringea convivono sostenendosi a vicenda.

Queste tensioni muscolari alterate dalle patologie laringee e dal cattivo utilizzo della voce stessa sono disturbi che accrescono la correlazione tra la disfonia disfunzionale e l’allineamento posturale.

Poiché la laringe è collegata direttamente con l’osso ioide questa viene costantemente influenzata dai movimenti stessi dell’osso, infatti a un suo innalzamento corrisponde un consequenziale innalzamento della laringe.
Ma l’osso ioide è a sua volta fortemente condizionabile dalla lingua, dall’articolazione temporo-mandibolare e dalla colonna cervicale. Se si considerano quindi le connessioni muscolo-tendinee e legamentose che queste strutture hanno con l’osso ioide, e l’osso ioide con la laringe, il rapporto anatomo-funzionale tra la laringe e la postura diviene chiaro.

Nello studio che vi presentiamo (file in allegato, ndr) un gruppo di soggetti aventi disfonie disfunzionali si è sottoposto ad analisi posturografica prima del trattamento logopedico e successivamente allo stesso.

I risultati dello studio hanno confermato come l’utilizzo corretto della voce condizioni l’assetto posturale del corpo e la maggiore consapevolezza propriocettiva acquisita durante la terapia logopedica ha permesso un netto miglioramento della performance posturale.

Qui l’articolo relativo allo studio di A. Nacci, B. Fattori, V. Mancini, E. Panicucci1, J. Matteucci, F. Ursino, S. Berrettini: Analisi posturografica in pazienti con disfonia disfunzionale prima e dopo trattamento logopedico riabilitativo

DENTOSOFIA E POSTUROLOGIA

DENTOSOFIA E POSTUROLOGIA

Come oramai ben noto, la Posturologia indaga il corpo con disfunzioni posturali al fine di (ri)equilibrare il sistema portandolo in uno stato di benessere psico-fisico. Il procedimento attraverso il quale studia i diversi atteggiamenti è costituito da specifici test neuro-fisiologici che stimolano i diversi recettori (apparato vestibolare, bocca, occhi, piede, etc.)  le cui risposte daranno un indirizzo specifico al sistema che più influisce sugli scompensi in atto.

Una delle priorità rimane senz’altro la tempistica con la quale si interviene, e questo per il semplice fattore che elementi adattati a uno scompenso possono divenire col tempo fissati. Questo comporterà un lavoro specifico anche su quel sistema che ha dovuto compensare uno scompenso originato da un’altra parte (come abbiamo già illustrato nell’articolo L’APPROCCIO INTEGRATO AL PIEDE PIATTO IN POSTUROLOGIA).

Uno degli apparati più soggetti a interferenze, e sopratutto, a essere l’origine degli scompensi, è l’apparato stomatognatico.

Esistono numerose metodologie a riguardo, e tra queste, una delle più accreditate e funzionali è la Dentosofia:

“Questa terapia prende le mosse dal riconoscimento della correlazione tra salute della bocca, del corpo e della psiche: la bocca, visibile, è espressione dell’invisibile, la psiche”

E’ in questo modo che il Dott. Francesco Santi scrive nell’introduzione del suo articolo per spiegare a chi ancora non conoscere questo metodo.

Prosegue scrivendo:

“In più di quindici anni di esperienza, i due autori (Dott. Rodrigue Mathieu e Dott. Michel Montaud, ndr) hanno osservato una relazione sistematica tra una bocca disequilibrata e svariate patologie”

E quali sono queste patologie a cui si fa riferimento?

  • mal di testa
  • mal di schiena
  • dislessia
  • difficoltà di concentrazione
  • bambini ipercinetici
  • disturbi del sonno
  • stress, depressione
  • problemi della sfera ORL
  • problematiche allergiche
  • disturbi dell’equilibrio
  • dolori articolari

“[…] le deformazioni della bocca si accompagnavano a disfunzioni organiche, elencando un numero impressionante di patologie. Tali patologie si manifestano quando sono alterate le seguenti funzioni neuro-vegetative:  la masticazione, la deglutizione, la fonazione e la respirazione nasale”

In sostanza, cioè che è alla base della Dentosofia è una visione olistica del corpo senza limitarsi al solo apparato stomatognatico, quindi con una mentalità posturologica.

Per chi volesse approfondire la propria conoscenza della Dentosofia può leggere questo articolo scritto dal Dott. Francesco Santi: La Dentosofia

BITE POSTURALI – LA POSIZIONE POSTURALE MANDIBOLARE

BITE POSTURALI – LA POSIZIONE POSTURALE MANDIBOLARE

“Nei testi di odontoiatria l’apparato stomatognatico è considerato una catena cinematica chiusa che termina all’osso ioide; nei testi posturali invece l’apparato stomatognatico è considerato parte integrante di catene muscolo fasciali che, attraverso i muscoli sottoioidei, lo collegano al resto del corpo”

Leggendo  queste prime righe di introduzione dell’articolo di Giovanni Maver si evince la complessità nella quale il nostro corpo si ritrova a vivere tra continui e costanti condizionamenti. Come già specificato in altri nostri articoli, tra cui CAMBIAMENTI POSTURALI DOPO LA CORREZIONE DELLA POSIZIONE DELLA LINGUA, l’apparato stomatognatico rappresenta uno dei principali sistemi di condizionamento del sistema tonico-posturale, e di come sia oramai impossibile considerare questo elemento indipendente da tutto il resto.

Continuando nella lettura si evidenzia l’importanza di questo principio:

“Questo  lo rende un tutt’uno con regole comuni del corpo e dell’apparato stomatognatico che prevedono una posizione posturale fisiologica, ottenuta attraverso la ricerca dell’equilibrio, col minimo lavoro muscolare e in assenza di dolore. Da questa posizione la bocca e il corpo partono per compiere qualsiasi azione”

Un altro elemento importante da tenere in considerazione è il concetto di equilibrio mandibolare.

Questo principio parte dall’aspetto che:

“[…] non è possibile suddividere l’apparato stomatognatico in tante parti o momenti, ma bisogna considerarlo come un insieme sinergico, in cui tutto è egualmente importante e in cui tutto concorre a dare equilibrio e stabilità”

Una delle domande che sorge spontanea è: cosa può alterare questo equilibrio e stabilità?

Ovviamente i motivi possono essere molteplici, intrinseci ed estrinseci all’apparato stomatognatico stesso, ma una volta appurata la “primarietà” di questo sistema sugli altri, quali sono le possibili correzioni da apportare, e con quali strumentazioni?

L’utilizzo di “bite posturali” è uno dei più efficati, in quanto attraverso un’azione di svincolo rilassa la muscolatura riportando in equilibrio funzionale i due mascellari e lingua.

Qui l’articolo di Giovanni Maver nel suo completo: Bite posturale

CAMBIAMENTI POSTURALI DOPO LA CORREZIONE DELLA POSIZIONE DELLA LINGUA

CAMBIAMENTI POSTURALI DOPO LA CORREZIONE DELLA POSIZIONE DELLA LINGUA

“Esiste davvero la sindrome glosso-posturale?”

Con questa semplice e immediata domanda il Professor Antonio Ferrante affronta un problema e una visione particolare della posturologia.

“Per decenni la bocca  è stata considerata avulsa dal reste dell’organismo, relegata a un ruolo subalterno rispetto al rimanente del corpo, adibita alle sole funzioni del linguaggio, della masticazionee della deglutizione. Già a molti sembrava assurdo che una alterazione dell’occlusione potesse essere causa di cefalee, figuriamoci la possibilità di correlare un atteggiamento del piede con un problema di funzione stomatognatica.”

Questo passaggio dell’articolo (che troverete in allegato) fa comprendere come, fino a qualche anno fa, una visione olistica del corpo era ancora ben lontana da quella che oggi siamo riusciti a ottenere. E la lingua, può essere uno dei fulcri di questo nostro sistema non lineare?

“La Posturologia riconosce un ruolo di informatori encefalici primari a:

  • Apparato Stomatognatico (sopratutto articolazione temporo-mandibolare)
  • Occhio (componente propriocettiva della muscolatura estrinseca e componente visiva)
  • Orecchio (soprattutto nella componente vestibolare)
  • Piede

La lingua che non contatta il palato ed induce una deglutizione scorretta è in grado di interferire con tutti questi sistemi recettoriali.

Come scritto nel nostro articolo precedente ANALISI OSTEOPATICA E POSTUROLOGICA TRA DEGLUTIZIONE DISFUNZIONALE E ALTERAZIONE DELL’EQUILIBRIO il numero di volte in cui la deglutizione si attiva nelle 24 ore è pari a circa 2000, e una disfunzione miofunzionale della lingua ha un effetto domino a partire da tutte le strutture a essa collegata.

E’ quindi individuabile nel complesso della lingua un’interferenza primaria nel sistema tonico-posturale del nostro corpo, e non una compensazione secondaria. L’importanza della posizione della lingua, sia nella fase di “riposo” (anche se in realtà è sempre attiva) che in quella dinamica della deglutizione, è un fattore non più trascurabile.

Quindi, esiste davvero la sindrome Glosso-Posturale?

La risposta dettagliata in questo approfondito articolo del Professor Antonio Ferrante: Esiste davvero la Sindrome Glossoposturale