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COME INTERFERISCE L’APPARATO VESTIBOLARE SULLA POSTURA?

by pconsapevoli
COME INTERFERISCE L’APPARATO VESTIBOLARE SULLA POSTURA?

Il Sistema Tonico Posturale, come tutti gli altri Sistemi del nostro corpo, è complesso. Sarebbe forse meglio definirlo in un altro modo: non lineare. Il miglior esempio è stato dato dal Prof. Fabio Moro: “Provate a trovare l’origine di un cerchio!”

Quante possono essere le interferenze in questo Sistema? Forse è il caso di dire che l’aspetto più importante è di trovare il recettore posturale che crea la maggior interferenza. E per farlo servono due cose:

  • una conoscenza del principio della non linearità del Sistema Tonico Posturale;
  • un’ottima umiltà professionale, e nel miglior networking possibile per creare collaborazioni professionali intorno al paziente.

Entrando nello specifico dell’articolo di oggi, tratteremo dell’interferenza dell’Apparato Vestibolare e di come, attraverso una visione molto specifica, sia possibile lavorarci. Ma prima di addentrarci, facciamo un piccolo remind sul nostro attore principale, l’Apparato Vestibolare (grazie ad un’ottima descrizione del Dott. Giovanni Chetta, che potete trovare qui).

L’Apparato Vestibolare (vestibolo, labirinto) è situato in profondità nell’osso temporale (rocca petrosa), dietro l’orecchio interno. Il canale cocleare della chiocciola (coclea), infatti, è in collegamento con un rigonfiamento (2-3 mm) colmo di endolinfa, il sacculo. Al suo interno sono inoltre presenti dei microcristalli (otoliti, statoconi) che consentono ai recettori sensoriali (meccanocettori), posti nella parete del sacculo, di percepire l’accellerazione verticale (quella, ad esempio, che si prova salendo in ascensore). Esso è inoltre sensibile a suoni a bassa frequenza (sotto i 500 Hertz) e alto volume (superiori ai 100 decibel) che quindi stimolano il movimento.
Il sacculo è, a sua volta, in comunicazione con un’altra vescicola, l’utricolo (otricolo), che, tramite lo stesso meccanismo, fornisce informazioni sull’accellerazione orizzontale (quella subita su un auto o moto, ad esempio).
L’utricolo, inoltre, rappresenta lo sbocco comune dei tre canali semicircolari (ca. 1 cm di diametro e perpendicolari tra di loro, con all’interno endolinfa) del labirinto. I recettori sensoriali dei canali semicircolari percepiscono i movimenti rotatori di testa e corpo (accellerazioni angolari).

Questi sistemi, tutti insieme, forniscono al cervello informazioni sulla posizione della testa e del corpo nello spazio. In particolare, sembra che solo il sistema otolitico (sacculo e utricolo) partecipi alla regolazione posturale fine (influenzando il tono muscolare), mentre il sistema semicircolare intervenga esclusivamente nell’equilibrio dinamico.

 Quindi, in cosa consiste la terapia riabilitativa vestibolare ?

“La terapia riabilitativa vestibolare è una terapia funzionale e non è dunque in grado di interferire con gli agenti etiologici e coi meccanismi patogenetici. Il suo obiettivo è esclusivamente il ripristino delle funzioni alterate, ottenuto favorendo l’attività adattivo-compensatoria o inducendo l’abitudine allo stato patologico.”

Queste le parole del Dott. Leonardo Manzari, specialista otorinolaringoiatra. Il quale ha sempre spinto verso l’unica direzione possibile, la collaborazione tra le diverse figure professionali:

“Di fronte ad una difficoltà di adattamento è fondamentale che il vestibologo si dedichi alla ricerca delle cause (patologiche centrali, età, muscolo tensione da disfunzione rachidea e/o da disordine cranio mandibolare, psicologiche, etc.) Si dovrà dunque dedicare alla rimozione delle cause (così detta fase multidisciplinare) in accordo con altri specialisti (fisiatra, odontoiatria e/o gnatologo, psichiatra, oculista).”

Come per ogni altra situazione, la miglior cura è la prevenzione e tempestività di intervento. Per poterlo fare, però, bisogna avere gli strumenti giusti. E quali sono i test migliori per poter definire la priorità di interferenza dell’Apparato Vestibolare in caso di disturbi posturali?

Scoprilo leggendo l’articolo del Dott. Leonardo Manzari: PRINCIPI E PRASSI DELLA RIABILITAZIONE VESTIBOLARE

INTERAZIONI TRA APPARATO STOMATOGNATICO E STRUTTURA CRANICA

INTERAZIONI TRA APPARATO STOMATOGNATICO E STRUTTURA CRANICA

In questi anni abbiamo imparato a conoscere l’Apparato Stomatognatico sotto diversi punti di vista e, soprattutto, le diverse interazioni che ha con altri sistemi del nostro corpo. Osservando bene le diverse tematiche trattate nei precedenti articoli, si nota come l’Apparato Stomatognatico sia sempre stato l’elemento posto “più in alto” delle interazioni posturali. Ma se iniziassimo a considerare anche quello che c’è anche sopra?

Possono esistere interazioni tra cranio e Apparato Stomatognatico?

Per poter affrontare questo delicato tema, senza incorrere in errori, o perderci nel mare delle possibilità, ci siamo appoggiati alla sapiente visione, ed esperienza, del Dott. Giuseppe Stefanelli. Durante gli anni della sua lunga carriera ha sviluppato una metodologia a riguardo, chiamata OrtoCranioDonzia, la quale tratta specificatamente di possibili influenze tra questi due elementi:

“Non esistono malocclusioni senza un disequilibrio strutturale delle basi ossee in cui i denti sono inseriti, ergo risulta indispensabile procedere prima alla loro mobilizzazione e riequilibrio. Questo, associato ad un ripristino funzionale adeguato (respirazione, deglutizione, masticazione) è l’obiettivo primario”

Abbiamo visto come, nel recente articolo MAL DI TESTA E APPARATO STOMATOGNATICO, uno studio scientifico dimostri un riscontro più frequente di cefalee abituali e persistenti in pazienti portatori di problematiche anatomiche, e/o funzionali, a carico dell’Apparato Stomatognatico. Oppure in POSTURA E OCCLUSIONE come, quest’ultima, influenzi significativamente lo sviluppo nell’età evolutiva. È anche per queste ragioni che il Dott. Stefanelli commenta in questo modo:

“L’ortognatodonzia dovrebbe cambiare radicalmente, in primo luogo, i suoi riferimenti diagnostici e poi quelli terapeutici. La vecchia classificazione di Angle, i valori teleradiografici, dovrebbero lasciare il posto al concetto di schema cranico, di asimmetria fisiologica, di ripristino funzionale e di riorganizzazione neurologica.
Gli studi sulla neuroplasticità oggi dimostrano che, modificando l’occlusione arbitrariamente, si modifica strutturalmente e funzionalmente il cervello e la neurofisiologia.”

Entrando nello specifico, come si può intervenire per poter interessare le osse craniche attraverso l’ortognatodonzia? Come per ogni sistema, c’è una porta d’ingresso principale, e in questo caso è la mobilizzazione della premaxilla:

“[…] espandere la sutura inter-canina rilascia i molari, la premaxilla, quattordici ossa facciali e i patterns di Strain della Sinfisi sfeno-basilare. In medicina cinese la premaxilla e gli incisivi sono in connessione energetica con il meridiano del rene”

Ma perché ora il collegamento con la medicina cinese? Considerando il minor scetticismo che attornia questa cultura, sempre più professionisti sanitari fondono le due culture mediche (occidentale e orientale, ndr) al fine di aumentare la propria visione olistica sul corpo umano.

“Nella medicina cinese, il rene viene considerato come l’organo depositario dell’energia ancestrale. Se questa “energia renale” e il tessuto connettivo sono deboli, i limiti fisiologici vengono superati e il paziente potrebbe sviluppare una “nefroptosi”, vale a dire una discesa del rene che potrebbe oltrepassare l’altezza di due vertebre. Da qui un disequilibrio posturale globale. Inoltre, secondo le teorie dell’Agopuntura e della Medicina Funzionale, il circuito energetico Rene-Vescica è responsabile dello sviluppo del sistema scheletrico.”

Non sempre è semplice il confronto per chi studia il problema da un punto di vista differente, ma non per questo dev’essere messo in minor luce. Con questo articolo, scritto in collaborazione con il Dott. Stefanelli, si è voluto dare voce a un professionista che da anni si impegna quotidianamente, sia nella ricerca accademica che nello sviluppo professionale con un’unica visione:

“Per me la Ortognatodonzia è molto di più, è una vera “Scienza della salute” e come tale continuerò a professarla”

Qui per la lettura integrale delle risposte al Dott. Stefanelli: INTERAZIONI TRA APPARATO STOMATOGNATICO E STRUTTURA CRANICA

MAL DI TESTA E APPARATO STOMATOGNATICO

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MAL DI TESTA E APPARATO STOMATOGNATICO

I mal di testa sono sempre causati da problematiche diverse tra loro. Anche sulla stessa persona, a meno che non siano in atto patologie specifiche, le cefalee hanno quasi sempre un’origine differente. Quando, ad esempio, sono dovute a fattori di stress psico-fisici, oppure a problematiche legate alla cervicale, o a situazioni di disturbo visivo. Si potrebbe creare un elenco piuttosto imponente sulle possibili cause dei mal di testa.

Ma tra queste vogliamo oggi analizzarne una nello specifico, quella causata dai Disordini Cranio-Mandibolari (DCM, ndr.):

“Il riscontro sempre più frequente di cefalee abituali e persistenti in pazienti portatori di problematiche anatomiche e/o funzionali a carico dell’apparato Stomatognatico, spiega la necessità di includere le cefalee tensive scondarie tra le patologie odontoiatriche”

Leggere l’incipit dell’articolo del Dott. Andrea Gizdulich rende molto chiara la direzione che si vuole prendere: dare la giusta importanza a questo apparato, troppo spesso sottovalutato al di fuori di se stesso.
È doveroso approfondire (o ricordare) alcuni degli aspetti più caratteristici: la mandibola è un osso talmente particolare dall’essere unico che, per mezzo delle sue articolazioni, si lega alle ossa temporali, creando l’Articolazione Temporo-Mandibolare (ATM,ndr). Questa articolazione è piuttosto complessa, in quanto permette movimenti sui diversi piani dello spazio, assicurando movimenti sia di rotazione che di traslazione.
Troviamo inoltre una ricca muscolatura masticatoria, tra cui il muscolo che esprime la maggior potenza di tutto il nostro corpo, il Massetere. Questa muscolatura partecipa, in maniera obbligata, a tutte le posizioni o movimenti mandibolari. Ma la cosa più importante, è che esiste una forte cooperazione da parte di alcuni muscoli cervicali (come i muscoli Trapezi e Sternocleidomastoidei), che tra i loro compiti hanno quello di gestire il movimento della testa sul collo. Questo influisce sulla conseguente posizione del mascellare superiore, e non sarebbe del tutto errato considerarli quindi sinergici nei movimenti dell’apparato stomatognatico.

“Fra tutti i movimenti che la mandibola può compiere, merita un’attenta considerazione quello che provoca il massimo contatto possibile fra le due arcate dentali. La posizione di massima “intercuspidazione” dentale, definita “occlusione” è essenziale per la funzione masticatoria”

Come da definizione, ogni ciclo masticatorio inizia generalmente all’inizio di ogni atto di deglutizione. Una “piccola” curiosità risiede nel numero di volte che lo effettua nelle 24 ore, circa 2000. Ad ogni contatto fra le arcate dentali in massima intercuspidazione viene provocato un input propriocettivo che influisce sul tono muscolare.

“L’occlusione dentale è quindi implicata nella postura della testa per il coinvolgimento muscolare cervicale.
[…] Ogni qualvolta questo equilibrio non può realizzarsi per cause diverse, ma per lo più connesse alla situazione delle arcate dentali, si avrà un’occlusione “adattata” che deve essere considerata patologica”

Stiamo quindi mettendo in luce quello che è il “ponte” tra l’apparato stomatognatico e la cervicale. Per quale processo di compensi avviene un mal di testa per disfunzioni cranio-mandibolari?

“L’alterazione occlusale genera una condizione definita “Disordine Cranio-Mandibolare” che può essere caratterizzata da quadri clinici diversi. Il quadro clinico, nella maggioranza dei casi, è privo di sintomatologia ma ricco di invece di soli segni obiettivi che esprimono una condizione di precario equilibrio.
Quando, e se, questo equilibrio dovesse rompersi insorgono cefalee e cervicalgie tensive, espressione nel territorio della testa e del collo della Sindrome Dolorosa miofasciale”

Ricordiamo che non tutte le cefalee sono uguali, e ogni “categoria” di queste appartiene a origini differenti fra loro. Ma tra queste ne abbiamo una di causa occlusale e posturale. Attenti quindi, non solo a come utilizzate la lingua per la deglutizione, ma anche a come le arcate dentali interagiscono tra loro!

Qui l’articolo completo del Dott. Andrea Gizdulich: cefalee_tensive_disordini_cranio_mandibolari

POSTURA E OCCLUSIONE – COME INTERVENGONO IN ETÀ EVOLUTIVA

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POSTURA E OCCLUSIONE – COME INTERVENGONO IN ETÀ EVOLUTIVA

OCCLUSIONE, POSTURA E DISMETRIE IN ETÀ EVOLUTIVA

In diverse occasioni e articoli abbiamo sottolineato quanto l’occlusione dentale sia un fattore di estrema importanza nel condizionamento della postura. In MALOCCLUSIONE E POSTURA si sottolinea quanto questi due elementi siano tra loro interconnessi, ma quali effetti si potrebbero ottenere in un corpo in via di sviluppo?

A questa domanda rispondiamo proponendo un articolo molto importante del Professore di Gnatologia, Dott. Ugo Capurso (che troverete disponibile alla fine dell’articolo, nrd):

L’occlusione dentale, posizione ripetibile e relativamente stabile ma nello stesso tempo in evoluzione dinamica nel corso della vita e facilmente modificabile iatrogenicamente, i mascellari nel loro insieme e l’atteggiamento posturale di capo e collo soprattutto, ma di conseguenza di tutto il complesso somatico, comportano dimostrabili interrelazioni.

Rimane piuttosto intuibile come, durante la fase di sviluppo, le anomali dell’apparato cranio-cervico-mandibolare vadano a interferire e a condizionare il resto del corpo. La principale differenza, e attenzione, in questo caso è legata all’età nella quale accadono. Un corpo in via di sviluppo è senz’altro più “sensibile” a condizionamenti che possono, nel tempo, cronicizzarsi.
Il Dott. Capurso specifica che, per quanto concerne l’equilibrio cranio-cervico-mandibolare, bisogni considerare specificatamente due fattori:

  • lo stato di pervietà delle prime vie aeree;
  • le relazioni posturali del capo e della colonna vertebrale.

Questi due elementi combinati possono creare condizionamenti profondi che, se non trattati accuratamente, potrebbero causare nel bambino disimetrie importanti. Un esempio è la classica ostruzione respiratoria di natura allergica o infiammatoria cronica. Questa condizione crea, inevitabilmente, una modifica della posizione di capo e collo per permettere  un maggior passaggio d’aria. Questa posizione, non naturale, atta a mantenere i più liberi possibili i condotti e orifizi per la respirazione, provoca nel medio-lungo periodo dei condizionamenti e cambiamenti morfologici.

[…] L’iperattività ed il susseguente accorciamento di questi muscoli possono mantenere nel tempo questa relazione anormale, con evidenti ripercussioni sull’apparato masticatorio dovute alle dislocazione mandibilare, sul cingolo scapolo-omerale e, via-via, su tutto l’apparato locomotore.

Non esistono però solo ed esclusivamente fattori discendenti che dall’Apparato Stomatognatico condizionino il resto del corpo e della postura, ma anche fattori ascendenti. Questi sono spesso individuati a livello della colonna che, per mezzo della sua disfunzione strutturale (ad esempio la scoliosi) vada a ripercuotersi sui segmenti soprastanti con meccanismi di adattamento, con l’unica finalità di mantenere la posizione ortostatica:

La disfunzione è ascendente come momento eziologico, ma il risultato si traduce comunque in un movimento in avanti e di lato del capo da compenso cervicale, aumento di tensione nei muscoli sopra e sotto ioidei, con modificazione della posizione dell’osso ioide, lingua e mandibola.

Il punto chiave, e conclusivo, di questo importante approccio e visione completa del corpo ce la suggerisce il nostro autore, con questo importantissimo pensiero e obiettivo:

Si ripropone pertanto l’esigenza, soprattutto nell’età evolutiva, della prevenzione e di approcci terapeutici multidisciplinari per un problema che è comunque ortopedico globale.

Amen.

Qui puoi scaricare l’articolo del Dott. Ugo Capurso: OCCLUSIONE, POSTURA E DISMETRIE IN ETA’ EVOLUTIVA

(Parte II) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

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(Parte II) INTERVISTA AL DOTT. GIUSEPPE STEFANELLI  – Le interviste di Posturoconsapevoli.org

Dopo il successo della precedente pubblicazione, vi proponiamo la seconda parte dell’intervista al Dott. Giuseppe Stefanelli.

Buona lettura

 

1. Nel suo ultimo libro introduce la craniodonzia, ce la illustri.

Il significato del termine Craniodonzia è molto semplice: essendo l’occlusione dentale il risultato adattativo dello schema cranico individuale, prima di allineare i denti è imperativo “allineare “ il cranio. Qualsiasi procedura di riabilitazione occlusale, sia essa ortodontica o protesica, non può non influenzare le 28 ossa che compongono il cranio umano. Non tener conto di questo e sostituire uno schema di adattamento con un altro, mediante trattamenti meccanicistici spesso motivati da indicazioni “estetiche” e soprattutto basati su fondamenti dogmatici obsoleti non può che avere come risultato un ulteriore adattamento a scapito di altri sistemi oppure, nell’ipotesi più favorevole per il paziente, una sacrosanta recidiva. Enlow sosteneva che “ la recidiva è la risposta ad una violazione anatomica e funzionale di uno stato di equilibrio anatomico e funzionale” Trattamenti standardizzati che violino tale equilibrio, obbligano l’organismo a reagire attivando sistemi di compenso auto difensivi che in buona parte dipendono dai limiti di adattabilità del tessuto connettivo. Il complesso osso alveolare-parodonto-dente rappresenta la ” sub-unità di adattamento” attraverso il quale il sistema stomatognatico cerca di realizzare il rapporto di massima intercuspidazione qualunque sia il rapporto delle basi ossee, attraverso la funzione neuro-muscolare. Le ossa di derivazione embrionale membranosa funzionano da membrane per tutta la vita. La porzione squamosa delle ossa occipitali e temporali, i parietali e il frontale hanno origine membranosa. La dura madre che circonda il cervello fornisce estensioni di tessuto connettivo che passano attraverso le suture per formare lo strato periostale esterno, che circonda le ossa craniche. Nello schema totale della struttura corporea le suture fungono come punto di congiunzione tra le ossa craniche, ma servono fondamentalmente come giunture di espansione-congiunzione per facilitare cambiamenti di tensioni meningee, fasciali e muscolari, nei ritmi respiratori e cardiaci e nelle variazioni sia nella pressione sanguigna, sia in quella del liquido cerebro-spinale. La mobilità delle suture è solo uno delle componenti del Meccanismo Respiratorio Primario definito dall’osteopatia.Il concetto che deve essere subito chiaro è che è impensabile applicare una qualsiasi trazione di spostamento dentale o comunque modificare uno schema occlusale senza modificare tale meccanismo in senso negativo o positivo . Emerge dunque la necessità di un cambiamento radicale dell’approccio diagnostico e terapeutico alle problematiche occlusali rivedendo criticamente i dogmi passati e presenti dell’ortodonzia e della gnatologia ortodossa.

 

2. Forte stress, utilizzo scorretto di farmaci o addirittura abuso, alimentazione poco consapevole, che influenze hanno sull’apparato stomatognatico e la funzionalità delle ossa craniche?

Il cranio e il sistema stomatognatico sono tra le principali vittime dello stress di qualunque origine esso sia (fisico, chimico, psichico). E’ ormai appurato ad esempio, il ruolo di sistema di gestione dello stress di fenomeni parafunzionali come il bruxismo e il serramento. Ho descritto ampiamente questo argomento in un articolo pubblicato, e che potete vedere al seguente link http://osstefanelli.com/facciamo-il-punto-sul-bruxismo/. Sintetizzando il paziente serratore e/o bruxista è in una condizione di stress energetico neurovegetativo e utilizza il sistema stomatognatico come un vero e proprio sistema di sopravvivenza. Sotto stress i muscoli masticatori, in funzione delle loro inserzioni craniche, letteralmente “armano e tengono insieme” testa e faccia. Il Massetere è il muscolo “trigger” che inizia il circuito muscolare reattivo preposto a tal fine. La sua inserzione zigomatica porta il temporale in rotazione esterna. Il Temporale con la sua inserzione sfenoidale assiste la flessione della SSB e la rotazione esterna dell’osso omonimo; con l’inserzione parietale agisce sulla Sutura Sagittale. In associazione con il Buccinatore, gli elevatori bloccano la mandibola al cranio dall’esterno. I muscoli Pterigoidei collegano sfenoide e mandibola, mettendo in relazione diretta la SSB e l’ATM. Agiscono dall’interno trazionando in flessione l’ala dello sfenoide sulla quale si inseriscono. Ciò determina tensione delle membrane durali e l’attivazione dello schema di flessione-espansione del Sistema cranio-sacrale. Recentemente è stato individuato un quinto muscolo della masticazione, il M. Sfenomandibolare ( Hack et al., University of Maryland Dental School ) quale fascio muscolare autonomo lungo circa 3-4 cm e largo 2 cm., con un’inserzione sfenoidale a livello posteriore dell’orbita, ed una mandibolare internamente all’apofisi coronoide. Il muscolo Trapezio, essendo inserito sulla linea nucale dell’occipite, assiste il movimento di flessione sfeno-basilare, mentre lo Sterno-cleido-mastoideo per il suo vettore di trazione sulla mastoide, porta il temporale in rotazione interna. Inoltre,“Stress centers” localizzati tra le unità motorie del rachide cervicale, attivati da ogni iperattività improvvisa, aumentano tensione nel sistema muscolo-fasciale con la funzione primaria di stabilizzare la testa sul collo, e in sequenza, tutto il rachide fino al coccige. Nei soggetti che hanno memorizzato esperienze traumatiche, si mette in atto una strategia posturale di difesa, molto più costosa e disarmonica di quella che il movimento richiederebbe. Le modificazioni angolari che si rendono necessarie per compiere un movimento avvengono in regime di co-contrazione e non in regime di innervazione reciproca. Meccanismi nervosi anticipatori predispongono l’atteggiamento posturale adeguato che può essere temporaneo o persistere per peridi molto lunghi del giorno e della notte. L’adattamento prima e il mantenimento delle strategie di difesa necessitano di un adeguato supporto del Sistema Nervoso Neurovegetativo. Si tratta di attività riflesse che sono attive con diversa intensità 24 ore su 24. In questo modo i Sistemi Anticipatori impegnano TUTTO l’organismo in una sorta di allenamento alla sopravvivenza senza soluzione di continuità. In definitiva, l’atteggiamento posturale è la prigione nella quale i sistemi anticipatori ci chiudono per proteggerci.

3. La sua assidua attività di formazione è ben conosciuta; come sta cambiando il mondo della posturologia?

Quando ho iniziato io, circa 30 anni fa, eravamo molto pochi ad occuparsi di postura in Italia. Oggi sicuramente l’argomento è molto diffuso anche se non ancora come dovrebbe, ma anche parecchio confuso. Le scuole sono diverse, propongono tests valutativi clinici specifici, spesso troppo empirici, per non dire “sciamanici”. Chi al contrario, si affida quasi esclusivamente alla diagnosi strumentale attraverso l’utilizzo di pedane stabilometriche, elettrognatografia ed elettromiografia, spesso non avendo un background clinico sufficiente per interpretarne i dati. L’obbiettivo è quello di dare un significato “scientifico” alla postura. Purtroppo il metodo scientifico cosiddetto Evidence Based cerca risposte lineari ad un sistema che non è affatto lineare ma “ circolare” basato su un meccanismo a feedback difficilmente prevedibile. La postura è come la nostra impronta digitale, assolutamente individuale e soggetta a molte variabili. Come tale necessita di un approccio multidisciplinare, bisogna assolutamente evitare di fare i “tuttologi” perché perdiamo di credibilità. L’ideale sarebbe che se ne occupasse l’università e per fortuna oggi esistono diversi corsi di perfezionamento in svariate sedi italiane, io stesso insegno all’Università di Genova gnatologia e postura, ma credo che dovremmo sforzarci tutti di uniformare l’insegnamento a parametri riproducibili, stante comunque le difficoltà prima esposte. In altre parole, se vogliamo fare qualcosa di utile con la Postura dovremmo andare oltre i problemi irrisolvibili ed affidarci a principi comprensibili e processi attuabili. Tutti concordiamo sulla necessità di tener presente la complessità dei problemi ma noi ci occupiamo di Salute e non è nostro compito fare oroscopi!

4. Un saluto e un consiglio ai nostri lettori

Nel salutare e ringraziare i lettori che hanno impiegato parte del loro tempo a leggere questa intervista concludo dicendo che un’approccio “sistemico” necessita sicuramente di uno sforzo interpretativo non indifferente in quanto per qualunque medico e per l’odontoiatra in particolare, pensare in maniera sistemica significa uscire dal proprio orticello, rispolverare concetti dimenticati e scoprirne di nuovi. Ci vuole coraggio perché il farlo può portare a mettere in discussione o addirittura a modificare radicalmente il nostro lavoro. E’ un percorso duro, impegnativo e probabilmente frustrante ma allo stesso tempo, ne sono certo, vi affascinerà come è successo a me e ai molti colleghi che in questi anni lo hanno affrontato.

 

 

INTERVISTA AL DOTT. DANIELE RAGGI – le interviste di Posturoconsapevoli.org

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INTERVISTA AL DOTT. DANIELE RAGGI – le interviste di Posturoconsapevoli.org
In questo secondo appuntamento della nostra nuova rubrica ospitiamo il Dott. Daniele Raggi.

E’ forse impossibile trovare una professionista impegnato nell’ambito posturale in Italia che non conosca il prodotto ideato e diffuso dal Dott. Raggi, e cioè PANCAFIT®.

Vedremo quindi com’è nata e come si è sviluppata l’idea che sta dietro a questo importante supporto, ma non solo. Il Dott. Raggi ci farà parteipi della sua esperienza di formatore, attività che svolge sia nell’ambito privato sia in quello pubblico dell’università.   

 

Queste le risposte alle nostre domande:  

1.           La sua figura è ormai legata a doppio filo a Pancafit® e al metodo che porta il suo nome. Può ripercorrere la storia che ha portato alla creazione di questa metodica?
La mia storia terapeutica nasce nel 1980 seguendo un mio illuminato maestro. Da lui apprendo le basi Mézières, di cui me ne innamoro profondamente. Così per molti anni ho utilizzato tale metodica con risultati notevoli, degni di essere chiamati tali. Il destino volle che già ai tempi mi feci una promessa (quasi inconsapevole, ignara di quello che sarebbe stato il futuro): avrei fatto di tutto per far si che il metodo Mézières, non compreso da tutti perché complesso e difficile, potesse proseguire nella storia….e che, all’occorrenza, io ne avessi potuto trarre personale giovamento per l’età anziana.
Nel 1995, ebbi un grave incidente in palestra, a causa un banale scherzo. La lussazione sacroiliaca sinistra fu tremenda e mi causò dolori decisamente invalidanti. Per mesi inizio il pellegrinaggio in vari studi di ogni genere. Più il tempo passava e più fallimenti accumulavo, mi recavo ad approdare ad ogni metodo che mi desse qualche speranza. Tutti i metodi più rinomati e gettonati li feci con risultato zero. Non che tali metodi non fossero validi, ma la mia “ferita” rimaneva tale. Fu così che per disperazione, dopo aver fatto anche sedute di Mézières ed essermi auto trattato in ogni modo, decisi di trovare un’altra strada. Presi due assi di legno, le ricoprii con parti di moquette, le appoggiai in mezzo ad un corridoio, tale per cui le due parti centrali si incontravano nel mezzo del corridoio e i due lati appoggiati alle pareti tale da formare al centro un angolo di oltre 110º. Dunque un angolo aperto al centro….tale che mi potesse accogliere senza difficoltà. Per me era come smettere di lottare con forza e rabbia….ma approcciare con calma…ed un pò di desolazione. Passavo a volte anche due ore in quella posizione…. Respiravo come sapevo doveva essere….e spesso mi ci addormentavo.
Ma, dopo circa due tre settimane, mi resi conto che potevo piegarmi ad allacciarmi le scarpe… Potevo star in piedi più di 2/3’, potevo camminare per più di 10 metri. Ero stranito perché non ero a conoscenza di cosa potessi aver fatto per trovarmi a migliorare. Poi dopo tre settimane, mi accorsi che potevo raccogliere oggetti, prendere in mano una borsa…, andare in fondo alla strada a piedi. Cominciai a capire, ma al tempo stesso non ci volevo credere. Mi guardai allo specchio e la scoliosi antalgica al bacino, che era ormai gravissima, si era ridotta tantissimo. Così, capii, e continuai. Dopo due mesi provai a correre, e feci gli ottanta metri della strada fino al cancello di ingresso del residence. Avevo capito che era arrivato il mio momento, che c’è la potevo fare del tutto. Stavo guardando indietro nel tempo i momenti di disperazione quando, a quarantadue anni, non potevo fare più nulla e nessuno dimostrava di potermi aiutare. Rivedevo i momenti in cui disperato piangendo, guardavo le colline vicino a casa dove andavo con la mia mountain byke. Ormai era tutto un sogno….e mi sentii vecchio di oltre ottant’anni.
Ora invece c’è la stavo facendo. Nel frattempo, nel mio laboratorio di hobbistica, avevo modificato le due assi di legno dotandole di una cerniera centrale per variare gli angoli e i dovuti appoggi a terra: la prima rudimentale Pancafit. Da li, iniziai a farmene fare un paio da un artigiano, poi un’altra da un altro per renderla più leggera e maneggevole per chi, come me, non avrebbe potuto sollevarla in caso di mal di a schiena….
Così, alla fine del 1996, avevo finito il prototipo ben funzionante…ed i primi del 97 era pronta definitivamente la odierna Pancafit.
La prima fiera al festival del fitness, desto il un incredibile successo, al punto che subito mi fu chiesta l’acquisto del brevetto da uno dei più grossi e rinomati costruttori internazionale di attrezzi. Non potevo venderlo, era la mia storia, la mia vita, la mia passione e la mia salvezza. Sarebbe stato un tradimento. Così, ci siamo accompagnati fino ad oggi, sostenendoci l’un l’altro, in un percorso non sempre semplice ed in discesa.
All’inizio, i mezieristi, non potevano accettare qualcosa che allargasse i principi e le modalità del Mézières puro. Ma poi, le sfide mi condussero a risolvere problemi ad alcuni professionisti che, con la loro metodica, non avevano mai risolto. Questo fatto abbattè molte barriere.
Poi, imbastii corsi di formazione sempre più organizzati, congressi, articoli, ricerche, tesi….
2.            Quali sono state le difficoltà maggiori, se ci sono state, nel proporre il suo metodo ad altri colleghi?
Come in parte detto sopra, le opposizioni maggiori sono state da parte dei mezieristi inizialmente e poi da parte dei fisioteristi classici. Questo era dettato dal fatto che inizialmente io ero Laureato in Scienze Motorie, poi, con il metodo Mézières, e solo dopo in Massofisioterapia….ma non ero laureato in fisioterapia classica. Così, feci il perfezionamento post lauream in Posturologia alla Sapienza di Roma, poi il Master in Posturolgia, poi la Laurea in Fisioterapia.
Dal 2000, ho iniziato a produrre moltissime tesi di ricerca su moltissimi argomenti: dal dolore articolare al miglioramento delle performance dello sportivo di ogni livello, fino alle olimpiadi….
3.            Lei e i suoi collaboratori avete formato centinaia di operatori nei molti anni della vostra attività. A suo avviso il livello di preparazione legato alla posturologia è aumentato?
 
Posso dire che moltissimi laureati in Scienze Motorie, che hanno fatto i miei corsi, oggi sono molto più preparati in Posturologia di tanti altri che si occupano di salute. Ma, la Posturologia è un ambito molto complesso, articolato, che quasi non ha confini. Non si finisce mai di imparare. I tempi odierni, hanno fatto si che molti professionisti, compresi quelli che operano nel settore salute e benessere, avvertano la crisi economica…..e ciò ha causato in parte un freno alla formazione costante.
Possiamo comunque dire che molti professionisti che operano in questo settore, conducono questo lavoro come una fondamentale mission…, ma non è così per tutti, come d’altronde in ogni ambito. Oltre 35000 professionisti sono passati nei miei corsi…. In Italia, Spagna, Inghilterra, Svizzera, Stati Uniti…
4.            Nel prossimo futuro vedremo degli aggiornamenti del suo metodo e dello strumento Pancafit®?
Si, è già pronto un prototipo che si integra a quanto fatto e sviluppato ad oggi. Come Pancafit, prima ed unica al mondo in ambito posturale, anche il prossimo attrezzo ha potenzialità straordinarie, soprattutto per determinate patologie complesse della colonna, delle anche, delle spalle. Inoltre, anche un altro attrezzo è in fase di completamento per il trattamento delle epicondiliti, del tunnel carpale, della spalla rigida. I risultai, già da tempo testati, sono straordinari. Ad oggi non vi è nulla di paragonabile. Ne sono molto orgoglioso.
5.            Lei è anche docente universitario. Riesce a portare la visione olistica, propria della posturologia, in un ambiente storicamente chiuso come quello accademico?
Diciamo che quasi sempre, la fama che Pancafit si è creata, facilita il compito. Ma comunque, questo aspetto non mi ha mai perturbato. Ciò che serve, alla fine, è quello di poter dimostrare le logiche e poi i risultati. Fino ad ora siamo riusciti abbastanza bene.
6.            Una visione medica che punta alla risoluzione delle cause che generano il sintomo sembra essere allontanata dal mondo dello sport di alto livello, e i continui casi di atleti continuamente infortunati e operati in fretta e furia ne sono la prova. Quali sono le cause di questa cecità?
Il mondo dello sport, lascia poco margine al lato umano dell’atleta. Questi,,per giungere al punto in cui è arrivato, si è allenato duramente anche sotto il profilo di resiste a tutto, anche al fatto che a volte la sua dignità venga messa in secondo o terzo piano. È brutto dire questo, ma quegli atleti che veramente danno tanto a se stessi ed alla passione comune, meriterebbero qualcosa in più. Quando invece si parla di sport di alto rendimento….il tutto viene sommerso dalla frenesia del rendimento. Il tempo è poco, e la gara o si vince oggi oppure è finita. Tutto questo comporta il dover “tamponare” in fretta con metodi non troppo adeguati. Il risultato è che, la sola inibizione del dolore, porta ad alterare anche la percezione degli schemi corporei fini….e dunque alle incongruenze neuromuscolari…..per arrivare al trauma. L’atleta,m come tale, conosce così bene il proprio corpo che non potrebbe mai farsi male. Quando succede, la risposta la si trova in un allenamento fatto in fretta…e a inibizioni del dolore perché trattare la postura richiede un pò di tempo…che non si trova….
7.             Nella sua valutazione posturale, quali sono gli elementi che tiene più in considerazione?
In primo luogo, io guardo il paziente quando, distrattamente, entra in studio e si siede. Poi ascolto come parla ed il tono della sua voce. Esprime dolore, sofferenza; è adatta alla sua età? O parla per un’età che è del passato?  Poi,,ascolto la sua storia e guardo come si atteggia il suo corpo mentre mi parla….guardo se ciò che dice la bocca del paziente corrisponde al simbolismo/linguaggio del corpo.
Poi, esame posturale, poi test motori e di mobilità minimi base.
Poi test per l’occlusione, per la ATM, per la funzione visiva, per la deglutizione, per le amalgame, per le cicatrici. Poi osservo l’addome, il respiro, ascolto l’odore dell’alito, guardo la pelle, guardo la mappa del volto in cui sono espressi energeticamente gli organi.
Poi, faccio un test per interrogare le catene in postura su Pancafit…..
Alla fine metto insieme tutti i dati….e li creo una strategia di approccio che deve aver come obiettivo dare una risposta al motivo per cui il paziente è venuto da me.
8.             La sfera emotiva e psicologica viene spesso tralasciata nella  valutazione e nel trattamento. Come affronta questo aspetto fondamentale?
Per anni mi sono addentrato, per ricerca personale,monella sfera emotiva. Non faccio e non voglio fare lo psicologo, ovviamente, ma so cogliere molti aspetti relazionali. Per esempio, usando la logica di Hellinger (costellazioni familiari), uso un sistema molto interessante che non mente mai, e da quello capisco come stanno le cose in famiglia….e quanto questo ambito incida nella sua vita.
Dopo di che, dato che ogni tessuto del corpo registra anche le sofferenze dell’anima, la messa in tensione delle catene, spesso, il paziente sente il bisogno di dire,mdi sfogarsi.,e con me trova terreno fertile. Poi consiglio letture appropriate o di rivolgersi a professionisti specifici di fiducia.
9.            Un saluto e un consiglio per i nostri lettori.
Direi…che non bisogna fare l’errore di non ascoltare i sintomi. Vi è un bel libro che si intitola: ogni sintomo è una malattia”. È vero. Meglio non optare per la sofferenza. A volte le ferite interne che ci portiamo addosso,fanno si che non interveniamo per noi stessi, che ci mettiamo sempre ultimi della lista. Mettiamo sempre tutto al primo posto e noi per ultimi. È sbagliato. Il guaio,mè che ci si accorge di questo a volte un pò tardi. Comunque, possiamo anche dire che “non è mai troppo tardi”, e qualcosa si può sempre fare. Ma, meglio prima che dopo.
Le foto dei pazienti che ho postato in questi giorni ne sono la riprova…..
Le persone non meriterebbero di soffrire. Bisogna cambiare il modo di ragionare.
Apertura mentale….e mai arrendersi.
Auguri
 
 Congediamo il Dott. Daniele Raggi  ringraziandolo per la sua disponibilità.
Vi diamo appuntamento alla prossima uscita; parleremo di apparato stomatognatico con un grande professionista del settore : DOTT. ANTONIO FERRANTE. 

PIERCING FACCIALI: SCEGLIERE TRA ESTETICA E INSTABILITÀ POSTURALE

by pconsapevoli
PIERCING FACCIALI: SCEGLIERE TRA ESTETICA E INSTABILITÀ POSTURALE

L’estetica è sempre più nei giovani un elemento di prioritaria importanza. Oltre ai più famosi tatoos esistono diverse tipologie di “abbellimento” personale, e tra questi un elemento di maggior successo è il piercing sul volto.
Come ogni altra tecnica estetica questa presenta la peculiarità di essere invasiva, e nello specifico, la parte del volto prescelta, viene perforata a livello cutaneo da monili di vario genere.

Tralasciando quelle che possono essere tutte le situazioni di infezione alla pelle e alle strutture sottostanti, il piercing può interferire a un livello più profondo nel nostro sistema?

La domanda non è banale come potrebbe sembrare, infatti sappiamo per certo, da numerosi studi effettuati da ricercatori, che le cicatrici provocano interferenze e condizionamenti posturali. La pelle è un importante feedback per il nostro sistema, e senza entrare troppo nello specifico prendiamo uno stralcio dal nostro articolo CICATRICI E POSTURA:

“Essendo la pelle un organo con sofisticati collegamenti sia con il Sistema Nervoso Centrale che con il Sistema Nervoso Periferico, ha diverse funzioni oltre a quella di ricoprire per intero il corpo.
E’ molto importante considerare anche le connessioni che le fasce sottocutanee hanno con la pelle.”

Quindi viene spontaneo chiedersi se un’azione invasiva come la tecnica del piercing abbia a sua volta delle interferenze con il sistema tonico-posturale.

“Per mantenere il centro della massa del corpo in equilibrio durante la stazione eretta il Sistema Nervoso Centrale (SNC) esegue un lavoro costante di riequilibrio utilizzando come feedback le coordinate visive, quelle vestibolari e gli input somatoestetici. In base a questi dati il SNC genera continuamente delle risposte muscolari di tipo correttivo attraverso l’azione di un sistema di controllo in retroazione.”

Gli autori dello studio che presentiamo partono da questo concetto molto importante: se è vero che il SNC riorganizza costantemente il corpo in base agli input che riceve dai diversi recettori posturali (tra cui app. visivo e app. vestibolare), un elemento esterno che interferisce con questi apparati potrebbe interferire sul controllo del SNC stesso.

“Le Vertical Heterophoria (VH), o eteroforie verticali, possono essere indotte da problemi di rifrazione dell’occhio, ma, in assenza di questi problemi di rifrazione, l’esistenza di VH di piccola entità (<1 dpt, i.e., 0.57˚) indica una perturbazione delle vie somatosensoriali coinvolte nel sistema posturale.”

Le Vertical Heterophoria, nella terminologia italiana Eteroforie, è la tendenza di uno, o entrambi gli occhi, a deviare dalla normale direzione dello sguardo.
Ecco spiegato il motivo per cui potrebbe coesistere una relazione tra piercing facciali e controllo posturale:

“Abbiamo ipotizzato che i piercing sul volto disturbino i segnali somestesici guidati dal nervo trigemino. Questo “rumore” potrebbe essere correlato a interferenze nei processi di integrazione centrale portando a vari disturbi posturali.”

L’ipotesi è quindi molto chiara e lampante. Il piercing sul volto interferisce sul sistema tonico posturale in quanto potrebbe condizionare le vie somatosensoriali e addirittura creare delle piccole eteroforie.

Lo studio di ricerca è stato effettuato su un gruppo di ragazzi portatori di piercing localizzati in diverse parti del viso (trago, labbro superiore, naso e sopracciglio) che soffrivano di mal di schiena cronico, vertigini, mal di testa e affativamento visivo associato a eteroforie verticali.
Prima dell’inzio dei test posturali sono stati eseguiti test medici per escludere patologie in atto, e tutti i casi si sono verificati sani.

I test effettuati dal gruppo di studio ha verificato non solo la reale interferenza che i piercing hanno con il nostro corpo, ma possono essere le cause di disturbi anche lontani. In tutti i casi presentati nella ricerca i dolori cronici e caratteristiche di affaticamento sono completamente scomparsi una volta tolti i piercing.

A volte i dettagli sono la parte più importante di tutto un sistema, quindi: attenzione ai piercing e alle loro interferenze!

Qui l’articolo nella sua completa versione: Face piercing (body art) choosing pleasure vs. possible pain and posture instability

INTERVISTA AL D.O. PHILIPPE CAIAZZO – Le interviste di posturoconsapevoli.org

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INTERVISTA AL D.O. PHILIPPE CAIAZZO – Le interviste di posturoconsapevoli.org
Inauguriamo la nuova rubrica del blog www.posturoconsapevoli.org con l’intervista ad una delle personalità più attive nel mondo della Posturologia e dell’Osteopatia Italiana: il dott. Philippe Caiazzo. Classe ’52, nato ad Algeri, vive e lavora in Italia da più di vent’anni. Osteopata D.O. e Posturologo, tra le altre cose, è membro del consiglio direttivo dell’accademia A.I.T.O.P. e coordinatore didattico del master di I livello del master in Posturologia Clinica dell’Università di Pisa. In carriera ha lavorato con alcuni degli specialisti più influenti quali il dott. Bricot e il dott. Autet.
Di certo in questo post non leggerete risposte banali ma riflessioni brillanti e attente.
Queste le risposte alle nostre domande:  
 
1-Come descriverebbe il suo approccio terapeutico?
Bella domanda…devo dire che c’ho pensato un po’…come tutti noi ho fatto un cammino professionale, dove il mio approccio è cambiato con il tempo. Mi sono reso conto all’inizio della mia carriera professionale che la visione segmentaria era interessante ma illusoria nella maggioranza delle patologie. Una sofferenza locale può essere una conseguenza di un problema a distanza.
Nella teoria del caos si parla di “attrattori strani”. Ho seguito diverse formazioni che mi hanno incoraggiato a continuare su questa strada. Le reflesso terapie, l’ipnosi medica, le tecniche alfa e teta, mi hanno aperto a degli orizzonti sorprendenti e, anche se la letteratura scientifica all’epoca era “povera”, devo dire che verificavo dei risultati terapeutici sbalorditivi. In 2 – 3 sedute il paziente recuperava e stava meglio. L’Osteopatia e la Posturologia mi hanno portato, poco a poco, verso una visione globale dell’Essere Umano e ho messo in pratica con i pazienti quello che imparavo. Progressivamente, negli anni ’90) è nata la Terapia Osteopatico-Posturale ( TOP ). E’ una sintesi di questi percorsi. Ultimamente, grazie al mio lavoro con i bambini, ho ampliato i miei trattamenti verso una visione ancora più estesa, dove l’aspetto Olistico dell’Individualità è predominante. Vedo meno malattia e molto di più le potenzialità di Salute dell’Essere Umano.
Cerco di adattare il mio lavoro a ogni paziente, di aiutare il corpo a trovare la sua Salute e di interferire il meno possibile. Il corpo ha tutte le potenzialità di autoguarigione. Direi che tende, attraverso dei meccanismi di “auto-regolazione”, a trovare la soluzione migliore. Sembra filosofico, ma è così. Dall’inizio del suo percorso sulla terra, l’organismo vivente si auto cura, costantemente, in ogni momento. A volte ha bisogno di essere sostenuto nel suo processo di guarigione, di essere accompagnato, non forzato e non sostituito da noi.
Direi che il mio approccio tende verso una “Visione Globale” con un ascolto terapeutico il meno invadente possibile. Non sempre è facile, ma questa è la direzione che seguo. Credo di non essere il solo, molti colleghi hanno intrapreso una strada simile.
 2-Qual è stato il percorso formativo e umano che l’ha portata a questa visione?
Sul piano professionale ho già risposto nella domanda precedente.
Sul piano personale ho seguito delle formazioni di autocoscienza cercando di capire “Chi sono?”. Mi sembra di avere alcune risposte a questa domanda… ma solo alcune ( ride ).
Tutti questi insegnamenti hanno un denominatore comune: il rispetto, andare al di là di una sola visione tridimensionale, verso il “senso interiore di una Forza Superiore”. Devo riconoscere che, a volte, lo dimentico e ricado nelle stesse “auto-trappole”; quando mi rendo conto di questo, ridimensiono il mio ego.
 3-Lavorare con un contatto così intimo con le persone non è facile, come gestisce quest’aspetto fondamentale della sua professione?
Mi piace…adoro curare…ogni persona è Unica…è sempre una scoperta. Cerco di mantenere una Simpatia (l’empatia serve a poco). Secondo me molti fanno confusione sull’empatia, che ha un lato negativo. Prendere sulle spalle la sofferenza dell’altro, non serve a nulla, porta solo a due sofferenze.
I nostri pazienti desiderano essere capiti, ascoltati e curati con consapevolezza; questo lo chiamo “essere in Simpatia”, essere accolto come lo vorrei se fossi al posto suo.  Sappiamo bene com’è importante per noi essere accolti quando abbiamo bisogno di cure; non bastano le sole competenze.
4-Analizzando da così vicino molte persone è possibile avere una visione d’insieme del loro stato psico-fisico. Nota qualche problematica ricorrente  a livello posturale o sul piano emotivo? In caso come si manifesta ?
Sul piano posturale trovo molte “ Syndrome Disharmonieux” (SD)  e il motivo è semplice da capire. Siamo una società che espone molti di noi a traumi fisici ed emotivi; spesso trovo dei conflitti fasciali e neurovegetativi. L’importante è aiutare il corpo a ritrovare i suoi binari, i suoi adattamenti.
Il dolore è spesso un campanello d’allarme e dobbiamo trovare le “spine irritative” che provocano la sofferenza. Spesso, lo ripeto, abbiamo dei conflitti non risolti che trovano origine nella nostra storia traumatica fisica ed emotiva. E’ la base di tante patologie, Emerson diceva “quello che siete è più forte di quello che dite”… mi fa molto riflettere: la patologia come linguaggio non verbale.
5-Nella sua pratica giornaliera quali strumenti di indagine diagnostica utilizza?
Prima di tutto l’anamnesi; è fondamentale. Ci permette di fare un “percorso” con il nostro paziente. Poi le indagini classiche ( Rx, TAC, RMN, analisi biologiche, referti fatti dai colleghi specialisti ecc…), la visita osteopatico-posturale, la ricerca della SD, i test neuro-posturali e l’ascolto manuale. Se necessario, le indagini strumentali posturali quali baropodometria e stabilometria. Tutto ciò non p sistematico, diciamo che scelgo in funzione dell’anamnesi del paziente.  Mi piace molto il test dei rotatori del mio amico B.M. Autet. Certo non è la panacea, ma devo dire che ho un buon feeling con questo test e lo utilizzo spesso. Poi  le mani, per me sono fondamentali, mi reputo un “praticone”.
6-Ha mai incontrato dei problemi nell’applicare una visione multidisciplinare ai percorsi terapeutici che propone? Resistenze da parte dei pazienti o degli stessi colleghi?
Negli anni ’80 lavoravo già in equipe, al “ Centre de Biotherapie de Marsille” con Bernard Bricot e tante figure complementari. Eravamo come i “Galli” di Asterix e Obelix; un gruppo isolato dalla Medicina allopatica. Poi abbiamo iniziato ad approfondire e a insegnare; i pazienti venivano da noi come si va a Lourdes. Venivano da tutta la Francia, poi anche dall’estero ( Svizzera, Spagna, Italia, Belgio, Germania, Canada ecc…). C’era molta gelosia nei nostri confronti, ma anche tante testimonianze di stima.
Negli anni’90 ho iniziato a venire in Italia; ero più “isolato” e questo mi ha aiutato a crescere, a prendere le mie responsabilità quasi da solo. E’ inquesto periodo che ho sviluppato la Terapia Osteopatico-Posturale (TOP). Durante questi anni molti colleghi ( medici e non medici ) tendevano a sminuir quello che facevo. Chi era questo “stregone” Francese… è laureato? … dice delle cose strane… Questi commenti disorientavano i pazienti. Ho quindi deciso di mettere i miei titoli sulla carta intestata e le cose sono cambiate. Magia della carta penso.
Dal 1997 ho iniziato a collaborare con Fabrizio Borra ( aveva seguito i miei corsi per 3 anni ). All’epoca era il fisioterapista di Marco Pantani ( ora di Fernando Alonso ndr ) e me lo portava a Milano o a Brescia all’Olimpic Sauna. Fabrizio aveva capito subito l’interesse del lavoro Riabilitativo abbinato alla Posturologia e all’Osteopatia; allora eravamo dei pionieri. In pochi anni abbiamo creato un vero team, poi con l’ascesa dell’osteopatia e della posturologia i rapporti con un certo tipo di colleghi sono andati migliorando. C’è ancora un po’ di strada da fare per non trasformare queste due Medicine in ricette, una Posturologia “aspirina”. Dico spesso che “dobbiamo avere un approccio Sistemico e non Sistematico.
Nel 2003 Giovanni Moccia e un gruppo di ex allievi hanno creato l’AITOP ( Accademia Italiana di Terapia Osteopatico-Posturale ). Penso che sia stata un’ottima idea, anche se all’inizio ero scettico dato che esistevano già tante associazioni di Posturologia! Ma alla fine hanno avuto ragione. Adesso siamo un bel gruppo e i corsi si svolgono in tutta Italia. L’Accademia ha un CDA con Marco Gori ( presidente ), Andrea Crivellaro ( vicepresidente ),  Fabrizio Adorno,  Luigi Nicoletti e io. Ci siamo strutturati e abbiamo un gruppo di 10 docenti.
Un altro traguardo è il libro TOP scritto nel 2007 ( Marrapese ed. Roma ). Hapermesso di diffondere ancora di più il messaggio e sembra che piaccia a molti. Parallelamente avevo iniziato dal 1996 i corsi all’Università: Palermo, Tor Vergata e La Sapienza di Roma, Torino e Pisa ( dal 2008 ). Attravero i Master di I e II livello; all’inizio da solo e poi con i miei amici dell’Accademia. Ringrazio tutti i docenti che hanno risposto positivamente ai miei inviti. Credo siano venuti quasi i migliori. Da poco poi incontro colleghi bravi che sono la “new generation” per il futuro.
Adesso la Posturologia è ampiamente diffusa; ci sono ancora delle resistenze, ma non siamo più da soli come all’epoca. La famiglia è cresciuta e ci sono tante associazioni e gruppi che lavorano per la Posturologia.
 7-Come affronta l’insuccesso terapeutico?
L’ho vissuto e lo vivo ancora a diversi livelli. Il mio Ego non è contento ( ride ), ma con il tempo l’ho, almeno in parte, accettato. A un altro livello è uno dei motivi che ha spinto a continuare a formarmi ( unito ad una grande curiosità ). Ho finito l’anno scorso, all’età di 60 anni, una formazione di 3 anni in Osteopatia Pediatraica; bellissimo! Nella vita siamo Discenti e Docenti. Insegnare permette di approfondire, lo scambio con i “colleghi-allievi” è sempre una grande fonte di riflessioni, di idee e di miglioramento. Tutto questo diminuisce i rischio di insuccesso.
Penso che curare una persona è un incontro tra diversi limiti. I miei e quelli del paziente in primis; poi le nostre aspettative. In generale non ho problemi a orientare il paziente verso un altro collega se penso che sia necessario.
8-Come giudica la situazione della posturologia e cosa vede nel futuro?
Nel campo della Posturologia, da 15 anni ho l’impressione di sentire lo stesso discorso e non vedo grandi cambiamenti. Le basi sono più o meno le stesse. Per fortuna il discorso terapeutico è evoluto. Le medicine manuali in generale, e la Medicina Osteopatica in particolare, danno un po’ di freschezza, di novità. Tutto ciò attraverso un approccio personalizzato con una visione globlale del paziente. Collaboro con tanti bravi professionisti ( podologi, dentisti, fisioterapisti, laureati in scienze motorie, logopedisti ecc… ), ma sono convinto che l’osteopatia e le medicine complementari danno un approccio ancora più eziologico.
Un campo che dobbiamo sviluppare è la Ricerca. Questo è fondamentale se vogliamo essere ascoltati e poi accolti dalla Medicina ufficiale. E’ certo ch non possiamo spiegare tutta la clinica, ma dobbiamo provarci. Ci sono già dei lavori in corso, ma sono ancora pochi. Credo che questa sarà la terza fase della Posturologia, ma non dobbiamo perdere la nostra anima. Dobbiamo trovare delle strade comuni con la comunità scientifica. Una ricerca adatta alle nostre particolarità che vedono l’individuo nella sua Totalità. Penso che sarà una bella sfida. Quello che cerchiamo di fare con l’Università di Pisa, nel nostro “Master di Posturologia Clinica” è incoraggiare le tesi di ricerca. Non è facile. La ricerca è un mestiere e ha già pochi aiuti economici.
9-Che consiglio si sentirebbe di dare a un giovane terapeuta appena laureato?
Uno solo: seguire la formazione sente più sua, quello che gli piace; il piacere è fondamentale. Quello che piace a me non piace ad un altro, e non è un caso. Ha un senso.
 E non farsi impressionare dai titoli, ma dal contenuto delle persone.
10-Cosa vorrebbe cambiare  nel sistema sanitario italiano?
 Tante cose. Non mi sento un ospite qui in Italia. Adesso vivo qui; mia moglie e mia figlia sono italiane. Insegno e lavoro in Italia. Le poche volte mi sono confrontato con la Sanità Italiana ho sentito una sorta di distanza con il paziente, non sempre ma spesso. Il mio consiglio è: “pensare che potrei essere al posto suo”. Non lo rispetti è meglio se cambi mestiere.
Per il resto: il peso amministrativo e la grande confusione dal punto di vista legislativo; ma non aggiungo altro. D’altro canto devo riconoscere la grande capacità di adattamento, la creatività e l’entusiasmo dei colleghi che seguono i nostri corsi. Tutti i miei collaboratori sono Italiani e devo dire che sono bravissimi, non solo a livello professionale, ma come individui…veramente.
L’accademia Italiana di Terapia Osteopatico-Posturale la gestiscono loro, con dedizione e passione. Ricevo tanti apprezzamenti per questo gruppo di docenti, tutor e assistenti. Questo mi rende molto grato e fiero.
 In Italia ci sono eccellenze e bisogna dirlo a voce alta.
11-Realisticamente cosa vede nel futuro dell’osteopatia in Italia?
Speriamo bene! C’è tanta concorrenza, tante richieste di paternità dell’Osteopatia. Da una parte lo considero un grande omaggio all’Osteopatia, dall’altra questo crea rancori, a volte odio e mancanza di rispetto. Bisogna mettersi nei panni dell’altro, ma questa è un’altra storia.
Dobbiamo pensare prima di tutto al paziente, è il centro dell’équipe terapeutica. Il paziente ha bisogno di competenza e di essere curato da persone che amano il loro Mestiere e non solo da freddi esperti. Come dico spesso ai miei colleghi: “Impariamo a fare tutti i modelli di scarpe e non solo un 37 che non può calzare a tutti”. L’Osteopatia è un Medicina meravigliosa, in piena evoluzione, e ringrazio sempre per il privilegio di essere Osteopata…o almeno spero di esserlo. Ognuno i noi porta la sua pietra per la costruzione dell’edificio.
 Grazie per le vostre domande e mi raccomando “Facciamo le cose che ci sentiamo di fare e che ci danno piacere”. Secondo me è la strada giusta.
 Ringraziamo infinitamente il dott. Caiazzo che ha inaugurato questa nuova rubrica del nostro blog.
Vi diamo appuntamento alla prossima uscita; il nostro ospite sarà il creatore di Pancafit® e del metodo che porta il suo nome: DOTT. DANIELE RAGGI. 

ALLUCE VALGO E COMPENSO POSTURALE

ALLUCE VALGO E COMPENSO POSTURALE

Fino ad ora abbiamo visto come e quando uno specifico recettore posturale possa influire sul sistema tonico-posturale.
In particolare abbiamo visto in diversi articoli in che modo il piede sia uno dei più importanti come “influenzatore” dell’aspetto posturale del nostro corpo (vedi PIEDE E POSTURA).
Ma abbiamo anche scritto di come il piede, avendo una particolare patologia, interagisca con il corpo sovrastante e, nello specifico, ciò che a livello posturale va a causare (leggi l’articolo L’APPROCCIO INTEGRATO AL PIEDE PIATTO IN POSTUROLOGIA).

Grazie all’interessante articolo di oggi, vedremo come un’altra specifica patologia del piede relazionato alla postura: l’alluce valgo.

Questa particolare defezione è molto diffusa nella popolazione, sopratutto in quella geriatrica con un’età compresa tra i 60 e i 75 anni.
Non saranno i motivi che causano questa patologia a interessarci, ma “il cosa” questo cambiamento strutturale dell’appoggio podalico provochi nel sistema tonico-posturale.

“I problemi agli arti inferiori ed in particolare ai piedi, sono molto comuni nelle persone anziane. Spesso questi dismorfismi sono accompagnati da dolore e limitazione funzionale con difficoltà e maggiore affaticamento a deambulare ed a mantenere la posizione eretta, poiché questa sindrome induce adattamenti compensativi.”

Con questa breve introduzione viene rimarcato l’importante effetto collaterale che questa patologia ha con il resto del corpo.

“Molte sono le afferenze che interagiscono per il controllo della postura e del cammino, quelle plantari sono sicuramente di primaria importanza, in quanto la propriocezione del piede determina risposte posturali globali.”

Attraverso uno studio effettuato su 120 pazienti, gli autori dell’articolo hanno raccolto dati oggettivi relativi all’appoggio del piede sia in posizione statica che in quella dinamica:

“E’ stata calcolata le percentuale di pressione di ogni settore (del piede, ndr) per ogni soggetto rispetto al peso corporeo ed è stato trovato il valore medio nei due gruppi (uno di controllo e uno di studio, ndr).
[…] I risultati evidenziano una maggiore pressione nella parte mediale e anteriore in entrambi i piedi nei soggetti con alluce valgo.”

Quello che hanno rilevato è una predisposizione, per chi soffre di questa patologia, ad un carico maggiore nell’area stessa dell’alluce valgo:

“La pressione aumenta inoltre durante la deambulazione in entrambi i gruppi nelle medesime porzioni di settore. Di particolare interesse risulta il settore che rappresenta per entrambi i piedi la zona della prima falange metatarsale.
Il peso in questa zona è sempre maggiore nei soggetti con alluce valgo.”

Questo dimostra come le persona che soffrono di alluce valgo hanno anche un maggior appoggio nella parte frontale e mediale del piede.
Questo provoca inevitabilmente un sovraccarico nella regione della prima falange metatarsale, ovvero dove è esattamente localizzato il problema dell’alluce valgo.

Questa situazione è esponenziale, tanto più sarà progressiva la degenerazione dell’articolazione dell’alluce tanto più sarà il dolore e il carico sottoposto a quella regione, causando l’inevitabile peggioramento della patologia stessa.

Ma cosa succede a livello posturale?

“I dati relativi alla stabilometria fanno pensare ad una vera e propria contrazione statica delle catene miofasciali della gamba deputate alla postura, che determina due fattori: uno ipoemizzante e uno di ristagno venoso.
Il primo determina una diminuzione della resistenza allo sforzo e tende ad aumentare il danno articolare da microtraumi cronici, il secondo porta a fenomeni di patologia vascolare.”

L’alluce valgo non è quindi solo una patologia strutturale, ma causa degli accorciamenti alle catene muscolari inerenti, portando a problematiche posturali di notevole importanza.

Il piede, in questo caso, non va solo trattato con una visione medica (dal tecnico ortopedico che costruisce il plantare al chirurgo per l’operazione), ma va unita a quella chinesiologica per un mirato lavoro di allungamento delle catene muscolari che sono andate accorciandosi.

Qui lo studio completo della Dott.ssa Nerozzi E. e del Professor Tentoni C.: Alluce valgo e compenso posturale statico e dinamico rilevato sulla prima catena cinetica ascendente